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Discussione: Mostre in mostra

  1. #31
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra

    Il grande ritorno a Milano di Pablo Picasso
    con oltre 250 capolavori tra dipinti, disegni, sculture e fotografie

    prorogata fino al 27 gennaio 2013







    Saranno oltre 250 opere, molte delle quali mai uscite dal Museo Picasso di Parigi, che affolleranno le sale di Palazzo Reale a Milano, in occasione della grande antologica dedicata all’ ineguagliabile artista spagnolo Pablo Picasso.
    Curata da Anne Baldassari, riconosciuta a livello internazionale fra i più importanti studiosi di Pablo Picasso e curatrice del Musée National Picasso di Parigi, la mostra è pensata come un excursus cronologico sulla produzione dell’artista, mettendo a confronto le tecniche e i mezzi espressivi con cui si è cimentato nel corso della sua lunga carriera coprendo tutte le fasi fondamentali della creatività multisfaccettata di Pablo Picasso e i vari mezzi espressivi e mediatici tramite cui il suo genio visuale ebbe modo di esprimersi. Questo sensazionale insieme di opere offre la possibilità unica e straordinaria di confrontarsi con le maggiori fasi artistiche della Modernità, testimoniate da un unico – forse il più grande di tutti – genio: il periodo blu e quello rosa, il periodo della ricerca “africana” o proto-cubista, il Cubismo Sintetico e il Cubismo Classico, le pitture surrealiste, il periodo del coinvolgimento politico e i dipinti sul tema della guerra, l’interludio pop e le variazioni sul tema ispirate ai grandi maestri dell’arte rinascimentale e moderna, fino alle sue ultimissime produzioni prima delle morte, avvenuta nel 1973.
    Innumerevoli i capolavori che popolano la mostra come “La Celestina” (1904), “Uomo con il mandolino” (1911), “Ritratto di Olga” (1918), “Due donne che corrono sulla spiaggia” (1922), ”Paul come Arlecchino” (1924), “Ritratto di Dora Maar” e “La supplicante” (1937).
    Una combinazione di genialità e linguaggi artistici in continua evoluzione che arricchirà la città di ineguagliabile bellezza.
    All’interno del percorso espositivo, oltre 2.000 metri quadrati al piano nobile di Palazzo Reale con un allestimento curato da Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto.
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  2. #32
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra

    Mostra "Modigliani e gli artisti di Montparnasse" a Milano





    Torna la grande arte a Palazzo Reale, dopo lo strepitoso successo della kermesse su Picasso. La mostra, "Modigliani e gli artisti di Montparnasse", a cura di Marc Restellini, presenta 122 opere di straordinaria bellezza di Amedeo Modigliani e degli artisti che vissero e dipinsero a Montparnasse agli inizi del ‘900: per la prima volta in Italia i capolavori appartenenti alla ricca collezione di Jonas Netter (Strasburgo 1868 - Parigi 1946), acuto riconoscitore di talenti, senza il quale probabilmente non sarebbero stati scoperti né Modigliani né Soutine né Utrillo.

    Questi artisti dipinsero durante gli “anni folli” del noto quartiere parigino, che fu centro culturale di avanguardia per via della presenza dello stesso Modigliani - ultimo dei pittori maledetti - e di Chagall, di esiliati politici come Lenin e Trotsky e degli americani Hemingway e Miller, nonché per la ricercata atmosfera bohémienne che caratterizzò questo luogo.

