Pagina 2 di 4 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 32

Discussione: Gherra!!!!

  1. #11
    Registered User
    Data Registrazione
    02 Nov 2002
    Messaggi
    20
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Ci penseranno sopra

    Concordo con quanto detto da sa socca. La scelta del nucleare in Sardegna è una scelta strategica di lungo periodo. Non dieci, ne venti, ma ha un arco temporale molto lungo, in cui possono aversi le più diverse evoluzioni dello stato attuale delle cose. Pensate ad appena centocinquant'anni fa com'era l'Europa. E diversi modelli di previsione hanno dato l'ipotesi di una Sardegna indipendente come altamente probabile. Quindi con questo stato italiano altamente instabile, ci penserà un paio di volte la lobby politico-industriale di cui fanno parte sardi emeriti ed illustri prima di fare investimenti ad alto valore aggiunto. Dall'altra parte l'insediare una simile industria potrebbe essere un incentivo ad aumentare il numero di addetti alla sicurezza pro capite, che per quanto ci riguarda è molto vicino all'uno a uno... Sperèm.
    Infine non mi dice nulla di buono il repentino allineamento di diversi nostri compatrioti, pronti ad osannare le future sicurissime centrali di quarta generazione che ancora non sono in produzione e lo saranno solo in futuro, e che non sono quelle che verranno realizzate in Italia, visti i tempi brevi che si sono imposti. Va be ca sun italianos... e non dd'accabana mai.

  2. #12
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,099
     Likes dati
    1
     Like avuti
    20
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il contributo di Francesco Casula su “Il Sardegna” del 7 giugno 2008.


    Le centrali nucleari? No, grazie


    Francesco Casula

    L’8 Novembre 1987 l’Italia decise di uscire dal nucleare con un Referendum in cui circa l’80% degli elettori votando SI affossarono quell’opzione. Furono smantellate le 4 centrali attive e si interruppero i lavori per la costruzione di quella di Montaldo di Castro. Oggi il Governo ripropone il nucleare per scopi civili e annuncia che entro il 2013 si apriranno i primi cantieri. Bene. Ma a parte che si tratta di una promessa difficile da mantenere, perché per realizzare una centrale operativa, sempre che si abbia un sito dove collocarla in sicurezza, occorrono minimo 8-10 anni, non sarebbe il caso, prima di imbarcarsi in quest’avventura, di riflettere su alcuni dati, a iniziare dai costi? Eccoli: negli Usa hanno calcolato che una nuova centrale, operante nel 2010, produrrebbe elettricità al costo di oltre 6 cents di dollaro per kilowattora contro i 5 cents del gas, i 5,34 del carbone, i 5,05 dell’eolico, ritenuto da molti costoso e che però come il solare è rinnovabile all’infinito.
    Vi sono poi problemi legati alle scorie e ai pericoli: “non sono contrario al nucleare che deve però risolvere i problemi delle scorie, degli incidenti e della sua vulnerabilità agli atti di terrorismo: comunque preferisco il solare”, ha affermato il premio Nobel 1988 per la fisica Jack Steinberger.
    Rispetto alle scorie, soluzioni concrete, ancora oggi non ne esistono. Ed è un’eredità con un potere radioattivo che non si estinguerà prima di 50 mila anni, nella migliore delle ipotesi. E mentre oggi nel mondo abbiamo 250 mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi, nel 2050 ne avremo un milione. Forse non è un caso che molti paesi produttori hanno deciso di uscire dalla fissione nucleare (Germania nel 2020 e Svezia); che l’unico paese in Europa occidentale che ha in programma il lancio di un impianto nucleare è la Finlandia; che negli Usa non si realizza più un reattore dal 1979. Certo, il petrolio è sempre più costoso e il protocollo di Kyoto impone di tagliare le emissioni di Co2 e noi paghiamo il 45% in più di bolletta rispetto alla media UE. Ma la soluzione non sta nel nucleare: che oltretutto produce nel pianeta un 7% del totale dell’energia, bensì nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili (eolica e solare in primis). Sole e vento di cui, soprattutto la Sardegna, è ricchissima.

