



Da: sì sì no no - Anno XXXIII - N° 11-15 giugno 2007
Giovanni Paolo II un fautore
della “nuova teologia”
(1a parte)
-1962 - RIVOLUZIONE NELLA CHIESA
BREVE CRONACA DELL’OCCUPAZIONE
NEOMODERNISTA DELLA CHIESA CATTOLICA
Un ammiratore di Henri de Lubac e dei “nuovi teologi”
Paolo VI moriva il 6 agosto 1978 nella Villa Pontificia di Castelgandolfo, significativamente compianto dai massoni del Grande Oriente d'Italia. Dopo la breve parentesi del Pontificato di papa Luciani, durato appena 33 giorni, il 16 ottobre 1978 veniva eletto al soglio pontificio il cardinale Karol Wojtyla, Arcivescovo di Cracovia in Polonia.
Lo stesso nome scelto dal nuovo Papa – Giovanni Paolo II – non lasciava in verità presagire nulla di buono, costituendo un chiaro segnale della sua volontà di proseguire a tutti i costi sulla disastrosa “via conciliare” tracciata da Giovanni XXIII e da Paolo VI. Le persone più informate, poi, sapevano bene che già durante i lavori del Vaticano II le posizioni dell’allora mons. Wojtyla si erano nettamente delineate a favore delle funeste novità conciliari, quintessenza del liberalismo e della “nuova teologia”. Ancor più, mons. Wojtyla era stato membro entusiasta della Commissione incaricata della redazione della Gaudium et spes, ossia di quel documento conciliare che il card. Ratzinger avrebbe poi definito un vero e proprio “contro-Sillabo”.
Sempre nel corso del Concilio Vaticano II l'allora mons. Karol Wojtyla – come riferisce il suo vecchio amico e compagno di Seminario clandestino, don Mieczyslaw Malinsky – aveva espresso la sua aperta ammirazione per i peggiori periti conciliari neomodernisti: Henri de Lubac, Yves Congar, Karl Rahner, Hans Küng (1).
Mons. Karol Wojtyla non conosceva forse le condanne di Pio XII e dei Papi precedenti contro il liberalismo e il modernismo, vecchio e nuovo? È davvero impensabile. Non rimane che concluderne, purtroppo, che Mons. Wojtyla aveva fatto consapevolmente la sua scelta: a favore del de Lubac e dei suoi amici neomodernisti e, di conseguenza, contro Papa Pio XII e i suoi Predecessori. Del resto, molti dei successivi atti del suo Pontificato avrebbero confermato questa triste realtà.
Durante il suo viaggio pastorale in Francia nel 1980, ad esempio, Giovanni Paolo II, scorgendo tra i presenti il p. Henri de Lubac, interruppe il discorso ufficiale che stava tenendo, per dire: “Io inchino la testa davanti al Padre Henri de Lubac, teologo gesuita che occupava i primi ranghi, accanto a Padre Congar, loro che avevano avuto, prima del periodo conciliare, delle difficoltà con Roma”(2).
Più di vent’anni dopo, nel suo libro-intervista Varcare la soglia della speranza, Giovanni Paolo II scriveva testualmente: «Così, dunque, già durante la terza sessione [del Vaticano II -n.d.r.] mi trovai nell'équipe che preparava [...] il documento che sarebbe poi diventato la Costituzione pastorale “Gaudium et spes” [...]. Molto devo in particolare a padre Yves Congar e a padre Henri de Lubac. Ricordo ancora oggi le parole con cui quest'ultimo mi incoraggiò a perseverare nella linea che avevo definito durante la discussione. Ciò avveniva quando ormai le sedute si svolgevano in Vaticano. Da quel momento strinsi una speciale amicizia con padre de Lubac»(3).
Nel corso del suo Pontificato, come vedremo, Giovanni Paolo II avrebbe progressivamente concretato questa sua ammirazione e … saldato il suo debito, elevando alla dignità cardinalizia sia il de Lubac che il Congar, assieme ad uno stuolo di altri esponenti, vecchi e nuovi, della nouvelle théologie: von Balthasar, Grillmeyer, von Schönborn ed altri ancora. Non per nulla il p. H. de Lubac, durante il Pontificato di Paolo VI, aveva confidato ai suoi intimi: «il giorno in cui ci sarà bisogno di un Papa, io ho il mio candidato: Wojtyla»(4).
