Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 13
  1. #1
    NAPULITANIA
    Data Registrazione
    10 Feb 2007
    Località
    "Quando il saggio indica la Luna lo stolto guarda il dito"
    Messaggi
    1,013
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito I termovalorizzatori non esistono

    Il termovalorizzatore è un impianto che fa parte della mitologia, non della realtà: è la mistificazione pubblicitaria dell’inceneritore a recupero energetico, cioè un inceneritore che impiega il calore sviluppato nell’incenerimento dei rifiuti per produrre calore ed elettricità.
    La definizione di termovalorizzatore dovrebbe essere quella di una centrale elettrica che produce energia termica ed elettrica per cogenerazione bruciando come combustibile i rifiuti. Non serve scomodare i più grandi ingegneri e professori del mondo, basta uno studentello accorto per smentire questa definizione: è fisicamente impossibile che esista un impianto simile. Vediamo il perché.
    Una centrale elettrica è un impianto il cui scopo è produrre energia elettrica. Al giorno d’oggi però produce anche energia termica recuperando parte del calore all’interno del processo di produzione di elettricità. In tal modo l’efficienza dell’impianto migliora (arriva anche al 65%) e si hanno meno emissioni gassose. Si parla di cogenerazione, cioé produzione di energia termica (teleriscaldamento) ed elettrica con un alto rendimento.
    Un inceneritore a recupero energetico è invece un impianto il cui scopo è smaltire i rifiuti bruciandoli in modo da ridurne il volume. Si chiama a recupero energetico perché adesso, dato che l’UE impone di applicare le migliori tecnologie possibili (BAT, Best Available Technologies), se si costruiscono inceneritori, questi devono possedere anche un circuito di recupero dell’energia persa nella combustione dei rifiuti, in modo da inquinare di meno rispetto ai vecchi inceneritori. Questo recupero energetico si traduce in produzione di energia elettrica e termica. Ma non si può parlare di vera cogenerazione: gli inceneritori hanno rendimenti bassissimi, praticamente sempre al di sotto del 20%, ancora più scadente delle vecchie centrali elettriche (33-35%); mentre uno dei presupposti per parlare di cogenerazione è appunto un alto rendimento - è stata studiata negli anni ‘70 proprio per aumentare l’efficienza degli impianti.
    Un impianto turbogas ha un rendimento nettamente più alto e produce meno inquinanti sia in quantità che per numero di specie.
    Già questa semplice considerazione fa capire che il cosiddetto termovalorizzatore non valorizza nulla, dato che è peggio di una vecchia centrale, dal punto di vista della produzione di energia. Ma c’è di più.
    Innanzitutto, anche se si tratta di un inceneritore a recupero energetico, non è classificabile come impianto di recupero, bensì come impianto di smaltimento: la Corte di Giustizia Europea, con le sentenze C-228/00 e C-458/00 del febbraio 2003 ha stabilito questa classificazione in quanto la frazione di energia recuperata è di gran lunga inferiore rispetto a quella persa nella combustione dei rifiuti (circa 5-6 volte inferiore).
    Dunque, in base alle norme europee sulla gestione dei rifiuti, è un tipo di impianto da prendere in considerazione soltanto dopo che sono state avviate strategie di prevenzione, riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti; infatti, soltanto dopo aver ben identificato la quantità di rifiuti non recuperabile si può dimensionare un impianto di smaltimento per questo residuo.
    Ma le amministrazioni locali italiane, nella maggior parte dei casi accecate dalla prospettiva di lauti guadagni, preferiscono puntare subito alla costruzione di un inceneritore che bruci il più possibile. Un impianto simile, a causa degli elevati costi di gestione, è economicamente conveniente soltanto se la raccolta differenziata non supera circa il 40% e se brucia più rifiuti possibile. Si capisce perfettamente che queste condizioni non sono compatibili con una gestione dei rifiuti integrata secondo le norme europee ma sono addirittura d’ostacolo alla raccolta differenziata (RD) e alla riduzione dei rifiuti. Anche i dati di fatto dimostrano che dove sorge un inceneritore la RD è ferma al 30-40% (anche se qualcuno trucca i dati aggiungendoci i rifiuti industriali che non c’entrano con quelli urbani - RSU).
    Uno studio del Wwf Veneto ha stabilito che l’energia risparmiata con il riciclaggio è di gran lunga superiore a quella recuperata da un inceneritore. Allora perché si continua a pontificare su questi meravigliosi impianti, chiamati termovalorizzatori come se fossero completamente differenti dagli inceneritori?
    Risposta: marketing. La parola inceneritore ricorda diossina, ricorda Seveso, ricorda morti di cancro, malattie respiratorie, inquinamento di campi e di bestiame. Nessuno vuole un inceneritore. Allora venne il colpo di genio all’ASM Brescia, la multiutility che viene presa a modello in tutta Italia per la costruzione degli inceneritori. Disse un ingegnere: «chiamiamoli termoutilizzatori, così la gente penserà che siano una cosa diversa». E così si fece.
    In seguito si adottò il termine ancora più ingannevole di termovalorizzatore.
    Da tenere presente che questo vocabolo non esiste in nessun altra lingua europea (e forse del mondo): viene usata soltanto dai promotori degli inceneritori (costruttori e amministratori loro amici); nella normativa italiana e in quella europea non esiste, esiste il termine inceneritore a recupero energetico o impianto di incenerimento.
    Proprio la direttiva 2000/76 definisce cosa si intende per impianto di incenerimento: tutte le strutture che fanno parte di un’area che ha lo scopo ultimo di smaltire i rifiuti per incenerimento (art. 3 comma 4 dir. 2000/76/CE).
    A Parma sono doppiamente scorretti perché, oltre a chiamarlo termovalorizzatore, lo chiamano anche PAI, ossia Polo Ambientale Integrato, in un atto pubblico come la delibera comunale del 31 marzo 2006: è la dura legge del marketing.
    In conclusione, non è un impianto di recupero perché il suo rendimento è più basso delle vecchie centrali; non è ecologico perché continua a inquinare nonostante i filtri e i controlli sulle emissioni (che tuttavia sono basati su una media giornaliera) di diossine e altri agenti non biocompatibili (si accumulano nell’ambiente per non sparire se non dopo un centinaio d’anni); non è sicuro perché la migliore tecnologia possibile applicata a questi impianti non permette di evitare la pericolosità degli scarichi di acqua contaminata, di evitare la formazione del particolato secondario, di evitare l’inquinamento dei prodotti agro-alimentari immediatamente vicini; non è conveniente perché ostacola la RD e la riduzione dei rifiuti, fa crollare il valore degli immobili (terreni e abitazioni), fa costare di più sia lo smaltimento dei rifiuti che l’energia elettrica prodotta.
    Insomma, il termovalorizzatore, come lo descrivono e promuovono, è pura fantasia.

