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  1. #21
    Omia Patria si bella e perduta
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Elezioni? Bene vorrei sottoporre a tutti voi una questione fondamentale dell'area. Già sabato pomeriggio parlando con alcuni compagni di Terni quando ancora non si sapeva nemmeno quando si sarebbe andati al voto già sentivo di nuovo da alcuni che per due anni avevano fatto la critica aspra alla sinistra radicale istituzionale la frase "alle elezioni ci sta poco da fare, tocca votare anche con i dolori di panza per PRC o per la Sinistra Arcobaleno per evitare che torni al potere Berlusconi".
    Mi ritengo un tipo piuttosto intuitivo ma davvero mai avrei pensato di sentire di nuovo queste parole da alcuni (non tutti per fortuna ma comunque è un segnale di cui parlare) che per due anni hanno fatto denuncia e critica della sinistra radicale istituzionale.
    Vuol dire allora che le loro critiche alla sinistra radicale istituzionale venivano avanzate da un punto di vista di sinistra (anche se estrema). Del tutto naturalmente al momento delle elezioni questo punto di vista ti porta a turarti il naso per difendere la propria parte politica contro la vittoria della destra.

  2. #22
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    Non sono totalmente d'accordo..il disgusto per la classe politica in generale è dovuta sia a quanto dici tu sia a problemi sociali( lavoro, salari, costo della vita) che si è capito che questi no vogliono( non possono affrontare ..quindi l'astensionismo oggi puo' diventare in potenza un elemento forte di critica ma anche di proposta politica..vedremo..

  3. #23
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Aggiungo una nota di pessimismo

    L'astensione è una scelta che testimonia solo impotenza politica, anche se può venir giustificata con ottimi argomenti di natura morale e da una buona analisi dell'Italia attuale.

    Se ci pensiamo bene, il voto di ciascuno di noi è inutile e non decisivo perché diluito in una massa di milioni di altri voti.
    Tutti ne siamo consapevoli eppure l'80% dei cittadini italiani si reca comunque alle urne, pur sapendo che la propria scelta non sia in alcun modo decisiva.

    Perché? Io credo per la semplice ragione che il voto è essenzialmente una cerimonia collettiva che testimonia l'appartenenza di noi tutti a una comunità politica (l'Italia) e ci identifica come membri di una subcomunità politica (il partito o la coalizione scelta).

    La scelta di chi dovrà guidare il paese, del suo programma ecc. sono elementi importanti, ma vengono dopo.

    L'astensione è il rifiuto di far parte della comunità politica Italia, che oggi ha le sembianze della Seconda Repubblica, un rifiuto che è puramente individuale e negativo. Si rifiuta l'attuale sistema politico per ragioni morali (un sacrosanto disgusto) o teoriche (l'analisi degli interessi che si nascondono dietro il paramento sinistra/destra), ecc. ma pure sempre per ragioni solo negative.

    Nel rifiuto non c'è mai una proposta positiva e credibile per la costituzione di una nuova comunità politica alternativa, non perché non vorremmo, ma perché non ne sono ancora maturate le condizioni storiche.

    Per questo l'astensione resta un gesto (nobile o meno a seconda delle motivazioni), ma sostanzialmente individuale.

    Io non so quel che farò, sicuramente non voterò per uno dei due poli o per le loro frattaglie, deciderò all'ultimo momento tra astensione, voto nullo o voto a qualcuno che si colloca al di fuori dei poli principali. E sarà una scelta con valore esistenziale ed individuale non politico e comunitario. Non è molto ma si parte da noi stessi.
    Mi sembra molto molto intelligente la questione che hai sollevato. In realtà, il non-voto dimostra solo che all'interno della nostra comunità politica nazionale non abbiamo incidenza. Punto.

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    Non sono totalmente d'accordo..il disgusto per la classe politica in generale è dovuta sia a quanto dici tu sia a problemi sociali( lavoro, salari, costo della vita) che si è capito che questi no vogliono( non possono affrontare ..quindi l'astensionismo oggi puo' diventare in potenza un elemento forte di critica ma anche di proposta politica..vedremo..
    Però sono anni che si dice in giro che l'astensione è in aumento, ma, alla fine, l'80% delle persone va a votare e, per giunta, per centro-destra o centro-sinistra! Inquietante... Non so se stavolta ci sarà una forte astensione, l'importante è non puntare il nostro lavoro politico sulle elezioni.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    Non sono totalmente d'accordo..il disgusto per la classe politica in generale è dovuta sia a quanto dici tu sia a problemi sociali( lavoro, salari, costo della vita) che si è capito che questi no vogliono( non possono affrontare ..quindi l'astensionismo oggi puo' diventare in potenza un elemento forte di critica ma anche di proposta politica..vedremo..

    Sono d'accordo. L'astensione è comunque un NO. Ma un NO non è solo distruttivo e semplice critica, esso contiene in sè il germe della proposta se spiegato e diffuso come spiegazione. In fondo se ci pensate alla base del NO ci sono tutti i comitati spontanei popolari di questi ultimi anni (No Dal Molin, No Tav etc). Anche l'astensione se la facciamo diventare oggetto di un serio lavoro politico può diventare un NO estremamente propositivo ed aggregante a livello comunitario. Certo non è una roba semplice da fare.

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo. L'astensione è comunque un NO. Ma un NO non è solo distruttivo e semplice critica, esso contiene in sè il germe della proposta se spiegato e diffuso come spiegazione. In fondo se ci pensate alla base del NO ci sono tutti i comitati spontanei popolari di questi ultimi anni (No Dal Molin, No Tav etc). Anche l'astensione se la facciamo diventare oggetto di un serio lavoro politico può diventare un NO estremamente propositivo ed aggregante a livello comunitario. Certo non è una roba semplice da fare.
    Con i nostri soli mezzi? Oh, andiamoci piano... ...continuiamo con la campagna astensionista, ma occhio che non abbiamo tanto peso da poter determinare un qualche cambiamento...per ora.

  7. #27
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    io parteggio per la scheda bianca, mi sembra una scelta politicamente più rilveante e responsabile.
    e ' una scelta che elimina il non voto qualunquistico ed estremistico che soo due varianti che rifiuto entrambe.
    se non voterò ( cosa probabilissima, poichè non ritengo validi i progetti della sinistra della sinistra della sinistra della sinistra anche al di fuori dei due poli) sarà perchè non è ancora nato un progetto politico in cui io creda e non perchè rifiuto la possibilità di agire da dentro per costruire una forza politica, nè perchè tutto fa schifo ( alla qualunquista ).
    Insomma scheda bianca, per quanto generico anch'esso, ritengo abbia più valore comunitario del non voto.

  8. #28
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    Premetto che non voto da una vita, probabilmente avrò votato solo in un paio di tornate. Non sono né orgoglioso né tantomeno avvilito per questo. La scelta astensionista non l’ho mai vissuta come premessa di qualcos’altro. Non ho mai pensato utile e intelligente fare il conto delle astensioni come un “voto alla rovescia”. Non mi hanno mai appassionato i dati delle affluenze elettorali, se non per considerazioni di natura sociologica.

    Gli USA è una vita che viaggiano su percentuali di affluenza risicatissime, eppure lì non mi sembra siano finora accaduti rivolgimenti rivoluzionari. L’astensionismo non ha valore in sé, è inutile parlare di astensionismo rivoluzionario in... assenza di rivoluzione. A meno che non ci si trovi, appunto, in una congiuntura storica nella quale vige una situazione di forte dualismo di potere, cioè di contropotere reale che può, e vuole, diventare potere. In questi casi, infatti, l’astensionismo diventa espressione tattica di strategia rivoluzionaria.

    L’estraneità all’attuale sistema politico, la mancanza assoluta nella situazione data di spiragli di utilizzo della tribuna elettorale, la natura strutturale della odierna “democrazia”, mi porta ad ignorare il terreno della competizione elettorale, lasciando agli altri il piacere della partecipazione. Astensione, scheda bianca, scheda nulla, ognuno faccia come meglio ritiene ma, per carità di Dio, lasciamo stare argomenti tesi ad avvalorare l’una o l’altra opzione. Quel che conta, e che ci dà il senso dell’appartenenza a questo mondo, è il senso che diamo al nostro agire, e se stiamo intervenendo sul tema vuol dire che non siamo né nichilisti, né qualunquisti, né indifferentisti, né individualisti, né trasformisti, né... miglioristi.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    io parteggio per la scheda bianca, mi sembra una scelta politicamente più rilveante e responsabile.
    e ' una scelta che elimina il non voto qualunquistico ed estremistico che soo due varianti che rifiuto entrambe.
    se non voterò ( cosa probabilissima, poichè non ritengo validi i progetti della sinistra della sinistra della sinistra della sinistra anche al di fuori dei due poli) sarà perchè non è ancora nato un progetto politico in cui io creda e non perchè rifiuto la possibilità di agire da dentro per costruire una forza politica, nè perchè tutto fa schifo ( alla qualunquista ).
    Insomma scheda bianca, per quanto generico anch'esso, ritengo abbia più valore comunitario del non voto.
    Ma la scheda bianca non va ad aggiungersi alla maggioranza? Ossia, non viene utilizzata nel conteggio finale per aumentare i voti di chi ha già vinto?

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Premetto che non voto da una vita, probabilmente avrò votato solo in un paio di tornate. Non sono né orgoglioso né tantomeno avvilito per questo. La scelta astensionista non l’ho mai vissuta come premessa di qualcos’altro. Non ho mai pensato utile e intelligente fare il conto delle astensioni come un “voto alla rovescia”. Non mi hanno mai appassionato i dati delle affluenze elettorali, se non per considerazioni di natura sociologica.

    Gli USA è una vita che viaggiano su percentuali di affluenza risicatissime, eppure lì non mi sembra siano finora accaduti rivolgimenti rivoluzionari. L’astensionismo non ha valore in sé, è inutile parlare di astensionismo rivoluzionario in... assenza di rivoluzione. A meno che non ci si trovi, appunto, in una congiuntura storica nella quale vige una situazione di forte dualismo di potere, cioè di contropotere reale che può, e vuole, diventare potere. In questi casi, infatti, l’astensionismo diventa espressione tattica di strategia rivoluzionaria.

    L’estraneità all’attuale sistema politico, la mancanza assoluta nella situazione data di spiragli di utilizzo della tribuna elettorale, la natura strutturale della odierna “democrazia”, mi porta ad ignorare il terreno della competizione elettorale, lasciando agli altri il piacere della partecipazione. Astensione, scheda bianca, scheda nulla, ognuno faccia come meglio ritiene ma, per carità di Dio, lasciamo stare argomenti tesi ad avvalorare l’una o l’altra opzione. Quel che conta, e che ci dà il senso dell’appartenenza a questo mondo, è il senso che diamo al nostro agire, e se stiamo intervenendo sul tema vuol dire che non siamo né nichilisti, né qualunquisti, né indifferentisti, né individualisti, né trasformisti, né... miglioristi.
    Intervento molto intelligente e realistico. Io sono molto più interessato alla competizione amministrativa - locale - rispetto a quella politica nazionale, perché ritengo che ci possano essere spiragli solo sul piano municipale per il futuro della nostra azione politica.

 

 
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