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Discussione: Che Guevara

  1. #71
    OLTRE LA MORTE
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    Ottimo!

  2. #72
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    Grande Adinolfi.

  3. #73
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    Predefinito Massimo Fini - Ernesto Guevara

    La prima volta che seppi di Guevara fu nel '56, o nel
    '52, non ricordo bene. A quell'epoca Guevara non era
    ancora un'icona della sinistra (il Sessantotto era di
    là da venire), tanto che il mio «incontro» con il
    «Che» avvenne sulle pagine di «Gente», il settimanale
    di Edilio Rusconi che di tutto poteva essere
    sospettato tranne che di pruriti rivoluzionari.
    Scartabellando nella mazzetta dei giornali che mio
    padre, direttore del «Corriere Lombardo», portava ogni
    giorno a casa, trovai questo servizio fotografico sul
    rivoluzionario cubano. Mi ricordo in particolare
    un'immagine di Guevara a torso nudo, sdraiato
    mollemente su un fianco sopra un lettino da campo. La
    mia fantasia di adolescente fu colpita dalla
    straordinaria bellezza dell'uomo. Nelle didascalie si
    raccontava di questo giovane medico argentino che,
    con
    altri ribelli, era sbarcato nella Cuba di Batista per
    combattere per la libertà di un Paese non suo. Il
    settimanale di Rusconi gli dimostrava una certa
    simpatia. Lo interpretava come un eroe romantico, un
    «cavaliere dell'ideale», in fondo innocuo. In quegli
    anni il mondo non era ancora integrato, «globale»,
    come oggi, e quello che avveniva nella lontana Cuba
    poteva essere considerato con un certo distacco dai
    conservatori di casa nostra. Il Sessantotto cambiò
    radicalmente la prospettiva. Guevara, che nel
    frattempo era andato a morire in Bolivia per un'altra
    causa non sua, abbandonando dopo pochi anni i
    comodi agi del potere appena conquistato (L'Avana era
    caduta nelle mani dei «castristi» il 2 gennaio del
    1959), divenne il simbolo stesso della Rivoluzione, più
    di
    Lenin, più di Mao, più di Stalin. Ernesto Guevara,
    divenuto definitivamente «il Che», fu il mito della
    generazione che aveva vent'anni nel Sessantotto,
    almeno della sua componente libertaria. Perché
    piaceva
    tanto, perché piaceva più di tutti? Perché «il Che»,
    con i suoi ideali, col suo agire totalmente
    disinteressato, nobilitava e ! mascherava alcune
    inconfessabili pulsioni della mia generazione: la
    voglia di violenza, la voglia di guerra. La nostra
    infatti era la prima generazione che non aveva fatto
    la guerra e che non l'aveva nemmeno vissuta. Era la
    prima generazione per la quale la guerra, a causa
    della bomba atomica, era diventata tabù,
    l'innominabile. Ma anche i giovani del Sessantotto,
    come sempre i giovani, avevano voglia di menar le
    mani. E rimpiangevano la guerra, anche se non
    osavano
    confessarlo nemmeno a se stessi. E «il Che»
    legittimava se non la guerra perlomeno la guerriglia,
    se non le armi almeno i bastoni, i cubetti di porfido,
    le molotov (parlo per la generazione, non per me, io
    abbandonai il Sessantotto dopo la sua prima fase
    libertaria, che durò tre mesi, quando vidi che si era
    presa l'abitudine di sprangare dieci contro uno chi la
    pensava diversamente, una forma di slealtà
    intollerabile che mi pareva non c'entrasse niente con
    la Rivoluzione, tantomeno con Guevara). Se
    «incontrava» nella sinistra extraparlamentare,
    Ernesto «Che» Guevara piaceva molto meno a quella
    ortodossa. I comunisti italiani gli rimproveravano una
    certa vaghezza e fumisteria ideologica (mi ricordo in
    proposito alcuni sprezzanti giudizi di Giorgio
    Amendola) e, soprattutto, che avesse abbandonato il
    potere. Al positivismo marxista la romantica rinuncia
    di Guevara pareva inconcepibile, blasfema, un segno di
    debolezza di carattere. Se si ha il potere, si ha il
    dovere di usarlo. Senza contare poi che Guevara, con
    quel passare da una rivoluzione all'altra (prima di
    Cuba ci aveva già provato nel 1953, giovanissimo, in
    Guatemala), sembrava incarnare un po' troppo da
    vicino
    quella «Rivoluzione permanente» teorizzata da Leone
    Trotzkij che allora era off limits per i comunisti
    che, nonostante il rapporto Kruscev del 1956,
    rimanevano profondamente, intimamente e
    inguaribilmente stalinisti. Dopo il Sessantotto il
    mito di Guevara conobbe una certa eclissi. I comunisti
    continuavano a guardarlo, e non a torto dal loro
    punto di vista, con diffidenza, gli ex contestatori,
    invecchiati, inseritisi nell'un tempo odiato
    «sistema», divenuti manager, imprenditori, direttori
    di giornale, conduttori televisivi, passati spesso
    alla destra, lo avevano relegato fra le debolezze di
    gioventù, preferendo rimuovere quella loro
    imbarazzante infatuazione. Verso la fine degli anni
    Ottanta, in occasione del ventennale della morte,
    Guevara fu oggetto di un inaspettato revival da parte
    della destra o, per essere più precisi, di quella che
    allora si chiamava la «nuova destra» o «destra
    radicale». Inaspettato, ma non ingiustificato. Solo in
    superficie infatti Guevara è un uomo di sinistra, in
    realtà, con il suo ardore per l'azione, è un
    dannunziano, un bayroniano, un esteta, un Oscar
    Wilde delle armi, un dandy della Rivoluzione. È stato
    l'ultima incarnazione del mito dell'eroe romantico.
    Oggi, assorbita anche la «nuova destra» dal potere,
    appecoronatasi definitivamente la sinistra ai dettami
    del «nuovo ordine mondiale» americano, alle leggi del
    mercato e della «libera intrapresa», Guevara resiste
    come prodotto puramente consumistico (i gadget, le
    magliette, i berretti, i tatuaggi), in virtù
    dell'enorme capacità del sistema produttivo di
    inglobare e far proprio anche ciò che gli è più
    antitetico risputandolo fuori come business. Cosa che
    sta agli antipodi dell'idealismo, un po' ingenuo, del
    «Che». Di recente è stato coinvolto in una polemica
    sgradevole fra gli scrittori latino-americani Vargas
    Llosa e Sepulveda, per gli atti di spietatezza cui
    anche Guevara fu costretto nella sua attività di
    guerrigliero. La rivoluzione, come la guerra, si sa,
    non è una festa da ballo. Chi rischia la vita sul
    campo, lealmente, ha diritto a una certa durezza. «Le
    idee in nome delle quali si versa il sangue, proprio e
    altrui – dice Trotzkij – sono, proprio per questo
    fatto, degli assoluti e non si può trattarle come
    verità relative che possono essere disinvoltamente
    confrontate con le altre». E lo stesso Trotzkij, uomo
    di moralità integerrima, rivoluzionaria e personale,
    dovette soffocare nel sangue la rivolta dei ma! rinai
    di Kronstadt, anarchici che pur sentiva vicini. Non si
    possono giudicare gli atti di guerra o di guerriglia
    con l'ipocrita «buonismo» di chi sta seduto in
    poltrona in tempo di pace (ipocrita perché poi basta
    che le nostre vite vengano messe a rischio, anche solo
    ipotetico, che si diventa ben più feroci di Guevara e
    di Trotzkij, come si è visto dopo l'11 settembre).
    Comunque sia, per noi che fummo anarchici e libertari
    nella nostra giovinezza, e lo rimaniamo, «il Che» è un
    mito che non rinneghiamo. Perché, fosse di sinistra o
    di destra, o tutte e due le cose, o, più
    probabilmente, nessuna, «il Che» resta un esempio,
    pressoché unico nel mondo moderno, dominato dal
    cinismo, dalla realpolitik, dalla forza del denaro,
    dalla perdita di ogni valore, giusto o sbagliato o
    illusorio che sia, di un uomo che non solo ha
    combattuto il Potere, ma lo ha intimamente e
    sinceramente disprezzato al punto di aver la forza di
    abbandonarlo per inseguire, pagando con la vita, un
    sogno. Incarna, in mo do assoluto, la figura
    commovente, perché eternamente perdente, del
    Ribelle.
    «Hasta la vista, comandante Che Guevara».

  4. #74
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    Predefinito Sara un giovane...


  5. #75
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    Predefinito Hasta Siempre Comandante!

    Aprendimos a quererte
    desde la històrica
    donde el sol de tu bravura
    le puso cerco a la muerte.
    Aquì se queda la clara
    la entrañable transparencia
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.
    Tu mano gloriosa y fuerte
    sobre la historia dispara
    cuando todo Santa Clara
    se despierta para verte.
    Aquì se queda la clara
    la entrañable transparencia
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.
    Vienes quemando la brisa
    con soles de primavera
    para plantar la bandera
    con la luz de tu sonrisa.
    Aquì se queda la clara
    la entrañable transparencia
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.
    Tu amor revolucionario
    te conduce a nueva empresa
    donde esperan la firmeza
    de tu brazo libertario.
    Aquì se queda la clara
    la entrañable transparencia
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.
    Seguiremos adelante
    como junto a ti seguimos
    y con Fidel te decimos
    Hasta siempre, Comandante !
    Aquì se queda la clara
    la entrañable transparencia
    de tu querida presencia
    Comandante Che Guevara.
    Abbiamo imparato ad amarti
    altura dalla storica altura
    dove il sole del tuo coraggio
    ha posto l'assedio alla morte.
    Ci rimane la chiara
    la pregnante trasparenza
    della tua cara presenza
    Comandante Che Guevara.
    La tua mano gloriosa e forte
    spara sulla storia
    quando tutta Santa Clara
    si risveglia per vederti.
    Ci rimane la chiara
    la pregnante trasparenza
    della tua cara presenza
    Comandante Che Guevara.
    Arrivi bruciando la brezza
    con soli di primavera
    per piantare la bandiera
    con la luce del tuo sorriso.
    Ci rimane la chiara
    la pregnante trasparenza
    della tua cara presenza
    Comandante Che Guevara.
    Il tuo amore rivoluzionario
    ti porta verso nuove imprese
    dove aspettano la fermezza
    del tuo abbraccio libertario.
    Ci rimane la chiara
    la pregnante trasparenza
    della tua cara presenza
    Comandante Che Guevara.
    Andremo sempre avanti
    come abbiamo fatto con te
    e con Fidel ti diciamo
    Hasta siempre, Comandante !
    Ci rimane la chiara
    la pregnante trasparenza
    della tua cara presenza
    Comandante Che Guevara.

  6. #76
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da Stan Ruinas Visualizza Messaggio
    dai leva sta roba che fa ridere

  7. #77
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    Citazione Originariamente Scritto da Ben90 Visualizza Messaggio
    Grande Adinolfi.

    non è Adinolfi!!!

  8. #78
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    capisco quanto questo personaggio possa essere interessante ma non capisco perchè si debbano aprire 10'000 thread su di lui..per favore questo che è osceno almeno chiudetelo

  9. #79
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da Stan Ruinas Visualizza Messaggio
    eh no qua no! E mò basta!

  10. #80
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da Stan Ruinas Visualizza Messaggio
    ringraziamo la basaglia...non ho parole...hihhihi

 

 
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