



Mi spiace, Lotari, non capisco i tuoi 'grassetti' e cosa intendano evidenziare. La prima frase che grassetti era una considerazione supergenerale e non si riferiva ad alcuno in particolare. La seconda non era - naturalmente - una diagnosi neurologica, ma credo condividerai che spesso la Giustizia viene colta soprattutto nel suo aspetto repressivo, piuttosto che nel suo aspetto di tutela e promozione dei valori. Io parlavo di Giustizia nel senso profondo, tu mi accusavi di agitare fantasmi di sbirri. Ho ritenuto opportuno precisare. Quanto ai nicknames, mi pareva che tu attribuissi un valore singolare a manifestarsi col nome e col cognome, quasi fosse un particolare coraggio. Ma forse non ho capito bene. Nessun problema, e tutto qui: fraternamente.
Ringrazio Cattolico per i link sugli scandali. Non ho davvero avuto la forza di leggere interamente gli articoli in questione - lo confesso - anche perché non sono un grande appassionato di scandali clericali. Però lo ringrazio di cuore, perché sono veramente utili a capire quel che intendevo dire quando mi scontravo con l'autore di quei saggi.
Grazie, B.


Barsanufio, io sono dilaniato da un conflitto interiore tra la preminenza dei diritti di Dio e come dici tu, il rispetto che deve caratterizzare ogni cristiano verso certe persone consacrate. Questo conflitto me lo porterò alla tomba, sempre che prima non avvengano fatti sconvolgenti che mi faranno decidere definitivamente per il primo.
Invidio i cattolici che dormono sonni tranquilli cullandosi nel positivismo olimpico del trionfo sulla Bestia. Il trionfo ci sarà, ma non sappiamo come.
"Lo stesso Padre Pio, confessava nelle sue lettere al suo direttore spirituale, alcune esperienze: Lettera a Padre Agostino del 7 aprile 1913 :"Mio carissimo Padre, venerdì mattina ero ancora a letto, quando mi apparve Gesù. Era tutto malconcio e sfigurato. Egli mi mostrò una grande moltitudine di sacerdoti regolari e secolari, fra i quali diversi dignitari ecclesiastici, di questi chi stava celebrando, chi si stava parando e chi si stava svestendo dalle sacre vesti. La vista di Gesù in angustie mi dava molta pena, perciò volli domandargli perché soffrisse tanto. Nessuna risposta n'ebbi. Però il suo sguardo mi portò verso quei sacerdoti; ma poco dopo, quasi inorridito e come se fosse stanco di guardare, ritirò lo sguardo ed allorché lo rialzò verso di me, con grande mio orrore, osservai due lagrime che gli solcavano le gote. Si allontanò da quella turba di sacerdoti con una grande espressione di disgusto sul volto, gridando: "Macellai! E rivolto a me disse": "Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò per cagione delle anime da me più beneficiate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo dell'agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L'anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L'ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l'agonia. Ahimè come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge e che costoro al loro indifferentismo, aggiungono il loro disprezzo, l'incredulità. Quante volte ero li per li per fulminarli, se non fossi stato trattenuto dagli angioli e dalle anime di me innamorate... Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai sentito da me questa mattina. Digli che mostrasse la tua lettera al padre provinciale..." Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo".
(PADRE PIO DA PIETRELCINA: Epistolario I° (1910-1922) a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni - Edizioni "Padre Pio da Pietrelcina" Convento S.Maria delle Grazie San Giovanni Rotondo - FG)


Lotari, ti comprendo perfettamente. Io non conosco affatto Padre Pio, ma suppongo che gli sia stato dato dall'alto un dono particolare di santa collera, un po' come - forse - a un antico profeta AT. Ma per comportarsi così quel dono bisogna averlo ricevuto davvero.
Penso che in ogni altro caso ci si debba comportare - se vuoi - più come san Francesco, che si prostrava - dall'alto del suo straordinario rigore - soprattutto ai sacerdoti indegni, perché coglieva ancor più l'aspetto miracoloso laddove vedeva il corpo del Signore fiorire tra le mani pesanti di peccato di un prete peccatore. Oppure come i buoni figli di Noè, che non guardando velano le vergogne del Padre: certo, per fare ciò occorre vedere, non so, il proprio Vescovo o il proprio Parroco, come un padre, che si ama incondizionatamente anche se alcolista, o delinquente, o demente.
Grazie, Barsanufio


Sei mattiniero Barsa. Bravo....
Sentite, siccome stamane mi trovavo a leggere questi passi dell'apostolo santo, spero non disturbi nessuno se ve li propongo anche a voi. Trattasi di un 'inutile' OT. Consideratelo come un 'intermezzo', alla Chopin.
Buona giornata
____________________
1Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O forse abbiamo bisogno, come altri, di lettere di raccomandazione per voi o da parte vostra? 2La nostra lettera siete voi, lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini. 3È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori.
4Questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. 5Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, 6che ci ha resi ministri adatti di una Nuova Alleanza, non della lettera ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito da' vita.
7Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu circonfuso di gloria, al punto che i figli d'Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore pure effimero del suo volto, 8quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? 9Se già il ministero della condanna fu glorioso, molto di più abbonda di gloria il ministero della giustizia. 10Anzi sotto quest'aspetto, quello che era glorioso non lo è più a confronto della sovraeminente gloria della Nuova Alleanza. 11Se dunque ciò che era effimero fu glorioso, molto più lo sarà ciò che è duraturo. 12Forti di tale speranza, ci comportiamo con molta franchezza 13e non facciamo come Mosè che poneva un velo sul suo volto, perché i figli di Israele non vedessero la fine di ciò che era solo effimero. 14Ma le loro menti furono accecate; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, alla lettura dell'Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. 15Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; 16ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto. 17Il Signore è lo Spirito e dove c'è lo Spirito del Signore c'è libertà. 18E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore.
4
1Perciò, investiti di questo ministero per la misericordia che ci è stata usata, non ci perdiamo d'animo; 2al contrario, rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti a ogni coscienza, al cospetto di Dio.
3E se il nostro vangelo rimane velato, lo è per coloro che si perdono, 4ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio. 5Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù. 6E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo.
7Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. 8Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; 9perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, 10portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. 11Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita.
13Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, 14convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. 15Tutto infatti è per voi, perché la grazia, ancora più abbondante ad opera di un maggior numero, moltiplichi l'inno di lode alla gloria di Dio. 16Per questo non ci scoraggiamo, ma se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno. 17Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, 18perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne.
5
1Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. 2Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: 3a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. 4In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. 5È Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito.
6Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, 7camminiamo nella fede e non ancora in visione. 8Siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo ed abitare presso il Signore. 9Perciò ci sforziamo, sia dimorando nel corpo sia esulando da esso, di essere a lui graditi. 10Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, ciascuno per ricevere la ricompensa delle opere compiute finché era nel corpo, sia in bene che in male.
11Consapevoli dunque del timore del Signore, noi cerchiamo di convincere gli uomini; per quanto invece riguarda Dio, gli siamo ben noti. E spero di esserlo anche davanti alle vostre coscienze. 12Non ricominciamo a raccomandarci a voi, ma è solo per darvi occasione di vanto a nostro riguardo, perché abbiate di che rispondere a coloro il cui vanto è esteriore e non nel cuore. 13Se infatti siamo stati fuori di senno, era per Dio; se siamo assennati, è per voi.
14Poiché l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. 15Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. 16Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. 17Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.
18Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. 19È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. 20Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. 21Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.


I nuovi teologi Stefani e Mancuso bocciano Ratzinger, quell'analfabeta
Sull'ultimo numero di "il Foglio" - non il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara ma quello che si autodefinisce "mensile di alcuni cristiani torinesi", giunto al suo 38esimo anno di vita - c'è un articolo di Piero Stefani che prende spunto dal "non discorso" di Benedetto XVI alla Sapienza per formulare delle critiche radicali al pensiero dell'attuale pontefice.
L'interesse di tali critiche è che esse, terribilmente drastiche, hanno per autore uno degli intellettuali più titolati del cattolicesimo italiano e una delle firme più rappresentative di "Il Regno", l'autorevole quindicinale dei dehoniani di Bologna. Stefani - già poco tenero col libro del papa su Gesù - è anche uno specialista di fama dell'ebraismo e del dialogo tra le religioni, ha pubblicato vari libri importanti e insegna presso l'Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino di Venezia.
Ebbene, dopo aver premesso che "Ratisbona resterà un punto di svolta del pontificato di Benedetto XVI, da allora in poi messo in uno stato di perenne ricattabilità da parte dell'islam", Stefani scrive:
"L'astratta elevatezza del discorso alla Sapienza si presenta, nel suo piccolo, come uno specchio del massimo dramma dell'attuale pontificato: l'incapacità non solo di leggere e di interpretare, ma persino di percepire il mondo reale".
E più avanti:
"Il fattore dominante nel discorso pubblico di Ratzinger è l'assolutizzazione di una ragione (o meglio della ragione) assunta come organo unico preposto alla conoscenza della verità. Si compie però un ulteriore passo, riassumibile nel modo seguente: siccome la verità per definizione è una e siccome il messaggio cristiano è vero, i due hanno contratto, in linea di principio, un matrimonio indissolubile. Il risvolto più inquietante di questa impostazione non tocca i laici (i quali dal messaggio ricevono solo un'ennesima immagine parziale della fede), bensì i credenti cattolici a cui è prospettata una fede necessariamente agganciata a una concezione della ragione incapace di reggere alla critica del pensiero moderno. In definitiva, la volontà di assegnare a un'esausta apologia di una determinata concezione della ragione un ruolo strategico consegna l'attuale magistero all'incomprensione degli apporti più qualificanti della cultura moderna e all'estraneità dal mondo reale".
Questa la conclusione:
"Ci si può domandare: la ragione ha davvero bisogno di un papa per essere invitata a mettere in moto la propria ricerca? E ancor di più, ha bisogno del vescovo di Roma per sapere quando cammina sulla strada maestra della verità o quando invece erra lungo i viottoli sdrucciolevoli del relativismo? L'annuncio dell'evangelo è compito peculiare del credente. Dal canto suo, l'annuncio di una ragione aperta al vero, al bene e a Dio sarebbe una contraddizione in termini, e non è consentito farlo neppure al papa, poiché la ricerca razionale per sua natura non è legata a nessuna ‘buona novella' che le giunge dall'esterno".
Fin qui Stefani sul mensile "il Foglio" del febbraio del 2008. Ma va detto che la sua non è una posizione isolata, dentro l'intellettualità cattolica italiana.
C'è ad esempio una forte consonanza tra le tesi di Stefani e quelle espresse il 10 febbraio da Vito Mancuso sull'altro "Foglio", quello quotidiano, in risposta alla recensione critica del suo libro "L'anima e il suo destino" scritta dal gesuita Corrado Marucci su "La Civiltà Cattolica".
Sia per Stefani sia per Mancuso il magistero della Chiesa di Benedetto XVI è al disastro perché è legato a una visione del mondo sorpassata. Quando invece dovrebbe adeguarsi ai moderni paradigmi scientifici, e su questo metro ripensarsi da capo.
Chi è Piero Stefani
Nato a Ferrara il 12 settembre del 1949, si è laureato in Filosofia nel 1972 a Bologna. Noto studioso di ebraismo, dal '95 al '99 ha lavorato, per incarico del Ministero della Pubblica Istruzione, presso Biblia, associazione laica di cultura biblica con sede a Settimello (Firenze) quale coordinatore nazionale; è titolare del corso di "Dialogo con l'ebraismo" presso l'Istituto di Studi Ecumenici S. Bernardino di Venezia. Dall'85 è redattore della rivista Il Regno di Bologna. Collabora regolarmente con varie associazioni che operano nel campo biblico ed ecumenico.
La rivista Il Regno è edita dal Centro editoriale dehoniano di Bologna, un'opera della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore, noti come dehoniani (dal nome del fondatore, p. Leone Giovanni Dehon). È un quindicinale di attualità e documentazione cattolica, con una diffusione assai ampia nel mondo ecclesiale. Non ha distribuzione nelle edicole, ma si trova nelle principali librerie; la tiratura media è di poco inferiore alle 10.000 copie.
Fonte: Settimo Cielo, Blog di Sandro Magister, 11 Febbraio 2008