    Quasi un “mecenate”, ispirato e geniale insieme, Netter fu un amatore discreto dell’opera di artisti da lui scoperti, Modigliani, Soutine, Utrillo, Valadon, Kisling e molti altri come Krémègne, Kikoïne, Hayden, Ébiche, Antcher e Fournier. Di Modigliani - protagonista della mostra - sono esposti dipinti tra cui Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) (1917-18), Fillette en robe jaune (Portrait de jeune femme à la collerette) (1917), e Portrait de Zborowski (1916), accanto a oltre venti oli di Soutine - una mostra dentro la mostra - per illustrare la storia degli esordi di coloro che in quell’epoca rappresentarono la Scuola di Parigi
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  3. #33
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra


    Aerodinamica in mostra
    L'arte sposa la scienza


    Le automobili non sono solo belle: ogni forma contribuisce all’ottimizzazione delle prestazioni. Si chiama aerodinamica e mette insieme estetica e tecnica. Una mostra a Los Angeles ne ripercorre le tappe attraverso una selezione di veicoli


    di Silvia Bonaventura

    Aerodinamica: la perfetta fusione tra bello e funzionale, tra arte e ingegneria, tra passato e futuro, tra disegno e calcolo. Guardando una vettura ne ammiriamo le forme, l’estetica, la bellezza. Ma dietro a quelle linee accattivanti e a quell’insieme di elementi che la rendono “sensuale” ci sono studi ed equazioni, niente è lasciato al caso, niente di ciò che esce dalle matite dei designer di automobili è puramente legato alla bellezza. Lo scopo di chi progetta una vettura è sì quella di farla apparire gradevole alla vista, ma principalmente la ricerca si rivolge a migliorarne le prestazioni. Ogni curva, ogni bombatura, ogni presa d’aria ha una funzione, contribuisce a rendere l’auto migliore dal punto di vista aerodinamico, per ridurne la resistenza, l’attrito con l’aria e farla “scivolare” il più possibile. Concetti astratti forse, ma per capirne di più a Los Angeles hanno realizzato una mostra che ricorda le tappe storiche, l’evoluzione, lo studio che ha portato dai primi esperimenti in materia fino ai veicoli dei giorni nostri.

    “Aerodynamics: from art to science”, Aerodinamica: dall’arte alla scienza, è il titolo dell’esposizione che ripercorre l’evoluzione delle forme delle automobili più strane e più interessanti mai realizzate, analizza
    attraverso un percorso visivo come l’arte e la scienza si siano fuse per dare vita a qualcosa di più di una semplice tecnica: l’aerodinamica. Alcuni dei veicoli esposti sono solo prototipi, dai quali poi sono nate le macchine realmente in vendita che ne hanno adottato le innovazioni stilistiche e tecnologiche ottimizzando i risultati. E’ il caso della pioneristica Bmw 328 Mille Miglia del 1940 o dell’eccentrica Martin Aerodynamics del 1928 che anche se molto diverse dalle concept car e le sportive stradali dei giorni nostri, si possono considerare comunque le antenate delle attuali vetture in circolazione.

    Tra le altre “delizie” da segnalare troviamo anche la Streamline X Gilda del 1955 realizzata da Ghia in collaborazione con l’ingegnere Giovanni Savonuzzi, chiamata così in onore dell’attrice Rita Haywort che interpretò appunto Gilda nell’omonimo film; la Airomobile del 1937 costruita da Paul Lewis, una specie di missile a tre ruote; la Oldsmobile Aerotech del 1992, una sorta di Bat-mobile che ricorda nelle forme diverse supercar odierne; la Citroen DS del 1965 e la Dodge Daytona del ’69 fino alla Bugatti Veyron del 2006. La mostra del Petersen Automotive Museum di Los Angeles è visibile fino al 27 maggio 2013. Informazioni: Petersen Automotive Museum | Petersen Automotive Museum.


