



Senti cosa dice qua Magistrelli, sua collega di partito, sul tuo amico Fioroni, signore delle tessere (fasulle, che si sono viste a Striscia la Notizia l'anno scorso):
Pd: Magistrelli, Fioroni esprime politica che non vogliamo
Adnk - 27 Agosto 2007
'Se Giuseppe Fioroni non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Pochi come lui esprimono altrettanto bene l'idea di Pd e di politica che non vorremmo: oligarchica centralistica da imporre a ogni livello'. Cosi' la senatrice dell'Ulivo Marina Magistrelli commenta l'intervista di oggi a Giuseppe Fioroni sulla "Stampa" e aggiunge: 'Checche' ne pensi Fioroni, noi abbiamo una considerazione cosi' alta per i partiti che ne vogliamo uno vero, nuovo e migliore. Non la somma delle correnti e delle cordate del passato. Sentiamo la responsabilita' di fare tesoro di tutte le nostre esperienze, comprese quelle, da non ripetere, di partiti che -conclude Magistrelli- non applicano le regole che si danno e che non sono in condizione di conoscere numero e nome dei propri veri aderenti'.


Fioroni è quello che aveva proposto Speciale per un posto alla Corte dei Conti dopo che Padoa Schioppa e il Governo avevano deciso di buttarlo fuori, uno dei momenti più difficili ma anche migliori della legislatura e del nostro miglior ministro.
Non fu una cosa da poco, e il risultato fu una figura di merda notevole di tutto il governo.
Sono d'accordo solo su una cosa: c'è poco da dibattere. E hai fatto una figura di merda. E' come se avessi usato in italiano al posto della soluzione "un sacco di balle" l'espressione "una caterva di balle". La prima è correntemente usata, la seconda non è scorretta. Ergo, visto che mi hai ripreso sulla scorrettezza dell'espressione, hai fatto solo una figura di merda.
Che hai proseguito con il tentativo di farti una ragione.
Infatti, aveva fatto bene.
E la figura di merda l'aveva fatta Visco, per la cronaca, che aveva tentato di rimuovere Speciale perchè stava indagando su Unipol. Come sanno tutti a Montecitorio, e chiunque non si legga l'Unità come Vangelo mattutino.
Tra l'altro, a Speciale ha dato ragione anche la Magistratura, e Fioroni aveva solo tentato di salvare il salvabile.
Ma tu sei troppo furbo per tutti noi...è evidentissimo...![]()


Cosa aveva fatto?
Ha fatto bene a cercare di comprarsi la benevolenza di un luogotenente di Pollari? Dei furbetti della Caserma che spacciano le intercettazioni per personale politica del direttore Pollari? E la magistratura avrebbe dato ragione a chi? Ma che cosa dici?, il decreto è stato registrato e il dubbio era sulla tempistica della nuova nomina, non certo sulla legittimità dell'atto del Governo. Salvare il salvabile sarebbe mettere il corte dei conti uno che il governo considera un ""eversore"" costituzionale?
Ma non vi siete accorti che per un anno e mezzo è scoppiato uno scandalo di intercettazioni alla settimana... Non vi siste mai chiesti perchè? Fioroni e Rutelli se lo sono chiesti e si sono risposti che era meglio il lasciar correre, padoa schioppa e prodi invece no.
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Questo paese è salvato da quelli come Padoa Schioppa, mentre i pirlotti come te giocano alla politica dei grandi ideali del PD, cercano in ogni modo di affondare i loro alleati per scalarsi un partito, e minacciano "CONSEGUENZE" per chi critica i maggiorenti di taluna o talaltra corrente.
E' il primato dela politica (secondo lupo), baby!