Un fedele discepolo di Papa Montini
Paolo VI, in particolare, fu considerato da Giovanni Paolo II un maestro indiscusso e il suo «vero padre» nello spirito:
«Parecchie volte durante il primo anno del mio pontificato – ebbe ad affermare Giovanni Paolo II – ho avuto l'occasione di ricordare quanto la Chiesa debba all'insegnamento e all'opera di Paolo VI. Nella mia prima lettera enciclica (Redemptor hominis, n.4) l'ho riconosciuto come il mio “vero padre” [...] . La verità renderà sempre giustizia a questo grande Papa che per quindici anni ha inondato di verità e di saggezza il mondo intero»(5) (tanto che, aperte le cateratte, oggi siamo in piena alluvione).
È chiaro che, con un “maestro” di tal genere, l'indirizzo del Pontificato di papa Wojtyla era già ampiamente prevedibile fin da principio.
[...]
A. M
NOTE
1) Mieczyslaw Malinsky, Mon ami Karol Wojtyla, ed. Le Centurion, 1980, p.189.
2) Le Monde, 3\6\1980.
3) A cura di Vittorio Messori, ed. Mondadori, Milano 1994, pp. 172 – 173.
4) 30 Giorni, luglio 1985.
5) Udienza del 26/1/1980 al Comitato scientifico dell'Istituto “Paolo VI”, Doc. Cath. 17\2\1980, p.161
Link: http://www.ripari.it/sisinono/index....page&pageid=34
continua...


Giovanni Paolo II un fautore
della “nuova teologia”
(1a parte)
-1962 - RIVOLUZIONE NELLA CHIESA
BREVE CRONACA DELL’OCCUPAZIONE
NEOMODERNISTA DELLA CHIESA CATTOLICA
[…]
* 2 ottobre 1979
A New York (U.S.A.) Giovanni Paolo II tiene un discorso al “Palazzo di vetro” sede dell'ONU, in cui esalta nei seguenti termini la “Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo”, documento programmatico di quella istituzione massonica: “Questo documento è una pietra miliare posta sulla strada lunga e difficile del genere umano [...] sul cammino del progresso morale dell’ umanità”. [...] In questo lavoro da Titano – vero lavoro di ricostruzione dell'avvenire pacifico del nostro pianeta – l'ONU ha indubbiamente un compito chiave ed un ruolo direttivo”(11).
Che la Massoneria abbia già da molto tempo «un compito chiave ed un ruolo direttivo» nel mondo contro la Chiesa (e che l’abbia avuto e lo abbia tuttora, durante e dopo il Vaticano II, all’ interno della Chiesa) e che l’ONU ne sia appunto la più nota emanazione a livello politico, lo sappiamo. È possibile che non lo sappiano i Pastori della Chiesa?
* 17 novembre 1980
In visita pastorale in Germania, Giovanni Paolo II dichiara alla locale comunità ebraica:
"Non si tratta solo di rettificare una falsa visione religiosa del popolo ebreo [...]. Ebrei e cristiani, gli uni e gli altri figli di Abramo, sono chiamati ad essere una benedizione per il mondo, nella misura in cui si impegnano insieme per la pace e la giustizia (12).
E che dovremmo noi fare? Rinnegare anche noi Nostro Signore Gesù Cristo per essere degni emuli dei «fratelli maggiori», amici di Dio e benefattori dell'umanità?
* 12 maggio 1981
È il giorno precedente l’attentato di Alì Agca in Piazza San Pietro.