    Aerodinamica in mostra L'arte sposa la scienza - Repubblica.it

    22 gennaio 2013 © Riproduzione riservata
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  4. #34
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra

    Grandi mostre. Manet, il ritratto della vita. A Londra

    Manet: Raffigurare la vita. Royal Academy of Arts, Londra. 26 gennaio – 14 aprile 2013


    E. Manet, Colazione sull'erba (1863)
    Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Édouard Manet (Parigi, 1832-1883) non fu un pittore amato dai suoi contemporanei, i giovani impressionisti, certo, lo adoravano ma lui si rifiutò sempre di esporre alle loro mostre, aveva tanti amici e sostenitori Manet, e una famiglia, ma finché rimase vivo il riconoscimento alla sua arte non fu mai pieno; quei suoi personaggi, come appunti di vita presi in strada o nei bar erano bollati come volgari. Eppure fu proprio quel dipingere la vita a fare la grandezza di Manet, furono la sua impudenza e la sua tecnica rivoluzionaria piena di ombre e di pennellate rapide a renderlo un gigante della storia dell’arte, ma lui non lo seppe mai.

    Cos’altro poteva dire, il buon borghese davanti alla nudità della prostituta Olympia che scruta lo spettatore senza lasciargli scampo, come poteva reagire se non trincerandosi dietro un feroce rifiuto, a cosa valeva la chiara ispirazione alla sublime Venere di Urbino di Tiziano davanti a tanta spudoratezza: “L’arte è caduta così in basso che non merita biasimo“, scrisse un critico a proposito dell’opera che, neanche a dirlo, fu respinta al Salon d’Automne di Parigi. Al Dejeuner sur l’herbe (dello stesso anno, il 1863), uno dei pezzi forti della mostra, non andò meglio. Quel pic nic in cui due uomini vestiti e una donna nuda condividono le pietanze fu accolto con insulti.

    Quando a 51 anni Manet morì, dopo aver patito atroci sofferenze e subito l’amputazione di una gamba in cancrena come effetto collaterale della sifilide; il riconoscimento atteso da una vita non tardò ad arrivare ma era tardi. Ed oggi, malgrado l’impressionante mole di scritti sulla sua opera, malgrado le mostre e le migliaia di pagine che la critica gli ha dedicato, la sua arte resta per molti versi preda del pregiudizio e del fraintendimento. Se ne dice certa Mary Anne Stevens, curatrice della mostra alla Royal Academy: “E’ una figura enigmatica che in qualche modo si tende ad evitare. Ha generato molto materiale letterario ma in molti casi è materiale interpretativo e di seconda mano”. Per andare sul sicuro, la curatrice ha allora chiesto supporto a Larry Nichols, esperto del Museo d’Arte di Toledo, in Ohio, che ha trascorso cinque anni ad investigare Manet: “Senza di lui non si può capire la storia dell’arte dal 1850 in poi”, afferma categorico.


    I RITRATTI

    Con Edouard Manet il realismo e la modernità trovano il loro punto d’incontro, da quel momento comincia un’altra storia. E’ questo che la mostra di Londra ci racconta prendendo in esame una cinquantina di dipinti, e pastelli e fotografie provenienti da importanti collezioni pubbliche e private d’Europa, Asia, Stati Uniti.

    E’ una mostra di ritratti, e la cosa detta così sembra semplice, ma visto che i ritratti li ha fatti Edouard Manet occorre necessariamente andare oltre, lanciare lo sguardo oltre il modello, oltre la pittura dal vero, perché il vero qui emerge ma non sempre. I modelli, loro sono indubbiamente reali e la mostra ce li propone in ordine tematico: L’artista e la sua Famiglia (Suzanne Leenhof Manet e Leon Koella Leenhof), Manet e i suoi amici artisti (tra cui la cognata artista Berthe Morisot, Eva Gonzales, Claude Monet), Manet e i suoi amici scrittori e teatrali ( come Emile Zola, Zacharie Astruc , Theodore Duret, George Moore, Stephane Mallarmé, Fanny Claus); ecco poi i ritratti di stato (Georges Clemenceau, Henri Rochefort, Antonin Proust), e, infine, l’artista e i suoi modelli che comprende sia le amicizie femminili come Mery Laurent e Isabelle Lemonnier sia le modelle professionali, come Meurent Victorine.