Fino a prova contraria, la teologia è una scienza.


Caro Apoliticos tu ci riporti un titolo
I nuovi teologi Stefani e Mancuso bocciano Ratzinger, quell'analfabeta
Vedi io non voglio peccare di falsa modestia ma "invidio" la cultura del Papa, che non credo abbia pari nel mondo cattolico, o quasi.
e dire che Joseph Ratzinger, o Benedetto XVI è un ignorante ... inficia già ogni altra considerazione!
Una persona di buon senso cosa dovrebbe pensare? spendo il mio tempo con chi non vuol sentire?
quel "mensile di alcuni cristiani torinesi" è - dovrei ritenere - proprio quello di alcuni, meno di quelli di manzoniana memoria, ma non per iperbole, nella realtà. alcuni che forse credono di essere cristiani! la libertà di esprimere un' opinione certo è lecita ma un po di buon senso dovrebbe avere sempre spazio!
e dire che l' autore uno degli intellettuali più titolati del cattolicesimo italiano e una delle firme più rappresentative di "Il Regno"
perdonami ma non è un titolo di credito nel mondo cattolico. Il Regno citerà documenti riperterà testi, ospiterà autori... ma un teologo a mio avviso può dire di essere tale, od è ritenuto tale se 1: è ortodosso, altrimenti è solo un competente di qualcosa; 2: se ha una cattedra alle università Gregoriana o Lateranense, ( senza porre una gerarchia) o forse in succesione a Santa Croce o all' Università Europea forse...
D' altra parte oggi ogni latrato - sine iniuria - che si alza chiama a raccolta tanti randagi. E ogni dissidente trova sempre con chi accompagnarsi, ma chi ne porta memoria!? certi testi paiono pubblicati solo per crearsi una notorietà, non per competenza ma per spirito polemico.
Non voglio offendere, ma qual' è la produzione letteraria di questi signori Mancuso e Stefani?
Per me fidarmi di loro - in teologia - sarebbe un po come dire che decidendo di fare un viaggio nello spazio vado a ripassare i progetti di maga magò per la sua scopa magica o prendo visione dei progetti di von Braun...
per essere chiaro, senza offesa, ripeto: maga magò sta ai 2 "teologi" come von braun sta a ratzinger.
sine iniuria!
Caro Apoliticos staimo attenti a non scadere nel ridicolo anche citando Vaticanisti che del Vaticano conoscono solo il Portone di bronzo, visto da fuori, quando è chiuso.
Altrimenti nessuno leggerà più il ns blog!
Ogni bene tuo Bizzzarrro




Non fare quella faccia. Se non sai certe cose, studia.![]()