    Storico

  3. #13
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,099
     Likes dati
    1
     Like avuti
    20
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Prosegue la campagna informativa su www.altravoce.net.
    Dal settimanale scaricabile in pdf di ieri 27 giugno:


    Un rifiuto motivato e intransigente contro la centrale e le scorie
    Pronti alla mobilitazione popolare:
    la servitù nucleare non può passare

    Interrogazioni parlamentari, petizioni, ragionamenti politici e minacce più o meno velate: le reazioni alle notizie provenienti da Roma sulla possibilità di una centrale nucleare in Sardegna non si sono fatte attendere. Secondo diversi canali ma con un denominatore comune: il nucleare nell’isola non deve arrivare,
    e ancora meno le scorie. Anche perché la Sardegna produce più energia di quella che consuma, la centrale servirebbe solo per esportarla dove è carente.
    A ciascuno il suo, la sardegna ha avuto e ha ancora tante di quelle servitù da non doverne accettare altre. Per le scorie vale la mobilitazione generale, compatta, combattiva del 2003 quando il governo Berlusconi aveva deciso senza una parola di informazione (ma molti del centrodestra sapevano e restarono in silenzio) di trasformarci anche nella pattumiera italiana di un nucleare altrui.

    Federico Palomba, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, sceglie la via istituzionale: affida la sua «viva preoccupazione» a una interrogazione al ministero per le attività produttive in cui ricorda che «La Sardegna, avendo installate nel proprio territorio circa l’ottanta per cento delle basi militari esistenti in Italia, ha sopportato per questa situazione un carico assai pesante costituito anche da malattie collegabili con la presenza di uranio impoverito».

    Insieme all’insularità, quindi alla lontananza dalle reti di distribuzione e agli altissimi costi del trasporto, è uno dei motivi fondamentali per cui l’ipotesi non sarebbe accettabile: dopo la mobilitazione del 2003, sottolinea il deputato, la decisione «sarebbe percepita dalla comunità sarda come una grave ed inaccettabile imposizione senza previo coinvolgimento ed assenso delle popolazioni e delle istituzioni sarde».

    Il ragionamento di Roberto Copparoni, portavoce degli Amici della Terra, parte da lontano: da quel dibattito già iniziato 20 anni fa «che pensavamo per sempre risolto. In effetti, in oltre 20 anni, la volontà della pubblica opinione può mutare. Ma, personalmente, non credo che sia mutata la volontà popolare». Sono mutati alcuni degli interessi e spariti alcuni dei protagonisti di quel periodo, sottolinea l’ambientalista, ma a esempio sul fattore risparmio «si deve aggiungere che il paese che più di tutti di ha utilizzato il nucleare si sta ricredendo sui vantaggi dell'utilizzo di questo tipo di energia: gli Usa infatti già da alcuni decenni non solo non costruiscono più centrali nucleari, ma stanno riducendo in modo sensibile tutti i finanziamenti per questo settore a vantaggio dell'utilizzo di altre energie rinnovabili come l'eolico, il geotermico, il solare e le biomasse».

    Per fattori tutti economici, non ideologi: allora «a chi conviene questa operazione? Il governo non può imporre questa decisione senza prima verificare la volontà popolare con una consultazione». E a quel punto «cosa dovremmo dire e fare noi sardi che siamo stati capaci di fare una demagogica rivolta contro alcuni container di rifiuti campani giunti a Cagliari, di fronte alla concreta possibilità che la nostra amata terra venga nuclearizzata? Dove saranno tutti coloro che gridavano e protestavano vivacemente contro il governatore e la giunta di sinistra? Oggi perché stanno zitti e non dicono la loro, forse perché la monnezza è di sinistra e le scorie nucleari di destra? Dunque: due pesi e due misure?».