    fonte:
    http://dirittodicoscienza.blogsome.c...re-non-esiste/

  2. #2
    Forumista
    Data Registrazione
    27 Jul 2010
    Messaggi
    753
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito molte cose di quelle che dici sono vere ma...

    ...mentre arriviamo a % di raccolta differenziata degni di un paese civile, visto che oggi siamo in Campania ad un misero 10%, che facciamo???

    Come chiudiamo il ciclo di raccolta - impianti CDR - discariche e poi?

    Se non facciamo almeno un inceneritore mi chiedo cosa ne facciamo degli impianti CDR che dovrebbero cotruire il carburante per gli inceneritori...sarebbe come produrre benzina quando non ci sono macchine!

    Sono ingegnere (anche se come aggravante lavoro da anni nel mktg...) e capisco che l'incenerimento e' sicuramente una soluzione non ottimale per una serie di ragioni sia ambientali che economiche, ma bisogna valutare tempi e costi di tutte le possibili soluzioni e scegliere in alcuni casi anche soluzioni sub-ottime che però risolvono i problemi in priorità decrescente.

    Non sono un difensore dell'inceneritore di Acerra...ma pragmaticamente penso che un impianto al 90% debba essere completato, e completato bene con tutti gli adeguamenti tecnici per trasformarlo in un impianto di nuova generazione.

