
Originariamente Scritto da
Mjollnir
No, certo che no, caro Schwarzefront. Anzi, a ben vedere è l'unica ad essere corredata - nelle varie tradizioni in modo multiforme ma convergente - da elementi mitici e sapienziali. É nel mito polare che l'origine geografica non è soltanto tale, ma coincide con l'Origine metafisica, che il centro è anche il Centro.
Il punto essenziale è decidere su che piano affrontare la questione; è inevitabile che chi si affida ad archeologia, genetica ed altre "scienze positive" sarà cieco di fronte a dati di altra natura.
É stata poi affermata una cosa totalmente sbagliata: non è vero che la tesi nordica non abbia più alcun sostenitore.
Negli anni '80-'90 del XX sec. è stata ripresa da Jean Haudry, indoeuropeista francese, e dal suo connazionale Bourdier. In Italia è stata ripresa anche da Onorato Bucci, ("Antichi popoli europei", 1993) e da F. Rendich ("L'origine delle ingue indoeuropee").
D'altro canto bisognerebbe chiarire preliminarmente cosa si intende con "ipotesi nordica", perchè a volte si confonde l'accezione geografica (una sede circumpolare) con una etnica (l'appartenenza degli Indoeuropei in tutto o in parte al cosiddetto "tipo nordico" della razza europoide). Queste 2 accezioni sono parzialmente autonome, perchè - come già scriveva Evola nel 1939 :
"La razza nordica primordiale o iperborea è ben lungi dall'avere un rapporto diretto con i ceppi germanici del periodo delle invasioni. Viene ammesso che forme più pure della loro civiltà, più che in tali ceppi, sono da ritrovarsi nelle origini di millenarie civiltà indoeuropee"
(...)
e ancora
"le razze propriamente nordico-germaniche non sono che le ultimissime propaggini dei popoli che lasciarono la sede nordica, ove essendo rimasti più a lungo in condizioni climatiche tra le più sfavorevoli, caddero in una certa involuzione. Presso ad una maggiore purità di sangue, queste ultime razze nordiche mostrano dunque forme di spiritualità confuse e frammentarie, da non paragonarsi, per altezza metafisica, a quelle del ciclo degli Arii Iperborei".
L'ipotesi della dimora artica, dunque, non è di per sé funzionale al cosiddetto "nordicismo" suprematista anglosassone o al "pangermanismo" nazionalista tedesco.
Questo era già chiaro ad Evola nel secolo scorso, ma anche a Tilak ancora prima, il quale infatti si chiedeva se la sede artica fosse propria non solo degli Arya ma di tutto il genere umano.
Lo sottolineo perchè purtroppo ci sono molte persone in circolazione nell' ambiente "tradizionale" ossessionate da questi mostruosi "spettri" ("nordicismo", "pangermanismo"), e molte altre persone che, frammista alla spiritualità, hanno una agenda di tipo politico-nazionalistico. Tutte queste persone, per un motivo o per l'altro, si mettono a gridare istericamente appena si comincia a parlare di dimora artica, oppure si trincerano ridacchiando dietro la presunta oggettività dei "dati scientifici" (dimenticando, ad es, quanto i risultati dell'archeologia siano provvisori ed effimeri).
Inoltre, sarebbe anche ora di smettere di correre dietro a nomi come Renfrew, Gjmbutas, Cavalli Sforza, l'importanza dei quali è da ridimensionare drasticamente.
In particolare il primo ha espresso ipotesi oggettivamente fragilissime, a partire dal suo presupposto fondamentale: l'aver associato la diffusione degli Indoeuropei all'avanzata dell'agricoltura. Ma nessuno dei loro tratti culturali evidenti autorizza a considerarli una tipica civiltà agricolo-sedentaria. Anzi, tutt'altro.
Personalmente auspico che, nell'affrontare la questione dell'Urheimat, atteggiamenti deleteri di questo tipo si perdano per strada, anche se al momento non sono ottimista. Ma soprattutto auspico che i gentili affrontino la questione con uno spirito gentile, e cioè privilegiando le reminescenze della dimora perduta che i nostri miti - veri e propri monumenti culturali - e le nostre tradizioni ci offrono.