



Nel contesto odierno in cui le risorse naturali e industriali sono sufficienti a garantire a tutti il libero e pieno sviluppo, anche all’individuo più capace ed egoista conviene molto di più l’uguaglianza sociale (proprietà comune e controllo democratico dei mezzi di produzione), in quanto non essendo in grado da solo di produrre tutto quello di cui ha bisogno e avendo quindi sempre e comunque bisogno della cooperazione degli altri, ha tutto l’interesse che tutti gli altri membri della società siano messi nella posizione migliore possibile, con il libero accesso al prodotto sociale, per poter contribuire volontariamente alla realizzazione del benessere di tutta la società, e quindi anche del suo.
Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.


questa la considera una scemenza.
se devo parlare di destra e sinistra come amssim isistemi mi permetto di volare un po' più in alto, in italia quella parola vuota che è il riformismo ha ormai assunto pienamente il carattere di cambiare tutto affinchè nulla risulti invariato. lo stesso berlusconi s'è riempito la bocca delle sue "riforme", ma si tratta di provvedimenti sempre mirati a mantenere un certo status quo.
cambiare non è necessariamente sinonimo di progredire


...dici che il comunismo ha fallito...partiamo da qui...
...senza accendere una diatriba infinata intorno a che cosa effettivamente sia fallito (era quella del blocco la realizzazione migliore del comunismo?)...
...tralasciando queste considerazioni, chiedo invece a te: il capitalismo ha vinto?
Certo oggi gran parte del pianeta e' retto da logiche capitaliste...ma a che prezzo?
Com'e' strutturata e distribuita la ricchezza globale, con quale logiche?
Se il capitalismo genera ricchezza per pochi e poverta' per molti, perche' non ci chiediamo: e' questa la condizione necessaria perche' il capitalismo trionfi?
Accolgo il tuo invito a partire dalle constatazioni piu' semplici...
...io constato che dove c'e' il capitalismo c'e' sfruttamento...questa e' una vittoria?
Se tizio ha le qualita' per produrre per 300 e sa che gli verra' lasciato 100...
Capisco i presupposti e le implicazioni di questo tuo esempio...
...ma la societa' non e' formata solo da Tizio, o da tanti Tizio...
...ci sono dei Caio che potrebbero e vorrebbero produrre 500, ma non riescono a produrre, oppure dei Sempronio che non sappiamo neanche quanti e quali capacita' di produrre avrebbero poiche' la societa' in cui vivono non li ha permesso, fin dall'origine, di alimentarle e coltivarle e affinarle (ad esempio, per una condizione di poverta' ed indigenza)...
...se ci rendessimo conto, ad esempio, che se tutti (o quasi tutti) producessero 100 (ed avessero le condizioni dall'inizio per farlo), tutti (o quasi tutti) avrebbero 80?
E se scoprissimo che quell'80 permettesse di ridimensionare i disequilibri di una societa' capitalista?
Lascio un 20 perche', a parte qualche ortodosso socialista esegeta del marxismo puro (Gian Maria, mi riferisco a te, ma correggimi se sbaglio...), io mi rendo conto ed accetto che, a prescindere dal sistema e dal modello, un lavoratore non usufruisca, almeno non in maniera diretta, percepibile e cosciente, parte del frutto del proprio lavoro...
...vuoi perche' va al padronato e alla sovrastruttura statale (nel modello capitalista), vuoi perche' puo' andare ad alimentare settori della collettivita' con i quali la persona di riferimento puo' non venire mai a contatto (possibile nei modelli comunisti)...
...tieni presente pero' che il tuo esempio partiva dal concetto di capacita' produttiva individuale...il discorso sarebbe piu' complesso...come misurare ad esempio la capacita' produttiva di un insegnante, di un funzionario di partito, di un religioso?
Non quando questo dovesse significare un insulso spreco di energia e di tempo.
Alcuni non ci arrivano, ad altri non interessa, altri ancora non vogliono. Così, in una classe elementare non ha senso rallentare chi è più dotato. Non ha senso garantire un titolo di studio comunque ottenuto. Sacrosanto dare la possibilità a tutti di arrivare ad una laurea, imbecille ed indecente abbassare la qualità della preparazione in nome di assurde idee di una astratta uguaglianza.
Il '68 ha fatto questo nella scuola (e non solo, purtroppo). Con quali risultati, lo vediamo.
“Essere di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo. Essere di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l'avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose. Essere di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto “a ciascuno il suo” non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa. Infine, essere di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e – in nome di questa spiritualità e dei suoi valori – accettare la lotta contro la decadenza dell'Europa”
Adriano Romualdi
il nè destra nè sinistra, la pagliacciata dei fronti comuni, sono tutte fanfaronate.


Destra significa vivere in un mondo fatto di regole, dove governi la disciplina l'ordine e la sicurezza...
Sinistra significa la caciara, ognuno fa quel che cazzo gli pare, le regole chi se ne fotte, gli individui son sempre buoni e tutto è colpa della società, i maschi diventano donne e donne uomini, diamo i bambini alle coppie omosessuali e se ci capita pure ad una coppia di pedofili...
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