    Ma questa sfilata impressionante di volti e corpi presi dal teatro della vita vanno letti ognuno come una storia, ognuno con il suo carico di domande; la modernità di Manet è essenzialmente questa. La modernità che avanza con gli sbuffi di vapore che salgono dalla Gare Saint-Lazare di Parigi, quelli del suo celebre dipinto con la giovane donna seduta davanti alle ringhiere in ferro del ponte che si affaccia sui binari ferroviari. Guarda lo spettatore con una certa indifferenza mentre una bambina accanto a lei volta le spalle a osservare in basso il passaggio della locomotiva. A prima vista sembra una vignetta realistica, un’istantanea rubata alla vita e congelata per sempre nel tempo. Ma di vero non c’è nulla, le bambine vestite di bianco non si sporgevano mai dalle ringhiere coperte di fuliggine, e le brave mammine (o è una tata?) vestite di tutto punto, non sedevano mai su un gradino a leggere un libro.

    Non è la coerenza narrativa che conta, non sempre almeno. A volte quello che conta è l’emozione allo stato puro, come nel ritratto di Berthe Morisot in preda al dolore per la morte di suo padre, un’opera raramente esposta. Manet l’ha dipinta con pennellate furiose, ad accentuare gli occhi infossati e le lacrime che vanno come a scavare le guance. E’ un capolavoro che annuncia l’espressionismo di Kokoschka con qualche decennio d’anticipo. E ovviamente c’è molto di più…

    Informazioni mostra: Royal Academy Home - Royal Academy of Arts (a.d)

    © Riproduzione riservata

    Grandi mostre. Manet, il ritratto della vita. A Londra | DaringToDo.com
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra

    Andy Warhol: i disegni inediti dell'artista




    Prima dei barattoli di zuppa Campbell, prima delle bottiglie di Coca-Cola e prima ancora dei ritratti serigrafici di celebrità come Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor, Andy Warhol era un "semplice" disegnatore. In un libro di imminente pubblicazione, From Silverpoint to Silverscreen, il mercante d'arte Daniel Blau ha raccolto 200 disegni mai visti dell'artista, provenienti da un totale di 300 scoperti durante una visita alla Andy Warhol foundation di New York. "Quando pensi di sapere tutto di un artista - afferma Blau - ecco che ti sorprende con qualcosa di inaspettato".

    I disegni di Warhol, in effetti, sono sorprendenti perché mostrano un suo lato finora sconosciuto: i suoi lavori degli anni '50, successivi alla laurea conseguita nel 1949, che tracciano in qualche modo le origini "del mito", ben prima che l'artista affascinasse il mondo con l'overdose di colori della sua pop-art. La tecnica utilizzata per i disegni "mai visti" rappresenta, secondo Daniel Blau, un tentativo da parte di Warhol di conquistare il pubblico europeo. In più danno l'idea della "gavetta" dell'artista americano: "Non era una divinità e questi disegni lo dimostrano - aggiunge Blau - Ha dovuto lavorare sodo per raggiungere i suoi obbiettivi come ogni altro artista".

    Circa 150 dei 200 disegni che finiranno nel libro – pubblicazione prevista: 13 marzo 2013 – sono attualmente esposti presso il Louisiana Museum of Modern Art che si trova a nord di Copenaghen, in Danimarca. Per visitare la mostra c’è tempo fino al 21 febbraio 2013.

