
Originariamente Scritto da
Abaelardus
mamma mia che profeta di sventure!
La violenza e il bagno di sangue del colpo di stato continuarono durante l'amministrazione di Pinochet. Una volta al potere, Pinochet governò con il pugno di ferro. I dissidenti che erano stati assassinati per aver pubblicamente parlato contro la politica di Pinochet venivano definiti "scomparsi". Non si sa esattamente quanta gente sia stata uccisa dalle forze del governo e dei militari durante i 17 anni che rimase al potere, ma la
Commissione Rettig, voluta dal nuovo governo democratico, elencò ufficialmente 2.095 morti e 1.102 "scomparsi". Tra le vittime, ucciso nello stadio di Santiago insieme a molti altri, anche il regista e cantante
Víctor Jara. Anche la
tortura era usata comunemente contro i dissidenti. Migliaia di cileni lasciarono il paese per sfuggire al regime.
La presidenza di Pinochet era frequentemente resa instabile da sollevazioni e da isolati attacchi violenti. I tentativi di assassinio erano comuni, il che aumentò la paranoia del governo e per alcuni alimentò il ciclo dell'oppressione. La situazione in Cile raggiunse l'attenzione internazionale nel settembre
1976 quando
Orlando Letelier, un ex-
ambasciatore cileno negli
Stati Uniti e ministro del governo Allende, fu assassinato con un'autobomba a
Washington. Il Generale
Carlos Prats, predecessore di Pinochet come comandante dell'esercito, che si era dimesso piuttosto che sostenere le azioni contro Allende, era morto in circostanze simili a
Buenos Aires,
Argentina due anni prima. Nell'ottobre del 1999, il
Dipartimento di Stato degli Stati Uniti declassificò una collezione di 1.100 documenti prodotti da varie agenzie degli USA che trattavano degli anni che portarono al colpo di stato militare. Uno di questi documenti diede indicazione della scala della collaborazione degli USA con Pinochet.
Si stima che l'aiuto militare USA era cresciuto drammaticamente tra la venuta al potere di Allende nel 1970, quando ammontava a 800.000 dollari all'anno, fino a 10,9 milioni di dollari nel 1972, quando il colpo di stato avvenne. Il 10 di settembre del 2001, una causa fu intentata dalla famiglia del Generale
René Schneider, una volta capo dello staff del generale cileno, accusando il precedente
Segretario di Stato Henry Kissinger di aver preparato il suo assassinio nel 1970 per essersi opposto al colpo di stato militare
[2]. Nonostante il regime di Pinochet sia durato 17 anni, non tutti i Paesi riconobbero il nuovo Governo. L'Italia e la Svezia non riconobbero mai il cambio degli ambasciatori, e formalmente rimasero in carica quelli nominati da Salvador Allende.
Nell'ottobre del
1998, mentre si trovava a
Londra, Pinochet fu arrestato e fu posto agli arresti domiciliari, prima nella clinica nella quale era appena stato sottoposto ad un intervento chirurgico alla schiena e poi in una residenza in affitto. Il mandato di arresto era stato emesso dal
giudice spagnolo
Baltasar Garzón per crimini contro l'umanità e le accuse includevano 94 casi di
tortura contro cittadini spagnoli e un caso di
cospirazione per commettere tortura. La
Gran Bretagna aveva solo di recente firmato la
convenzione internazionale contro la tortura, e tutte le accuse erano per fatti avvenuti negli ultimi 14 mesi del suo regime.
Il governo del
Cile si oppose al suo arresto, alla sua
estradizione e al suo processo. Ci fu una dura battaglia legale nella
Camera dei Lords, il massimo organo giurisdizionale britannico, che durò 16 mesi. Pinochet rivendicò l'
immunità diplomatica in quanto ex capo di Stato, ma i Lords gliela negarono in considerazione della gravità delle accuse e concessero l'estradizione, pur con vari limiti. Poco tempo dopo però una seconda pronuncia della
Camera dei Lords consentì a Pinochet di evitare l'estradizione a causa delle sue precarie condizioni di salute (aveva 82 anni al momento del suo arresto).