Il Segretario di Stato card. Agostino Casaroli invia «a nome del Santo Padre» una lettera di felicitazioni a mons. Poupard, allora Rettore dell'Institut Catholique di Parigi, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita del gesuita “apostata” p. Teilhard de Chardin, il quale – scrive il card. Casaroli – sarebbe stato, invece, «un uomo afferrato da Cristo nel profondo del suo essere e che ha avuto la preoccupazione di onorare nello stesso tempo la fede e la ragione, rispondendo quasi in anticipo all'appello di Giovanni Paolo II: “non abbiate paura, aprite, spalancate le porte a Cristo, gli immensi campi della cultura, della civiltà, dello sviluppo”. Sono lieto, Monsignore, di comunicarLe questo messaggio, a nome del Santo Padre, per tutti i partecipanti al Convegno che Lei presiede all’ Institut catholique di Parigi in onore del p. Teilhard de Chardin e La assicuro della mia fedele devozione
Agostino card. Casaroli»(13).
Senza commenti.
* 6 giugno 1981, vigilia di Pentecoste
Giovanni Paolo II, ricoverato al Policlinico “Gemelli” per l'attentato del 13 maggio, invita il pertinace eretico e scismatico metropolita Damaskinos a parlare in sua vece dalla Cattedra papale in San Pietro in Vaticano.
Come vice-Papa, non c'è male.
* 29 maggio 1982
Nel corso del suo viaggio in Inghilterra, Giovanni Paolo II prega insieme all'anglicano “arcivescovo” (semplice laico) Runcie, che non ha assolutamente alcuna intenzione di rinnegare il suo scisma e le sue eresie, [B]e insieme a lui benedice la folla[B].
Quasi cinquecento anni prima, invece, San Thomas More era stato imprigionato e aveva preferito farsi decapitare pur di non scendere a compromessi con lo scisma di Enrico VIII. Peccato! Se solo avesse potuto intravedere la “nuova figura di Chiesa” del Vaticano II, si sarebbe risparmiato il martirio.
* 25 gennaio 1983
Giovanni Paolo con la Costituzione Apostolica Sacrae disciplinae leges promulga il nuovo Codice di Diritto Canonico. Tipico frutto del Vaticano II, è destinato a dare base giuridica alla Rivoluzione conciliare, immettendo nel corpo legislativo della Chiesa tutti gli indirizzi erronei di quel Concilio: collegialità, ecumenismo, ecc.
La “firma” dei veri animatori occulti del Vaticano II – e ovviamente del Nuovo Codice – è però ben in evidenza nel canone 1374, nel quale – guarda caso – è scomparsa la condanna esplicita della Massoneria insieme alla scomunica annessa per i suoi adepti.
Il 26 novembre successivo, una tardiva e modernisticamente "frenante" dichiarazione dell'ex Sant'Uffizio viene emessa per ricordare che i cattolici aderenti alla Massoneria “sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla santa Comunione”(14). Non molti fanno caso, però, al fatto che anche in questo documento – peraltro non inserito nel Codice – della precedente scomunica non si fa alcuna menzione. La solita tattica dei “due passi avanti e uno indietro”.
* 2 febbraio 1983
Giovanni Paolo II nomina cardinale il p. Henri de Lubac S.J. È'un altro eloquente gesto dimostrativo del riconoscimento ufficiale della “nouvelle théologie”, ossia del neo modernismo, da parte della Gerarchia “conciliare”.
* 14 giugno 1983
Nel corso di una conferenza-stampa organizzata dal Rotary Club italiano, il padre Federico Weber, che è gesuita ma nel contempo è anche uno dei sette Governatori italiani del Rotare, ha «[i]ribadito lo spirito di totale comprensione instauratosi fra l’autorità ecclesiastica e il Rotare, verso il quale Paolo VI ha espresso il proprio apprezzamento, condiviso da Papa Wojtyla che ha accettato i premi rotariani “Ara Pacis” e “Paul Harris fellow”…»(15). Si tratta, per la precisione, di quel tal Paul Harris, massone della New York inizio ‘900 e fondatore dell’International Rotary Club...
* 31 ottobre 1983
Giovanni Paolo II invia un messaggio ufficiale al Card. Willebrands in occasione del 500° anniversario della nascita dell'eresiarca Martin Lutero, nel quale afferma testualmente: “… Di conseguenza si è delineata chiaramente la profonda religiosità di Lutero che, con bruciante passione, era sospinto dall’ interrogativo sulla salvezza eterna”(16).