    Per me bisogna lavorare su 3 direzioni parallele:
    1) levare la monnezza dalle strade e riattivare a norma i CDR...le discariche ORA volente o nolente vanno riaperte.
    2) ristrutturare la raccolta differenziata e darsi obiettivo di portarla al 30% entro max un paio d'anni (quelli che non lo fanno...vanno cacciati)
    3) incominciare a pensare da subito ad alternative agli inceneritori, ce ne sono, vanno indagate, studiate e realizzate...vedi gli impianti di disassociazione molecolareo il progetto THOR di cui pure si e' parlato in altri post. Questo per evitare un secondo impianto inceneritore e, una volta tanto, essere noi gli innovatori, noi quelli avanti....non Brescia o il Nord-Est o come e' la situazione attuale il Trentino-Alto Adige che e' il vero, e forse l'unico, esempio di situazione ottimale in Italia con il suo progetto di rifiuti zero.
    4) una volta passati al 30% incrementare la raccolta differenziata iniziando a raccogliere in modo differenziato pure l'umido...una volta superato il 50% si puo' pure valutare di spegnere o ridurre la portata dell'inceneritore (orizzonte temporale almeno di 4-5 anni)

    Se ci sono altre alternative fattibili parliamone...

  3. #3
    Liberale Cattivo
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    41,942
     Likes dati
    4,464
     Like avuti
    10,147
    Mentioned
    516 Post(s)
    Tagged
    45 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Ferdinando IV Visualizza Messaggio
    Il termovalorizzatore è un impianto che fa parte della mitologia, non della realtà: è la mistificazione pubblicitaria dell’inceneritore a recupero energetico, cioè un inceneritore che impiega il calore sviluppato nell’incenerimento dei rifiuti per produrre calore ed elettricità.
    La definizione di termovalorizzatore dovrebbe essere quella di una centrale elettrica che produce energia termica ed elettrica per cogenerazione bruciando come combustibile i rifiuti. Non serve scomodare i più grandi ingegneri e professori del mondo, basta uno studentello accorto per smentire questa definizione: è fisicamente impossibile che esista un impianto simile. Vediamo il perché.
    Una centrale elettrica è un impianto il cui scopo è produrre energia elettrica. Al giorno d’oggi però produce anche energia termica recuperando parte del calore all’interno del processo di produzione di elettricità. In tal modo l’efficienza dell’impianto migliora (arriva anche al 65%) e si hanno meno emissioni gassose. Si parla di cogenerazione, cioé produzione di energia termica (teleriscaldamento) ed elettrica con un alto rendimento.
    Un inceneritore a recupero energetico è invece un impianto il cui scopo è smaltire i rifiuti bruciandoli in modo da ridurne il volume. Si chiama a recupero energetico perché adesso, dato che l’UE impone di applicare le migliori tecnologie possibili (BAT, Best Available Technologies), se si costruiscono inceneritori, questi devono possedere anche un circuito di recupero dell’energia persa nella combustione dei rifiuti, in modo da inquinare di meno rispetto ai vecchi inceneritori. Questo recupero energetico si traduce in produzione di energia elettrica e termica. Ma non si può parlare di vera cogenerazione: gli inceneritori hanno rendimenti bassissimi, praticamente sempre al di sotto del 20%, ancora più scadente delle vecchie centrali elettriche (33-35%); mentre uno dei presupposti per parlare di cogenerazione è appunto un alto rendimento - è stata studiata negli anni ‘70 proprio per aumentare l’efficienza degli impianti.
    Un impianto turbogas ha un rendimento nettamente più alto e produce meno inquinanti sia in quantità che per numero di specie.
    Già questa semplice considerazione fa capire che il cosiddetto termovalorizzatore non valorizza nulla, dato che è peggio di una vecchia centrale, dal punto di vista della produzione di energia. Ma c’è di più.
    Innanzitutto, anche se si tratta di un inceneritore a recupero energetico, non è classificabile come impianto di recupero, bensì come impianto di smaltimento: la Corte di Giustizia Europea, con le sentenze C-228/00 e C-458/00 del febbraio 2003 ha stabilito questa classificazione in quanto la frazione di energia recuperata è di gran lunga inferiore rispetto a quella persa nella combustione dei rifiuti (circa 5-6 volte inferiore).