    Meno diplomatico Bustianu Cumpostu. Il coordinatore dei Sardigna Nazione si rivolge direttamente al presidente della Regione Renato Soru per dirgli che è sua «una responsabilità grave che non è quella di aver subito quattro carrettate di rifiuti campani ma quella di aver spento l’orgoglio di un popolo e di averlo posto in posizione prona per essere solidale con un violentatore in astinenza».

    L’indipendentista ricorda che «la Sardegna ha già un surplus di energia che sta svendendo all’Italia, è chiamata a sopportare l’onere della scelta nucleare di Berlusconi e quasi sicuramente anche quello di smaltire le scorie radioattive vecchie e nuove». Con un avvertimento: «Se questa umiliazione andrà avanti abbiamo seri dubbi che l’opposizione rimanga negli spazi della protesta pacifica: civile lo sarà sicuramente, perché sarà uno scontro tra la nostra civiltà e la barbarie altrui».

    «Ribadiamo con forza la follia ambientale ed economica del “ritorno” all’utilizzo dell’energia nucleare», sottolinea per il Gruppo di intervento giuridico Stefano Deliberi, che avvisa di come sia partita «da Cagliari la prima risposta concreta alle bellicose intenzioni governative». Sotto forma di petizione di cui riportiamo il testo: «Al Presidente del Consiglio dei Ministri, i sottoscritti cittadini italiani chiedono al Governo di non costruire nuove centrali nucleari e non riattivare quelle vecchie dismesse.
    Il problema della loro sicurezza e della gestione e smaltimento delle scorie è grave ed irrisolto. Chiedono invece il potenziamento della ricerca e della produzione di energia da fonte solare».
    Con tanto di richiesta di firme: avrà successo, c’è da scommetterci.

    (ma.mu)
    Non viene citata la presa di posizione contro l’ipotesi nucleare in Sardegna fatta da Efisio Trincas e riportata sulla “Nuova” del 24 giugno. Certo, sarebbe stato meglio un comunicato stampa netto, chiaro ed inequivocabile a nome del Partito. Quella dichiarazione sembra una bonaria conversazione informale…

  4. #14
    Registered User
    Data Registrazione
    02 Nov 2002
    Messaggi
    20
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito A voce bassa mi raccomando!

    Non viene citata la presa di posizione contro l’ipotesi nucleare in Sardegna fatta da Efisio Trincas e riportata sulla “Nuova” del 24 giugno. Certo, sarebbe stato meglio un comunicato stampa netto, chiaro ed inequivocabile a nome del Partito. Quella dichiarazione sembra una bonaria conversazione informale…
    Arte difficile quella della comunicazione. Specialmente per chi non la sa gestire. Un comunicato stampa comporta più impegno, ed è meno difficilmente interpretabile a posteriori. Ma spesso si dimentica che in questo modo (telefonatina senza impegno....) l'informazione viene fatta e interpretata del giornalista o dal giornale (dipende..). Con risultati peggiori e ritorno di immagine zero.

  5. #15
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,099
     Likes dati
    1
     Like avuti
    20
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito LA NUOVA (Nuova Sardegna), 30 giugno 2008

    http://www.regione.sardegna.it/docum...0630085045.pdf

    «Signor ministro, chiarezza sul nucleare»
    Interrogazione di Federico Palomba (Idv) su una centrale a sud di Oristano

    di Piero Mannironi

    ROMA. Che all’interno dei partiti del centrodestra stava maturando da tempo la decisione di riportare il Paese verso il nucleare non è certo un segreto. Poche settimane prima delle elezioni politiche, infatti, l’allora ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ne aveva parlato, svelando addirittura i quindici siti candidati ad accogliere le centrali. E tra questi, guarda caso, c’era anche Oristano. Gli altri erano: Trino (Vercelli), Fossano (Cuneo), Chioggia, Monfalcone, Ravenna, Caorso (Piacenza), Scarlino (Grosseto), San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno), Latina, Garigliano (Caserta), Mola (Bari), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Ragusa) e Termoli (Campobasso). «Provocazioni elettorali» fu la rabbiosa risposta del Pdl.

