Fino al 32 il tasso di disoccupazione raggiungeva il 30%.
Da rilevare le differenze del Gni in questione:
http://upload.wikimedia.org/wikipedi...tkriseEngl.PNG
Per non parlare della strategia fordiana per il contenimento della disoccupazione.


Fino al 32 il tasso di disoccupazione raggiungeva il 30%.
Da rilevare le differenze del Gni in questione:
http://upload.wikimedia.org/wikipedi...tkriseEngl.PNG
Per non parlare della strategia fordiana per il contenimento della disoccupazione.
Ultima modifica di ulver81; 14-04-10 alle 17:06


Ancora con sta storia gia smentita pienamente in passato: i tentativi di incursioni contro il Pakistan risultarono un fallimento, documentato da ambo le parti coinvolte nel conflitto.La storia di Chernobyl non c'entra una mazza.
Le riforme cinesi non sarebbero mai state attuabili pienamente in Urss in quel contesto, in particolar modo per le differenze "culturali" tra i due popoli: in poche parole ce lo vedi un russo a produrre come un cinese, quando la convinzione del sovietico medio di quel periodo era quella di arricchirsi come un occidentale pur mantenendo un sistema socialista?
L'Urss era comunque gia in una fase deficitaria da ben prima di Gorbaciov.


Schacht - se permetti - fu uno di coloro che per risolvere il problema della disoccupazione puntò proprio sui lavori pubblici, anzichè sul riarmo, su cui era sostanzialmente scettico.
Il capolavoro di Adolf Hitler fu quello di legare il valore del marco al valore-lavoro: cosa che diede stabilità al marco e favorì ulteriormente l'occupazione.
In questo modo Adolf Hitler si mise apertamente contro il sistema capitalista mondiale e i suoi meccanismi finanziari. L'alta finanza, dopo la nazionalizzazione della banca tedesca di cui fu il 'popolo' a divenire proprietario, divenne un nemico mortale del Terzo Reich.
Questa non è mera retorica tesa ad elogiare in maniera superficiale la Germania nazionalsocialista.
Ma in ambito economico-sociale la politica nazionalsocialista rappresentò una rottura rispetto al sistema economico-finanziario mondiale.
Come più volte sottolineava il Fuehrer nei suoi discorsi, lui non aveva azioni in industrie belliche e dalla prospettiva di una guerra non ci guadagnava nulla.
Erano altri che invece dalla guerra avevano tutto da guadagnarci.
Che la guerra fosse inevitabile per l'intrinseca struttura economica del Reich è opinabile: vogliamo parlare del fatto che l'attacco alla Polonia in realtà avvenne solo in seguito al mancato rispetto da parte della Polonia di un accordo su Danzica, che era stato portato a termine da Goering?
Comunque, in sostanza, come spesso capita qua si confonde pianificazione sovietica e primato della politica sull'economia, ossia dirigismo, quale effettivamente fu quello nazionalsocialista.




la guerra rappresenta un approdo naturale del nazionalsocialismo, del tutto omogeneo alla sua impostazione ideologica e cultrurale. tant'è che il riarmo inizia da subito, già nel 1933-34. ricordiamoci che senza la "pugnalata alla schiena" e il conseguente spirito revaniscista, non avremmo avuto il nazionalsocialismo.
lo stesso attacco all'unione sovietica si giustifica unicamente con una sorta di ineluttabile coerenza morale del fuhrer e del terzo reich, giacchè le motivazioni strategiche addotte appaiono davvero poco convincenti.
sul resto, ti quoto integralmente. corporativismo, socializzazione, partecipazione operaia, interventismo economico sono cosa diversa dal gosplan e dall'amministrazione centralizzata dell'economia di stampo sovietico
Ultima modifica di Adriano Romualdi; 14-04-10 alle 19:49






Non ho avuto ancora l'occasione di leggerlo, ma partendo dalla prefazione e dall'estrazione di alcuni capitoli, parte da presupposti e paragoni poco convincenti.La necessità di espandersi, l'idea di Lebensraum è comune a tutte le potenze che agiscono a discapito di altri.I paragoni tra il Pil della Germania dell'epoca con quello dell'Iran attuale non reggono affatto.Come quello tra impero britannico e la Germania hitleriana.Per non parlare della giustificazione della Repubblica di Weimar (penalizzata a suo dire dai debiti di guerra) e una certa mistificazione della realtà dei rapporti finanziari tra gli Usa e la Rep. di Weimar (con la divisione del dopoguerra si spiegheranno poi tante cose in maniera molto più chiara).Ovviamente lo leggerò tutto prima di esprimere un giudizio, ma le premesse non sembrano affatto interessanti.


Lo scontro fra i Fascismi europei - NS incluso - e tenaglia liberaldemobolscevica prima o poi sarebbe avvenuto.
Ne sono perfettamente consapevole.
E - parere mio - la guerra mondiale aveva in sè una justa causa innegabile.
Non dico quindi che la Germania non aspirasse ad una politica di potenza. Vorrei sottolineare però una cosa che la storiografia ufficiale tende a minimizzare se non addirittura a nascondere: la Germania nazionalsocialista, assieme all'Italia fascista, fu una delle poche nazioni che - a differenza di Gran Bretagna, Francia e Polonia - appoggiò i tentativi del Vaticano di giungere ad una mediazione fra le parti tesa ad evitare lo scoppio di un conflitto bellico di portata internazionale.
Rassinier ne parla ampiamente qua: Il vero problema del papa e della pace nel paragrafo "Come Pio XII tentò di impedire la guerra".
Perciò, io non discuto che il Terzo Reich avesse adottato una politica di prestigio tesa ad espandere i confini della Germania e nemmeno l'ineluttabilità dello scontro.
Ciò che metto in discussione è credere che il Reich abbia voluto a tutti i costi la guerra per le esigenze intrinsiche al suo stesso sistema economico.
Ultima modifica di Giò; 14-04-10 alle 21:33


Fu lo stesso Stalin ad ammettere che lo stato e l'economia sovietica si era rivelata una macchina senz'anima.
Infatti tutto ciò che non ha un'anima prima o puoi sparisce per sempre.
Lo stato deve essere uno strumento al servizio dell'uomo. E non viceversa.
Ultima modifica di GNU-GPL; 14-04-10 alle 22:22