
Originariamente Scritto da
Barsanufio
Un docente italiano di logica presso la Columbia University di NY (il cui motto è in theory there is no difference between theory and practice; in practice there is) ha scritto, come uno dei suoi primi libri, uno dedicato all'ontologia del buco. Si intitola: Holes, and Other Superficialities, Cambridge MA, MIT University Press, 1994. Non è facile capire cos'è un buco. E' piuttosto problematico definire come una cosa questo ente parassita che non può esistere senza un oggetto che lo ospita cui sottrarre esistenza. D'altra parte qualcosa deve pur essere, visto che a tutti noi sarà almeno una volta capitato di dire: qui c'è un buco.
Nella Scrittura i buchi sono essenziali come nell'Emmenthal, in cui indicano - come dice wikipedia - la maturazione naturale del formaggio che sprigiona piccole sacche di anidride carbonica. Bisognerebbe diffidare da una scrittura senza buchi, visto che la stagionatura non sarebbe stata veramente come si deve. Hai ragione, Waglione, sono abbastanza felice, e amo il buco come il formaggio.
Peraltro mi pare che alcuni rabbini mistici invitassero i lettori a decifrare la parte bianca della pagina della Torah, e non sono quella nera (ossia i caratteri scritti).
Grazie, B.