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Discussione: Non posso fare a meno

  1. #91
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    "O voi che avete gli intelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto'l velame de li versi strani."
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Ehm...non è propriamente esatto: l'ottocento è fondamentalmente un secolo innanzitutto di certezze e in secondo luogo è il secolo in cui il ruolo di Dio, del cristianesimo e della religione in generale vengon meno sotto il profilo intellettuale: è il secolo dell'affermazione dei grandi pensieri sistematici, dall'idealismo tedesco al materialismo dialettico sino al positivismo che domina la seconda metà del secolo.
    E' un secolo in cui il pensiero pensa secondo caratteri di sistematico progresso e in cui tende ad imporsi una visione storicista (presente in tutti e tre i grandi sistemi).
    Il positivismo ottocentesco è profondamente diverso da quello di Menger e Carnap, del circolo di Vienna che si ispirava al Tractatus di Wittgeinstein, quest'ultimo anzi assume un atteggiamento profondamente critico nei confronti del primo e questo perchè già le certezze dell'800 erano andate a farsi benedire: la fisica einsteiniana era subentrata a quella newtoniana decretandone la fine e provocando un gran baccano, che nn solo avrà ripercussione nella filosofia della scienza a livello epistemologico (pensa al verificazionismo neopositivista, al concetto di falsificabilità, al lavoro di Khun, Lakatos ecc..) ma anche a livello culturale cn le avanguardie...il colpo di grazia viene dato sostanzialmente dalla quantistica e dal principio di indeterminazione di Heisemberg..
    Il positivismo ottocentesco riteneva di poter applicare la scienza e la matematica a qualsiasi campo: questo è scientismo.
    Il neo-positivismo da grande importanza al lunguaggioe rappresenta un primo tentativo di ridimensionare il campo applicativo della sciena definendone iò raggio d'azione e i limiti strutturali: è figlio della crisi di fine secolo, una crisi che trova i suoi sintomi intellettuali già verso la fine 800 cn pensatori quali schopenauer, Nietszche ,Freud, Kierkegaard, Emerson...e che si esprimerà scientificamente cn l'introduzione delle geometrie nn euclidee, la relatività, la quantistica, l'affermazione della scienza in quanto si pone nn più secondo criterio di verità ma di validità...una crisi che in realtà non ha ancora avuto fine...
    I teorici del pensiero debole strettamente parlando sn i post-modernisti: coloro che raccolgono in definitiva l'eredità del modernismo di inizio secolo (influenzato dall'approccio al nikilismo e alla psicanalisi) affermando l'impossibilità di giungere ad alcuna verità costante nel tempo, a nessuna conoscenza incontrovertibile...da qui la necessità ad un'approccio debole che implichi tolleranza, dialogo, solidarietà, integrazione...tra essi ci sono Lyotard e Gianni Vattimo...e di certo nn sono scientisti, gli scientisti in senso stretto - coloro che pensano di poter applicare la scienza a qualunque campo - nn hanno + ragione di esistere
    Sì, le puntualizzazioni di Platon sono esatte. Ma non credo che il Federale sia un "addetto ai lavori". Credo che il suo pensiero si capisse bene, ed in fondo la sua espressione (per un forum pubblico ed una discussione che non è di storia della filosofia) poteva anche passare.
    Tanto più che la sua sintesi -successiva a questo tuo post- mi pare abbia centrato il problema più di molta saggistica ed esegetica di storia del pensiero.
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  2. #92
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Caro Augustinus, una sola precisazione:

    è evidente che tu dai alla fede un significato differente dalla sua definizione autentica, detto questo da un punto di vista prettamente logico nn vi può essere fede senza dubbio perchè dove nn vi è dubbio vi è certezza e nella certezza nn vi è fede: esemplari le considerazioni di Hegel nello spirito assoluto quando in merito a religione cm fede e filosofia cm ragione afferma che la prima è comprensione parziale e la seconda è comprensione totale: nn c'è infatti bisogno di credere in qualcosa (religione) dal momento che è stato dimostrato (ragione), semplicemente se ne prendo atto.
    Quel che intendo dire è che la tua fede evidentemente nn è tale - da un punto di vista etimologico intendo - ma è trasporto totale, certezza incontrovertibile, convinzione inalienabile, ma questo è già altro, è già molto di più, e d'altra parte per un credente coerente nn può che essere diversamente, mentre per un nn credente coerente nn può che essere l'opposto: attenzione però che certezza e verità nn coincidono necessariamente, posso essere certo di essere nel vero ma essere in realtà nel falso
    Io do alla fede il significato che a saeculo gli dà la Chiesa. Il resto, come le elaborazioni hegeliane, non interessa. Le teorie hegeliane, infatti, partono da un presupposto tipicamente protestante (luterano). Quello è l'ambiente nel quale visse e che assorbì.
    Detto questo, ed andando ad esaminare più esattamente il problema della religione, quanto sosteneva - e che tu riporti - il filosofo tedesco non calza per la fede cristiana: è vero che la ragione aiuta a dimostrare certe verità - non a caso si dice che la fede cristiana è dotata di segni di credibilità. Tuttavia, la ragione non può scoprire a fondo il Mistero di Dio: di qui, appunto, la fede, che è certezza. Non ammette dubbi, giacché essa si fonda sulla credibilità di Dio. Se io nutrissi un minimo dubbio, metterei in forse la credibilità di Dio. Ti faccio un esempio. Se, in ipotesi, le verità cristiane fossero 1000 ed io dubitassi su una sola di queste verità, non avrei più la fede, giacché chi mi dice che Dio non si sia ingannato o che abbia ingannato sulle altre 999 verità? Viene meno il motivo per il quale si crede. Non si ha più la fede. Ecco perché, per la fede cattolica, certezza e fede si presuppongono a vicenda. Se si è certi di qualcosa - che non è dimostrato, ma che, comunque, non è contro la ragione - allora si ha fede. Se si ha fede, si ha la certezza assoluta ed incontrovertibile di qualcosa, giacché il motivo per il quale si crede è la credibilità di Dio, cioè che Egli, in quanto Verità infallibile, non può ingannarsi ed, in quanto Carità infinita, non può ingannare. Il problema tuo è che cerchi di "studiare" il cristianesimo alla luce della filosofia "laica" e "laicista" e, quindi, non ci si trova più.
    E' vero che ciò che è dimostrato dalla ragione non ha bisogno della fede. Ma non tutto in materia religiosa è dimostrabile dalla ragione. La ragione può arrivare sino ad un certo punto. Può giungere ad affermare l'esistenza di Dio (e questo è argomento di ragione, non di fede). Ma non può pervenire ad affermare che Egli è Uno e Trino.
    Nella prima Lettera ai Corinti, l’apostolo Paolo, non a caso, scrive che "Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto" (1 Cor 13, 12). Il riferimento, ovviamente, è agli specchi del tempo, non certo a quelli moderni.
    Qualcosa del genere dice anche Giovanni in una sua lettera: "Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è" (1 Gv 3, 2).
    Ed ancora, la fede aiuta a superare anche il soggettivismo fideistico. Mi spiego, mentre nel mondo protestante può essere ammesso che ognuno abbia la propria credenza personale (ogni protestante, stante la libera interpretazione della Scrittura, è una religione a sè), nella Chiesa cattolica no: la fede è qualcosa di oggettivo, non di soggettivo, nè mutevole da fedele a fedele. Certo, nella pratica può esserci un cattolico che abbia una fede a sè, ma ciò costituisce una deviazione, una corruzione di quello che è l'insegnamento costante della Chiesa. Insomma saremmo, in quel caso, nell'ambito del patologico della fede, non in quello fisiologico, dovuto ad ignoranza (il più delle volte) o alla corruzione dello spirito del mondo, al secolarismo ed all'eresia modernista.

