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  1. #11
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    Caro Demi,
    con te mi piace dialogare nonostante le nostre distanze siano corpose.
    Sono d'accordo con te che siamo in un "mercato del lavoro": a me non piace, e lo combatto perchè credo che non si possa correggere ciò che è sbagliato "per sua stessa natura"; tu, forse, credi di poterlo correggere e migliorarlo. Spero per te (e per me, e per noi) che il tuo proposito non sia più utopistico del mio...... ma ho forti dubbi.
    Come avrai notato, nei miei interventi non propongo mai soluzioni tipo "rivoluzione", "lotta armata", "guerriglia urbana"... ma sempre interventi legislativi realmente progressisti, cioè leggi che rappresentamo un considerevole avanzamento sociale, economico e, poi, culturale.
    In particolare:
    1) perchè non impedire ad una azienda di assumere precari se non ha minimo (è un esempio) 3 o 4 lavoratori a tempo indeterminato? Così il precariato diventerebbe l'eccezione, non la regola.
    2) La flessibilità deve essere in entrata, non in uscita. Altrimenti diventa precarietà. Io non dico di assumere uno a tempo indeterminato SUBITO, ma dopo 1 o 2 anni si! Se l'azienda vede che non sei bravo, ti cacciasse prima dei 2 anni... ma se ti tiene 36 mesi a tempo determinato e poi ti caccia, l'azienda ha fatto una cosa semplicissima: TI HA SFRUTTATO! Allora impediamo ad una azienda che licenzia dopo 36 mesi (non dopo 6, ma dopo 36) di assumere precari con la medesima manzione. E' bolscevismo? Non credo...
    3) Perchè non sperare in una stabilizzazione dei prezzi imposta dallo Stato? Se i prezzi vengono bloccati, ed i salari aumentati, l'inflazione non cresce, giusto? Allora invece di puntare sui redditi (vecchio errore della sinistra, soprattutto comunista), perchè non puntare su prezzi e consumi? E' chiaro che se speriamo che sia il Mercato a calmierare i prezzi, stiamo freschi....
    Caro Antonio, provo a risponderti anche io.

    1) La struttura del mercato del lavoro è mutata. Proviamo a metterci in quest'ottica: una piccola azienda, che si trova sul mercato, non ha la certezza di rimanervi se non mutando continuamente le proprie furmule organizzative. Fino a poco fa, io lavoravo in un'azienda di 40 dipendenti. Ebbene, ti assicuro che per adeguarci al mercato dovevamo inventarci di mese in mese qualcosa di diverso. Il c.d. posto fisso a vita è un portato di un'epoca diversa. Con ciò non voglio dire che non debba esistere più: è interesse dell'Azienda fare contratti a tempo indeterminato perché significa trattenere lavoratori in gamba e impedire che vadano altrove a fare la fortuna di qualcun altro. Purtroppo, però, le risorse sono determinate (o scarse in partenza). Vedi, noi viviamo in un Paese in cui le risorse per venire incontro alle Aziende serie, che investono in ricerca e sviluppo e che vogliono stabilizzare i lavoratori non ci sono. E sai perché? Perché la generazione precedente, quella dei nati tra gli anni '50 e '60 per intenderci, ha goduto di un regime preferenziale e continua ancora a succhiare risorse togliendole agli altri. E questo per le Aziende serie, figuriamoci cosa succede per le aziende poco serie, quelle che non hanno una seria organizzazione e sperano di restare sul mercato riducendo il costo del lavoro.
    2) Stabilizzare i prezzi è inutile e dannoso, lo ha dimostrato negli anni '30 il premio Nobel per l'economia Von Hayek. Il governo centrale, infatti, non possiede le informazioni necessarie per determinare quali e quanti beni produrre. I prezzi, infatti , liberamente determinati dalla legge naturale della domanda e dell'offerta, indicano alle aziende quanto produrre sulla base delle richieste dei consumetori. In questo modo, le risorse a disposizione vengono usate in maniera efficiente e non vi sono sprechi o sottovalutazioni.
    Il governo, invece, non possedendo informazioni su quanti beni voglia acquistare ciascun consumatore (si tratta, infatti di valutazioni soggettive, che sfuggono a metodi statistici), si deve basare su prezzi ombra, che inevitabilmente portano a produrre troppo o troppo poco di un determinato bene, sprecando le risorse. E' una delle ragioni per cui è crollata l'Urss... e qualsiasi sistema comunista è inapplicabile...

    Qual è la strada allora? Da liberaldemocratico credo nella flexcurity... ma il prezzo lo devono pagare tutti. E la vedo molto dura, con tutti questi vecchiacci (spesso ex 68ttini) attaccati ai loro privilegi, e senza alcuna voglia di concedere nulla...

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da O Nami Visualizza Messaggio
    2) Stabilizzare i prezzi è inutile e dannoso, lo ha dimostrato negli anni '30 il premio Nobel per l'economia Von Hayek. Il governo centrale, infatti, non possiede le informazioni necessarie per determinare quali e quanti beni produrre. I prezzi, infatti , liberamente determinati dalla legge naturale della domanda e dell'offerta, indicano alle aziende quanto produrre sulla base delle richieste dei consumetori. In questo modo, le risorse a disposizione vengono usate in maniera efficiente e non vi sono sprechi o sottovalutazioni.
    Il governo, invece, non possedendo informazioni su quanti beni voglia acquistare ciascun consumatore (si tratta, infatti di valutazioni soggettive, che sfuggono a metodi statistici), si deve basare su prezzi ombra, che inevitabilmente portano a produrre troppo o troppo poco di un determinato bene, sprecando le risorse. E' una delle ragioni per cui è crollata l'Urss... e qualsiasi sistema comunista è inapplicabile...
    per "stabilità dei prezzi" si intende l'impedimento dell'aumentare di questi sul mercato.

    evitare che ci sia inflazione elevata e carovita!

    la BCE ci impone un tasso di inflazione non superiore al 2%,dunque bisogna cercare di contenere i prezzi entro questo parametro!

    in che modo è un altro discorso...

    il tuo discorso comunque è esatto e condivisibile!

    http://it.youtube.com/watch?v=7sjQ7ly2NDU

  3. #13
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    per "stabilità dei prezzi" si intende l'impedimento dell'aumentare di questi sul mercato.

    evitare che ci sia inflazione elevata e carovita!

    la BCE ci impone un tasso di inflazione non superiore al 2%,dunque bisogna cercare di contenere i prezzi entro questo parametro!

    in che modo è un altro discorso...

    il tuo discorso comunque è esatto e condivisibile!
    Se il mercato è libero, e gli attori competitivi, i prezzi sono bassi. In concorrenza perfetta, il consumatore è un price setter e i produttori price takers! Il problema, forse, è che il mercato italiano è protezionista e oligopolista. Cmq, va riconosciuto che ormai i socialisti sono liberali in economia e costituiscono una risorsa preziosa per il paese

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da O Nami Visualizza Messaggio
    Se il mercato è libero, e gli attori competitivi, i prezzi sono bassi. In concorrenza perfetta, il consumatore è un price setter e i produttori price takers! Il problema, forse, è che il mercato italiano è protezionista e oligopolista. Cmq, va riconosciuto che ormai i socialisti sono liberali in economia e costituiscono una risorsa preziosa per il paese
    la concorrenza perfetta è un'utopia!

    inoltre ci sarebbero difficoltà immense nel poter garantire servizi molto dispendiosi a prezzi abordabili!

    le economie di scala sono molto ampie nei casi di monopolio naturale per permettere ai privati di interessarsi e di far profitto!

    per questo motivo in regime di concorrenza perfetta le imprese che costituiscono i settori sono piccole,indipendenti,omogenee e del tutto incapaci di determinare i prezzi.

    questa loro incapacità rende impossibile investire in servizi di monopolio naturale e in ambito di economie di scala ampie.

    non difendo i monopoli perfetti o peggio gli oligopoli,ma auspico il più possibile ad una struttura di mercato di concorrenza monopolistica.

    i socialisti in quanto pragmatici,in seguito alla crisi dei welfare state hanno avanzato proposte di stampo più liberale (il Italia il PSI sostenne il taglio della scala mobile,la riduzione della spesa pubblica e la regolamentazione del lavoro flessibile. Biagi è stato socialista) ma senza rinunciare ovviamente ai diritti dei lavoratori (autonomi e dipendenti) e ad un contesto economico a loro favore.

    riconosciamo la necessità della flessibilità,ma entro certi parametri nel rispetto dei diritti di chi lavora e nel proprio benessere.

    sfido chiunque ad etichettare la flex-security come neoliberista!

 

 
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