    Andy Warhol: i disegni inediti dell'artista (FOTO)
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  6. #36
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra




    Le fotografie di Gianni Berengo Gardin in mostra a Venezia: guarda gli altri scatti che ripercorrono la storia dell'Italia Foto Gianni Berengo Gardin, 130 scatti che ripercorrono la storia dell'Italia - 1 di 10 - Repubblica.it
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  7. #37
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra




    Dal 19 gennaio al 26 maggio 2013, Palazzo Zabarella di Padova sarà teatro di un eccezionale evento dedicato a Giuseppe De Nittis (1846-1884).
    120 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni pubbliche italiane e francesi costituiranno il percorso espositivo della più importante mostra mai realizzata su uno dei protagonisti assoluti della pittura dell’Ottocento europeo.
    La rassegna, curata da Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca, è promossa dalla Fondazione Bano di Padova e dalla Fondazione Antonveneta, ed è un’ulteriore tappa del progetto decennale sulla pittura dell’Ottocento italiano, che in passato ha già rivolto l’attenzione, tra gli altri, su Hayez, Boldini, Signorini, i Macchiaioli, il Simbolismo in Italia.
    Per Federico Bano, presidente della Fondazione la mostra “è una nuova occasione per comunicare, ancora una volta, al grande pubblico i risultati più aggiornati della ricognizione storica e critica dell’Ottocento italiano inserito in un contesto internazionale”.
    Prendendo avvio da quanto emerso dalla rassegna che, tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, il Petit Palais di Parigi ha riservato all’artista, l’iniziativa segnerà una svolta negli studi e nella valorizzazione internazionale del pittore pugliese, grazie anche al recupero di lavori non presenti in quella occasione, alcuni dei quali ignoti alla critica, altri assenti dall’Italia da molto tempo, come quelli che appartengono al ciclo delle vedute londinesi.
    Le opere arriveranno dalle maggiori istituzioni francesi, tra cui il Petit Palais di Parigi, il Musée Carnavalet di Parigi, il Musée des Beaux-Arts di Reims, e dai più importanti musei e gallerie pubbliche italiane: oltre alla Pinacoteca De Nittis di Barletta, che possiede la straordinaria raccolta di dipinti rimasti nell’atelier dell’artista dopo la sua morte precoce, l’elenco dei prestatori può contare sull’apporto della Pinacoteca Provinciale “C. Giaquinto” di Bari, della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, delle Raccolte Frugone di Genova, della Galleria d’Arte Moderna di Milano, del Museo di Capodimonte di Napoli, della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, del Civico Museo Revoltella – Galleria d’Arte Moderna di Trieste, della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia. Incisivo è stato il contributo di prestigiose raccolte private, di storici collezionisti di De Nittis, da cui provengono i dipinti meno noti, capolavori assoluti riproposti al pubblico in questa occasione.
    La statura internazionale di De Nittis, il più grande insieme a Boldini degli Italiens de Paris, si deve al fatto che ha saputo reggere il confronto con Manet, Degas e con gli Impressionisti con cui ha condiviso, pur nella diversità del linguaggio pittorico, l’aspirazione a rivoluzionare l’idea stessa della pittura, scardinando una volta per sempre la gerarchia dei generi, nel raggiungimento di quell’autonomia dell’arte che sta alla base della modernità. E come i francesi, ha affrontato gli stessi temi: il paesaggio, il ritratto e la rappresentazione della vita moderna, catturata nel caso di De Nittis nelle strade delle due metropoli che erano in quegli anni le grandi capitali dell’arte e della mondanità: Parigi e Londra.
    Non mancherà, all’interno del percorso espositivo, ordinato in sezioni cronologiche, un approfondimento sul periodo di formazione di De Nittis, avvenuta a Napoli. È qui che s’immedesima nella natura, trasponendo sulla tela quella che chiamava l’atmosfera diversamente identificata secondo il mutare delle stagioni e delle ore del giorno. Come ebbe modo di scrivere lo stesso artista nel suo Taccuino di memorie, “A volte, felice, restavo sotto gli improvvisi acquazzoni. Perché, credetemi, l’atmosfera io la conosco bene; e l’ho dipinta tante volte. Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell’aria e del cielo nella loro intima natura”.
    Appartengono a un soggiorno a Napoli, dove ritornò spesso anche dopo il trasferimento a Parigi, le vedute del Vesuvio, per lo più tavolette e tele di piccole dimensioni, che compongono uno straordinario reportage pittorico, realizzato con un procedimento quasi fotografico, che non ha confronti nella pittura italiana dell’epoca.
    La mostra metterà in rilievo il suo stile unico e inconfondibile, capace come pochi di riflettere lo spirito del tempo, colto da un osservatorio privilegiato come era quello di Parigi, tra la fine del Secondo Impero e i nuovi fasti mondani della Terza Repubblica.
    Nell’immaginario collettivo convivono una Parigi e una Londra di De Nittis, assolutamente diverse da quelle di altri pittori del tempo. Tra il 1864 e il 1884, l’artista ha rappresentato attraverso una serie di capolavori, che saranno visibili a Padova, i luoghi privilegiati della mitologia del “moderno”. Nella sua straordinaria avventura pittorica, De Nittis riusciva continuamente a catturare motivi, sia dalla natura ritratta en plein air – dalle campagne della Puglia, alle pendici del Vesuvio, alle rive della Senna e del Tamigi – sia dalla vita che scorreva frenetica lungo i boulevard o gioiosa nei parchi e nei santuari della mondanità come gli ippodromi o il celebre salotto della principessa Matilde.
    Il catalogo dell’esposizione – pubblicato da Marsilio editori -, grazie anche alla ricomposizione attraverso testimonianze eccellenti come le memorie stesse del pittore e il famoso Journal dell’amico Edmond de Goncourt della fortuna critica dell’artista, approfondirà le ragioni del suo successo nell’ambito mercato internazionale dell’arte e del grande collezionismo, ma anche nella sfera di una mondanità esclusiva, quando, in virtù del suo fascino e della sua capacità di intrattenere, la sua casa parigina diventò il punto d’incontro di intellettuali e artisti, come Zola, Oscar Wilde, Daudet, Dumas figlio, i Goncourt, Manet, Degas.