    Chi?? Kant?? Qui stiamo fantasticando alla grande, nessun critico serio prenderebbe per buone tali affermazioni!
    Non si tratta di fantasticherie. Se si guarda ciò che egli ha fatto, cioè che ha applicato alla filosofia il protestantesimo fideistico, allora vedrai che quanto dico ha un riscontro. Nel protestantesimo, ogni "fedele" ha una credenza a sè, è una "chiesa" a sè. E, quindi, non esistendo una verità oggettiva, ma solo soggettiva, ciò è causa dell'ateismo (come si fa, infatti, a sapere se sia vera l'affermazione di A e quella di B senza un metro oggettivo? Mancando quel metro, si deve concludere che sia A che B sono false o, per lo meno, "potenzialmente" false e, quindi, non si può credere ad entrambe: di qui l'ateismo). Ecco, perciò, che kant, sia pure inconsapevolmente, è all'origine del pensiero relativista, modernista ed ateo dei nostri giorni. Ciò che possono dire "critici" che non conoscono a fondo la fede cattolica, francamente non mi interessa.

  3. #93
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    Citazione Originariamente Scritto da sideros Visualizza Messaggio
    Una storia precisa della massoneria non esiste, comunque non è il caso che apriamo questo tema. Vorrei solo sottolineare che la massoneria setecentesca o come la vuole chiamare Illuminista aveva nel suo seno molti alti prelati.
    E' questo che mi preme sottolineare.
    In ogni caso Bruno non aveva nulla a che spartire con la massoneria ne allora ne adesso. Il fatto è che l'Italia risorgimentale, massonica o carbonara della fine ottocento volle sfidare il Vaticano facendo erigere in memoria del nolano un monumento proprio in Piazza dei Fiori a Roma per sottolineare il potere che ormai aveva acquisito con la presa di Roma.
    Quel giorno in vaticano vennero chiuse tutte le finestre per sottolineare il giorno infausto e i massoni riuniti nella capitale sfilarono in processione dall'Esedra a piazza dei fiori
    Molte logge oggi portano il nome di Giordano Bruno, ma è tutto un equivoco.
    Su bruno si sono scritte un sacco di sciocchezze come quella che fu un agente dei servizi segreti inglesi, che se non fuggiva dall'inghilterra più che in fretta l'avrebbero ucciso reagiva in maniera violenta qualoro era attaccato. Era un uomo fuori dagli schemi più che massone, era una persona sofferente verso il potere, qualsiviglia, lo potremo definire amarchico.

    Riporto scritti di cattolici......

    Cardini: "Nessuna chiesa poteva tollerare una critica come la sua"


    Nel luglio 1998 su Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, monsignor Nonis, arcivescovo di Vicenza e prorettore dell'Università di padova, introduce dei toni civili: "Più che di perdono occorre parlare di comprensione. In ogni caso la Chiesa è colpevole per aver tolto la vita ad un uomo".

    Avvenire-16 FEBBRAIO 2000
    ·Il macigno di Giordano Bruno
    A 400 anni dal rogo, un ritratto che intende distinguere l'errore del filosofo dall'ingiustizia della sua morteAccusato, come Galileo, non ritrattò. E fu ucciso. Ma Vangelo e pena capitale non si conciliano piùDisse che nessuna religione gli piaceva, che la Trinità era cosa per ignoranti e l'Eucaristia una vera "idolatria", che mondo e Dio sono una sola realtà. Ma la condanna fu comunque eccessiva

    di PIETRO NONIS

    Scrive Bruno:
    "Alle libere are della filosofia io cercai riparo dai fortunosi flutti, desideroso della sola compagnia di quelli i quali comandano non già di chiudere, ma di aprire gli occhi".

    Nel Concilio Vaticano II, si era detto:"Nessuno in materia religiosa può essere forzato
    ad agire contro la sua coscienza, né impedito, dentro debiti limiti, di agire in conformità alla sua coscienza" .

    Il Messaggero-18 FEBBRAIO 2000
    Giordano Bruno, ora il Papa chiede perdono Profondo rammarico "per quel rogo e per tutti gli analoghi casi".
    Giovanni Paolo II, tramite il cardinale Sodano, esprime in una lettera il disagio della Chiesa per la condanna e per "la morte atroce" del filosofo. Ma non ne riabilita la dottrina
    Che la massoneria possa avere, ancora oggi, alti prelati nel suo seno (un nome per tutti: Annibale Bugnini, "autore" della riforma liturgica) non legittima, agli occhi della fede, una realtà essenzialmente satanica. Padre Pio scriveva con rammarico: "Gesù, purtroppo, ha ragione di lamentarsi dell'ingratitudine dei suoi ministri! Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all'amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell'infame setta della massoneria!" (S. Pio da Pietrelcina, Lettera a P. Agostino, 7 aprile 1913).
    Detto questo, Bruno è stato assunto a simbolo e vessillo di questa setta per le sue idee e per la sua opposizione satanica alla Chiesa.
    Quanto a quello affermato dal Concilio Vaticano II ed a quello sostenuto da Giovanni Paolo II, siamo in presenza di un problema serio di compatibilità, che abbisogna di qualche chiarimento. Resta però un fatto incontrovertibile: il Card. Bellarmino è nella gloria dei santi in maniera certissima (è canonizzato e ciò costituisce un fatto dogmatico il fatto che goda della visione beatifica di Dio) e nella gloria dei Dottori della Chiesa. Giovanni Paolo II no. Non esiste una certezza assoluta della sua visione beatifica (non essendo canonizzato). Riguardo a lui siamo nel campo delle libere opinioni sino a che non venga canonizzato (neppure con la beatificazione vi è la certezza, visto che le beatificazioni possono essere revocate).

  4. #94
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da Eymerich Visualizza Messaggio
    La presunta contraddizione che trovi fra le dichiarazioni del CVII e la prassi passata è che al giorno d'oggi la Chiesa non ha più nessuna influenza sullo Stato, la separazione è nettissima. Gli eretici sono al governo e propugnano eresie alle masse, le leggi sono contro la morale, l'opinione pubblica è contro la Chiesa: oggi un eretico non è più un problema di "ordine pubblico". E lo Stato si può trasformare facilmente (forse si è già trasformato) in una macchina repressiva contro i cristiani. Per questo nel CVII si proclama la libertà di coscienza: perchè i cristiani corrono il rischio di essere costretti a non manifestare più la loro fede, forse neanche più a credere - se ciò fosse possibile. Il principio è sempre il medesimo: tutelare i credenti. Ma diverse contingenze storiche richiedono misure diverse. Per questo la contraddizione che tu pretendi di trovare non esiste (tranne che nella testa bacata dei sedevcantisti).
    Esattamente
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  5. #95
    Ut unum sint!
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Che la massoneria possa avere, ancora oggi, alti prelati nel suo seno (un nome per tutti: Annibale Bugnini, "autore" della riforma liturgica) non legittima, agli occhi della fede, una realtà essenzialmente satanica. Padre Pio scriveva con rammarico: "Gesù, purtroppo, ha ragione di lamentarsi dell'ingratitudine dei suoi ministri! Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all'amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell'infame setta della massoneria!" (S. Pio da Pietrelcina, Lettera a P. Agostino, 7 aprile 1913).
    Detto questo, Bruno è stato assunto a simbolo e vessillo di questa setta per le sue idee e per la sua opposizione satanica alla Chiesa.
    Quanto a quello affermato dal Concilio Vaticano II ed a quello sostenuto da Giovanni Paolo II, siamo in presenza di un problema serio di compatibilità, che abbisogna di qualche chiarimento. Resta però un fatto incontrovertibile: il Card. Bellarmino è nella gloria dei santi in maniera certissima (è canonizzato e ciò costituisce un fatto dogmatico il fatto che goda della visione beatifica di Dio) e nella gloria dei Dottori della Chiesa. Giovanni Paolo II no. Non esiste una certezza assoluta della sua visione beatifica (non essendo canonizzato). Riguardo a lui siamo nel campo delle libere opinioni sino a che non venga canonizzato (neppure con la beatificazione vi è la certezza, visto che le beatificazioni possono essere revocate).
    Bah... il Papa chiede perdono per la condanna a morte e tutti i casi analoghi, ma oggi, non nel 1500. Io non ci trovo tutta quest'incompatibilità tra quello che oggi non si farebbe e quello che ieri era quasi doveroso. E' che il mielume politically correct abbisogna oggi di certe dichiarazioni su cose di 400 anni fa. Aspettando che il presidente francese chieda perdono per la decapitazione di Luigi XVI

    Cmq ciò che è importante è il "non ne riabilita la dottrina" ergo eretico era e resta e nel 1500 si condannava a pene molto più dolorose per molto molto di meno. Era un problema di ordine sociale un eretico del 1500 che insegnasse in mezza Europa.

    Come dire che il Re che so io... della Spagna chiedesse perdono per la pena capitale inflitta a miste X nel 1500 ma dicesse che comunque era un sobillatore. Ebbene come li si puniva i sobillatori all'epoca?
    UT UNUM SINT!

  6. #96
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos Visualizza Messaggio
    Bah... il Papa chiede perdono per la condanna a morte e tutti i casi analoghi, ma oggi, non nel 1500. Io non ci trovo tutta quest'incompatibilità tra quello che oggi non si farebbe e quello che ieri era quasi doveroso. E' che il mielume politically correct abbisogna oggi di certe dichiarazioni su cose di 400 anni fa. Aspettando che il presidente francese chieda perdono per la decapitazione di Luigi XVI

    Cmq ciò che è importante è il "non ne riabilita la dottrina" ergo eretico era e resta e nel 1500 si condannava a pene molto più dolorose per molto molto di meno. Era un problema di ordine sociale un eretico del 1500 che insegnasse in mezza Europa.

    Come dire che il Re che so io... della Spagna chiedesse perdono per la pena capitale inflitta a miste X nel 1500 ma dicesse che comunque era un sobillatore. Ebbene come li si puniva i sobillatori all'epoca?
    Attenzione di non fare un errore "relativista". Bisogna leggere il documento sopra citato per rendersi conto che, implicitamente, ne viene riabilitata la memoria, giacché il Bruno avrebbe agito "secondo coscienza" e questa va rispettata in assoluto, persino al di sopra della verità. Ciò implicitamente ne riabilita la memoria, sebbene si affermi che i giudici agirono in buona fede .... . Ma ciò non è sufficiente. Agirono santamente. E non a caso S. Roberto Bellarmino è venerato come Santo e Dottore della Chiesa.
    Ci si dimentica, però, della dottrina della Chiesa secondo cui l'uomo che pecca decade dalla sua dignità, riducendosi allo stato di un animale (così S. Tommaso e Leone XIII).

  7. #97
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    Citazione Originariamente Scritto da Augustinus Visualizza Messaggio
    Attenzione di non fare un errore "relativista". Bisogna leggere il documento sopra citato per rendersi conto che, implicitamente, ne viene riabilitata la memoria, giacché il Bruno avrebbe agito "secondo coscienza" e questa va rispettata in assoluto, persino al di sopra della verità. Ciò implicitamente ne riabilita la memoria, sebbene si affermi che i giudici agirono in buona fede .... . Ma ciò non è sufficiente. Agirono santamente. E non a caso S. Roberto Bellarmino è venerato come Santo e Dottore della Chiesa.
    Ci si dimentica, però, della dottrina della Chiesa secondo cui l'uomo che pecca decade dalla sua dignità, riducendosi allo stato di un animale (così S. Tommaso e Leone XIII).
    Anche qui vedi, che agì "secondo coscienza" lo credo anch'io ci mancherebbe. E fu "coscientemente eretico" e per questo condannato. Inoltre non dispero che il rogo possa essergli valsa la salvezza dell'anima, anche per questo era destinato.
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  8. #98
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    Citazione Originariamente Scritto da catholikos Visualizza Messaggio
    Anche qui vedi, che agì "secondo coscienza" lo credo anch'io ci mancherebbe. E fu "coscientemente eretico" e per questo condannato. Inoltre non dispero che il rogo possa essergli valsa la salvezza dell'anima, anche per questo era destinato.
    Attenzione: io ponevo in rilievo non tanto che avesse agito coscientemente (altrimenti sarebbe stato un folle e, quindi, non imputabile), ma che la sua coscienza viene posta al di sopra della verità. Non a caso, coerentemente, l'avv. Gustavo Raffi, gran maestro del GOI, commentando la "lettera", ha sostenuto che sarebbe auspicabile che la Chiesa rinunciasse al concetto di eresia. E devo dire che ciò è pienamente coerente e conseguente: se si afferma che la coscienza sia al di sopra di tutto, compresa la Verità, allora l'eresia non ha più ragion d'essere. E' l'inevitabile conseguenza.
    La dottrina cristiana è come un mosaico. Se si sposta o si cambia una tessera, anche se "marginale", il disegno non esiste più, viene meno.
    Quanto alla sua salvezza, nessuno lo può dire. Ma questo è un altro discorso.

  9. #99
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    Citazione Originariamente Scritto da il Federale Visualizza Messaggio
    pisteuein. Appunto. Accettare non l'indeterminatezza o l'inarrivabilità razionale, ma il mistero. Ciò non deve escludere il cammino della ragione verso la piena comprensione del mistero. Eterna ricerca che solo la morte risolve.
    Che il vero discrimine sia insito nel dibattito filosofico del Terzo secolo mi trova tuttosommato d'accordo. Cristo è il cardine e la spada che ha sciolto un nodo di Gordio altrimenti sempre più intricato. Essendo Verità incarnata, Logos generatore e datore di Vita nuova.
    “Accettare non l'indeterminatezza o l'inarrivabilità razionale, ma il mistero. Ciò non deve escludere il cammino della ragione verso la piena comprensione del mistero. Eterna ricerca che solo la morte risolve.“


    Concordo.
    Questo e' il vero problema, “non uccidere il mistero“.
    Da un lato lo fanno coloro per i quali “tutto e' ragione“ (che siano scientisti, che siano positivisti neo o post, che li si chiami come si vuole insomma), dall'altro lo fanno (per paradosso), coloro per i quali “la fede e' certezza ragionevole“.
    Attenzione.
    Da credente sono eccome convinto che la “Verita' e' stata rivelata“ in pieno in Cristo, e spero di testimoniare questo fatto (per me questo rimane comunque un fatto, “fatto storico“), tuttavia mi guardo bene dal proclamare che “la mia ricerca si e' fermata qui“.
    E difatti concordo pienamente con il forumista Federale:
    “Ciò non deve escludere il cammino della ragione verso la piena comprensione del mistero “..
    Guai se cosi non fosse.
    La rivelazione di Cristo non spegne il cammino della ragione verso la sua piena comprensione, e sinceramente, che che' ne dica presbitero Giovanni, la nostra comprensione del Mistero si evolve eccome. Per cui questa salvaguardia della tradizione del primo millenio la capisco eccome, ma attenzione che non diventi una mera idolatria delle forme liturgiche, una idolatria passatista.
    E' ovvio poi che questa “evoluzione“ della nostra comprensione, corre sempre il rischio di proclamarsi “compiuta“, realizzata. Questo, per quanto mi riguarda, e' stata la vera follia dell'ottocento, follia che raggiunse il suo culmine con lo “Spirito assoluto“ di Hegel, lui che (paradosso dei paradossi), cristiano si proclamava, lui che l'Assoluto penso' di averlo rinchiuso in un Sistema.
    Hegel e' solo la conclusione di questo percorso folle, che vede gia' in Kant il suo precursore (difatti Hegel riconobbe eccome il suo debito nei confronti di costui).
    Be', se questo sistema (che badate bene, continua a rigenerarsi e risollevarsi nonostante tutte le distruzioni che ha subito in questi ultimi due secoli, e la cosa e' davvero inquietante), se esso venne concepito come pienamente cristiano, allora credo che la “follia nietzchana“ non potesse che essere un farmaco salutare, oltre che inevitabile.
    Questa che ebbe il coraggio, l'ardire di proclamarsi “anti-cristiana“.
    Ovviamente aveva di mira quel cristianesimo li', scolastico e sistematico.
    Cristianesimo come sola morale, come razionalita' assoluta.

  10. #100
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Del tipo "credo quia absurdum" cm direbbe Tertulliano, ma la verità è alezeia/a-lezes ossia ciò che nn è celato ma che è manifesto: l'errore nn fu innanzitutto del cristianesimo ma ancor prima di Platone



    Mi riferivo a una scelta compiuta nel quinto secolo a.c.
    “Del tipo "credo quia absurdum" cm direbbe Tertulliano, ma la verità è alezeia/a-lezes ossia ciò che nn è celato ma che è manifesto: l'errore nn fu innanzitutto del cristianesimo ma ancor prima di Platone“


    Concordo in pieno che “l'errore fu innanzitutto di Platone e della sua filosofia“, credo inoltre che (a differenza del mio amico opus deino), l'aristotelismo sia altrettanto una forma del platonismo, e non sia scindibile da questa pianta.
    Detto questo, vorrei pero' puntualizzare due cose.


    Primo: attenzione ad appiattire totalmente la rivelazione cristiana alla filosofia platonica.
    Gia' ci sono troppi credenti che lo fanno, e molti lo fanno in assoluta buona fede (forse anche Giovanni Reale un po' tende a questo), poi ci sono inoltre i seguaci del nietzchanesimo filosofico a crederlo, a credere che cosi e', che cosi fu, ma vedono in questo una naturale degenerazione della rivelazione (per loro addirittura inevitabile), e quindi la contestano pensando di averla compresa. E infine ci sono i severiniani che si commentano da se'...
    Insomma, attenzione.


    Secondo: la verita' come "aletheia", di matrice parmenidea o eraclitea che sia (scegliete voi), non e' la verita' biblica.
    Attenzione anche a questa distinzione. Se Heidegger ha fatto di tutto per eliminarla questa differenza, non significa che dobbiamo seguirlo pedissequamente.
    Io non lo voglio fare.


    Saluti



    ps.
    Una piccola correzione da parte di uno “storico“.
    Dire “siamo alla fine del 1500“ significa fine di quel determinato anno in corso.
    Per cui, per riferirsi a un secolo, e' corretto dire “nel '500“ oppure, nel “secolo sedicesimo“, o “decimo sesto“ se piu' vi garba. A prima vista sembra un dettaglio insignificante, ma puo' creare confusione.


    pp.s
    “E' che il mielume politically correct abbisogna oggi di certe dichiarazioni su cose di 400 anni fa. Aspettando che il presidente francese chieda perdono per la decapitazione di Luigi XVI“

    E ovviamente, quello americano per i morti indios, e per tante altre morti.
    Altro che “sei milioni“ dei lager nazisti, numero cosi caro alla propaganda sionista.

 

 
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