

l'importante è essere sempre reattivi...
Piccola recensione personale di Q.
Sostanzialmente si tratta di un romanzo a livelli. Superficialmente è una storia d'avventrua in cui un giovane anabattista attraversa,e determina, la storia europea del 1500, a lui si oppone il misterioso Q, uomo di fiducia del cardinale Gianpietro Carafa, il più reazionario della curia e futuro pontefice. Continuamente contrapposti i due attraversano la ribellione contadina di Thomas Muntzer, il governo anabattista di Munster, la nascita delle grandi banche e il suo connubio con l'impero di Carlo V etc etc.
Poi c'è un livello di critica frontale alla religione, sicuramente la chiesa cattolica fa la figura peggiore, ma ne i protestanti ne gli anabattisti ne escono molto meglio, nel migliore dei casi son pazzi invasati pronti a qualsiasi massacro per accelerare la venuta del regno dei cieli, nel peggiore dei casi sono dei venduti al soldo dei principi tedeschi che ne giustificano il sistema oppressivo.
Poi pare che ci sia anche una chiave di lettura moderna, in cui la storia del movimento di riforma della chiesa deve essere letta come un'allegoria dei movimenti di contestazione del 68-78, con la finale controriforma che a simboleggiare il riflusso. Non so, mi pare la parte più debole.
Dal punto di vista tecnico si fa leggere da dio nonostante alcuni difetti, tra cui il principale è l'evidente scollatura tra le parti scritte da mani diverse, ma tenendo conto dell'imponenza del progetto è un difetto perdonabile. Trovo che in molte delle recensioni che si trovano sull'internet ci siano scritte un sacco di boiate, a prescindere dai paragoni impossibili con l'opera di Eco che si muove su altri territori.
a breve scrivo qualcosina su 54
Molte grazie Kowalsky


A mio parere quello che tu chiami secondo livello è ancora solo un livello superficiale per una critica alle fondamenta del moderno capitalismo. Si accenna più e più volte al ruolo delle banche e dei creditori nei confronti di principi e di imperatori impegnati tra loro nelle varie guerre. Si accenna alla nascita del potere di scambio del credito e nella storia di Q questi aspetti tendono man mano a diventare fondamentali per tutta la storia.
La religione e la critica alla Chiesa a mio parere rimane del tutto sullo sfondo rispetto a tutto questo. Oltretutto in Q il collettivo da una immagine molto ben delineata di ciò che considerino male e ciò che considerino bene. Nei successivi romanzi (tranne il militante e bellissimo Asce di Guerra ) questa netta divisione tende a rarefersi sino ad arrivare a Manituana dove a farla da padrone è il disorientamento totale del giudizio che il lettore di un romanzo tende a dare nel processo di catarsi inevitabile che avviene e di cui il collettivo è ben cosciente.
Nulla a che vedere coi romanzi di Eco che a parer mio non sono null'altro che una impressionante accozzaglia di conoscenze dello scrittore votate alla glorificazione del pensiero debole e della "fine della storia".
Se ci sta uno snob borghese è proprio Eco.
A luta continua