    De Nittis | .: Fondazione Bano :.
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  8. #38
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra

    "Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre"
    in programma dal 2 febbraio al 16 giugno 2013.

    La grande esposizione, inserita nel progetto biennale sul Novecento che è iniziato nel 2012 con la mostra dedicata allo scultore milanese Adolfo Wildt, molto apprezzata e già richiesta dal museo d'Orsay di Parigi, è articolata in un percorso suddiviso in 14 sezioni, che indagano l'evoluzione artistica nel periodo dal primo decennio del Novecento fino alla II guerra mondiale, con particolare attenzione agli anni Venti e Trenta e approfondimenti tematici sulle tendenze, i movimenti, le avanguardie, i protagonisti…




    Queste le sezioni in cui è articolata l'esposizione: - Il culto della patria. “Dulce et decorum est pro patria mori - Dux. Ascesa e caduta dell’immagine di Mussolini - Le arti grafiche. La modernizzazione e il suo linguaggio - Arte pubblica. I grandi cantieri monumentali - Le opere e i giorni. La conquista della terra e l’Italia rurale - L’aeropittura. L’Italia vista dai cieli - Un popolo di artisti. -Artista e artiere - Dei ed eroi. Il mito classico - Il gran teatro della vita. Maschere e divinità - Mediterraneo. Il popolo del mare - Giovinezza, giovinezza… Il culto del corpo e l’ideologia dello sport - Vivere. La moda italiana tra il sogno parigino e l’autarchia - La maternità e la famiglia - Il male di vivere.