--- Questo fu il discorso di Padoa Schioppa: uno che non ha mai fatto il segretario di sezione ma avuto i coglioni di fare pulizia come nessun utile idiota, come rutelli, avrebbe mai avuto il coraggio!!! ----
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Onorevole Presidente, onorevoli senatori, ho ascoltato con attenzione chi ha preso la parola in questa giornata. Non tutto ciò che è stato detto è strettamente pertinente al tema. Non lo sono le preoccupazioni espresse in discussione generale e presentatemi anche personalmente dal Gruppo Per le Autonomie per la pressione fiscale e gli oneri burocratici nei confronti delle piccole e medie imprese. È un tema all'attenzione del Governo, sul quale sarò pronto a un approfondimento.
Ma qui ora cercherò di rendere conto degli atti compiuti da me e dal Governo nella vicenda che riguarda i vertici della Guardia di finanza e i rapporti tra questi e il Governo della Repubblica nella persona del vice ministro Vincenzo Visco.
Al Consiglio dei ministri, riunitosi d'urgenza il 1° giugno scorso, ho proposto la sostituzione del comandante generale della Guardia di finanza, ben consapevole della responsabilità che mi assumevo compiendo un sì grave passo. Ho esposto i motivi che mi inducevano a compierlo. Di concerto con il Ministro della difesa, ho proposto che nuovo comandante generale fosse nominato il generale di Corpo d'armata Cosimo D'Arrigo, in sostituzione del comandante generale Roberto Speciale. Il Consiglio dei ministri ha deliberato conformemente alla mia proposta.
Nella stessa riunione ho sottoposto al Consiglio dei ministri...
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Ci dica i motivi in Parlamento! (Numerosi senatori dell'opposizione si levano in piedi esponendo cartelli con la scritta:«Ridateci la democrazia» e «Don Vincenzo Visco-il Padrino». Su direttiva dei senatori Questori gli assistenti parlamentari ritirano i cartelli esposti. Proteste dai banchi dell'opposizione).
PRESIDENTE. Signor Ministro, la prego di attendere un attimo solo.
Colleghi, siamo in un luogo fondamentale per la nostra democrazia. Vi prego di avere rispetto per i cittadini italiani che ci guardano. (Prolungate proteste dai banchi dell'opposizione). Cortesemente, fate parlare il Ministro.
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Non è un burocrate, non è uno stenografo: è un Ministro!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Nella stessa riunione, ho sottoposto al Consiglio dei ministri il provvedimento con il quale...
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Lei non è un burocrate: lei è un Ministro della Repubblica!
PRESIDENTE Senatore Stracquadanio, per favore!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. ...aderendo a una richiesta dell'interessato, riprendevo nelle mie mani la responsabilità della Guardia di finanza. L'onorevole Visco conserva le altre deleghe in materia fiscale. (Prolungate proteste dai banchi dell'opposizione).
PRESIDENTE. Per favore, colleghi!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Pochi giorni prima...(Prolungate proteste dai banchi dell'opposizione).
PRESIDENTE. La seduta è sospesa. Prego i Capigruppo di accomodarsi presso la Sala Pannini.
(La seduta, sospesa alle ore 19,46, è ripresa alle ore 19,58).
Colleghi, vi prego di prendere posto.
Voglio dire solo una parola: la mia preoccupazione riguarda il rispetto della dignità e dell'esempio che il Senato della Repubblica può e deve dare, per la sua grande responsabilità, sempre, tanto più quando ci raccordiamo direttamente con i nostri elettori.
Sono certo che questa raccomandazione sarà accolta da tutti voi colleghi.
Ha dunque facoltà di parlare il Ministro dell'economia. (Applausi dai banchi della maggioranza).
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Presidente, gli italiani non sanno che ho ascoltato tutto quello che è stato detto nel corso di tutta la giornata seduto in questa sedia. Non voglio immaginare come giudicano lo spettacolo che hanno visto nei minuti passati. (Vivaci e prolungate proteste dai Gruppi FI, AN, UDC, LNP e DCA-PRI-MPA).
PRESIDENTE. Colleghi, per favore. Senatore Ferrara, la prego.
