
Originariamente Scritto da
Alberta
Non sopporto i tribuni populisti alla Grillo, mentre amo molto Gaber e la sua disincantata lucidità critica, sfociante talora in autentica preveggenza, ma quest'ultimo non è che sia proprio il miglior testimonial dell'invito ai cittadini ad andare alle urne, anzi ... Il brano "La libertà" è del 1972, ma già tre anni dopo lui inizierà - personalmente - a disertare le urne, anche perchè quella canzone parla di tutt'altro che di elezioni ...
Da "
Gaber - la vita, le canzoni, il teatro", a cura di Sandro Neri, Giunti Edizioni, 2007:
"Luporini [
Sandro, pittore e scrittore anarchico, co-autore con Gaber di tutti i testi del teatro-canzone di quest'ultimo]: C'è stato un momento in cui eravamo quasi nauseati da questa canzone. Non tanto per i contenuti quanto per l'uso che di quel pezzo era stato fatto indipendentemente dalla nostra volontà. L'avevano usata nei comizi elettorali per dire alla gente:
'Andate a votare'. Perchè quello era il senso che i più davano all'espressione
'libertà è partecipazione'. Figuriamoci:
noi ci rifiutavamo da anni di votare ... Puntavamo a uno spazio di incidenza e non è andando puntualmente alle urne che lo conquisti. Anzi, il voto non ti dà alcun potere in questo senso. E infatti, nel passaggio successivo, precisiamo
'la libertà non è neanche avere un'opinione'. Come crearsi dunque uno spazio di incidenza? A questa domanda non so rispondere. Sono sempre stato contrario al fare politica. Ho sempre pensato, e in questo Giorgio era d'accordo con me, che maturare una coscienza politica sia naturale, doveroso. Ma fare politica è un mestieraccio, un'impresa anche un po' ridicola. Ridicola nel senso che, da politico di professione, puoi anche arrivare in alto, magari entrare nel governo, per poi scoprire però che neanche a quel livello puoi incidere realmente, neppure comandare. Perchè è il mercato che comanda, le logiche internazionali. I governanti, secondo me, possono al massimo suggerire delle piccole modifiche. Questo è il senso del nostro rifiuto di andare a votare. Non votare, per noi, era come dire a chi condivideva questo nostro atteggiamento: contiamoci, facciamogli vedere che ci siamo e quanti siamo. Siamo arrivati a scrivere:
'Compagno, abbiamo vinto: scappiamo'. Questo per dire quanto credevamo nelle elezioni ...".
Da "
Giorgio Gaber - Frammenti di un discorso ...", a cura di Micaela Bonavia, Selene Edizioni, 2004:
- "Anche se non so più bene che cosa voglia dire essere di sinistra. Ma le critiche meno benevole mi sono sempre arrivate proprio dai giornali di sinistra, che non tollerano quelli che non si schierano totalmente. O di qui o di là. Io ho sempre cercato di dire quello che pensavo, senza identificarmi con ideologie imposte.
Anche per questo dal '75 ho smesso di votare. Purtroppo per ragioni affettive non ho potuto fare a meno di votare per mia moglie Ombretta Colli, ma, a parte questa eccezione, non potrei mai essere di destra. Direi che è un fatto fisico. Però quanto mi fanno incazzare quelli di sinistra!" [A. Orlando,
Esserci o non esserci (In tv e nei media)?, GQ n. 19, aprile 2001]
- "Fortunatamente il 13 maggio non è candidata,
posso tornare all'astensione. Come dice il mio amico Giampiero Alloisio, io non temo Berlusconi in sè, temo Berlusconi in me" [G. Lerner,
Gaber: canto i talenti del '68, perdenti come me, Corriere della Sera, 6.4.2001]
La "vera" canzone di Gaber sulle elezioni - nella quale lui esprime tutto il suo disincanto, sia pure in maniera umoristica e quasi grottesca - è questa, del 1976 ...
http://it.youtube.com/watch?v=kx1vmBwLz-k