    Fonte: AGT Guide Turistiche della Romagna: Visite guidate alla mostra "Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre", Forlì Musei San Domenico dal 2 febbraio 2013

  9. #39
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra

    “I Macchiaioli Per L’Orangerie. Opere In Anteprima” A Viareggio



    Se in questo periodo capitate nella città di Viareggio, non troverete solo i festeggiamenti del carnevale. Bensì, da venerdì 1° febbraio è stata inaugurata la grande mostra “I Macchiaioli per l’Orangerie. Opere in Anteprima” presso il Centro Matteucci per l’Arte Moderna che seguirà fino al 17 marzo 2013.
    Ma perché “in anteprima”? In sintesi, il centro vuole proporre proprio in anteprima una speciale selezione di 15 opere che saranno destinate all’importante mostra “I Macchiaioli 1850-1877. Gli impressionisti italiani?” che si terrà al Museo dell’Orangerie di Parigi dal 9 aprile al 22 luglio 2013, allo storico movimento toscano. Voluta da Guy Cogeval, Direttore del Museo d’Orsay, la rassegna avrà come seconda sede la Fondazione MAPFRE di Madrid (20 settembre 2013 – 6 gennaio 2014).
    I visitatori potranno quindi recarsi a Viareggio e ammirare straordinarie opere di artisti come Abbati, Banti, Boldini, Borrani, Cabianca, Cecioni, Costa, D’Ancona, De Tivoli, Fattori, Lega, Signorini, Zandomeneghi.
    In questa mostra i Macchiaioli vengono riproposti da un nuovo punto di vista critico, nato dai recenti studi di cui sono stati oggetto, basati sui documenti emersi e sul recupero, dopo le prime grandi mostre internazionali, di opere davvero importanti.
    Nel titolo proposto per la mostra di Parigi, “I Macchiaioli 1850-1877. Gli impressionisti italiani?”, l’antica questione su un possibile parallelismo tra il grande movimento impressionista e il gruppo dei Macchiaioli rimane aperta, mentre la selezione della mostra di Viareggio toglie ogni dubbio e rimarca il fatto che i Macchiaioli siano “uno dei movimenti più poetici che presenta molte affinità con le ricerche plastiche condotte dagli artisti impressionisti”.
    Se volete ammirare queste straordinarie opere, recatevi in questo periodo nella bella città di Viareggio in balia dei festeggiamenti e dei numerosi eventi in onore del Carnevale.
    Per maggiori informazioni su Viareggio, visitate la pratica guida online About Versilia.
    DOVE
    Centro Matteucci per l’Arte Moderna
    Via d’Annunzio, 28
    Viareggio (Lucca)
    QUANDO
    Dal 1 febbraio al 17 marzo 2013
    ORARIO DI APERTURA:
    Giovedì e venerdì 15.30 – 19.30
    Sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 15.30 – 19.30
    Aperture straordinarie:
    Domenica 3, 10, 17 febbraio e 3 marzo: 10.00 – 13.00
    Lunedì 11 febbraio 10.00 – 13.00 / 15.30 – 19.30
    Martedì 13 febbraio: 10.00 – 13.00
    Per informazioni:
    info@cemamo.it
    Tel. +39 0584 430614
    Fax. 0584-54977
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    ?I Macchiaioli per l?Orangerie. Opere in Anteprima? a Viareggio
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    Predefinito Re: Riferimento: Mostre in mostra

    Mostre. Roma, omaggio a Vittorio De Sica




    “Tutti De Sica”: questo il titolo di una mostra, dedicata al grande regista, che dall’8 febbraio al 28 aprile sarà ospitata al Museo dell’Ara Pacis. L’esposizione, in assoluto la prima realizzata per ricordare il maestro del neorealismo, offre al visitatore la vista di 600 fotografie, 300 fra lettere e documenti originali, e poi costumi di scena, registrazioni e video, locandine originali dei film, oggetti personali. Nelle quattro sale in cui si snoda la mostra, divisa in dodici sezioni, c’è tutto il mondo professionale e umano di De Sica. A partire dalle foto di scena, che lo ritraggono insieme ai principali intellettuali del Novecento, da Pirandello a Zavattini a Moravia, o ai più importanti attori del cinema italiano e internazionale dei 157 film in cui è stato protagonista da attore o regista, tutti realizzati tra gli anni Venti e il 1974, anno della sua scomparsa.

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