Che poi Martin Lutero, traditi i suoi voti monastici e le sue promesse sacerdotali, sia stato animato da una “bruciante passione” anche per la monaca cistercense Catharina von Bora spingendola a rinnegare i suoi voti e ad unirsi a lui in concubinato sacrilego; che abbia distrutto la fede cattolica, l’unità politica e la pace di mezza Europa; che sia stato animato da uno spirito di orgoglio tale da fargli scrivere libelli sul tipo de Il papa asino, o che abbia espresso tutta la sua oscena volgarità nei suoi Tischreden (Discorsi a tavola) raccolti dai suoi discepoli, ebbene, tutto questo pare non contare nulla per Giovanni Paolo II, se non magari per battere un altro “tua culpa” sul petto dei suoi Predecessori, “colpevoli” di aver scomunicato quel miserabile invece di invitarlo – come i Papi del Vaticano II – a predicare nelle chiese cattoliche e a benedire le folle.
* 11 dicembre 1983
Giovanni Paolo II va a pregare – primo Papa nella storia – nel tempio protestante luterano in Roma.Spogliatosi illegittimamente di ogni segno esterno manifestante la sua autorità ricevuta da Dio, papa Wojtyla ascolta compunto il “pastore” luterano Mayer leggere dal pulpito una preghiera di Lutero, scelta in precedenza dal Papa stesso.
A questo punto, però, gradiremmo sapere che cosa ne pensasse Giovanni Paolo II – ad esempio – di un San Francesco di Sales che, invece di far riunioni ecumeniche di preghiera, mise più volte a rischio la vita per cercar di convertire i protestanti calvinisti dello Chablais (Svizzera), o di un San Giovanni Bosco, che per combattere l’eresia valdese, che si diffondeva nel Piemonte risorgimentale e massonico, dovette anch’egli subire non poche minacce di morte.
Certo, il “nuovo corso” della “Chiesa del Vaticano II” è indubbiamente più comodo. Ma non salva nessuno.
* 18 febbraio 1984
La Santa Sede stipula un nuovo Concordato con la repubblica italiana. Il tutto, naturalmente, sulla scia del solito Vaticano II, così come ufficialmente dichiarato nel Proemio: “La Santa Sede e la Repubblica italiana, tenuto conto [...] degli sviluppi promossi nella Chiesa dal Concilio Vaticano II; avendo presenti [...] le dichiarazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II circa la libertà religiosa e i rapporti tra la Chiesa e la comunità politica [...] hanno riconosciuto l'opportunità di addivenire alle seguenti modificazioni consensuali del Concordato lateranense".
Le “modificazioni consensuali” sono le seguenti:
a) è scomparsa l'invocazione iniziale alla Santissima Trinità;
b) il primo paragrafo del Protocollo addizionale afferma ora spudoratamente : “Si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti Lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano”;
c) scompare il riconoscimento del carattere sacro di Roma e il conseguente impegno dello Stato ad "impedire [...] tutto ciò che possa essere in contrasto con detto carattere" (art. 1 del vecchio Concordato).
Nel nuovo Concordato del 1984 l'art. 4 si limita a dire che lo Stato italiano “riconosce il particolare significato che Roma, sede vescovile del Sommo Pontefice, ha per la cattolicità”. Nessun impegno preciso dello Stato in questo campo(17). E così agli omosessuali è stato dato di esibire il loro “orgoglio” nella sede del Successore di Pietro.
Non ci possiamo fermare qui sulle altre gravissime conseguenze di questo blasfemo nuovo Concordato, come la negazione dell'esclusiva autorità giuridica della Chiesa sul Matrimonio, la mera opzionalità di accedere all'ora di Religione Cattolica nelle scuole, la progressiva logica emarginazione della presenza cattolica dalle Istituzioni pubbliche (con evidenti sintomi nelle sempre più frequenti richieste di rimozione dei Crocifissi dai luoghi pubblici, con le proteste per la preghiera all'inizio delle lezioni scolastiche, ecc.).
Ecco le conseguenze (solo alcune, per ora) dell'applicazione delle “novità” del Vaticano II tanto magnificate dalla nostra Gerarchia.
