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Discussione: l'invidia sarda

  1. #11
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    Quando aprii un topic intitolato al festino a base di armi ad Orgosolo (sul quale la cosa appariva "normale") c'era un sottile filo logico che lo lega anche a questo discorso.
    E' innegabile che esista un substrato popolare riottoso alla collaborazione, al bene pubblico, al compiacimento del bene al prossimo (sotto ogni forma-economica/sociale) che si trasforma puntualmente in un ottica demolitiva.
    Bisogna sempre segnalare questi cattivi costumi.

  2. #12
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    Vi assicuro che l'invidia è un male comunissimo in molte società, nn solo in Sardigna... non banalizziamo sù!
    Su Templare

  3. #13
    U.R.N. Sardinnya
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    Fortza Paris.
    O quasi.

  4. #14
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    parole sante quelle di bandinu...ma quoto anche Perdu quando scandaglia nell'origine di questo sentimento....probabilmente siamo ancora in fase di transizione da una società parzialmente "comunitaria" a una società moderna di stampo occidentale,lo stravolgimento ha portato benessere per alcuni e di conseguenza invidia da parte di altri,con tutte le contraddizioni che ne derivano.

    senz'altro l'invidia non è una cosa tipicamente sarda,ci mancherebbe altro,ma qua in certi casi assume senz'altro connotati specifici.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Perdu Visualizza Messaggio
    cosa ne pensate di questo sentimento fortissimo ancora presente, sopratutto nei piccoli centri montani?

    è quel sentimento incontrollabile che porta ad odiare il vicino, l'amico, il compaesano che riesce ad avere successo...
    immediatamente nasce il pensiero "ma chi si crede di essere?"...e poi scatta la paranoia..."guarda un po' le arie che si da", "mi guarda dall'alto in basso", "pensa di essere migliore di me?"...e tutta la serie di seghe mentali...cosa porta questa invidia? nella migliore delle ipotesi, solo alla diffamazione, al tentativo di infamare chi ha avuto successo cercando in tutti i modi di "fargli abbassare la cresta"...nei casi più gravi invece...si usano le bombe... quante attività sono andate a puttane perchè gente invidiosa ha messo bombe?

    inutile dire che "il malato di invidia sarda", è un vigliacco di merda, fondamentalmente ignorante, spesso però, anche se non ignorante, non sopporta che qualcuno sappia più di lui e la via migliore per non far vedere agli altri che ne sa di meno, non è studiare, impegnarsi...NOOOO...è quello di infamare (spesso anonimamente).

    che tristezza quando nel paese X mi hanno detto...se io apro un bar, mi mettono la bomba la notte stessa, se lo aprite voi che venite da fuori, siete apposto, vengono tutti da voi.

    o tremendo che il personaggio X, che grazie al suo impegno spaventoso è diventato famoso a livello mondiale, frequentando gente che noi vediamo solo in TV, sia odiato nel suo paese d'origine, perchè? ha avuto successo mentre gli altri no...

    potrei continuare per giorni e anche voi sono sicuro che avete decine di esempi di invidie verso persone meritevoli del loro successo! la cosa triste è che non è una cosa solo di vecchi, anche nei giovani questo sentimento è fortissimo e ampiamente sperimentato nell'ambiente dove lavoro, diventato ormai un covo di serpi, dove non ci si confronta più sulla scienza, magari anche bisticciando, però poi andando a bere una birra assieme ridendo, ma sull'infamia anonima...quando un uomo non riesce a guardarti negli occhi, di uomo non ha più niente...è meno di una merdona!