Signor Ministro, vada avanti con il suo intervento. Fate andare avanti il signor Ministro. Fatemi fare il mio mestiere, per favore. Signor Ministro, vada avanti con il suo intervento. Senatore Ferrara, la prego. Signor Ministro, vada avanti con il suo intervento, la prego, vedrà che andrà tutto bene.
Prego il signor Ministro di riprendere. Senatore Ferrara, la prego. Vada avanti signor Ministro.
STORACE (AN). Chieda scusa.
PRESIDENTE. Signor ministro vada avanti, riprenda la parola. Vada avanti, signor Ministro.
BALDASSARRI (AN). Deve chiedere scusa.
PRESIDENTE. Signor Ministro, provi a riprendere.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, vorrei fare una premessa.
BONFRISCO (FI). Chieda scusa al Parlamento. (Commenti dai banchi della maggioranza. Il ministro Padoa-Schioppa sorride).
SCARPA BONAZZA BUORA (FI). Non c'è niente da ridere.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Ha ragione, senatore.
L'obiettivo dominante del mio comportamento in questa delicatissima circostanza è stato restituire serenità e fiducia al Corpo della Guardia di finanza.
VOCE DAI BANCHI DELL'OPPOSIZIONE. Non è vero.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Ho servito io stesso nelle Forze armate e so quanto essenziale sia per chiunque ne faccia parte, senza distinzione di grado, la sicurezza dell'ordine a cui appartiene e la certezza di avere superiori sul cui corretto comportamento non possa nutrire dubbi. Altrettanto essenziale è una piena consapevolezza del rapporto corretto che deve esistere tra ordine militare e ordine politico.
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Dica Visco.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Quell'obiettivo dominante assume, nel caso della Guardia di finanza, una rilevanza particolarissima, perché essa non è un corpo che opera in tempi di pace per prepararsi all'eventualità che le pace possa venire meno. No, essa è un corpo militare impegnato qui e oggi in una difesa attiva contro chi compie illeciti e delitti di natura finanziaria, primo tra questi l'evasione fiscale. È dunque nelle condizioni tipiche di una forza combattente, bisognosa di un sovrappiù di certezza morale e di fiducia, senza le quali è impossibile battersi.
Dal momento in cui un anno fa assunsi la responsabilità di Ministro dell'economia e delle finanze, ho sempre assunto quale criterio di partenza il migliore utilizzo possibile delle situazioni ereditate.
BALDASSARRI (AN). Perché ha lasciato la delega a Visco?
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. La continuità delle istituzioni è un bene prezioso. Sulla base di questo criterio ho affrontato le situazioni dell'Alitalia, della RAI, dei dipartimenti del mio Ministero (Commenti ironici dai banchi dell'opposizione). Ho deciso di intervenire quando mi sono convinto che il buon governo imponesse di correggere situazioni divenute ormai insostenibili. Con questo animo ho affrontato la vicenda della Guardia di finanza.
Affronterò ora due questioni: in primo luogo, la legittimità del potere che l'Esecutivo ha usato; in secondo luogo, il ricorrere delle condizioni di fatto che hanno reso indifferibile esercitarlo.
Sulla prima questione ricordo che la nomina di un nuovo comandante generale della Guardia di finanza e la contestuale revoca di quello in carica sono espressione di un potere del tutto legittimo in mano al Governo della Repubblica. Su questo punto sono concordi anni e anni di dottrina e di giurisprudenza. (Commenti dai banchi di AN).
La nomina, come anche il mantenimento nella carica del comandante generale - ma lo stesso principio vale per tutti i vertici delle istituzioni militari e civili -, è qualificata come una decisione, e quindi un atto, di altissima amministrazione da assumersi in base ad una molteplicità di criteri che devono tutti ed ineludibilmente tendere all'obiettivo di garantire il perseguimento dei principi costituzionali che impongono il buono e corretto andamento della pubblica amministrazione.
