Tempo addietro raccolsi le confessioni di un sadhak indiano che conoscevo da diversi anni e che stimavo. Mi descrisse la sua esperienza che qui riporto frugando nei cassetti della memoria. Prendetela per quel che vale.
“Seguivo il mio Maestro da diversi anni e la mia sadhana era parte della mia vita anche se la mia vita non era ancora diventata la mia sadhana. Il Guru mi aveva donato il Mantra, le insegne e gli strumenti spirituali di potere. Improvvisamente Egli mi disse che sarebbe stato meglio per me lasciare la mia condizione mondana e recarmi in un luogo per eseguire la pratica da lui indicata. Aggiunse che non dovevo preoccuparmi di nient’altro e che il mio tempo sarebbe stato indeterminato.
Raggiunsi quella località nel pieno della torrida estate, non c’era elettricità o acqua corrente ma in compenso c’erano insetti velenosi e rettili, oltre ad altri animali con cui convivere quotidianamente.
La mia determinazione e la concentrazione ottenuta dalla pratica mi fecero soffrire meno le avverse condizioni ambientali e presto mi ci abituai. In quel ritiro avevo portato gli strumenti spirituali che il Guru mi aveva dato e che mi avrebbero aiutato nel mio lavoro.
Il loro uso combinato al Mantra cominciò a manifestare degli effetti: i sensi interni sembrarono acuirsi e nuove percezioni si fecero evidenti. Dopo mesi il Maestro mi richiamò e mi rimandò ancora nel mondo, nello stesso ruolo che avevo lasciato.
Incominciai a vedere frammenti di vite passate, poi parti più lunghe, poi le esistenze affiorarono numerose e i ricordi si alternavano. Vidi il Guru, al cui fianco ero stato in tutte le mie esistenze passate come lo sarò in quelle future; vidi le forme che aveva assunto nei tempi e compresi meglio la sua Essenza eterna.
I legami ed i rapporti sociali in questa esistenza sono a volte connesse con le vite passate e così riconobbi persone con cui avevo avuto relazioni nel passato, buone e cattive, cosa di cui loro erano totalmente ignare ovviamente e che non comunicai mai. Le sensazioni che vivevo dentro me erano forti, devastanti.
Non erano solo le positività di un’esistenza ad affiorare ma anche le cose meno piacevoli. Era rivivere un’altra volta eventi terribili. Vedevo parti di vite andate di coloro che mi erano vicini in quest’esistenza. Parlai al Guru delle mie esperienze; spesso non riuscivo a comprendere se si trattasse di fenomeni reali o creazioni della mente. Egli mi rispose che avrei ricordato solo quanto mi sarebbe servito per quest’esistenza. Non solo il passato ma anche il futuro sarebbe venuto a me in quello stato.
E vidi il futuro, dei luoghi, delle persone, di me, la prossima vita e la cosa non è stata facile da digerire. Chi vorrebbe sapere le disgrazie che lo attendono, quando dovrà morire, chi trai i suoi cari lo lascerà presto o se concluderà la sua esistenza in modo drammatico o tragico?. Non c’era modo per poter selezionare quello che arrivava; ero un recipiente passivo che poteva solo accogliere. Cominciai a provare un certo disagio, un rifiuto a seguire, a rispondere a quelle emozioni. Quelle esperienze non erano state volute o rincorse e ci volle del tempo per comprenderle ed assimilarle. In seguito altre capacità si sovrapposero a queste. Ciò che i cercatori chiamano poteri spirituali vengono conseguiti immergendoci nella nostra anima ma non sono mai come non pensiamo.”






Rispondi Citando