* 19 febbraio 1984
All’Angelus, Giovanni Paolo II, all'indomani dell'avvenuta ratifica, tesse un pubblico ed entusiasta elogio del suddetto “nuovo Concordato”: “Voglio ricordare, quale avvenimento di storica portata, la firma dell’Accordo di revisione del Concordato Lateranense che ha avuto luogo ieri. È un accordo che Paolo VI aveva previsto e favorito, come segno di rinnovata concordia tra la Chiesa e lo Stato in Italia, e che io considero di significativo rilievo come base giuridica di pacifici rapporti bilaterali e come ispirazione ideale per il contributo generoso e creativo che la Comunità ecclesiale è chiamata a dare al bene morale e al progresso civile della nazione”(18).
Resta da chiedersi da quando in qua il rinnegamento pubblico di Nostro Signore Gesù Cristo e della sua Chiesa, in favore di una pretesa “laicità” (= ateismo pratico) dello Stato, sia una “ispirazione ideale” portatrice del “bene morale” e del “progresso civile” di una nazione.
La cosa peggiore di questo pubblico rinnegamento di Nostro Signore è che esso non è avvenuto, come già in passato, per un atto unilaterale e arrogante di uno Stato agnostico e anticlericale – e con conseguenti proteste di Papa e Vescovi –, bensì di comune accordo con la Santa Sede, in base alla nuova falsa dottrina di “Dignitatis humanae”.
Dopo di che – ribadiamo ancora una volta – ci si chiede con quale logica lo stesso Giovanni Paolo II si sia lamentato periodicamente della progressiva, evidentissima ed inarrestabile scristianizzazione della società un tempo cattolica.
* 6 maggio 1984
Nel corso del suo viaggio in Estremo Oriente, Giovanni Paolo II accoglie nella cappella della Nunziatura apostolica di Seoul (Corea del Sud) una rappresentanza di confuciani, di seguaci di religioni locali e di buddisti. Rivolgendosi poi a questi ultimi afferma: “Mi sia concesso rivolgere un saluto particolare ai membri della tradizione buddhista mentre si preparano a celebrare la festività della nascita del Buddha Signore. Possa la loro esultanza essere totale e la loro gioia completa”(19.
Incredibile – almeno per chi non conosce i presupposti della nuova teologia – ma vero!
Impressionante poi soprattutto il titolo di “Signore” di cui papa Wojtyla gratifica quel tal Siddharta Gautama, profeta del nulla autodichiaratosi “illuminato” (“Buddha”). Anche perché noi, da autentici fossili dell'ormai remota era preconciliare, eravamo ancora convinti che di Signore ce ne fosse uno solo, Gesù Cristo. E, per la verità, ne era convinto anche un certo Paolo di Tarso, che scriveva in una sua lettera: “per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui”(20). Identica arcaica convinzione era espressa da un certo Giuda Taddeo che parlava del “nostro unico Padrone e Signore Gesù Cristo”(21).
Restiamo ancora in attesa di una giustificazione plausibile di quanto avvenuto nella cappella della Nunziatura di Seoul.
[…]
* 19 maggio 1985
Nella Nunziatura apostolica di Bruxelles (Belgio) il Papa incontra alcuni esponenti della comunità islamica e afferma:
“Cristiani e musulmani, noi ci incontriamo nella fede nel Dio unico, nostro Creatore, nostra guida, nostro giudice giusto e misericordioso. Noi tutti ci sforziamo di mettere in pratica, nella nostra vita quotidiana, la volontà di Dio, seguendo l'insegnamento dei nostri rispettivi Libri santi...”(23).
Diplomazie e favole ecumeniche? Oppure il Corano sarebbe, per Giovanni Paolo II, ispirato come la Bibbia? O ciò che conta sarebbe solo l' "esperienza religiosa" interiore comune a tutti gli uomini, mentre tutto il resto (“Libri santi”, dottrine e riti) sarebbe solo una cornice variabile e ininfluente?
Visto che queste erano tesi moderniste, già condannate dalla Chiesa, ci sembra di aver diritto, come cattolici fedeli, ad una risposta esauriente e convincente a queste legittime domande: e questa risposta prima o poi da qualcuno dovrà esser data.
[…]
A. M
(continua)
NOTE
[…]
11) Doc. Cath. 21\10\1979, pp. 874 e 875.
12) Doc. Cath. 21/12/1980, p.1148; cfr. Oss. Rom. 17-18 novembre 1980.
13) Oss.Rom. 10\6\1981; cfr. Doc.Cath. 19\7\1981, pp. 672-673.
14) Communicationes, a. 1983, p. 160; cfr. Doc. Cath. n.1865, p.29; O.R. 27/11/1983.
15) Quotidiano Il Tempo del 15/6/1983.
16) Oss.Rom. 6 novembre 1983; cfr. Doc. Cath. 1863 del 4\12\1983, p.1071.
17) Oss. Rom. 19 febbraio 1984.
18) Oss. Rom. 20-21 febbraio 1984.
19) Oss. Rom.7-8 maggio 1984; cfr. Doc. Cath. 17\6\1984, p.619.
20) 1Cor. 8, 6.
21) Gd. 1, 4.
22) 1Cor. 11, l0.
23) Doc. Cath. 7 luglio 1985, p.682.
24) Oss. Rom. 11 agosto 1985.
25) Ibidem.
26) Ibidem.
Una curiosità Timoteo.
Scusa se sono un po' OT, ma se ho capito bene ritieni che il Magistero del post-Concilio contraddica quello precedente. Quindi anche la legislazione post-conciliare contraddirebbe gli insegnamenti di Magistero precedente. Nell'artico si parla anche di diritto canonico.
Ma ad esempio, per quanto riguarda questo caso:
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=351708
trovi una contraddizione tra l'insegnamento di Papa Nicola I ( D.S: 648), di Papa Pio XII (http://ledroitcriminel.free.fr/la_sc...urs_pie_12.htm) e la legislazione di Papa Papa Innocenzo IV ("Ad exstirpanda")?
Se non trovi contraddizione, come fai a risolvere il problema? Non è che potresti adottare la stessa soluzione verso i testi sopra che hai citato?
Se poi invece, ci trovi la contraddizione, allora perché considerare solo i Papi post CVII?
CIAO![]()
Addirittura esistono tradizionalisti che accusano l'enciclica "Humanae Vitae" di Papa Paolo VI di contraddire il Magistero precedente!!!
E' incredibile, ma vero! In pratica l'enciclica di Paolo VI sarebbe lassista!
E' di un'assurdità incredibile questa accusa ridicola contro l'enciclica che addirittura fu scritta dallo stesso card. Ottaviani (non sospettabile di lassismo o modernismo), che ribadisce l'insegnamento costante della Chiesa su temi come contraccezione, rapporti naturali, numero delle nascite.
Leggete questo ottimo articolo in inglese, che smonta le accuse:
http://www.catholic.com/thisrock/2005/0502fea2.asp
L'ho letto oggi per caso cercando informazioni su Fr. Brian W. Harrison, O.S.
Certo è bene discutere di temi di Magistero, ma arrivare a questi livelli, è sintomatico di un certo atteggiamento sbagliato che può serpeggiare in ambienti simili. Oltre a terrorizzare le coscienze, a seminare errori e falsità gravissime, si arriva a turbare le coscienze creando sensi di colpa e scrupoli che non hanno ragione d'essere e alla fine turbare la serenità familiare, a rovinare famiglie e matrimoni.
A questo punto, mi immagino di tutto. Alla fine anche le bellissime encicliche, i discorsi del grande Papa Pio XII saranno impugnati in nome di una presunta fedeltà a Papi precedenti.
CIAL![]()
ti ringrazio timoteo per quanto hai postato. la lettura di queste interessanti note ha contribuito ad accrescere la mia stima verso GP II... non credevo che avesse avuto un simile coraggio... a volte sai, ci si limita a guardare solo alcuni aspetti. da oggi saprò che GP II non è stato solo il papa che ha reso l'opus dei potentissima o altro, ma anche il papa che ha aperto al dialogo ecumenico e alla costruzione di un nuovo mondo cristiano.