In linea generale, il buon andamento dell'amministrazione dello Stato si realizza concretamente allorquando, all'unisono, professionalità, assoluto rispetto dei ruoli e delle regole, inflessibile autonomia di azione nell'ambito di dette regole, serena e costruttiva dialettica istituzionale nell'alveo delle rispettive competenze, non disgiunta da impeccabile stile comportamentale, si riscontrano nei soggetti chiamati al rispetto e all'attuazione dei citati principi e della nostra Carta costituzionale.
Laddove l'assenza o anche la carenza di uno solo dei requisiti personali ed oggettivi che ho appena richiamato possa sostanzialmente pregiudicare la funzionalità di una branca dell'amministrazione dello Stato, non credo si possa disconoscere la legittimità e l'opportunità di un intervento risolutivo ed adeguato, per quanto incisivo esso possa essere. Se poi innestiamo tali comportamenti e tali considerazioni sulla vicenda di cui ci stiamo interessando, non ho dubbi né perplessità sulla fondatezza sostanziale e formale dei provvedimenti da me proposti ed assunti all'unanimità dal Governo.
Nel caso specifico, l'atto di nomina è caduto su un soggetto di indiscussa competenza e professionalità. La riunificazione in un unico contesto della revoca e della nomina configura una struttura provvedimentale binaria ben nota alla dottrina e alla prassi amministrativa. Nella sostanza, come chiarirò nel seguito, si è realizzata una discrasia permanente tra l'esercizio della funzione di direttiva e di indirizzo intestata all'autorità di Governo e le funzioni di gestione e di organizzazione intestate al vertice militare. Questa situazione doveva essere corretta d'urgenza per restituire piena funzionalità al corpo della Guardia di finanza. (Commenti del senatore Guzzanti).
Passo ora alla seconda questione, per esporre i profili salienti che a giudizio mio e del Governo hanno reso inevitabile l'esercizio del potere legittimo che ho ora descritto. Esaminando con attenzione tutti gli elementi che ho potuto ottenere, ho rilevato gravi manchevolezze su due piani: i rapporti tra Comandante della Guardia di finanza e potere politico, e l'esercizio del comando all'interno del Corpo. In primo luogo, manchevolezze nei rapporti tra il comando di un corpo e l'autorità di Governo. Tutta la vicenda è stata caratterizzata dall'assenza di una comunicazione serena e cooperativa, da mancanza di trasparenza, di prudenza, di riservatezza, oltre che da quel venir meno alle regole... (Applausi ironici dai Gruppi FI, AN, LNP e DCA-PRI-MPA).
PRESIDENTE. Colleghi, avete passato una mattinata a porre domande al Governo alle quali ora il Ministro sta rispondendo. Vi può piacere o no, ma bisogna ascoltarlo. Nel dibattito sono stati chiesti chiarimenti al Governo e questo ha il diritti di darli, vi piaccia o no. La prego di proseguire, signor Ministro. (Commenti dal Gruppo AN).
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Tutta la vicenda è stata caratterizzata dall'assenza di una comunicazione serena e cooperativa, da mancanza di trasparenza, di prudenza (Commenti dal Gruppo FI), di riservatezza, oltre che da quel venir meno alle regole etiche e deontologiche che si chiama omissione. Una continua distorsione di regole e procedure ha finito per deformare l'autonomia, che è indubbia prerogativa del corpo, in qualcosa di diverso che chiamerei separatezza, quasi che fosse venuto meno l'essenziale legame tra autorità di Governo e vertice del corpo al servizio dello Stato.
Gli inviti del potere politico ad usare prudenza e a non sconvolgere regole consolidate dall'uso sono stati definiti minacce o abusi d'ufficio. (Applausi dai Gruppi AN, LNP e FI). Minacce che se fossero state davvero tali, il generale Speciale avrebbe dovuto denunciare subito. (Commenti dai Gruppi AN, LNP e FI). Ma minacce non erano, il che spiega perché non siano state prese sul serio dalla stessa procura generale nella dichiarazione resa pubblica dal procuratore generale di Milano, dottor Mario Blandini, il 23 maggio 2007.