    ma questa è la sardità oggi? l'elogio dell'infamità e del muretto a secco? ci siamo ridotti davvero bene...
    Come non darti torto, penso che quello di cui parli sia la rovina della vita nell'isola e il motivo per cui è impossibile tirare su qualsiasi iniziativa imprenditoriale che non sia un bar, e spesso manco quello a seconda delle zone. Però può arrivare l'ultimo dei continentali a vendere acqua calda e tutti lì a osannarlo.
    Quel tipo di atteggiamenti fanno parte di una certa sardità, deteriore e negativa. Secondo me ci sono ragioni storiche che spiegano il tutto e ci sono responsabilità . Le ragioni storiche è giusto approfondirle, ma senza fare vittimismo, le responsabilità individuali di conseguenza dovrebbero farci capire che le vicende storiche negative non devono essere una scusante per vivere come bestie.
    Secondo me questo è il nocciolo di tante discussioni e mi fa piacere parlarne secondo il mio punto di vista.
    Estendendo il discorso dell'invidia a tanti aspetti della vita si capisce bene come nel lavoro, nella politica e in tanti aspetti quali l'amministrazione locale spesso si resta prigionieri di una forma mentale spiegata bene dall'articolo di Bandinu. MA vorrei ricollegarmi anche alla questione lingua Sarda. Ognuno è affezionato alla propria parlata cittadina o di bidda , ognuno è legato ai propri costumi e tradizioni a testimoniare il fatto che il senso identitario in Sardegna è altissimo. Ma è un senso identitario , secondo il mio modesto parere, fermo al livello medievale, nel senso che è un senso di coscienza nazionale istintivo e locale, quasi da clan esteso. Se alziamo lo sguardo in un contesto più ampio che va a comprendere tutta l'isola tale attaccamento si perde, diventa qualcosa che di vago... l'identità sarda nella sua totalità e corpo unico nazionale perde colpi in favore dell'identificazione con l'Italia.
    Diciamo che tanto più stiamo nel piccolo, nel locale e nel particolare e tanto più l'attaccamento è forte, quanto più ci allontaniamo dal locale verso il contesto isolano nella sua totalità tanto più l'identità si perde.
    Si continua, giustamente, a coltivare le proprie parlate locali, ma come lingua comune si utilizza l'Italiano: non si riesce a creare quel processo linguistico naturale di unificazione e di influenza reciproca fra varianti che in altre zone si forma grazie semplicemente al dialogo e appunto al libero parlare. Si vogliono tentare soluzioni da laboratorio destinate al fallimento...
    Tutto questo perchè in diversi aspetti, linguistico, sociale esistenziale ecc. ... secondo me manca un sentimento di attaccamento collettivo, che superi le differenze tra Cagliari vs Sassari, Tempio vs Olbia, Sorso vs Sennori e via di questo passo... Ieri passavo nei pressi della Cavalcata, festa che non mi è mai piaciuta perchè mi sa tanto di riserva indiana... comunque vedevo all'ippodromo delle bandiere issate... bandiere dell'ichnusa, la birra sarda di milano. Tutto questo pur di non issare le bandiere giuste quella dei quattro mori e quella delle due torri e due croci... Come se l'identità che dovrebbe coinvolgere tutte le genti delle diverse parti dell'isola sia la birra. E proprio il vanto di berne più dei tedeschi e scozzesi assieme, forse anche più dei russi e polacchi uniti sono i dati identitari che spiccano a livello nazionale.
    Ovviamente sono dei trucchi... Diciamo più spietatamente che a livello locale le tradizioni sono innoque, vengono annaquate da folklore per poi perdere la loro valenza quando si affacciano al contesto natzionale, a quel punto venendo a mancare un identità natzionale unita e unica subentra l'identità massmediatica o semplicemente quella che viene veicolata nelle scuole, la sardità non sparisce, ma fuori dalla realtà locale spesso nei più resta un vago sentimento che può trasformarsi in frustrazione. Frustrazione perchè , benchè inconsciamente molti non se ne accorgono, si viene privati di "qualcosa", e l'essere umano non è insensibile... si ha la sensazione che manchi "qualcosa", e da li invidia, balentia da quattro soldi più simile al bullismo, alcoolismo, eccessivo campanilismo, folklorismo e invidia verso chi riuscendo a liberarsi da certe catene mentali riesce a proporre qualcosa di nuovo e di genuino.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da Perdu Visualizza Messaggio
    ovviamente non è una costante identitaria, ci mancherebbe altro!
    è una conseguenza della fine del comunistarismo...mi spiego meglio...in Sardegna, prima, sopratutto nei piccoli centri, si era tutti uguali, tutti avevano le stesse cose, vabbè...chi una pecora in più, chi una in meno...la sostanza è, nessuno emergeva (se non per valore morale), quando questo sistema è stato buttato giù dall'oggi al domani, ha sconvolto il modo di pensare di tutte quelle comunità, che hanno visto il vicino, con il quale condividevano tutto, diventare magari un pezzo grosso e elevarsi dalla condizione di "devo trovarmi da mangiare ogni giorno", al "ma che carro mi compro? questo è più bello..."

