
Originariamente Scritto da
Satyricon
Guarda, la dialettica e il pensiero discorsivo sono solo abili mezzi, utili, ma provvisori ed imperfetti.
Anche il buddismo, in fondo, è upaya, proprio per l’esortazione del Buddha a non attaccarsi alle forme di insegnamento e alle pratiche religiose per non generare nuove illusioni.
“Ehi-passika, venire a vedere” e non “credete”, diceva il Buddha.
Non voglio fare un trattato nè polemizzare eccessivamente;tuttavia lasciami puntualizzare qualcosina.
TU hai affermato:
“Alla domanda se esistesse il Sè, il Buddha Sakyamuni rimase silente.
L'esegesi e le interpretazioni successive a questo silenzio, variano da Scuola a Scuola.”
Quindi NON hai parlato a nome della scuola ZEN (adesso ti fai scudo del tuo insegnamento) ma hai esteso – erroneamente – un concetto presente solo nel TUO particolare buddismo a tutto il Buddhadharma.
Per questo ti avevo chiesto di essere più attento quando parlavi del dharma del Risvegliato.
Visto che chiedi sempre correttezza e precisione, sii tu per primo corretto e preciso, quando riprendi un interlocutore.
Per quanto riguarda la “produzione in relazione reciproca” è il meccanismo (quindi “funzionamento”, “legge”, più che “dottrina”) per il quale si ha il propagarsi dell’esistenza e dei fenomeni ad essa correlati secondo la legge per cui ogni evento è preceduto da una causa che la determina secondo una precisa relazione.
E’ la ruota o “catena circolare”, del divenire samsarico.
Il suo punto focale è, naturalmente, l’ignoranza.
Naturale che, in un certo qual modo implicito, ci rientri anche l’impermanenza del sè-fenomenico (a rigore ammessa solo dalle scuole Mahayana, e da essa poi il dolore e il non-sè individuale), ma la sottolineatura va sulla dipendenza dei fenomeni e alla loro connessione causale, non certo sulla mancanza del sè-individuale (quintuplice aggregato come non-sè) ammessa questa da tutte le scuole buddiste.
Come le prendi alla lontana le cose tu...
Curiosamente (per te, naturalmente), è proprio da quei testi Pali di cui cerchi di sminuire e relativizzare l’importanza, che io ho citato poc’anzi, che si ha la prima enunciazione di questa legge:
“Condizionate dall’ignoranza (avijja) sorgono le tendenze (samskhara); condizionate dalle tendenze sorge la coscienza (vinnana) (...)” (Samyutta Nikaya, II, 1).
Quindi, fammi capire: quando io cito i discorsi del Samyutta Nikaya riguardo al sè, bisogna contestualizzare, vedere a che scuola appartengono, il periodo, il codice fiscale dei monaci e bla, bla, bla...e poi TU ti rifai a concetti nati e sviluppati in quel contesto filosofico e culturale?
E tutto questo ti sembra coerente?
Se metti in dubbio le parole del Buddha contenute negli antichi testi (cosa che nessun maestro farebbe mai, vi è da dire), a maggior ragione tutte le rilessioni del Madhyamika e poi di tutto il Mahayana possono essere facilmente confutate.
O credi che i concetti dello Zen provengano da Marte?
Anche tu.
Saluti