    Ma che non si trattava di provocazioni, è stato lo stesso governo Berlusconi a dimostrarlo molto rapidamente. Infatti, il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola, l’8 maggio scorso, subito dopo aver giurato davanti al presidente della Repubblica Napolitano, ha detto: «Dobbiamo riuscire a creare un mix energetico che metta insieme il nucleare, il petrolio e le fonti rinnovabili».

    Dopo le prevedibili reazioni dell’universo ambientalista, il ritorno al nucleare non ha creato dibattiti politici, confronti scientifici, ma è andato avanti sui binari discreti dell’ineluttabile evoluzione di una scelta ormai irrimediabilmente fatta e non più negoziabile. Quando nei giorni scorsi la “questione nucleare” è riemersa improvvisamente con la notizia che la zona di Cirras, a sud di Oristano, rientrava nella geografia dei siti che dovranno ospitare una centrale, il dibattito si è acceso e spento nel giro di poche ore. O quasi.

    Infatti, proprio nei giorni scorsi, il deputato dell’Italia dei Valori, l’ex presidente della Regione Federico Palomba, ha aperto una breccia nel muro del silenzio. Palomba ha presentato un’interrogazione al ministero per le Attività Produttive Claudio Scajola con la quale «ha espresso viva preoccupazione per la notizia apparsa sulla stampa, secondo cui il governo intenderebbe installare una centrale nucleare anche in Sardegna».

    «La Sardegna — ha scritto il parlamentare dell’Idv — avendo installate nel proprio territorio circa l’ottanta per cento delle basi militari esistenti in Italia, ha sopportato per questa situazione un carico assai pesante costituito anche da malattie collegabili con la presenza di uranio impoverito».

    Palomba sottolinea poi che «l’insularità sconsiglia l’istallazione di centrali per la produzione di energia anche a causa della lontananza dalle reti di distribuzione del territorio nazionale e dei rilevanti costi di trasporto e di manutenzione».

    «Anche per queste ragioni — dice ancora Palomba — il territorio della Sardegna è assolutamente inadatto all’istallazione di centrali nucleari e ancor meno all’eventuale stoccaggio di residui radioattivi, ipotesi già respinta nel 2003, anche per la forte mobilitazione della comunità sarda».

    L’ex presidente della Regione conclude con una domanda di chiarezza al ministro Scajola: «Chiedo al responsabile delle Attività Produttive se sia vero che il governo intenda installare centrali nucleari in Sardegna, se una tale ipotesi sia allo studio e se intenda comunque escludere che possa verificarsi una tale eventualità, che sarebbe percepita dalla comunità sarda come una grave e inaccettabile imposizione senza previo coinvolgimento e assenso delle popolazioni e delle istituzioni sarde».

    Palomba annuncia che sul problema del nucleare non intende fare sconti al governo.
    Dice infatti: «Qualora non dovessi ricevere risposta all’interrogazione, incalzerò il governo con un’interrogazione a risposta immediata». Insomma, sembra proprio che siamo all’inizio di una stagione nella quale si riaccenderà quel dibattito che sembrava essersi definitivamente chiuso quando il referendum popolare disse che il popolo italiano, con una maggioranza schiacciante, aveva deciso di mettere il nucleare in soffitta. La lobby nucleare, trasversale a tutti i partiti politici, aveva fatto il suo primo importante passo per superare l’ostacolo rappresentato dal referendum del 1987 con un convegno promosso il 20 ottobre del 2005 dal Vast, il Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche. Nella relazione del presidente dell’Ain (l’Associazione italiana nucleare) Renato Angelo Ricci c’era già il manifesto politico della riscossa del nucleare. Dopo aver affermato che «lo Stato non ha mai informato correttamente la popolazione italiana, Ricci nella sua relazione parlò esplicitamente di «obiettivi politici» e concluse dicendo che era «necessario l’avvio di un programma nucleare finalizzato a garantire la copertura di una quota significativa del fabbisogno elettrico nazionale entro tempi ragionevoli».

    Insomma, il meccanismo si è messo in moto da tempo. E questo nonostante intelligenze come il Nobel Carlo Rubbia continuino a ripetere i motivi per i quali la scelta nucleare sarebbe un errore. Prima di tutto perché, secondo Rubbia, non esiste un nucleare sicuro. Secondo: l’uranio comincerà a scarseggiare tra 35-40 anni e, terzo, il problema delle scorie è irrisolvibile.


    L’assemblea del Consiglio nazionale di sabato scorso a Tramatza, sarebbe stata l’occasione per esplicitare unanimemente e fermamente con un documento, la posizione del Partito, contro ogni ipotesi di scelta nucleare che possa coinvolgere la Sardegna.
    Perché non è stato fatto?

    Non sarebbe auspicabile nemmeno per il Popolo italiano il ritorno scellerato a questa fonte di energia, ed è veramente assurdo che gli argomenti di uno scienziato del valore di Carlo Rubbia siano ignorati.

  6. #16
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    01 Oct 2010
    Messaggi
    5,137
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    per stoccare i rifiuti radioattivi non sono indispensabili ne miniere e ne zone poco sismiche...a proposito della scusa che la sardegna non sarebbe una terra sismica(che useranno per tentare di rifilarci tutte le scorie!)....lo stato italiano,vada in giappone ad imparare come stoccano i rifiuti ,dato che è uno degli stati più sismici al mondo!...e poi,visto che vogliono costruire il ponte di messina in una zona così sismica,non avranno di certo problemi a stoccarci anche un pò di scorie!


    -il 20 % sono depositi superficiali con barriere semplici;
    -il 70 % sono depositi con barriere multiple realizzati in superficie;
    -il 7 % sono depositi in cavità sotterranee;
    -il 3 % sono depositi in formazioni geologiche profonde.

    continua:
    http://www.zonanucleare.com/dossier_...ioattivita.htm


    -----------------------











    C. Lo smaltimento dei rifiuti ad alta attività (o a vita lunga)
    Per i rifiuti ad alta attività, che mantengono livelli elevati di radiazione incompatibili con l’ambiente per migliaia o decine di migliaia di anni, bisognerà garantire il confinamento. per periodi di questa lunghezza. Ne consegue che non è possibile, per l'isolamento dei rifiuti ad alta attività, fare affidamento su barriere costruite dall'uomo, in quanto non se ne potrebbe garantire la efficienza per periodi così lunghi. I rifiuti ad alta attività vengono normalmente condizionati in matrici solide di grande durabilità, come quelle vetrose, almeno nei casi in cui tali rifiuti hanno un calore residuo importante. Si prevede di depositare tali manufatti in formazioni geologiche profonde (centinaia o migliaia di metri), che possono assicurare l'isolamento dei radionuclidi dalla biosfera per periodi di tipo geologico, dell’ordine quindi anche di milioni di anni, quali sono ad esempio le formazioni saline e quelle argillose.
    I depositi in profondità sono ancora nella fase di studio o di realizzazione pilota nei casi più avanzati. Laboratori sperimentali sotterranei sono in costruzione o inesercizio in Francia, Germania, Svezia. Il primo deposito commerciale potrebbe essere operativo, secondo le attuali previsioni, verso il 2030.In USA è in esercizio dal Maggio 1999 il WIPP (Waste Isolation Pilot Plant), un impianto pilota per lo smaltimento dei rifiuti a vita lunga plutoniferi prodotti nei centri del governo federale (i cosiddetti defense wastes). Il WIPP è praticamente il primo ed unico deposito di smaltimento geologico al mondo, anche se le sue finalità sono particolari e comunque non è destinato ai rifiuti radioattivi ad alta attività di tipo classico e di provenienza commerciale (rifiuti vetrificati o combustibile irraggiato).In attesa di disporre di un sito di smaltimento geologico, i rifiuti radioattivi a vita lunga condizionati vengono conservati in sistemi impiantistici adatti allo stoccaggio per periodi dell’ordine di qualche decennio ed oltre.

    Il concetto stesso di deposito geologico è tuttavia al centro negli ultimi anni di profonde discussioni sia di natura tecnico-operativa che sociale, per i problemi di accettabilità che un sito profondo solleva.
    Le discussioni tecniche vertono principalmente su due aspetti:
    - la recuperabilità dei rifiuti in un periodo transitorio definito (ad esempio qualche
    secolo);
    - le barriere artificiali da concepire e mettere in opera per gestire il periodo
    transitorio.

    E’ inevitabile che le recenti problematiche sollevate sullo smaltimento geologico, tutte derivanti non da obiettive difficoltà tecniche ma da problemi di consenso pubblico, sono destinate a rendere sempre più laboriosa e complessa la soluzione del problema. E’ per questo che comincia a farsi strada il ricorso ad una soluzione basata su l’impiego di strutture artificiali di tipo impiantistico per l’immagazzinamento di lungo periodo dei rifiuti ad alta attività, in attesa che maturino condizioni più praticabili per lo smaltimento geologico, ed eventualmente anche tecnologie innovative (come la trasmutazione, che potrebbe eliminare dall’inventario dei rifiuti radioattivi quelli a vita lunghissima).
    Va altresì segnalato che acquista sempre più credibilità, almeno a livello scientifico e radioprotezionistico, il ricorso ad un deposito geologico internazionale, destinato cioè ad accogliere i rifiuti a vita lunga di diversi paesi, se non di tutti, e localizzato in una delle aree più remote del pianeta, in condizioni quindi di massima sicurezza e minimo impatto ambientale. La praticabilità sociale e politica di una simile soluzione costituisce, nella presente fase storica, il problema più importante. E’ attivo in questo senso il progetto PANGEA, finanziato da enti internazionali, che ha individuato e proposto inizialmente un sito in un area remota dell’Australia. Il progetto è stato anche ufficialmente presentato al governo australiano con reazioni negative ma non scandalizzate. Pangea sta ora valutando siti alternative in Sud America e Asia.
    Se è indubbiamente difficile nell’attuale contesto perseguire l’idea di un deposito geologico internazionale, è altresì convinzione di molti (soprattutto a livello IAEA) che tale soluzione, che è certamente la più sicura in un ottica planetaria, è destinata a fare strada in futuro.


    http://www.zonanucleare.com/dossier_...ioattivita.htm

  7. #17
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,099
     Likes dati
    1
     Like avuti
    20
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Aggiornamenti.

    LA NUOVA (Nuova Sardegna) 1° luglio 2008

    «Entro l'anno le procedure per scegliere i siti»
    Il ministro Scajola conferma l’opzione del governo sul nucleare

    di Piero Mannironi

    ROMA. Il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola insiste nella sua offensiva in favore del nucleare. Mentre le prime indiscrezioni parlano di un programma che prevede la costruzione di quindici centrali - una delle quali vicino a Oristano - Scajola, davanti agli industriali torinesi, ieri ha parlato di «provincialismo culturale che da tempo blocca l'Italia e ha poi confermato la scelta nucleare: «Entro l’anno definiremo le procedure per la scelta del siti delle future centrali ed entro giugno 2009 sarà pronta la "strategia energetica nazionale" ». E sempre ieri il presidente della Commissione Finanze del senato, Mario Baldassarri gli ha dato manforte: «Si deve puntare su tre cose: il ritorno al carbone, i rigassificatori e dieci centrali nucleari».

    Le dichiarazioni si Scajola sembrano implicitamente rispondere all’interrogazione presentata nei giorni scorsi dal deputato dell'Idv Federico Palomba, che chiedeva chiarezza sui programmi del governo sul nucleare. Soprattutto per quanto riguarda la Sardegna. Ufficialmente, dunque, almeno stando alle parole di Scajola, i siti nei quali far sorgere le centrali alimentate dall'uranio non ci sarebbero ancora, ma comunque, entro l'anno, saranno definite le procedure per identificarli.

    Una prudenza comprensibile, visto che la scelta del nucleare si scontra con alcuni problemi di natura politica e giuridica di non poco conto. Già, perché prima di tutto si dovrebbe portare in Parlamento un disegno di legge che tenga conto che, nel 1987, gli Italiani, a stragrande maggioranza, bocciarono l'energia prodotta dall'atomo. E poi perché, con la riforma del titolo quinto della Costituzione, le Regioni potranno dire la loro nel merito e porre addirittura dei veti. All'interno di questa cornice, la rivolta popolare degli anni scorsi in Sardegna contro l'ipotesi di realizzare nell’isola il deposito unico per le scorie nucleari, potrebbe oggi essere interpretata anche come il termometro di un dissenso verso le centrali. Come dimenticare oggi che il commissario straordinario per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi nominato da Berlusconi il generale Carlo Jean, nel dicembre del 2003 ammise in un'intervista al Corriere della Sera sulla mega pattumiera radioattiva: «Prima di Scanzano era stata esplorata la possibilità della Sardegna nord-orientale, cioé della Gallura. Magari nell'arcipelago della Maddalena».

    Che il percorso Indicato da Scajola e da molti settori del governo di centrodestra non sarà per niente semplice lo sa molto bene il presidente dell'Enel Piero Gnudi, che ieri ha ammesso che «il processo autorizzativo per riportare in Italia le centrali nucleari non sarà né breve né facile».

    Il primo punto fermo di questo ritorno all'atomo è sicuramente la relazione presentata dal presidente dell'Associazione Italiana Nucleare (Ain), Angelo Ricci, al convegno organizzato, il 26 ottobre del 2005, dal Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche della Camera dei deputati. E lì che qualcosa si mise in moto in stretta sinergia tra ambienti politici e grosse imprese dell'energia, come l'Enel, che hanno il know-how per costruire centrali atomiche.
    E' stato come un fiume carsico, che si è messo a scorrere silenziosamente lontano dalla ribalta conflittuale, e spesso rissosa, della politica italiana. Il problema è riemerso quando, in un'intervista rilasciata in piena campagna elettorale al Corriere della Sera, il senatore del Pdl Guido Possa ha detto: «L'Italia è uno dei paesi più dipendenti dalle importazioni energetiche (85%) e la nuova legislatura deve essere quella in cui il tema del nucleare dove essere ripreso».

    Dopo qualche settimana, su Repubblica, l'allora ministro all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha dichiarato: «Berlusconi sta rilanciando il nucleare. Da alcune, verifiche che ho fatto, sono riuscito a ottenere lo studio commissionato dal Pdl». E' qui è nato un piccolo giallo. Infatti, la mappa dei quindici siti indicata da Pecoraro Scanio corrisponde a quella costruita da un'èquipe del Cnr coordinata dal professor Francesco Meneguzzo. Una mappa teorica, nel senso che i siti sono la risultante di un incrocio di parametri come la sismicità delle aree, i rischi di alluvione, la vicinanza a corsi d'acqua e la presenza di infrastrutture.
    Al di là delle strumentalizzazioni elettorali possibili, il problema però resta. Sì, perché il giorno stesso del giuramento del governo davanti al presidente della Repubblica, Scajola ha lanciato esplicitamente l'opzione nucleare. Il fiume carsico del "partito dell'atomo" è così emerso alla luce del sole ed è diventato programma condiviso di governo. Ora il ministro delle Attività produttive parla con grande prudenza di procedure e di tempi, ma il fatto è che la mappa dei siti possibili redatta dagli studiosi del Cnr c'è già. E tra i siti, guarda caso, c'è pure Oristano. O meglio, Cirras.
    Sarà anche che la diffidenza verso il nucleare è «provincialismo culturale», come ha detto Scaiola, ma nessuno in questi giorni ricorda che negli Stati Uniti non si costruiscono centrali atomiche dal 1978 e che, in Europa, la Germania ha deciso nel Duemila di uscire dal "club dell'atomo" e puntare tutto sulle energie rinnovabili: i suoi 19 reattori saranno tutti spenti entro il limite massimo del 2032.

    A ‘ncu ddis pìghit su puntori.
    Ki ddis càbit gutta innantis.

  8. #18
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    01 Oct 2010
    Messaggi
    5,137
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    10/15 centrali...ma sanno cos'è una centrale atomica?incredibile!

  9. #19
    Salude e libertade, non b'ada
    Data Registrazione
    11 Jul 2008
    Messaggi
    84
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  10. #20
    Sardista po s'Indipendentzia
    Data Registrazione
    31 Aug 2005
    Messaggi
    2,099
     Likes dati
    1
     Like avuti
    20
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Restiamo in allerta

    Nel leggere la rassegna stampa di questi giorni, l’ipotesi del nucleare in Sardegna, sta diventando drammaticamente preoccupante.
    Le dichiarazioni del Ministro Scaloja e dello stesso Berlusconi sembrano minacciosamente avvalorare tale supposizione.

    Senza mezzi termini, ritengo che una simile eventualità si potrebbe configurare come l’attacco finale alla integrità territoriale della Sardegna ed all’esistenza stessa del Popolo Sardo.
    Credo sia arrivato il momento, prima che la situazione possa degenerare, che il Partito sardo d’Azione innanzitutto si pronunci in maniera forte e chiara contro questa sciagura, che mina il futuro della nostra Isola.

    Per un attimo ho immaginato, dalle notizie dell’incidente nella centrale nucleare di Socatri in Francia, relativamente alla fuoriuscita di acque radioattive riversatesi in due fiumi, se quello scenario si dovesse presentare in Sardegna, nel Cirras, e che le acque radioattive si fossero riversate nel golfo di Oristano.
    Sarebbe la fine, per i Sardi, per sempre.

    “Sa gherra” è appena iniziata, ma è opportuno che i “promotori” di questa aberrante ipotesi, possano ragionevolmente recedere dai loro propositi, e seguire più miti consigli; questa idea malsana deve essere stroncata sul nascere.
    L’elenco delle motivazioni che “sconsigliano” tale barbarie sarebbe lungo …

    Sono convinto che il pensiero balenato nella mente di migliaia di Sardi, in una simile sciagura, sia molto vicino a quanto dichiarato nel comunicato stampa del Consiglio nazionale di SNI quando afferma: “Se questa umiliazione andrà avanti , anche se l’opposizione di SNI sarà dura e decisa ma pacifica, si hanno seri dubbi che tutta la reazione dei sardi possa rimanere in tale ambito, civile lo sarà sicuramente perché sarà uno scontro tra la nostra civiltà e la barbarie altrui.


    Sicuramente non dovrebbe mancare un pronunciamento del Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, come quello delle Amministrazioni locali (Comuni, Province), o anche un referendum popolare se questa “allucinazione” politica dovesse proseguire il suo iter.
    Nella speranza che ciò sia sufficiente.



    Nei post seguenti, riporto gli aggiornamenti della rassegna stampa di queste due settimane di luglio.
    Bisogna riconoscere che l’Altravoce è il quotidiano che più di tutti è stato sensibile, schierandosi apertamente, contro questa terribile prospettiva.

 

 
Pagina 2 di 4 PrimaPrima 123 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. pro narrere NO A SA GHERRA
    Di juanna maria nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 08-02-03, 22:28
  2. Gherra de preventzioni o gherra po su pedrollu?
    Di Nicolau nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 03-02-03, 18:43
  3. Gherra de preventzioni o gherra po su pedrollu?
    Di Nicolau nel forum Sardegna - Sardìnnia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 03-02-03, 15:50
  4. Gherra de preventzioni o gherra po su pedrollu?
    Di Nicolau nel forum Sardegna - Sardìnnia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 03-02-03, 15:30

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito