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Discussione: Che Guevara

  1. #181
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    TitoloIl mito del Che. Storia e ideologia dell'utopia guevarianaAutoreFilippi AlbertoPrezzo
    Sconto 20% € 11,60
    (Prezzo di copertina € 14,50 Risparmio € 2,90)
    Prezzi in altre valuteDati2007, 137 p., brossuraEditoreEinaudi (collana Gli struzzi)
    Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 giorni lavorativi
    In sintesiQuando, la mattina del 9 ottobre 1967, su ordine del generale René Barrientos e in accordo con gli agenti della Cia, il Che venne assassinato nella piccola scuola di La Higuera dal sergente Mario Terán, aveva solo 39 anni. Morì l'uomo, ma iniziò un mito che non ha cessato di crescere nei quarant'anni successivi. Alberto Filippi scava nella mitologia del Che con questo lavoro di "archeologia storico-teoretica", cercando di decostruire la formazione dei miti guevaristi sorti di pari passo al decadimento teorico e al crollo politico del marxismo-leninismo, del maoismo e del comunismo sovietico. Perché è la morte del Che a trasformare l'utopia in mito, capovolgendola per sempre al di là e al di fuori dei diversi contesti storici. Laddove il mito del Che diventa infine il paradossale precorritore del crollo e del superamento del comunismo, nella ricerca di un nuovo possibile soggetto politico "global-popolare". Un'indagine sui rapporti tra utopia e mito: un filo che attraversa la storia dell'Occidente da secoli e che già Marx e Sorel, Bloch e Marcuse, avevano cercato di comprendere, prima che Che Guevara ne fornisse un'altra spettacolare incarnazione.

  2. #182
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  3. #183
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    Il Che è un faro e punto di riferimento.....anche se comunista.....cosa cambia nella sua prassi rivoluzionaria.....niente!
    Il Che fu sacrificato dal partito comunista boliviano...........,si, accadde,...ciò lo rende meno comunista o più nostro ?
    no.
    Viva il Che

  4. #184
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    Una finestra su Cuba Da domani in edicola Granma allegato alla Rinascita della sinistra
    (24.10.07) - Si è tenuta ieri la presentazione alla stampa del nuovo inserto della Rinascita della sinistra, Granma, organo di stampa del Partito comunista cubano, che verrà ospitato dal settimanale del Pdci l'ultimo giovedì di ogni mese
    Alla presenza del direttore di Rinascita, Maurizio Musolino, del responsabile nazionale esteri dei Comunisti italiani Jacopo Venier, dell'editore Corrado Perna e del segretario nazionale del Pdci Oliviero Diliberto, sono state illustrate le ragioni di questa importante operazione politico-editoriale, che prosegue quella strada di confronto e di lavoro comune iniziata con la firma di un protocollo di collaborazione tra il Pdci e il Partito comunista cubano.
    Si tratta di uno strumento per far conoscere anche in Italia la complessa realtà latino americana, di cui Cuba è protagonista e volano per il processo di evoluzione politica e sociale che da anni investe l'area.
    Maurizio Musolino, ha definito questo progetto uno «strumento di conoscenza oltre il muro di distorsione dei media occidentali».
    Per Jacopo Venier questo è «un evento singolare nel panorama editoriale italiano. La strada giusta per entrare in un continente in continuo cambiamento».
    Per questo è necessario un atto di coraggio, «per portare la voce di Cuba senza filtri» conclude Venier, anche per portare la voce plurale di un continente in cammino.

    IN EDICOLA LO SPECIALE DEL GANMA SUL CHE
    Come Cuba ricorda il GRANDE RIVOLUZIONARIO!!!

  5. #185
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    Corrispondeza Repubblicana
    periodico della FNC- RSI

    QUINDICINALE ANNO II - N. 13
    Roma, 1 novembre 1967

    Ernesto Che Guevara: la morte di un rivoluzionario
    Dopo l'incertezza delle prime notizie sembra ormai confermata definitivamente la morte del rivoluzionario sudamericano Ernesto «Che» Guevara.
    La sua morte segna senz'altro una pesante sconfitta del movimento rivoluzionario in Sud America poiché Guevara non rappresentava soltanto un abile stratega o un mito affascinante, la sua esperienza recente lo aveva portato ad una maturazione politica, ad una comprensione dei problemi della rivoluzione che ne facevano una guida insostituibile.
    È indicativo a questo proposito seguire il più recente itinerario del pensiero di Guevara.
    Ministro dell'Economia e direttore della Banca Centrale, al termine della rivoluzione egli crede che la cosa più importante sia di costruire lo Stato socialista a Cuba. È colui che dà maggior impulso alle nazionalizzazioni dei beni statunitensi, e per ciò che riguarda l'attuazione della riforma agraria tenta di impostare un sistema di incentivizzazione ideale, in contrasto in ciò con Fidel Castro che invece vuole degli incentivi di carattere economico. Col maturare degli eventi, dopo il 1962, mentre si fa sempre più pesante il condizionamento sovietico Guevara si scontra nelle sue teorie economiche con Fidel e con l'Unione Sovietica. Voleva spingere l'economia cubana su una strada di forte industrializzazione, ma l'appoggio sovietico presupponeva aiuti limitati per l'industrializzazione e una grossa produzione di zucchero da esportare nei paesi comunisti.
    Guevara lascia il Ministero dell'Economia, perde completamente la sua fiducia nell'appoggio «rivoluzionario» dell'Unione Sovietica (parlerà molto raramente dell'URSS, ma questo silenzio, in una certa misura, è molto indicativo), comincia a fare viaggi in alcuni Paesi dell'Asia e dell'Africa. Non crede più nel nazionalismo o «socialismo cubano» di Castro, ma comincia ad intuire un disegno più vasto.
    Nell'aprile del 1964 è ad Algeri a colloquio con Ben Bella. Il «radicale» Ben Bella che concepisce ben altri disegni che quelli rivoluzionari, orientato decisamente su una via riformista e tecnocratica e con in più un progetto di forti legami con il capitale americano, delude profondamente Guevara e gli conferma anzi la sua intuizione sulla logica fine di una rivoluzione a sfondo nazionale.
    Ormai ha chiaro in mente che la lotta «anti-imperialista» non può che comprendere un vasto fronte internazionale se vuole avere qualche possibilità di vittoria.
    Nei primi mesi del '65 tenta di organizzare la guerriglia nel Congo, ma questa volta è il materiale umano a deluderlo: le bande tribali del Congo non sono addestrabili per nessun tipo di lotta seria e con delle parole più o meno simili lascerà in breve il tentativo nell'Africa Occidentale.
    Il viaggio a Pekino e l'esperienza del Vietnam sono quelle che più influenzano il «Che».
    La Cina aveva condotto tempo addietro un tentativo di collegamento della politica di alcuni Paesi del terzo mondo per tentare su queste basi una lotta internazionalista. Il fallimento del viaggio di Ciu En Lai in Africa aveva fatto scartare definitivamente questa idea, mentre la via della lotta nel Vietnam in una delimitata area di influenza, nella quale si potevano far sentire concretamente un appoggio economico e dei motivi di carattere nazionale e razziale, aveva portato la Cina a restringere l'orizzonte della sua politica, ma ad aumentare l'efficacia della lotta rivoluzionaria.
    Il viaggio a Pekino non fece di Guevara un «cinese» come comunemente è dato di pensare, ma anzi fece maturare in lui la presa di coscienza della inutilità dell'internazionalismo a sfondo cosmopolita, e della validità della via delle lotte nell'ambito delle grandi aree nazionali.
    Ecco il compiersi del lungo viaggio di Guevara. Da solo, mentre il castrismo aveva abbandonato la lotta, e i partiti comunisti ufficiali sotto la guida dell'esperienza sovietica si impegnavano sulla via politica subordinando a questa la guerriglia o addirittura, come nel Venezuela, tradendo i guerriglieri, egli gira l'America Latina nel tentativo di riallacciare le maglie della rivoluzione.
    L'esperienza vietnamita che cerca di ripercorrere nell'America Latina è l'unica possibilità rivoluzionaria che possa attuarsi nella regione, ma è molto più difficile organizzare la lotta nel continente sudamericano che ai confini della Cina.
    Il Vietnam ha grandi aiuti militari ed economici, i guerriglieri sono facilmente riforniti in continuazione e, nello stesso tempo, gli Stati Uniti sono costretti in quella regione ad agire con le mani legate avendo a che fare con delle possibili complicazioni che essi non desiderano e vogliono evitare (il bombardamento della Cina avrebbe come riflesso, quasi certamente, il colpo di stato militare nell'Unione Sovietica con la fine della distensione).
    I pochi rivoluzionari sudamericani avevano comunque iniziato a dare grossi fastidi. In Bolivia era stata occupata una cittadina e nella regione di Vallegrande i rivoluzionari avevano cominciato ad avere un certo appoggio dalla popolazione locale. Nel Venezuela, in Colombia, nel Guatemala la lotta ha degli alti e bassi ma già è impossibile sradicarla.
    Non crediamo che Guevara si facesse soverchie illusioni sui risultati immediati della sua azione, comprendeva bene le difficoltà che il movimento rivoluzionario aveva di fronte. L'importante era tenere deste le coscienze, dare un punto di riferimento per la rivoluzione, mettere in moto il piccolo motore. L'appello che lanciò nei primi mesi di quest'anno si chiude con queste parole: «In qualsiasi posto ci sorprenda la morte sia essa benvenuta, purché questo nostro grido di guerra giunga ad un orecchio sensibile, e un'altra mano si tenda ad impugnare le nostre armi, e altri uomini si apprestino ad intonare il canto funebre con il crepitio della mitraglia e nuove grida di guerra e di vittoria».
    Barrientos ha intascato la taglia che il Dipartimento di Stato aveva messo sul suo capo, il movimento rivoluzionario sudamericano ha perso il suo capo più prestigioso, Feltrinelli e gli intellettuali radicali si appresteranno a fare un manifesto di protesta ed una raccolta di firme invocando insieme agli «utili idioti» comunisti la distensione e la pace, "Paese Sera" ha ricordato il «partigiano Che Guevara», ma quale differenza tra «Che» e i partigiani arricchiti dalla Repubblica Italiana, oggi alla guida di grosse società commerciali che nei locali notturni di Riccione cantano con Ornella Vanoni le vecchie canzoni della resistenza!
    In Cina, nel Vietnam, in alcuni paesi arabi, in Sudamerica, nasce un movimento politico rivoluzionario nuovo, ma ancora condizionato dalla terminologia comunista, ma che non è comunista e che scopre di essere molto simile alla rivoluzione nazionale che va mettendo radici in Europa.
    Gli avvenimenti dei prossimi anni diranno se le ripercussioni di questi rivolgimenti potranno influire positivamente sulla politica europea contribuendo ad affrancare questa dalla sudditanza agli Stati Uniti e alla Unione Sovietica.


  6. #186
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    Ernesto Che Guevara


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    ERNESTO CHE GUEVARA
    uomo, compagno, amico...

    di Roberto Massari


    Film in DVD di 105 minuti
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  7. #187
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    Roberto Occhi pecca un po’ di presunzione nel sottotitolo di questa nuova opera dedicata a Che Guevara, perché la sua non è certo la più completa biografia, ma solo una delle tante biografie dedicate a un grande personaggio del nostro tempo. In realtà non troverete nessuna novità, se avete già letto la monumentale biografia di John Lee Anderson edita da Baldini e Castoldi e soprattutto Il Che - Una leggenda del secolo di Pierre Kalfon, edito da Feltrinelli (la migliore biografia in assoluto perché molto obiettiva). Per i meno informati sulle gesta del Che, invece, il saggio di Roberto Occhi si presenta come un ottimo lavoro di divulgazione storica che ha il notevole pregio di citare preziose fonti dirette. L’autore si documenta bene e studia a fondo una materia che maneggia con autorevolezza. Il lettore troverà ampi stralci dai diari del Che, della moglie Aleida, del padre, ma anche di compagni di battaglia, insieme a citazioni importanti estrapolate dalle più importanti biografie. Molto spesso è proprio il Che a parlare in prima persona e l’autore è capace di raccontare la sua vita sfogliando pagine di diario. Ne viene fuori un resoconto agile e di rapida lettura, che appassiona come un romanzo e che non risulta neppure troppo schierato politicamente. Una sola nota stonata in un lavoro che reputo interessante e che consiglio senza mezzi termini. Non condivido una riga del capitolo intitolato Breve storia di Cuba che poteva essere tranquillamente omesso, anche perché è impossibile fare una storia di Cuba in dieci pagine senza cadere nella retorica e nel non approfondito. Roberto Occhi cita addirittura l’opinione dei Wu Ming, che saranno pure la nuova letteratura italiana contemporanea, ma su Cuba non hanno capito niente e non so a quale titolo ne possano parlare. In questo capitolo dobbiamo sorbire le solite favole sul miglior sistema sanitario del mondo (vero soltanto per gli stranieri che possiedono dollari e non per i poveri cubani), sull’assedio ideologico e sull’embargo che giustificherebbe repressione e mancanza di democrazia. Stendiamo un pietoso velo su questo capitolo che pare scritto da Gianni Minà in persona, magari saltiamolo a piè pari e concentriamoci sul resto del volume, che risulta interessante e obiettivo. Roberto Occhi tratteggia la figura del Che come un guerrigliero idealista che cerca di realizzare l’utopia dell’uomo nuovo, ma forse era troppo avanti rispetto ai tempi. Il Che muore senza veder compiuto il suo sogno e lascia Cuba in balia di un regime che tradisce completamente le sue idee. Resta l’esempio di un coraggioso guerrigliero in lotta per la libertà, di un uomo di cultura che antepone lo studio a ogni cosa, seguace fino in fondo del motto di Martí: ser cultos para ser libres. Un uomo che, a mio parere, avrebbe lottato fino in fondo contro il mostro burocratico e senza cuore che è diventato il comunismo cubano. E alla fine sarebbe morto lo stesso, pure se non lo avesse ucciso un soldato boliviano.

  8. #188
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    Collana:
    Curiosità del giardino di Epicuro Titolo:
    Che Guevara Sottotitolo:
    L'uomo l'eroe il mito Autore:
    di Angelo La Bella Pagine:
    96 Prezzo euro:
    3,00 Note:
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    Pagherai in un secondo momento con il bollettino di conto corrente postale

    Descrizione: Finchè esisterà un uomo capace di rinunciare ad agiatezza e potere fino a sacrificare la vita stessa nell'intento di riscattare la miseria umana e spirituale di tanti poveri "cristi" crocifissi, ci sarà sempre un motivo per continuare a sperare e a lottare. Potrà anche accadere che il marxismo venga relegato nei libri di storia della filosofia per studenti annoiati, che tutti i "muri" del socialismo reale crollino fragorosamente; tuttavia il mito del CHE, di questo "cristiano senza cielo", intramontabile Don Chisciotte della speranza, oltrepasserà i secoli e si staglierà alto e incontaminato nel pantheon dei martiri e degli eroi, di coloro che continueranno a combattere per la liberazione dei popoli dallo sfruttamento capitalistico. Le migliaia di giovani che nelle manifestazioni di ogni parte della terra continuano a sventolare la bandiera rossa con il celebre ritratto del CHE, stanno a significare il bisogno di valori positivi in quest'era dominata dall'ideologia del mercato e del profitto.

  9. #189
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    "Che Guevara visto da un cristiano. Il significato etico della sua scelta rivoluzionaria", Girardi Giulio, Sperling & Kupfer, € 11,50, XX-305 p., brossura, Anno 2005

  10. #190
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    di Ernesto Che Guevara Collana: Nostos Pagine: 166 Anno: 1996 Prezzo: 6,00 euro ISBN-13: 978-88-7796-083-2

 

 
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