



Sabato 17 Maggio 2008
MANIFESTAZIONE
partenza corteo dalla Stazione di Verona Porta Nuova
ore 15.00
Nicola è ognuno di noi
Per sconfiggere insieme la paura scendiamo in piazza per svegliare una città che troppe volte ha girato la testa. Non deve farlo questa volta. Non deve farlo mai più.
Mobilitiamoci e riprendiamo la parola prima che l'ipocrisia riscriva anche questa storia.
per una Verona libera dalla paura,
per una Verona libera dall'odio,
per un Verona libera da vecchi e nuovi fascismi, libera dall'intolleranza, dal razzismo, dall'ignoranza
perchè esiste una Verona coraggiosa, aperta, indignata
perchè guardarsi all'interno, riconoscere il male profondo del nostro tempo e della nostra città è crescere.
Liberi.
Costruiamo assieme un corteo che attraversi e viva la città in una giornata aperta alle iniziative e ai contributi di tutte e tutti.
Nel 2008 a Verona si muore ancora di fascismo.
Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi.
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Assemblea cittadina promotrice della manifestazione per adesioni:
adesioni17maggio@gmail.com
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Al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi
Mercoledì alla notizia abbiamo tremato. Un dolore alla pancia, un presentimento. Mai come ora avremmo voluto essere smentiti. Non è così. La cronaca riassume drammaticamente la storia di questa città. Degli ultimi anni ma anche di trent´anni fa. Abel e Furlan. Figli annoiati della Verona bene che riempivano il loro tempo dando la caccia a presenze non conformi della nostra città. Avevamo purtroppo ragione. Cinque ragazzi. Giovanissimi. Chi più chi meno, figli della Verona bene, legati agli ambiti della tifoseria neo fascista, militanti o anche semplicemente simpatizzanti alla lontana dei movimenti o dei partitucoli dell´estrema destra cittadina. Vestiti bene, all´ultima moda. Alcuni con precedenti recenti, per atti di razzismo o per problemi allo stadio. Un certo clima culturale e sociale, alcuni imprenditori politici, un generale vento che spira ha suggerito un processo di riterritorializzazione: lasciare, o meglio, non limitarsi alle periferie, accantonare l´anima stradaiola e la "storica" attitudine "antiborghese" per rimpossessarsi del centro città.
Nicola è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso : migrante, comunista, gay, zingaro, barbone.. Solo e "semplicemente" perché estraneo, non familiare, non compatibile.
A che serve oggi raccontare per l´ennesima volta lo stillicidio di aggressioni?...Uno stillicidio di aggressioni motivate da "futili ragioni", spesso nel pieno del centro città. Come gli accoltellamenti dell´ estate 2005, come le sistematiche azioni contro i "diversi" (capelloni, alternativi, mangiatori di kebab, tifosi del Lecce...) compiute da una ventina di ragazzi figli della Verona bene, emerse da un inchiesta della DIGOS nella primavera scorsa. Come la "cacciata" da piazza erbe, l´autunno scorso, l´episodio non più violento ma più emblematico, quando alcuni antagonisti veronesi in quella piazza per bere lo spritz vennero aggrediti ed espulsi dalla stessa tra l´applauso generalizzato e pre-politico di decine e decine di astanti. O come l´ultimo fatto "marginale" in Valpolicella (il paese di Nicola) la lettera di una madre sul settimanale locale, del mese scorso, in cui si cercano testimoni di un´aggressione avvenuta in un bar , dove un ragazzo di colore giovanissimo è stato massacrato e ridotto in stampelle (fortunatamente provvisorie) tra cori da stadio e inni del ventennio, nell´imbarazzante omertà dei clienti,..
Per evitare che si ripeta.
Guardando al futuro. Partendo dalle radici, quelle storiche certo.
Innanzitutto quelle attuali. Il delirio securitario. Da tempo e in maniera esponenziale con le ultime amministrative un linguaggio si è imposto. Ci siamo svegliati una mattina ed abbiamo scoperto di essere in guerra, sotto assedio. Il nemico viene sempre da fuori e fuori deve tornare. Questo è il linguaggio criminale che succhiano col latte i figli di questa città.
Caro sindaco, alcune provocazioni....
Dovremmo immaginare che quest´ ultima aggressione sia solo un effetto collaterale di una ronda autogestita?
Dobbiamo spalleggiare il sindaco nella richiesta di 72 agenti di polizia per presidiare la notte il Bronx di Piazza Erbe?
Dovremmo concordare con la lega la liberalizzazione della armi di difesa personale e suggerire a tutti i diversi di questa città di girare armati?
Noi chiediamo le sue dimissioni perché simbolicamente lei è uno dei mandanti morali di questa tragedia. Perché riempiendosi la bocca della parola d´ordine sicurezza ha alimentato una forma di "insicurezza" che non produce voti, legittimando la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo poggia sull´odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l´acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina. Perché non avere detto una parola di condanna sui maledettamente e sempre uguali pestaggi in centro, ha provocato quello che è successo a Nicola.
Quante vite rovinate servono per aprire gli occhi?
A cosa è servita la tragedia di Nicola?
Quanto è successo a Nicola non può "capitare"
Quanto è successo a Nicola non può non insegnare
Quanto è successo a Nicola non può ripetersi.


Quei poveri e bravi ragazzi
Quei "poveri" ragazzi, quante volte abbiamo sentito queste parole associate
alle gesta vomitevoli violenza e intolleranza verso i tredici che, la notte
del 24 settembre 2007, avevano progettato un vero e proprio assalto al
Laboratorio Sociale Paz, atto non solo a colpire il luogo fisico di
produzione di soggettività e di servizi verso quei "diversi" così tanto
osteggiati e criminalizzati, ma anche e soprattutto per colpire le persone
che lo animano, coloro che danno voce e corpo a quella progettualità
antirazzista, antifascista e antiomofobica bersaglio della più vile cultura
che fiancheggia il disagio e si nutre del pensiero nazista.
Quei poveri ragazzi, in fin dei conti solo "ragazzini", quei figli della
comunità, quelle gesta da minimizzare perché troppo difficile riconoscere
che la gravità e la bestialità di quell'attentato, di quelle aggressioni
fosse opera proprio dei figli di questa comunità, una comunità che in
maniera simile al clima che si respira a Verona, crea una distinzione fra
libertà ed essere umani, e criminalizza tutto ciò che è diverso, nella
spirale falsa e cieca di una sicurezza e di una lotta al degrado che
producono mostri.
I mostri delle ronde, i mostri dell'intolleranza come accade da diversi
anni anche nel centro storico di Rimini, dove in diverse occasioni giovani
sono stati aggrediti nelle tante cantinette del centro storico per una
toppa su un giacchetto o per chissà quale acconciatura.
Dopo i gravi fatti accaduti a Verona e la morte di Nicola, ci sentiamo
partecipi al dolore della famiglia e poniamo un interrogativo a chi,
politicamente e mediaticamente anche nel nostro territorio, ha sempre
cercato di sminuire i fatti legati a Forza nuova Rimini, legittimando di
fatto l'uso della violenza nazista, mistificandone le gesta e minimizzando
le responsabilità.
Le responsabilità di famiglie assenti, disinteressate quasi assuefatte
dalla noia, la responsabilità di una comunità che spinge su
un "senso unico" senza ritorno, fatto di ideologie sicuritarie, di paura,
di ansietà, di pericolo. Questo è accaduto a Verona, politica o non
politica, questo poteva accadere a Rimini.
Quando il valore della vita umana cessa di esistere, tutta la comunità ha
perso. Perché ha generato in grembo la bestialità, l'ha nutrita
dell'indifferenza, del vuoto totale di senso e di appartenenza. Comunità
che hanno allevato delle creature che a forza di perseguitare i diversi,
prima o poi colpiranno tutti. Nessuno escluso.
Lanciamo fin da ora un appuntamento pubblico, il 23 maggio, in p.zza
Cavour, una scadenza che come laboratorio biopolitico ci eravamo dati per
riportare alla centralità del dibattito la questione dell'ordinanza sul
degrado e per il pubblico decoro. Sarà l'occasione per ribadire e costruire
insieme a quella parte di città che rifiuta le logiche della segregazione,
della falsa sicurezza, delle false paure, un'altra ordinanza possibile, un
altro senso di appartenenza e di bene comune verso il nostro territorio,
che liberi gli spazi pubblici dal controllo che genera paura,
sensazionalismo, emergenzialità, razzismo e intolleranza.
Laboratorio Sociale Occupato PAZ
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Laboratorio Sociale Occupato P.A.z.
via Montevecchio n. 7 - Rimini (Rn)
+39 0541 751653 -


La storia di tutti noi.
L’abbiamo già visto. Una rissa, una lite tra balordi finita male.
Stavolta la scusa è la sigaretta ma, come
ieri, la politica non c’entra niente.
Esattamente come quasi due anni fa, un ragazzo smette di vivere. Per noi è
stato Renato, ammazzato fuori da
un dance hall reggae sul litorale di Roma, ammazzato a coltellate perché
considerato diverso, compagno,
rosso. Oggi è Nicola, ammazzato di botte in una strada del centro di
Verona; stesse mani, poco più che
adolescenti, di un gruppetto di ragazzini cresciuti nella cultura fascista
e razzista dell’intolleranza e
del disprezzo. Educati alla violenza attraverso l’uso della lama
facile e dell' aggressività gratuita, infame, codarda del gruppo, o della
squadraccia, dei raid notturni.
Questi omicidi, nel corso di due anni, non sono episodi di bullismo e non
sono uno spettacolo.
Sono figli di un determinato linguaggio politico, di scelte di parole
d’ordine; figli di un’esasperata
rincorsa all’ordine ed alla sicurezza.
La paura ed il disprezzo, ripetuti ed alimentati, della diversità, che sia
della pelle, dell’origine
geografica, del pensiero o del modo di vestire: una cultura fatta di odio,
violenza e sopraffazione. La
scelta meticolosa di spostare sempre più avanti la soglia
dell’intolleranza ed alimentare quella guerra tra poveri che spesso aiuta
a non vedere tutto il resto.
Il resto fatto di precarietà della nostra vita, di lavori infimi e senza
diritti, dalla mancanza di casa,
dalla mancanza di spazi di decisione reale o di costruzione di un proprio
futuro.
Oscuri e puliti rimangono sempre quelli che su questa guerra ci speculano,
ci mangiano e si ingrassano. La
guerra sociale permanente, dove il nemico è sempre il più debole, chi non
corrisponde ad un tratto “normale”
delineato da non si sa bene chi e con quale autorità.
Per questo è pericoloso parlare da un punto di vista sociologico, e non
politico, rispetto a fatti che non
sono folklore, o semplice nostalgia, ma fenomeno diffuso e pericoloso di
una matrice politica.
Pericoloso come soffiare sul fuoco, come spesso ambienti politici, di
centro-destra e centro sinistra,
o i media fanno. Pericoloso perchè coscientemente superficiale e
banalizzante, come l’invocazione
dell’equidistanza dagli opposti estremismi.
Si tratta invece della contrapposizione reale tra nature politiche
differenti. Si tratta di rifiutare
una cultura politica che si ispira ad una della pagine più nere della
nostra storia da cui, faticosamente,
siamo usciti più di sessant'anni fa; si tratta di affermare che oggi una
cultura mortifera, piena di
richiami populisti alla chiusura degli spazi di libertà e sfruttamento
della miseria, sta venendo
propagandata nei territori della società italiana. Non ci sono emarginati
(da rieducare) a cui viene
inculcata la violenza, ma esiste una dinamica trasversale che diventa la
scelta di adesione ad una
posizione politica e a un comportamento che fà dell’aggressione, in
senso lato, il suo strumento.
Come tutte le aggressioni che avvengono ai danni di chi non può, o non
vuole, denunciarlo o di migranti e
rom a cui vengono date a fuoco le baracche.
La nostra attivazione è stata, è e sarà sempre di senso opposto,
ispirata all’inclusione ed alla
costruzione di legami solidali forti; cerchiamo di ricomporre un terreno
inclusivo che sappia affermare
diritti per tutti e non privilegi per qualcuno.
La violenza diffusa in questa società ai danni di tutti noi è tradotta
nell’impossibilità di poter avere
delle scelte da compiere; relegarla nello scontro degli opposti estremismi
è solo una cartina di tornasole.
La tutela dei nostri spazi politici, delle nostre prospettive e della
nostra incolumità fisica ci pone
di fronte alla questione della violenza. Se lo sciacallaggio ipocrita delle
istituzioni si trincera
dietro l’equidistanza, noi affermiamo di avere il diritto alla
resistenza. Rispetto ai fascisti, ai loro
metodi e ai loro tentativi di sopraffazione non faremo un passo indietro.
Conosciamo le operazioni mediatiche che seguono queste violenze: così come
è successo dopo la morte di
Renato, e prima Dax, e ancora dopo la morte di Nicola riemerge la stessa
fretta di escludere qualsiasi
matrice politica, rendendo invece plausibile la versione della rissa per
futili motivi.
Oggi, ancora una volta, ripetiamo che a Verona, come a Focene, non è stata
una rissa, è stata un’aggressione.
E, ad uccidere Nicola, come ad uccidere Renato, sono stati giovani
appartenenti ad una cultura neofascista
e razzista, espressione di una destra reazionaria.
Conosciamo il dolore, la rabbia, la mancanza di parole e ci stringiamo
intorno alla famiglia, agli amici, ai
suoi fratelli e sorelle.
Verso la manifestazione nazionale a Verona, il 17
maggio...
Con Renato, Dax e Nicola nel cuore.
LOA Acrobax
Coordinamento cittadino di lotta per la casa


VERONA: I MANDANTI
L'amministrazione comunale veronese si impegna a costituirsi parte civile nel processo contro i cinque estremisti di destra che hanno barbaramente ucciso Nicola Tommasoli.
Quell'amministrazione comunale capitanata da un sindaco che era stato condannato per violazione della legge Mancino in relazione a una sua campagna di qualche anno fa contro gli zingari (la Cassazione ha poi annullato la sentenza, rinviando tutto alla Corte d'appello di Venezia, ma il processo è ancora in piedi). Lo stesso sindaco che ha scelto Andrea Miglioranzi, ex Veneto Front Skinhead, membro della band nazi-rock dei Gesta Bellica e leader della Fiamma tricolore, quale capogruppo della sua lista in consiglio comunale, quel Tosi che ha partecipato nel dicembre scorso ad un corteo dell'estrema destra, dove ovviamente gli insulti alla Resistenza e all'antifascismo si sono sprecati e al termine del quale alcuni aderenti di Fiamma Tricolore non trovarono di meglio da fare che linciare tre "terroni".
Facciamo Breccia ritiene che dovrebbe invece essere la cittadinanza di Verona a costituirsi parte civile nei confronti di un'amministrazione comunale che quotidianamente istiga all'odio fondato sull'ignoranza e il revisionismo storico.
Sappiamo che ciò non accadrà, perché la cittadinanza veronese ha scelto questo sindaco con il 60,69% dei voti, ben sapendo chi fosse il leghista Tosi.
Ed ora questa città, questi amministratori e i media si affannano a dire che non si tratta di un delitto politico, perché i ragazzi assaliti non provenivano dai centri sociali, non erano né immigrati, né rom, né gay, lesbiche, trans, né meridionali. Come se l'ideologia nazi-fascista distinguesse, pensasse, interpretasse… No: l'ideologia nazi-fascista si caratterizza proprio per la violenza che si rovescia su chiunque taglia la strada, su chiunque non abbassa la testa, magari solo di fronte al comando "dammi una sigaretta". Perché all'uomo "superiore" tutto è dovuto.
Il delitto di Verona è terribilmente politico perché pone in luce il nucleo centrale del nazismo e del fascismo. Perché rende drammaticamente reale quanto sostenuto più volte nel passato: chiedere – o anche solo lasciare – che vengano offesi e violati i diritti di alcun*, significa mettere un'ipoteca sui propri stessi diritti. Perché quando si cominciano a prevedere eccezioni e deroghe all'inviolabilità della dignità umana, si sa chi viene colpito oggi, ma non chi potrà cadere domani.
Facciamo Breccia denuncia la costruzione di un clima politico che ha preparato questo omicidio che non è affatto un atto isolato, ma anzi si colloca in un contesto di aggressioni squadriste ripetute.
Mandanti sono coloro che assecondano i peggiori istinti di uomini violenti trasformandoli in vigilantes legittimati da un potere cieco, salvo rinnegarli quando – come in questo caso – si fanno cogliere quasi in flagranza di reato.
Mandanti sono coloro che imbracciano il moschetto del sionismo per assolvere il nazi-fascismo veronese e che strumentalizzano la Resistenza per condannare l'"invasore", ma non il fascismo italiano.
Mandanti sono tutti coloro che invocano una sicurezza che nient'altro risulta essere che il privilegio di non mescolarsi alla povertà che invade le nostre città, e che si affidano alle sirene di chi li rassicura sul loro essere individui superiori che mai saranno mischiati ai poveri della terra.
Mandante è il 60,69% di veronesi che ha votato l'ordine e la disciplina di Tosi, pensando che la violenza si sarebbe limitata a colpire "gli altri", è il 60,69% dei nipoti di quei veronesi che negli anni '40 videro i treni della deportazione sostare alla stazione di Porta Vescovo, ma preferirono non guardare e poi rimuoverli dalla memoria, perché dentro c'erano "gli altri".
Verona non è una città fascista, dice spesso l'amministrazione Tosi.
Verona è una città ancora e sempre più fascista, invece, e bene lo sanno i compagni e le compagne che la vivono quotidianamente e che – a uno a uno, a una a una – prima o poi hanno dovuto farci i conti.
In questo quadro di sdoganamenti e complicità non ci sembra più sufficiente chiedere lo scioglimento di tutte le formazioni – di qualsiasi tipo – che fanno riferimento all'ideologia fascista e nazista: le stesse istituzioni locali e nazionali ne sono ormai intrise, per quanto si affannino a nascondere le proprie complicità dietro una facciata di equidistanza.
Ribadiamo l'antifascismo come valore etico irrinunciabile, oggi più che mai. E ribadiamo la nostra vicinanza e solidarietà alla parte sana di Verona, che resiste nonostante le infamie e le minacce.
Per questo il 17 maggio torneremo in quella città per partecipare alla manifestazione antifascista insieme a compagne e compagni veronesi con cui abbiamo già condiviso percorsi laici, autodeterminati e antifascisti.
Coordinamento Facciamo Breccia
Prendo atto della matuurità con la quale i forumisti del "Comunismo delle Comunità" hanno affrontato la questione inserendola nel quadro del bullismo giovanile, che è sfociato in un atto come questo.
E mi duole vedere ancora come sia a destra che a sinistra ci si attacchi a vicenda, quando il momento storico richiederebbe compattezza, ma questo è un altro discorso.
Vero è anche - e se lo dico io qualche motivo c'è - che nell'Area della Dedstra Radicale si sono attinti ambienti come le curve che lasciano desiderare sotto il profilo etico e non solo, senza togliere che molti militanti anche formati e domportamentalmente "retti" provengano da lì. Il problema è che c'è il rischio molto concreto di reclutare elementi come questi, per cui, aldilà della speculzione giornalistica, chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Poi è chiaro che non c'è la matrice politica, perchè lo stesso aggettivo POLITICO distingue l'umo da un qualsiasi altro animale. A quanto pare Aristotele non aveva intuito che non tutti gli uomini fossero animali politici, ma alcuni fossero animali o peggio.


Evoliano prendo atto delle tue argomentazioni che trovo coraggiose ed oneste...noi in questi anni abbiamo sempre affermato che dietro certi comportamenti cova un nichilismo violento dovuto ai meccanismi della societa' capitalista in quanto tale .Cio' non toglie che come giustamente affermi certi "ambienti" della DR fungono da bacino d'attrazione pre-politica per certa gente che poi va in giro a fare danni enormi.Il problema è che a forza di alimenatare certe paure securitarie poi qualche psicolabile in preda ad eccitazioni superomistiche si trova sempre.
L'apparato produttivo-economico determina un preciso assetto sociale ,ma non solo, condiziona la società per intero,non risparmiando logicamente ne la politica partitica ne le logiche di mercato che ne determinano l'operato.
Per un partito,ai fini della propria sopravvivenza,risultano determinanti i consensi popolari.
Sempre più spesso l'operato di un partito non è volto all'emancipazione di una determinata classe sociale, al conseguimento di un ideale ecc.., esso mira all'acquisizione della "forza" necessaria all'autodeterminazione di se stesso.
Abbiamo partiti intesi come entità produttive "autonome" e non come strumenti di rappresentanza popolare.
Non dobbiamo dimenticare le scelte strategiche (per quanto mi riguarda fallimentari) di Caruso e di Luxuria.
E' tutto frutto della stessa logica perversa.
Dovrebbe far riflettere il fatto che c'è chi si fa influenzare da determinate strumentalizzazioni!


I ragazzi in cella: non siamo naziskin. Perini candidato di Forza Nuova alle Comunali
«Un solo colpo, non un pestaggio»
Il pm di Verona dopo l'autopsia: nessuna frattura. La difesa: forse era malato
DAL NOSTRO INVIATO
VERONA — «Non c'è stato pestaggio né accanimento. Nicola non è stato preso a calci e pugni quando era a terra. È stato ucciso da un solo colpo al collo e non aveva fratture». È il pm Francesco Rombaldoni, che indaga sulla morte di Nicola Tommasoli, a spiegare i primi dettagli dell'autopsia sul corpo del disegnatore tecnico aggredito a Verona nella notte tra il 30 aprile e primo maggio e morto 72 ore dopo. Non c'è nulla di certo invece, per ora, sulla presunta patologia cerebrale che potrebbe aver creato alcune complicazioni portando Nicola alla morte. Dettaglio questo sul quale si annuncia battaglia.
Per i legali dei cinque accusati di «omicidio preterintenzionale» quella malattia potrebbe aver influito sul decesso. «Non ci sono tracce evidenti di lesioni che facciano pensare a un colpo mortale alla testa», dice l'avvocato Roberto Bussinello, difensore di Raffaele Dalle Donne, Federico Perini e Nicolò Veneri. Per l'accusa è presto per trarre conclusioni: «Non ci sono segni macroscopici di patologie — dice il pm — e ci vorrà altro tempo per gli accertamenti». La conferma arriva dal medico legale, Federica Bortolotti: «Per ora non è dimostrata l'esistenza di una malattia cerebrale. Sappiamo che il colpo è stato uno e violento. Non sappiamo se un calcio o un pugno. Quella botta ha causato un'emorragia cerebrale che ha portato al decesso. L'eventuale patologia, se sarà accertata, può certo essere stata una concausa della morte. Altri segni di aggressione non ce ne sono, solo lesioni lievi: un livido al pollice sinistro, un altro sopra l'occhio sinistro e alla bocca».
Ora si attende l'udienza di convalida davanti al gip Sandro Sperandio, in programma stamattina. «Non siamo naziskin, basta guardarci» ripetono i cinque ragazzi dal carcere di Montorio. Lo dice anche Federico Perini, il «Peri», il più taciturno, che pure è stato candidato alle amministrative dello scorso anno per la seconda circoscrizione tra le fila di Forza Nuova. Il suo candidato sindaco era proprio Roberto Bussinello, il legale che ora lo difende. Finora i cinque hanno confermato di essere stati presenti all'aggressione, ma nessuno ammette di aver picchiato Nicola. I suoi genitori hanno chiesto funerali in forma privata. Mamme e papà degli aggressori non si danno pace. «Abbraccio tutti, prego sempre per Nicola» piange la mamma di Guglielmo Corsi, Silvana. Il papà di Andrea Vesentini è sconvolto: «Ci dispiace molto, è un momento terribile per tutti». La madre vorrebbe incontrare la mamma di Nicola. Oggi alle 20 è prevista una manifestazione indetta dal Comune, che chiederà di costituirsi parte civile. I sindacati manifesteranno venerdì mentre sabato 17 saranno in piazza coordinamento migranti e centri sociali.
Cristina Marrone
08 maggio 2008
http://www.corriere.it/cronache/08_m...4f486ba6.shtml


Lettera aperta
Ancora una volta, a Verona, nel nostro paese, una vita è perduta per
l’aggressione da parte di giovani che hanno come idea guida il razzismo,
l’intolleranza del diverso. L’uso della violenza fisica e verbale è
segno di una scomparsa della capacità critica che spinge il violento a
proclamarsi giudice e boia del suo avversario dichiarato o anche di
qualsiasi categoria egli senta come nemica.
Il razzismo,come caccia al diverso, allo straniero, al povero, al deviante,
a chi non accetta di appartenere al gruppo;
la cultura sessista, omofoba, intollerante, escludente che nasconde la
paura e l’incapacità di misurarsi con altre culture, di mettersi in
discussione;
la mitizzazione e l’uso della forza, delle armi, dei coltelli che vengono
sfoderati e mostrati in ogni occasione;
la diffusione di numerose bande di adolescenti che incombono sui quartieri
di periferia portano un unico segno, quello dell’ideologia della
sopraffazione, dell’odio per le minoranze e le diversità. Sono figli di
una mistica razzista che si richiama ai principi fondanti dell’ideologia
fascista e nazista.
Nelle stanze di chi ha ucciso Nicola Tomassoli a Verona sono stati trovati
i simboli del fascismo e del nazismo. Sulle braccia di chi ha ucciso Renato
Biagetti a Roma erano tatuati i simboli della estrema destra.
Non vedere le dimensioni di questi fenomeni, anzi continuare a darne
interpretazioni riduttive significa non capire che non stiamo parlando di
‘gruppetti’ e meno che mai di nostalgici ma di una parte di giovani
italiani che guarda al passato non solo come insieme di simboli ma come
prova che si può passare all’azione contro un mondo che non funziona e
non può funzionare proprio perché è democratico e tollerante.
Eppure questa violenza non si cancella con le rivisitazioni della nostra
storia ma piuttosto nel cercare di conoscere e capire come e perchè si
senta "escluso" e "potente" chi vive come una gara e una sfida costante la
vita della polis, qualunque sia la sua situazione geografica e anagrafica.
Le istituzioni, i massmedia, gli uomini di cultura sono chiamati a
rispondere rispettivamente della loro inerzia e dei tanti opportunismi che,
anche in queste ore, permettono di dare dignità di analisi socio-politica
a quelle che sono solo pericolose farneticazioni.
Se solo al primo assalto, alla prima aggressione, al primo saluto romano,
fossero state applicate tempestivamente le leggi che in Italia mettono al
bando il fascismo e il razzismo.
Se solo la parola sicurezza fosse interpretata come battaglia per una
cultura della tolleranza e del rispetto delle diversità.
Se solo la parola antifascismo, invece di essere messa ad equa distanza
dalla parola fascismo, fosse interpretata come l’azione continua dei
cittadini democratici contro ogni forma di razzismo e intolleranza.
Se solo continuassimo a considerarlo un valore fondante, Nicola e Renato
sarebbero ancora qui con noi.
E’ necessario interrogarci su cosa è oggi o che cosa può essere oggi
l'antifascismo.
Noi ne siamo convinte: l’antifascismo oggi significa diritti,
uguaglianza, partecipazione, pace.
Comitato Madri per Roma Città Aperta
http://madrixromacittaperta.noblogs.org/