    Dunque, in base alle norme europee sulla gestione dei rifiuti, è un tipo di impianto da prendere in considerazione soltanto dopo che sono state avviate strategie di prevenzione, riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti; infatti, soltanto dopo aver ben identificato la quantità di rifiuti non recuperabile si può dimensionare un impianto di smaltimento per questo residuo.
    Ma le amministrazioni locali italiane, nella maggior parte dei casi accecate dalla prospettiva di lauti guadagni, preferiscono puntare subito alla costruzione di un inceneritore che bruci il più possibile. Un impianto simile, a causa degli elevati costi di gestione, è economicamente conveniente soltanto se la raccolta differenziata non supera circa il 40% e se brucia più rifiuti possibile. Si capisce perfettamente che queste condizioni non sono compatibili con una gestione dei rifiuti integrata secondo le norme europee ma sono addirittura d’ostacolo alla raccolta differenziata (RD) e alla riduzione dei rifiuti. Anche i dati di fatto dimostrano che dove sorge un inceneritore la RD è ferma al 30-40% (anche se qualcuno trucca i dati aggiungendoci i rifiuti industriali che non c’entrano con quelli urbani - RSU).
    Uno studio del Wwf Veneto ha stabilito che l’energia risparmiata con il riciclaggio è di gran lunga superiore a quella recuperata da un inceneritore. Allora perché si continua a pontificare su questi meravigliosi impianti, chiamati termovalorizzatori come se fossero completamente differenti dagli inceneritori?
    Risposta: marketing. La parola inceneritore ricorda diossina, ricorda Seveso, ricorda morti di cancro, malattie respiratorie, inquinamento di campi e di bestiame. Nessuno vuole un inceneritore. Allora venne il colpo di genio all’ASM Brescia, la multiutility che viene presa a modello in tutta Italia per la costruzione degli inceneritori. Disse un ingegnere: «chiamiamoli termoutilizzatori, così la gente penserà che siano una cosa diversa». E così si fece.
    In seguito si adottò il termine ancora più ingannevole di termovalorizzatore.
    Da tenere presente che questo vocabolo non esiste in nessun altra lingua europea (e forse del mondo): viene usata soltanto dai promotori degli inceneritori (costruttori e amministratori loro amici); nella normativa italiana e in quella europea non esiste, esiste il termine inceneritore a recupero energetico o impianto di incenerimento.
    Proprio la direttiva 2000/76 definisce cosa si intende per impianto di incenerimento: tutte le strutture che fanno parte di un’area che ha lo scopo ultimo di smaltire i rifiuti per incenerimento (art. 3 comma 4 dir. 2000/76/CE).
    A Parma sono doppiamente scorretti perché, oltre a chiamarlo termovalorizzatore, lo chiamano anche PAI, ossia Polo Ambientale Integrato, in un atto pubblico come la delibera comunale del 31 marzo 2006: è la dura legge del marketing.
    In conclusione, non è un impianto di recupero perché il suo rendimento è più basso delle vecchie centrali; non è ecologico perché continua a inquinare nonostante i filtri e i controlli sulle emissioni (che tuttavia sono basati su una media giornaliera) di diossine e altri agenti non biocompatibili (si accumulano nell’ambiente per non sparire se non dopo un centinaio d’anni); non è sicuro perché la migliore tecnologia possibile applicata a questi impianti non permette di evitare la pericolosità degli scarichi di acqua contaminata, di evitare la formazione del particolato secondario, di evitare l’inquinamento dei prodotti agro-alimentari immediatamente vicini; non è conveniente perché ostacola la RD e la riduzione dei rifiuti, fa crollare il valore degli immobili (terreni e abitazioni), fa costare di più sia lo smaltimento dei rifiuti che l’energia elettrica prodotta.
    Insomma, il termovalorizzatore, come lo descrivono e promuovono, è pura fantasia.

    fonte:
    http://dirittodicoscienza.blogsome.c...re-non-esiste/
    Quoto !!! Non costruiamo termovalorizzatori in Campania !!

  4. #4
    Mannaggia 'a marina
    Data Registrazione
    14 May 2006
    Località
    Castrum ad mare Stabiae - Regnum Utriusque Siciliae
    Messaggi
    1,113
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da brigante65 Visualizza Messaggio
    Se ci sono altre alternative fattibili parliamone...
    Thor ed Enerwaste, con impianti piccoli in modo che ogni comune abbia il suo e sia totalmente indipendente.

  5. #5
    Forumista
    Data Registrazione
    30 Sep 2010
    Messaggi
    460
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da brigante65 Visualizza Messaggio
    ...mentre arriviamo a % di raccolta differenziata degni di un paese civile, visto che oggi siamo in Campania ad un misero 10%, che facciamo???

    Come chiudiamo il ciclo di raccolta - impianti CDR - discariche e poi?

    Se non facciamo almeno un inceneritore mi chiedo cosa ne facciamo degli impianti CDR che dovrebbero cotruire il carburante per gli inceneritori...sarebbe come produrre benzina quando non ci sono macchine!

    Sono ingegnere (anche se come aggravante lavoro da anni nel mktg...) e capisco che l'incenerimento e' sicuramente una soluzione non ottimale per una serie di ragioni sia ambientali che economiche, ma bisogna valutare tempi e costi di tutte le possibili soluzioni e scegliere in alcuni casi anche soluzioni sub-ottime che però risolvono i problemi in priorità decrescente.

    Non sono un difensore dell'inceneritore di Acerra...ma pragmaticamente penso che un impianto al 90% debba essere completato, e completato bene con tutti gli adeguamenti tecnici per trasformarlo in un impianto di nuova generazione.

    Per me bisogna lavorare su 3 direzioni parallele:
    1) levare la monnezza dalle strade e riattivare a norma i CDR...le discariche ORA volente o nolente vanno riaperte.
    2) ristrutturare la raccolta differenziata e darsi obiettivo di portarla al 30% entro max un paio d'anni (quelli che non lo fanno...vanno cacciati)
    3) incominciare a pensare da subito ad alternative agli inceneritori, ce ne sono, vanno indagate, studiate e realizzate...vedi gli impianti di disassociazione molecolareo il progetto THOR di cui pure si e' parlato in altri post. Questo per evitare un secondo impianto inceneritore e, una volta tanto, essere noi gli innovatori, noi quelli avanti....non Brescia o il Nord-Est o come e' la situazione attuale il Trentino-Alto Adige che e' il vero, e forse l'unico, esempio di situazione ottimale in Italia con il suo progetto di rifiuti zero.
    4) una volta passati al 30% incrementare la raccolta differenziata iniziando a raccogliere in modo differenziato pure l'umido...una volta superato il 50% si puo' pure valutare di spegnere o ridurre la portata dell'inceneritore (orizzonte temporale almeno di 4-5 anni)

    Se ci sono altre alternative fattibili parliamone...

    Concordo al 100%, nel frattempo che prende piede la raccolta differenziata cosa facciamo? Il problema è reale e attuale e anche la soluzione deve essere tale.
    E' necessaria la costruzione dei termovalorizzatori e anche nel minor tempo possibile, se esistessero delle alternative reali che creino meno problemi e che si possano attuare in tempi rapidissimi sarebbero da prendere in considerazione. Io non ne conosco.

  6. #6
    Mannaggia 'a marina
    Data Registrazione
    14 May 2006
    Località
    Castrum ad mare Stabiae - Regnum Utriusque Siciliae
    Messaggi
    1,113
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Nessuno Visualizza Messaggio
    Concordo al 100%, nel frattempo che prende piede la raccolta differenziata cosa facciamo? Il problema è reale e attuale e anche la soluzione deve essere tale.
    E' necessaria la costruzione dei termovalorizzatori e anche nel minor tempo possibile, se esistessero delle alternative reali che creino meno problemi e che si possano attuare in tempi rapidissimi sarebbero da prendere in considerazione. Io non ne conosco.
    C'è un Thor in funzione in provincia di Messina ed è un alternativa al classico inceneritore sviluppata dal CNR http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=1758 mentre per l'Enerwaste altra alternativa c'è interesse da parte della provincia di Benevento. Le alternative ci sono e tra l'altro non hanno bisogno dei CDR, meglio di così?

  7. #7
    email non funzionante
    Data Registrazione
    11 Apr 2009
    Messaggi
    757
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    tratto da www.neoborbonicisicilia.it

    Emergenza rifiuti in Campania: la soluzione proposta alle autorità politiche

    Al presidente della Regione Campania Bassolino ed in copia conoscenza al presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro ed ai sindaci del napoletano e del casertano.

    Il Comitato Siciliano, in collaborazione con il Comitato di Caserta, ha elaborato un progetto che contiene una serie di “AZIONI DA INTRAPRENDERE PER LA RIDUZIONE ED ELIMINAZIONE DELL’EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA E PER SCONGIURARLA IN SICILIA”.L’emergenza rifiuti che da ormai diversi anni affligge la Regione, non è più sostenibile ed i cittadini, giustamente esasperati, minacciano una rivolta sociale se il problema non verrà risolto in maniera definitiva.

    Abbiamo visto che la costruzione di nuove discariche e di nuovi inceneritori è improponibile, in quanto l’aria ed i terreni già pesantemente inquinati da anni di malaffare ambientale non possono essere ulteriormente danneggiati in un territorio a vocazione agricola che vive di tale economia ed ha grosse responsabilità nei confronti dei consumatori del nord Italia ed europei per quanto riguarda la tutela della salute.

    Noi del Comitato Siciliano, che fa parte dell’associazione nazionale dei Comitati delle Due Sicilie, siamo convinti che esiste un modo non inquinante per risolvere il problema della spazzatura.

    Per scoprirlo abbiamo fatto ciò che nessun politico ha avuto mai il coraggio di fare: rovistare nell’immondizia per capire di cosa è fatta.

    Ci siamo accorti in questa maniera che la maggiorparte di ciò che si trova tra i rifiuti è composto da scarti di generi alimentari provenienti dai supermercati.

    Di questa spazzatura, la componente maggiore è la plastica seguita da carta e per ultimi il vetro ed il metallo.

    Essendo dunque l’enorme quantità di plastica e carta il problema più grosso sia in termini di inquinamento che di smaltibilità, è necessario che i supermercati vendano esclusivamente prodotti contenuti in vetro ove sia possibile sostituirli con i classici prodotti contenuti in plastica e carta.

    I supermercati dovrebbero vendere solo le bottiglie di minerale in vetro e non in plastica, i pelati in bottiglie di vetro e non nelle latte, i succhi di frutta non nel cartone, ma in flaconcini di vetro e così via per altri prodotti che saranno individuati.

    Tale soluzione, oltre a ridurre ai minimi termini il volume dei rifiuti e quindi risolvere il problema, portera due vantaggi non trascurabili:

    · VANTAGGIO ECONOMICO: Il ritorno al vetro porterebbe la creazione di nuovi posti di lavoro sia nel campo della raccolta, che nel trattamento della materia vetrosa, che poi sarà reimmessa sul mercato.Non ci sarà più spreco di risorse fossili(sempre più costose) ed inquinamento.Infatti non tutti sanno che la plastica che viene riciclata non può essere riutilizzata per contenere prodotti alimentari.Dovranno essere favoriti quei produttori locali che fabbricano i loro prodotti utilizzando solo vetro, in quanto nei supermercati meridionali il 90% della merce che troviamo sugli scaffali viene prodotta al nord (non esiste nessun contributo da parte dei produttori del nord allo smaltimento dei i rifiuti che questi prodotti portano in se)Inoltre più lontano è il luogo di produzione più il prodotto dovrà essere imballato con carta e plastica per consentire che arrivi integro a destinazione.Il vetro, che presto sarà più conveniente della plastica, non ha praticamente costi di produzione in quanto tutto il vetro venduto dai centri commerciali viene completamente riciclato e reimmesso sul mercato.

    · VANTAGGIO AMBIENTALE: La quasi assenza di plastica, carta e di metalli renderebbe molto più agevole la gestione dei rifiuti e non si verificherebbero gli ingorghi di spazzatura per le strade come accade ormai da anni.La spazzatura prodotta dalle città si potrebbe così gestire in piccolediscariche e soprattutto non sarebbe necessario costruire inceneritori.Inoltre una mole così piccola di spazzatura in plastica, carta e metallo renderebbe molto più facile la raccolta differenziata, rendendola finalmente una consuetudine anche in Campania e nelle regioni ove queste norme fossero applicate.

    Chiediamo al Sig. Presidente della Regione Campania, di emettere al più presto un’ordinanza che consenta quanto esposto sopra.

    Cordialità

    Comitato delle Due Sicilie - Catania

    Comitato delle Due Sicilie - Caserta

  8. #8
    Forumista
    Data Registrazione
    08 Oct 2011
    Messaggi
    612
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da SuperMario Visualizza Messaggio
    Quoto !!! Non costruiamo termovalorizzatori in Campania !!


    bravo allora tieniti la mundezza davanti a casa e stai zitto

  9. #9
    Forumista
    Data Registrazione
    27 Jul 2010
    Messaggi
    753
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Invece del commento imbecille e non richiesto dell'ultimo ospite (non desiderato)...due considerazioni serie tra noi duosiciliani:

    1) quando parte la campagna di rifiuti zero entro il 2020, come si fa a San Francisco? I movimenti duosiciliani x me si devono impegnare su questo...deve essere un MUST!
    2) fino al 2020 per quali step passiamo? Che obiettivi abbiamo per la raccolta differenziata per il 2008 e quali dobbiamo dare per gli anni futuri ai nostri amministratori (sperando che non ci siano ancora Bassolino, jervolino &Co.)? Secondo me minimo il 30% entro fine 2008, puntando ad un maggiore efficienza nella raccolta di plastica, vetro, alluminio, carta, ingombranti etc etc Dal 2009 si deve passare a Napoli ed in tutto il resto della Campania anche alla raccolta differenziata dell'umido...e in due anni arriviamo al 50% di differenziata.
    3) E soprattutto mentre riduciamo la massa di rifiuti in ingresso al ciclo, cosa necessaria per tutte le considerazioni che abbiamo fatto e per produrre CDR di qualità, per avanzare nel piano di rifiuti zero entro il 2020 etc etc....per ora come chiudiamo il ciclo? Se anche a me la logica della discarica e dell'inceneritore non piace...che facciamo xò nel frattempo? Quando si decide su un'alternativa valida all'inceneritore come Thor o impianti a dissociazione molecolare? Questo e' uno degli argomenti più delicati che non tratta nessuno...e' necessario un dibattito all'interno del nostro movimento, informarci e poi prendere una posizione.

    Progettualità e pragmatismo cari compatrioti...

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    10 Nov 2007
    Messaggi
    121
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito ...

    Citazione Originariamente Scritto da Marica Visualizza Messaggio
    Tieniti la mundezza (?!? nd) davanti a casa e stai zitto
    Una mano anonima sul mio blog nel post intitolato "La Sardegna Pattumiera" ha scritto (cito testualmente)

    "ma che cazzo voglio sti sardi di merda?per una nave che gli hanno pure pagato profumatamente! se non era per sta storia poi i giornali non se li nculavano proprio come fanno sempre!!!! bel modo di manifestare teppistico!!!"

    Lo ammonito di non permettersi più di farlo però non ha tutti i torti!

    Seriamente: cominciamo anzitutto a smaltire bassolino, jervolino, bocchino, cuffaro, vendola, mastella, ecc

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Termovalorizzatori
    Di (Controcorrente (POL) nel forum Liberalismo e Libertarismo
    Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 11-04-08, 03:08
  2. la lobby dei termovalorizzatori a rai tre
    Di pietroancona nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 24
    Ultimo Messaggio: 21-02-08, 06:08
  3. Termovalorizzatori
    Di Gioa nel forum Sicilia
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 21-01-08, 00:56
  4. Termovalorizzatori
    Di LIBERAL_ nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 51
    Ultimo Messaggio: 09-01-08, 19:18

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito