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Discussione: che cosa si reincarna?

  1. #181
    Amore vince la morte
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    Citazione Originariamente Scritto da Satyricon Visualizza Messaggio
    Ripeto: ll Buddha non ci ha detto cosa fosse il Sè, ma cosa esso NON fosse.

    Ha usato un procedimento di negazione già impiegato nell'Advaita Vedanta "l'Atman non e' questo e non e' quello (neti neti)".
    Tra l'altro, in alcuni testi, sembra esserci anche la distinzione tra un piccolo sè (papatman) e un Grande Sè (mahatman).

    Ad esempio: "Con quale Sè (kena atmana) si perviene al mondo di Brahma"? Sutta Nipata, 508 e ancora: "Prendi il Sè come tuo rifugio" Samyutta Nikaya III, 143
    Altrove, quando un uomo gli chiede se ha visto passare una ragazza che sta cercando, gli chiede se è preferibile cercare una ragazza o il Sè.

    “Allora colui che attua la meditazione vede attraverso la giusta comprensione l’impermanenza, il dolore e il non-sé (anicca - dukkha - anatta).” Visuddhimagga

    Se vuoi far passare l’idea che il Buddha non abbia mai espresso nessuna opinione al riguardo, ti sbagli di grosso e sei smentito dai testi canonici.




    Non capisco il senso di questo appunto.
    Se si usa un criterio meramente temporale cosa dire allora, dei Sutra Mahayana?

    Il Mahayana approfondisce, commenta e precisa i precedenti insegnamenti del Buddha, non li rinnega di certo.
    Come mai potrebbe, quando gli stessi maestri Mahayana li considerano insegnamenti originari?

    Sai infatti come i buddisti Hinayana (che è un termine Mahayana, sotto certi punti di vista anche dispregiativo) chiamavano i loro “colleghi” del Grande veicolo?

    Vaitulika ovvero espansionisti perché espandevano, estendevano, gli insegnamenti del Buddha e le scritture buddhiste.

    Infatti per un theravada i sutra mahayana non sono stati pronunciati dal Buddha Shakyamuni e solo i Sutrapitaka contengono ciò che disse il Buddha storico.
    Se poi sia effettivamente così, questo è un altro paio di maniche, ma un appunto del genere, a maggior ragione, si può ben fare anche per il canone cinese o quello tibetano.





    Scusa, ma allora perchè mi hai ripreso quando ho fatto questa affermazione?



    Non c’è stato silenzio, ma l’esplicita negazione che gli aggregati psicofisici fossero il Sè.
    Anche nel Tathagatagarbhasutra c’è la negazione che il Sè coincida con i cinque aggregati (“vedere il sè dove non c’è il sè”) proprio come nell’ Anattalakkhana Sutta.
    Perchè, per l’appunto, non c’è contraddizione tra i due livelli di insegnamento.

    Poi, naturalmente, viene approfondito il senso del tathagatagarbha o essenza del tathagata, intesa come ‘Natura del Buddha’ intrinseca in tutti gli esseri senzienti. Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano.





    Sono le parole del Signore Buddha: “il corpo non-è-sè”, “la coscienza non-è-sè”, etcetera.

    Se per te l’anattalakkhana sutta (discorso sui contrassegni del non-Sè), tradizionalmente il secondo discorso del Buddha, “serve a poco”, mi chiedo su che basi dottrinarie si possa esplicitare la dottrina del non-sè.

    Gli induisti (ed in parte anche i jainisti), nelle polemiche anti-buddiste, accusavano i buddisti proprio di questo: essere sostenitori della non esistenza del sè.
    E perchè i buddisti avrebbero insegnato questa dottrina se "Sakyamuni, restò muto"?
    Se la sono inventata con ragionamenti propri?




    Veramente chi si erge a maestrina dalla penne rossa, sempre pronto a bacchettare gli altri, mi sembri proprio tu.
    Tutte (e lo sottolineo) le scuole buddiste concordano con l’affermare che i cinque aggregati non sono il Sè.

    E’ evidente che questo non esaurisce il discorso relativo all’impermanenza della personalità e dei fenomeni, al problema dell’esistenza di un “me” che aspira alla liberazione (chi e cosa è?), ma su questo punto, mi sembra ci sia concordanza.




    Benissimo.
    Mi spieghi su che principi dottrinari e logici emerge la teoria dell’ anātman (non-sè), se il Buddha non ha mai espresso nessuna opinione a riguardo, come affermi tu?
    Ottimo e densissimo intervento. Non entro nel dettaglio della questione (direi cose ridondanti), ma intuisco di poter condividere appieno questa analisi che propone il paziente e attento Satyricon.

  2. #182
    decolonizzare l'immaginario
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    =Satyricon;7896992]Ripeto: ll Buddha non ci ha detto cosa fosse il Sè, ma cosa esso NON fosse.

    Ha usato un procedimento di negazione già impiegato nell'Advaita Vedanta "l'Atman non e' questo e non e' quello (neti neti)".
    Tra l'altro, in alcuni testi, sembra esserci anche la distinzione tra un piccolo sè (papatman) e un Grande Sè (mahatman).

    Ad esempio: "Con quale Sè (kena atmana) si perviene al mondo di Brahma"? Sutta Nipata, 508 e ancora: "Prendi il Sè come tuo rifugio" Samyutta Nikaya III, 143
    Altrove, quando un uomo gli chiede se ha visto passare una ragazza che sta cercando, gli chiede se è preferibile cercare una ragazza o il Sè.

    “Allora colui che attua la meditazione vede attraverso la giusta comprensione l’impermanenza, il dolore e il non-sé (anicca - dukkha - anatta).” Visuddhimagga

    Se vuoi far passare l’idea che il Buddha non abbia mai espresso nessuna opinione al riguardo, ti sbagli di grosso e sei smentito dai testi canonici.
    I testi che riporti dovrebbero essere corredati dal loro periodo storico e dalla Scuola o Maestro che li ha elaborati e non ultimo a quale edizione o traduzione fai riferimento.
    Per quanto concerne il tema in oggetto, per la TRADIZIONE ZEN è MOLTO importante il SILENZIO del Buddha che ricorre almeno una volta nel corso delle innumerevoli volte che la domanda circa l'esistenza o meno di un sè potesse aver luogo. In ambito Zen citiamo prevalentemente il SILENZIO di Sakyamuni, ci piace quello. Liberissimo tu di prolissarti come ti pare, a seguirti mi viene il mal di testa...



    Non capisco il senso di questo appunto.
    Se si usa un criterio meramente temporale cosa dire allora, dei Sutra Mahayana?

    Il Mahayana approfondisce, commenta e precisa i precedenti insegnamenti del Buddha, non li rinnega di certo.
    Come mai potrebbe, quando gli stessi maestri Mahayana li considerano insegnamenti originari?
    Ovvio, e chi ha mai detto il contrario? Io aggiungerei "approfondisce, commenta e precisa i pecedenti insegnamenti del Buddha, [e li supera]" per mio conto.


    Sai infatti come i buddisti Hinayana (che è un termine Mahayana, sotto certi punti di vista anche dispregiativo) chiamavano i loro “colleghi” del Grande veicolo?

    Vaitulika ovvero espansionisti perché espandevano, estendevano, gli insegnamenti del Buddha e le scritture buddhiste.

    Infatti per un theravada i sutra mahayana non sono stati pronunciati dal Buddha Shakyamuni e solo i Sutrapitaka contengono ciò che disse il Buddha storico.
    Se poi sia effettivamente così, questo è un altro paio di maniche, ma un appunto del genere, a maggior ragione, si può ben fare anche per il canone cinese o quello tibetano.
    Ci si perde in queste cose qui.
    Ogni Tradizione ha la sua storia, i suoi testi fondanti, i suoi Maestri.
    Per circa TRECENTO anni la trasmissione della dottrina è stata ORALE, era giusta? era sbagliata? Cosa lo certifica? Un libro? Un testo canonico?
    Assolutamente NO!!!




    Scusa, ma allora perchè mi hai ripreso quando ho fatto questa affermazione?
    Perchè ci sono più risposte che vengono attribuite a Sakyamuni date in contesti diversi a interlocutori diversi ed esistono almeno ambedue le opzioni, vale a dire "silenzio" e "parole" e comunque anche le "parole" del Buddha sono silenzio.



    Non c’è stato silenzio, ma l’esplicita negazione che gli aggregati psicofisici fossero il Sè.
    Anche nel Tathagatagarbhasutra c’è la negazione che il Sè coincida con i cinque aggregati (“vedere il sè dove non c’è il sè”) proprio come nell’ Anattalakkhana Sutta.
    Perchè, per l’appunto, non c’è contraddizione tra i due livelli di insegnamento.

    Poi, naturalmente, viene approfondito il senso del tathagatagarbha o essenza del tathagata, intesa come ‘Natura del Buddha’ intrinseca in tutti gli esseri senzienti. Ma questo è un discorso che ci porterebbe lontano.
    Quello del tathagatagarbha e la natura-di-buddha è un dibattito, una elaborazione dottrinaria sterminata, in precedenti interventi ho citato il pensiero di Dogen sull'argomento.
    E ti ripeto, quando citi i testi canonici o meno, dovresti includervi tra parentesi la data es.: (I° sec. d.C. oppure, e.c.) l'autore o gli autori e quale versione del testo usata nella citazione.



    Sono le parole del Signore Buddha: “il corpo non-è-sè”, “la coscienza non-è-sè”, etcetera.

    Se per te l’anattalakkhana sutta (discorso sui contrassegni del non-Sè), tradizionalmente il secondo discorso del Buddha, “serve a poco”, mi chiedo su che basi dottrinarie si possa esplicitare la dottrina del non-sè.

    Gli induisti (ed in parte anche i jainisti), nelle polemiche anti-buddiste, accusavano i buddisti proprio di questo: essere sostenitori della non esistenza del sè.
    E perchè i buddisti avrebbero insegnato questa dottrina se "Sakyamuni, restò muto"?
    Se la sono inventata con ragionamenti propri?
    La "dottrina del non-sè" poggia la sua logica sulla coproduzione-condizionata (Pratitya-Samutpada) in quanto ogni fenomeno manca di natura propria, di noumeno.



    Veramente chi si erge a maestrina dalla penne rossa, sempre pronto a bacchettare gli altri, mi sembri proprio tu.
    Tutte (e lo sottolineo) le scuole buddiste concordano con l’affermare che i cinque aggregati non sono il Sè.

    E’ evidente che questo non esaurisce il discorso relativo all’impermanenza della personalità e dei fenomeni, al problema dell’esistenza di un “me” che aspira alla liberazione (chi e cosa è?), ma su questo punto, mi sembra ci sia concordanza.
    Intanto vedo che a volta usi il termine "Sè" altre "sè", presumo ti sia chiara la differenza che designa in questo modo quello personale e quello cosmico.
    Sei troppo tranchant sul "tutte le scuole buddhiste", la storia è lunghissima, periodicistica, geograficante, composta da tanti maestri...in sintesi l'insegnamento di Buddha NON E' DOGMATICO, fisso, ingessato, immobile, paralizzato. Questo mi sento di dirti.
    Quello che tu chiami "Il Signore Buddha"...in ambito Zen è stato definito in innumerevoli modi: "tre sacchi di riso", " il bastone per pulire la merda", "la tua faccia prima di nascere", eccetera, eccetera, eccetera.



    Benissimo.
    Mi spieghi su che principi dottrinari e logici emerge la teoria dell’ anātman (non-sè), se il Buddha non ha mai espresso nessuna opinione a riguardo, come affermi tu?
    Spero di avere chiarito che il Buddha, a seconda dell'interlocutore e del contesto, nel corso dei suoi 45 anni di insegnamento ha dato molte risposte, in ambito Zen preferiamo IL SILENZIO.
    La dottrina dello anatman (scusa la mancanza di accento), poggia sulla coproduzione-condizionata o origine dipendente dei fenomeni e sulla legge di impermanenza (che comunque è intrinseca alla coproduzione-condizionata Pratitya-Samutpada).

    Stammi bene.

  3. #183
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da Genyo Visualizza Messaggio




    La dottrina dello anatman (scusa la mancanza di accento), poggia sulla coproduzione-condizionata o origine dipendente dei fenomeni e sulla legge di impermanenza (che comunque è intrinseca alla coproduzione-condizionata Pratitya-Samutpada).

    Stammi bene.
    La coproduzione -condizionata non ha nulla a che fare con il Sè..o sè..che sono la stessa cosa..vista sotto l'aspetto personale o universale..jivatman o paramatman..
    Il Buddismo non è metafisico..e il Sè..equivalente all'Essere..non è manifestato..non è un fenomeno..
    L'Esistenza cioè..non esiste..come il Sè..è al di là dello spazio e e del tempo e dei fenomeni..
    Se si analizzano i fenomeni è chiaro che non c'è nessun Atman..perchè l'Atman non è un oggetto..ma è una qualificazione immanifesta di Brahman..
    e la metafisica comincia proprio da qui..dalll'Essere..dall'Atman..dal Sè..
    Il fatto che il Sè non sia un fenomeno o un oggetto..non significa che non possa essere percepito..perchè tramite la meditazione il Sè o l'Esistenza prende coscienza di Se Stessa..come Testimone..
    Essendo il Testimone pura soggettività non manifestata..non esiste..ma è l'Esistere..e chi vi perviene sfugge ai fenomeni e a quella legge di causa ed effetto che determina l'esistente..
    Non è forse detto che il Saggio è legge a se stesso..non più condizionato da nulla..?
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  4. #184
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    Guarda, la dialettica e il pensiero discorsivo sono solo abili mezzi, utili, ma provvisori ed imperfetti.
    Anche il buddismo, in fondo, è upaya, proprio per l’esortazione del Buddha a non attaccarsi alle forme di insegnamento e alle pratiche religiose per non generare nuove illusioni.
    “Ehi-passika, venire a vedere” e non “credete”, diceva il Buddha.

    Non voglio fare un trattato nè polemizzare eccessivamente;tuttavia lasciami puntualizzare qualcosina.

    TU hai affermato:
    “Alla domanda se esistesse il Sè, il Buddha Sakyamuni rimase silente.
    L'esegesi e le interpretazioni successive a questo silenzio, variano da Scuola a Scuola.”


    Quindi NON hai parlato a nome della scuola ZEN (adesso ti fai scudo del tuo insegnamento) ma hai esteso – erroneamente – un concetto presente solo nel TUO particolare buddismo a tutto il Buddhadharma.
    Per questo ti avevo chiesto di essere più attento quando parlavi del dharma del Risvegliato.

    Visto che chiedi sempre correttezza e precisione, sii tu per primo corretto e preciso, quando riprendi un interlocutore.

    Per quanto riguarda la “produzione in relazione reciproca” è il meccanismo (quindi “funzionamento”, “legge”, più che “dottrina”) per il quale si ha il propagarsi dell’esistenza e dei fenomeni ad essa correlati secondo la legge per cui ogni evento è preceduto da una causa che la determina secondo una precisa relazione.
    E’ la ruota o “catena circolare”, del divenire samsarico.

    Il suo punto focale è, naturalmente, l’ignoranza.

    Naturale che, in un certo qual modo implicito, ci rientri anche l’impermanenza del sè-fenomenico (a rigore ammessa solo dalle scuole Mahayana, e da essa poi il dolore e il non-sè individuale), ma la sottolineatura va sulla dipendenza dei fenomeni e alla loro connessione causale, non certo sulla mancanza del sè-individuale (quintuplice aggregato come non-sè) ammessa questa da tutte le scuole buddiste.

    Come le prendi alla lontana le cose tu...


    Curiosamente (per te, naturalmente), è proprio da quei testi Pali di cui cerchi di sminuire e relativizzare l’importanza, che io ho citato poc’anzi, che si ha la prima enunciazione di questa legge:

    “Condizionate dall’ignoranza (avijja) sorgono le tendenze (samskhara); condizionate dalle tendenze sorge la coscienza (vinnana) (...)” (Samyutta Nikaya, II, 1).

    Quindi, fammi capire: quando io cito i discorsi del Samyutta Nikaya riguardo al sè, bisogna contestualizzare, vedere a che scuola appartengono, il periodo, il codice fiscale dei monaci e bla, bla, bla...e poi TU ti rifai a concetti nati e sviluppati in quel contesto filosofico e culturale?
    E tutto questo ti sembra coerente?

    Se metti in dubbio le parole del Buddha contenute negli antichi testi (cosa che nessun maestro farebbe mai, vi è da dire), a maggior ragione tutte le rilessioni del Madhyamika e poi di tutto il Mahayana possono essere facilmente confutate.
    O credi che i concetti dello Zen provengano da Marte?



    Citazione Originariamente Scritto da Genyo Visualizza Messaggio
    Stammi bene.
    Anche tu.
    Saluti

  5. #185
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    Predefinito Buddha Sakyamuni rimase silente

    Il silenzio del maestro a volte è insegnamento, a volte è monito, a volte è rumore per la mente, a volte è solo silenzio.

  6. #186
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    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    Il silenzio del maestro a volte è insegnamento, a volte è monito, a volte è rumore per la mente, a volte è solo silenzio.
    In realtà il Silenzio è simbolo..ma di cosa..?
    Il simbolo non ha lo stesso significato per tutti..ma si modella in funzione di chi lo percepisce..
    Anche Gesù rimase in silenzio alla domanda di Pilato di cosa fosse la Verità..
    Il Silenzio..è gettonato..
    E più i Maestri stanno in silenzio e più i discepoli sono loquaci..
    Nel Silenzio un Maestro comunica qualcosa..tutto ciò appunto che non può essere detto a parole..perchè evocherebbe questioni a non finire..
    e la Verità..si percepisce immeditamente..non è della mente..delle parole..
    o si sente o non si sente..
    Il Silenzio quindi è assenza di parole..ma è presenza di qualcosa d'altro..
    ed è appunto questo qualcosa d'altro...che appare diverso agli occhi del saggio o dello stolto..
    Il saggio vi vede il Sè..la Presenza..lo stolto vi vede la negazione..il niente..
    Il Sè non c'è perchè il Budda è stato in silenzio..!
    Il Sè c'è perchè appunto il Budda è stato in silenzio..e lo ha comunicato..a chi lo capisce..
    E la lotta tra chi lo capisce e chi non lo capisce..insanguina il mondo da millenni...
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  7. #187
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da Satyricon Visualizza Messaggio
    Guarda, la dialettica e il pensiero discorsivo sono solo abili mezzi, utili, ma provvisori ed imperfetti.
    In antico..e in India..fino a non molto tempo fa..i Bramini erano contrari a scrivere i testi religiosi..e..oltre al naturale desiderio di essere unici depositari delle Scritture..c'era una ragione più profonda..
    Una mente impreparata poteva fraintendere le parole e il senso..abbasando la comprensione del Testo..che ..non più trasmesso oralmente ..poteva essere strumento di errori e fraintendimenti..
    Una volta che il Testo è scritto..chiunque può ripeterne le parole..anche senza la minima comprensione..comprensione che solo un Maestro poteva saggiare..
    Tipico è il fraintendimento della storiella zen del bastone e dell'esame..
    L'allievo entra nella stanza..e invece di chissà quali domande..viene chiesto dove ha messo l'ombrello...e..l'allievo..dubita..e..viene bocciato..
    Ecco..molti pensano che l'allievo doveva ricordarsi dove aveva messo il bastone..che il fatto di non ricordarsene significava scarsa attenzione..
    Ma così non è..questa è una lettura per chi è condizionato dalla mente ..che non vede nient'altro..che pensieri e memoria..
    L'allievo viene bocciato perchè dubita..e non perchè non si ricordava..
    Poteva non ricordarsi ..e se lo avesse detto senza dubitare avrebbe dimostrato centramento..avrebbe dimostrato di non essere succube della mente..ma di essere stabile nel Sè..o nel Centro..o nella Meditazione..
    La lettura dei Sacri Testi è lo stesso..servono a stabilirci nel Centro..sono mezzi..e possono cambiare ed adattarsi ai tempi e ai luoghi..e chi si ferma alle parole..è come quel discepolo che si sofferma a pensare se il bastone è a destra o a sinistra..dimenticando se stesso..
    Se i Testi fanno dimenticare la propria Meditazione..sono fini..non mezzi..e i fini sono dell'ego..e i Testi servono all'ego..e lo studente è bocciato..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
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  8. #188
    decolonizzare l'immaginario
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    Citazione Originariamente Scritto da Satyricon Visualizza Messaggio
    Guarda, la dialettica e il pensiero discorsivo sono solo abili mezzi, utili, ma provvisori ed imperfetti.
    Anche il buddismo, in fondo, è upaya, proprio per l’esortazione del Buddha a non attaccarsi alle forme di insegnamento e alle pratiche religiose per non generare nuove illusioni.
    “Ehi-passika, venire a vedere” e non “credete”, diceva il Buddha.

    Non voglio fare un trattato nè polemizzare eccessivamente;tuttavia lasciami puntualizzare qualcosina.

    TU hai affermato:
    “Alla domanda se esistesse il Sè, il Buddha Sakyamuni rimase silente.
    L'esegesi e le interpretazioni successive a questo silenzio, variano da Scuola a Scuola.”


    Quindi NON hai parlato a nome della scuola ZEN (adesso ti fai scudo del tuo insegnamento) ma hai esteso – erroneamente – un concetto presente solo nel TUO particolare buddismo a tutto il Buddhadharma.
    Per questo ti avevo chiesto di essere più attento quando parlavi del dharma del Risvegliato.

    Visto che chiedi sempre correttezza e precisione, sii tu per primo corretto e preciso, quando riprendi un interlocutore.

    Per quanto riguarda la “produzione in relazione reciproca” è il meccanismo (quindi “funzionamento”, “legge”, più che “dottrina”) per il quale si ha il propagarsi dell’esistenza e dei fenomeni ad essa correlati secondo la legge per cui ogni evento è preceduto da una causa che la determina secondo una precisa relazione.
    E’ la ruota o “catena circolare”, del divenire samsarico.

    Il suo punto focale è, naturalmente, l’ignoranza.

    Naturale che, in un certo qual modo implicito, ci rientri anche l’impermanenza del sè-fenomenico (a rigore ammessa solo dalle scuole Mahayana, e da essa poi il dolore e il non-sè individuale), ma la sottolineatura va sulla dipendenza dei fenomeni e alla loro connessione causale, non certo sulla mancanza del sè-individuale (quintuplice aggregato come non-sè) ammessa questa da tutte le scuole buddiste.

    Come le prendi alla lontana le cose tu...


    Curiosamente (per te, naturalmente), è proprio da quei testi Pali di cui cerchi di sminuire e relativizzare l’importanza, che io ho citato poc’anzi, che si ha la prima enunciazione di questa legge:

    “Condizionate dall’ignoranza (avijja) sorgono le tendenze (samskhara); condizionate dalle tendenze sorge la coscienza (vinnana) (...)” (Samyutta Nikaya, II, 1).

    Quindi, fammi capire: quando io cito i discorsi del Samyutta Nikaya riguardo al sè, bisogna contestualizzare, vedere a che scuola appartengono, il periodo, il codice fiscale dei monaci e bla, bla, bla...e poi TU ti rifai a concetti nati e sviluppati in quel contesto filosofico e culturale?
    E tutto questo ti sembra coerente?

    Se metti in dubbio le parole del Buddha contenute negli antichi testi (cosa che nessun maestro farebbe mai, vi è da dire), a maggior ragione tutte le rilessioni del Madhyamika e poi di tutto il Mahayana possono essere facilmente confutate.
    O credi che i concetti dello Zen provengano da Marte?





    Anche tu.
    Saluti

    Non so a quale gioco stai giocando...il mio intervento è abbastanza chiaro nel suo procedere ed avresti dovuto per correttezza citare quello che IO avevo detto e successivamente il TUO commento relativamente a quanto io avevo contestato nel merito del tuo prolisso e arzigogolato discorso.
    Ritengo quindi il tuo procedere riguardo il mio intervento SCORRETTO.

    Per ogni possibile chiarificazione per chi ne avesse voglia lo rimando al precedente intervento dove PUNTO PER PUNTO contesto precisamente le tue affermazioni che ritengo non pertinenti al contesto. Chi ne ha voglia può leggersi le mie osservazioni al tuo discorso.

    Questa volta non condivido nulla di quanto dici, quindi non ha senso entrare nel merito già ribadito nel precedente intervento.

    Per quanti volessero riflettere sugli sviluppi del buddhismo a partire da Bodhidharma, che era il 28° patriarca indiano e fondatore del buddhismo cinese che a sua volta determina quello giapponese, mediti sulle sue parole fondamentali che dicono riguardo al SUO buddhismo:

    Una pratica non fondata su parole o scritti
    Che non si inchina all'autorità dei testi
    Che mira direttamente al cuore e alla mente dell'uomo


    per soggetti come Satyricon è molto dura....carissimo ricorda bene.... UNA PRATICA NON FONDATA SU PAROLE O SCRITTI....
    Capisci???

  9. #189
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    Una pratica non fondata su parole o scritti
    Che non si inchina all'autorità dei testi
    Che mira direttamente al cuore e alla mente dell'uomo

    per soggetti come Satyricon è molto dura....carissimo ricorda bene.... UNA PRATICA NON FONDATA SU PAROLE O SCRITTI....
    Capisci???[/quote]

    Sarei anche d'accordo...ma di cosa stiamo parlando allora? Quale pratica?
    (Mi sarebbe oltremodo utile per superare l'angoscia delle bollette da pagare)

  10. #190
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    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    Il silenzio del maestro a volte è insegnamento, a volte è monito, a volte è rumore per la mente, a volte è solo silenzio.
    E tanto altro...
    Comunque, sia il silenzio, sia le parole (che sono la stessa cosa per il Buddha, e tutti dovrebbero chiedersi perchè le parole sono la stessa cosa del silenzio), sono SUCCESSIVAMENTE stati elaborati entro le varie Tradizioni e Scuole.
    Le Scuole Teravada sono più "conservatrici" e affini a una modalità di interpretazione dell'insegnamento, le Scuole Mahayana adottano loro modalità di interpretazione dell'insegnamento.

    Relativamente al BUddha storico, che insegnò 45 anni, la domanda relativa all'esistenza o meno del sè, ricorre più volte e a seconda del contesto e dell'interlocutore la risposta poteva essere in forma verbale o silente e sia in un modo che nell'altro il significato era il medesimo.
    Per il Buddha non c'era alcuna differenza nell'esprimere quanto gli premeva sia che usasse le parole o il silenzio.
    Questo per coloro che seguono il buddhismo teravada è piuttosto difficile da assimilare...

 

 
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