In quest'ordine di mancanze va inserito l'episodio chiave della vicenda. Il 26 giugno 2006 il comandante generale proponeva una serie di nomine che coinvolgevano un vasto numero di sedi, ma faceva eccezione per Milano, presso la quale vi erano peraltro alcune permanenze di alti ufficiali più lunghe della media.
Il 13 luglio 2006 il vice ministro Visco, dopo aver sentito anche i due ufficiali generali più anziani del Corpo per avere maggiori elementi di informazione, faceva presente al generale Speciale una duplice esigenza: primo, rendere più armonico il proposto piano di impieghi degli ufficiali prendendo in considerazione anche la sede di Milano, ovvero operando un ridimensionamento del piano stesso; secondo, ristabilire la giusta armonia anche all'interno del Corpo coinvolgendo il Consiglio superiore e comunque le cariche di vertice che affiancano il comandante generale nella sua azione di comando laddove sono in discussione le decisioni di maggiore rilevanza.
Risulta in modo chiaro che il generale Speciale non ha mai riferito al Vice Ministro che il procuratore di Milano, con lettera del 1° giugno, aveva auspicato, nell'interesse di indagini in corso, la continuità dell'azione di comando di due colonnelli soggetti ad avvicendamento.
Emerge dai documenti in modo obiettivo che il Vice Ministro non ha mai imposto alcun provvedimento (Ilarità dai banchi dell'opposizione. Applausi ironici); viceversa, nell'esercizio dei suoi legittimi poteri di direttiva ha prospettato l'opportunità di coinvolgere anche la sede di Milano negli avvicendamenti proposti e sul piano del metodo ha consigliato di seguire la prassi, cioè di consultare il Consiglio superiore. (Commenti del senatore Storace).
Il complesso di questi fatti dimostra un comportamento reticente e non cooperativo nei confronti dell'autorità di Governo.
STRAQUADANIO. Vergogna!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Il rapporto tra Corpo della guardia di finanza e autorità di Governo è stato dunque guastato anche da mancanza di collaborazione, comunicazione e trasparenza da parte del comandante generale. (Commenti dai Gruppi FI e UDC).
Subito dopo che tra il comandante generale e il vice ministro Visco si erano definite le linee guida per gli avvicendamenti alla Guardia di finanza di Milano, il comandante generale interrompeva la procedura che lui stesso aveva iniziato comportandosi come se quella procedura non esistesse: di sua iniziativa e rompendo ogni comunicazione imboccava per proprio conto ed in segreto una strada del tutto imprevista. (Commenti del senatore Collino).
Il 14 luglio veniva avviata in apparente consenso la procedura di trasferimento degli ufficiali di Milano; due giorni dopo, il 16, l'agenzia Ansa dava testualmente la seguente notizia: «UNIPOL, azzerati i vertici della Guardia di finanza in Lombardia».
PASTORE (FI). È la verità!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. A partire da questo momento la stampa diventa il canale attraverso il quale filtrano tutte le vicende che riguardano il comandante generale mediante la pubblicazione di lettere e note ricevute o indirizzate alle autorità, compreso il Vice ministro.
PASTORE (FI). Legga la Costituzione, l'articolo 21, la libertà di stampa! Ma che scherziamo?
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Infine, la condotta del comandante generale nei confronti del Vice ministro è stata segnata da una mancanza di riservatezza molto grave. (Commenti dai banchi dell'opposizione). È inqualificabile che le telefonate tra il comandante e il Vice Ministro fossero fatte ascoltare con il sistema del vivavoce da due collaboratori del generale: il colonnello Carbone e il maggiore Cosentino. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).
Va detta qui una parola chiara sul preteso nesso tra il caso UNIPOL e questa vicenda. Contrariamente a quanto cerca di far credere una campagna di stampa in corso da circa un anno, il nesso manca di ogni riscontro. Che gli instancabili corifei di questa tesi non abbiano saputo a tutt'oggi citare un solo fatto a sostegno del loro canto è di per sé una forte ragione per pensare che il nesso con UNIPOL sia inesistente. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, SDSE, Aut, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur).
Se vi sono prove in contrario le si producano, le esaminerò senza pregiudizio. Concludo. La giusta autonomia del Comandante generale è degenerata in separatezza. Magistratura e stampa sono state, di volta in volta, usate per alterare il rapporto corretto con il Governo (Vibrate proteste dai banchi dell'opposizione), per screditare l'Esecutivo, comunque per intralciarne il normale operato. Le decisioni concordate sono state disattese con comportamenti a dir poco opachi e di dubbia lealtà. (Vivaci proteste del senatore Saporito).
PRESIDENTE. Senatore Saporito, anche un moderato come lei si lascia trascinare.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Mentre sulla scena ci si comporta in un modo, dietro le quinte si annodano rapporti con la magistratura e con la stampa.
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Si vergogni!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Il secondo ordine di manchevolezze riguarda l'esercizio del comando all'interno del Corpo. Norme e prassi di correttezza sono state non di rado disattese, con conseguente sconcerto dei comandi e perdita di autorità, anche morale, verso i collaboratori più stretti e i subordinati. (Dai banchi dell'opposizione si levano cartelli con su scritto «Visco santo subito»).
PRESIDENTE. Per favore, togliete quei cartelli. Senatore Viceconte, lei normalmente invita alla libertà di dibattito in quest'Aula, ma è una regola che vale per tutti.
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Secondo la normativa vigente il Comandante generale deve avvalersi del Consiglio superiore della Guardia di finanza per le questioni di rilevanza strategica concernenti l'organizzazione, il personale, le operazioni e la pianificazione, a medio e lungo termine, per l'acquisizione e l'impiego delle risorse. Il Comandante generale, invece, non ha consultato in modo costante e sistematico il Consiglio superiore nei trasferimenti di cui si discute e, più in generale, non risulta che avesse l'abitudine di farlo.
PRESIDENTE. Senatore Stracquadanio non si stanca a stare sempre in piedi? Si segga, per favore.
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Mi stanco ad ascoltare bugie, Presidente!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Entro il Corpo erano notati, con dispiacere, il non puntuale rispetto delle regole e la mancata valutazione degli effetti giuridici delle decisioni prese.
SCARPA BONAZZA BUORA (FI). Perché allora l'avete proposto alla Corte dei conti?
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Capisco il vostro dispiacere.... (Vivaci proteste dai banchi dell'opposizione)
PRESIDENTE. Colleghi, dovete permettere al Ministro di continuare il suo intervento. È un dovere di tutti noi. Rispettiamo i nostri doveri. Ha diritto di parlare il Ministro!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Anche qui siamo di fronte ad una gestione che non comunica, che separa il Comando dal Corpo, che viene meno ai criteri della lealtà e della trasparenza. Quel che è apparso chiaro al Governo è che esistevano, dentro al Corpo e nei suoi alti gradi, sconcerto, profondo malumore, malessere, aspri contrasti. Stati d'animo e giudizi che derivavano da precise mancanze in quella che, a giusto titolo, si chiama arte del comando, vale a dire opacità dei comportamenti, gestione personalistica e anomala per quanto riguarda gli ufficiali dell'area dirigenziale nei settori dei trasferimenti, delle attribuzioni, degli incarichi, degli encomi solenni. (Vivaci e reiterate proteste dai banchi dell'opposizione).
So che gli italiani sentono la mia voce e non sentono questi schiamazzi ed è per questo che continuo a parlare! (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, SDSE e IU-Verdi-Com. Vibrate proteste dai Gruppi di AN, FI, e LNP).
PRESIDENTE. Vi prego, onorevoli colleghi, di restare calmi: gli schiamazzi ci sono ed invece non dovrebbero esserci. Così non va bene!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. In questo contesto va considerata la valutazione condivisa dai generali Pappa e Favaro di una gestione complessivamente personalistica del Corpo nella quale si evidenziava una politica dei riconoscimenti e degli encomi attuata spesso senza rispettare le procedure e con una pubblicità interna parziale e limitata.
Va segnalato che l'aiutante di campo del generale Speciale ha ricevuto un numero enorme di encomi solenni nonostante il fatto che sul suo capo penda una richiesta di rinvio a giudizio per falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, peculato e soppressione, distruzione e occultamento di atti. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, SDSE e IU-Verdi-Com).
Al senatore Vegas offro una citazione altrettanto illuminante di quella che egli mi ha gentilmente offerto stamani. Dice Eraclito: «Combattere a difesa della legge è necessario per il popolo proprio come a difesa delle mura».
PALMA (FI). Allora, perché non l'avete fatto?
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Ritengo di avere combattuto a difesa della legge affinché la difesa della mura continui a svolgersi nel modo migliore.
In democrazia la priorità del potere politico rispetto alle gerarchie civili e militari è un dato costitutivo. Naturalmente questo non significa entrare nel concreto dell'attività operativa dei funzionari e degli alti ufficiali che devono mantenere la loro autonomia, ma il prefetto non rimane al suo posto neppure un giorno se il Ministro dell'interno provvede a sostituirlo. E in guerra come in pace può essere sostituito un comando militare: McArthur fu sostituito in Corea da Truman in piena guerra. (Commenti dai Gruppi di AN, FI, e LNP). Là dove sono i funzionari, i generali o i colonnelli a determinare la sorte dei governanti e non viceversa siamo fuori dalla democrazia. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, SDSE e IU-Verdi-Com).
PIROVANO (LNP). Anche i Ministri!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, la posizione e le valutazioni del Governo sulle questioni e sui fatti in discussione sono riepilogate in una relazione che per brevità, con il consenso della Presidenza, deposito agli atti dell'Assemblea.
STRACQUADANIO (DCA-PRI-MPA). Dica questi motivi: lei è un Ministro della Repubblica e si deve assumere le sue responsabilità!
PADOA-SCHIOPPA, ministro dell'economia e delle finanze. Il Governo esprime parere contrario sulle mozioni nn. 103 (testo 2) e 105 (testo 2) e accoglie l'ordine del giorno G11, a firma dei Capigruppo della maggioranza, mentre invita i presentatori degli altri ordini del giorno a ritirarli; diversamente il parere è contrario.






Io mi chiedo come un governo di centro-SINISTRA (è sempre bene ricordarlo a certi alleati un pò smemorati e stranamente stanno sempre verso il centro) possa realizzare una cosa del genere. Io capisco che il ministro Fioroni non si senta di sinistra (è evidente a tutti) ma qui si parla semplicemente di buon senso.
La scuola pubblica è finanziata ovviamente dallo stato e dai soldi di tutti noi. Io mi chiedo che senso ha se la stra-grande maggioranza di persone che non sono mai andate e non vanno nelle scuole private debbano pagare i quasi sempre ricconi che vanno nelle scuole private. Questo vuol dire danneggiare un'apparato pubblico fondamentale per il futuro della nostra società e favorire chi invece punta sulla privatizzazione della scuole.
Le scuole private sono tali perchè appartenenti ad organizzazioni e movimenti e quindi se la pagano loro insieme alle rette degli studenti. E chissenfrega se si tratta della scuola cattolica o meno, non è mica quello il problema.
Bisogna ridare forza e senso alla scuola pubblica che ha sempre meno risorse e che fa una fatica enorme ad andare avanti. E invece di investire su questa si pensa a dare i soldi ai privati. Complimenti!!!
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