    sappiamo come siamo restii ai cambiamenti, pensiamo solo cosa può aver provocato nell'orgoglio personale il vedere quello che era sempre stato....uguale...diventare...di più! :eek:

    ho riassunto il più possibile, spero di essere stato abbastanza chiaro...:)
    Certo, è una delle derive prodotte dalla fine, dalla soppressione violenta delle tradizioni comunitarie (comunitarismo in tal senso, come tu dici) che hanno segnato la storia isolana.
    Tutto ciò che nega una identità, che la reprime, ingenera patologie in quella stessa identità, resa incapace di "esprimersi" liberamente per ciò che è.
    Non è una novità.
    Occorrerebbe non tanto una "traduzione" in chiave moderna della nostra cultura, quanto più che altro la costruzione di una "modernità" nostra.
    Una modernità che sappia concederci la libertà di "immaginare" il nostro destino, evitando il passaggio attraverso i fallimentari e disastrosi "miti" tecnocratici del "progressismo determinista" (tutto ciò che è sviluppo tecnico non è in sé "buono e giusto": lo scientismo non risponde della complessità umana).

    Insomma, se da una parte abbiamo una situazione innegabilmente deformata da uno sviluppo non autocentrato, non endogeno né fisiologico (con tutte le "arretratezze" del caso), dall'altra non dobbiamo assolutamente cadere nella trappola letale dell'adesione acritica a modelli societari i quali, pur presentandosi come "moderni", hanno rivelato la loro incompatibilità con i valori solidaristici che marcano la nostra, come le altre civiltà umane.

    Viceversa, accettando acriticamente una generica "modernità", per sfuggire alle storture determinate da un passato di subordinazione neocoloniale, si cadrebbe nella trappola senza ritorno della "normalizzazione", dell'annichilimento definitivo delle peculiarità che rendono unica l'identità nazionale sarda.
    Un annichilimento di fatto già in atto, per tramite di quel complesso mediatico che oggi, assumendo una funzione normativa, “pedagogica”, formativa, inculca nelle menti dei più giovani una concezione esistenziale la quale, lingua sarda o meno, di sardo nella sostanza non ha nulla.
    Nulla perché mancano, perché in essa sono negati quei valori, quelle tendenze più nobilmente umane, che differenziano l'essere umano civile dalla sua “nemesi” (certi fatti di cronaca recenti definiscono senza bisogno di commenti a quale "mostro" mi riferisco).
    Ciò a dire che questi valori eudemonici non sono peculiarità esclusiva della civiltà sarda (per amor di Dio), ma sono senz'altro in essa presenti, e come elementi costitutivi, declinati, espressi in modo peculiare, unico, come unica è la personalità di ogni individuo pur facendo questo parte della comune specie umana.
    Anche per questo motivo, come per molti altri non meno gravi, ritengo che la questione nazionale sarda debba trovare una corretta cornice di inserimento entro un più ampio contesto federale europeo.
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Shardana Ruju Visualizza Messaggio
    Certo, è una delle derive prodotte dalla fine, dalla soppressione violenta delle tradizioni comunitarie (comunitarismo in tal senso, come tu dici) che hanno segnato la storia isolana.
    Tutto ciò che nega una identità, che la reprime, ingenera patologie in quella stessa identità, resa incapace di "esprimersi" liberamente per ciò che è.
    Non è una novità.
    Occorrerebbe non tanto una "traduzione" in chiave moderna della nostra cultura, quanto più che altro la costruzione di una "modernità" nostra.
    Una modernità che sappia concederci la libertà di "immaginare" il nostro destino, evitando il passaggio attraverso i fallimentari e disastrosi "miti" tecnocratici del "progressismo determinista" (tutto ciò che è sviluppo tecnico non è in sé "buono e giusto": lo scientismo non risponde della complessità umana).

    Insomma, se da una parte abbiamo una situazione innegabilmente deformata da uno sviluppo non autocentrato, non endogeno né fisiologico (con tutte le "arretratezze" del caso), dall'altra non dobbiamo assolutamente cadere nella trappola letale dell'adesione acritica a modelli societari i quali, pur presentandosi come "moderni", hanno rivelato la loro incompatibilità con i valori solidaristici che marcano la nostra, come le altre civiltà umane.

    Viceversa, accettando acriticamente una generica "modernità", per sfuggire alle storture determinate da un passato di subordinazione neocoloniale, si cadrebbe nella trappola senza ritorno della "normalizzazione", dell'annichilimento definitivo delle peculiarità che rendono unica l'identità nazionale sarda.
    Un annichilimento di fatto già in atto, per tramite di quel complesso mediatico che oggi, assumendo una funzione normativa, “pedagogica”, formativa, inculca nelle menti dei più giovani una concezione esistenziale la quale, lingua sarda o meno, di sardo nella sostanza non ha nulla.
    Nulla perché mancano, perché in essa sono negati quei valori, quelle tendenze più nobilmente umane, che differenziano l'essere umano civile dalla sua “nemesi” (certi fatti di cronaca recenti definiscono senza bisogno di commenti a quale "mostro" mi riferisco).
    Ciò a dire che questi valori eudemonici non sono peculiarità esclusiva della civiltà sarda (per amor di Dio), ma sono senz'altro in essa presenti, e come elementi costitutivi, declinati, espressi in modo peculiare, unico, come unica è la personalità di ogni individuo pur facendo questo parte della comune specie umana.
    Anche per questo motivo, come per molti altri non meno gravi, ritengo che la questione nazionale sarda debba trovare una corretta cornice di inserimento entro un più ampio contesto federale europeo.
    Sono daccordo, e aggiungo il mio timore che se passeranno ancora parecchi anni, come temo, senza uno stralcio di legislazione capace di tutelare nelle scuole e nella società l'identità nostra allora le cose peggioreranno: assisteremo alla continua massificazione , mascherata da una patina di folklore.... l'esempio ed emblema di ciò che rischia di ridursi la sardità sono quei tizi di striscia la notizia che gridano "Ajoooò" ogni due parole. E per i sardi resteranno solo invidia, rassegnazione e abbruttimento. Once were warriors!

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da ricardu Visualizza Messaggio
    parole sante quelle di bandinu...ma quoto anche Perdu quando scandaglia nell'origine di questo sentimento....probabilmente siamo ancora in fase di transizione da una società parzialmente "comunitaria" a una società moderna di stampo occidentale,lo stravolgimento ha portato benessere per alcuni e di conseguenza invidia da parte di altri,con tutte le contraddizioni che ne derivano.

    senz'altro l'invidia non è una cosa tipicamente sarda,ci mancherebbe altro,ma qua in certi casi assume senz'altro connotati specifici.
    Mi riallaccio a quanto detto prima da Shardana Ruju. Penso che la cosa migliore sia creare noi un nostro tipo di modernità e futuro, a modo nostro, più che uniformarci (più di quello che siamo costretti) ad una modernità imposta.

  9. #19
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    si,anch'io sono daccordo con quanto detto da shardana ruju....infatti la vera indipendenza è una questione prima di tutto mentale,bisogna dimostrare di avere la capacità di essere soggetto attivo in grado di rielaborare la modernità secondo i nostri parametri e i nostri schemi.

    finchè subiamo passivamente la modernità non saremo mai in grado di progettare il nostro futuro.

  10. #20
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    In Spagna per esempio l'invidia è lo sport nazionale e unisce tutti, andalusi, catalani, madrileni e baschi.

    si, non banaliziamo forse tutto il mondo e paese.

 

 
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