Pagina 4 di 6 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima
Risultati da 31 a 40 di 58

Discussione: Ossezia

  1. #31
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il famigerato Pirovano colpisce ancora...

  2. #32
    Forumista senior
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    2,845
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    A parte il fatto che non capisco perche' sarebbe un regalo alla Russia....

  3. #33
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Tblisi: Anno zero


  4. #34
    Forumista senior
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    2,845
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=84831




    / SCIENZA & TECNOLOGIA

    Mosca | 13 agosto 2008
    La Georgia attaccata sul web dai russi: cronaca della prima "cyberguerra"

    cyberattack (immagine tratta da 4.bp.blogspot.com)

    I tank russi dovevano ancora mettersi in marcia per entrare in territorio georgiano, i jet di Mosca si trovavano ancora nelle loro basi, ma la guerra era già cominciata; nella rete.

    Un attacco nel cyberspazio che ha bloccato i siti georgiani e indirizzato tutte le richieste di accesso verso pagine web russe, come riporta il sito del New York Times. Un'operazione coordinata e preparata con cura come spiega Josè Nazario, un esperto della Arbor Networks, "le persone che hanno organizzato tutto questo, hanno fatto le cose per bene. Già il 20 luglio abbiamo assistito ad una prova generale del massiccio attacco che si sarebbe poi scatenato in concomitanza con quello reale".
    Il 20 luglio, infatti, flussi di milioni di richieste, in gergo "D.O.S. attack", ha sovraccaricato i server georgiani. Il sito del presidente Saakashvili è rimasto fuori uso per più di 24 ore. Ma la cosa più strana che hanno registrato diversi siti statunitensi che registrano il traffico internet, è che questo attacco non è partito da server russi, ma americani.
    La cyberguerra è poi cominciata effettivamente lo stesso giorno dell'entrata dei russi in Georgia, ed è la prima volta nella storia che accade una cosa del genere. "E non credo che sarà l'ultima-aggiunge Bill Woodcock, un ricercatore Usa- questo genere di iniziative sono molto economiche. Fare una "cyber campagna" di guerra ha più o meno lo stesso costo della riparazione di un tank, uno sarebbe pazzo a non provarci".
    Il punto è che non si capisce bene chi ci sia dietro questi attacchi. Il governo georgiano ha poi accusato i russi, ma il Cremlino ha risposto di non essere coinvolto. Bisogna poi pensare che la Georgia è un Paese che ha grossi ritardi per quel che riguarda la tecnologia web. Occupa, nella classifica mondiale di indirizzi internet, solo il 74° posto dietro Nigeria, Bangladesh e El Salvador. Quindi è stato molto semplice impedire le possibilità del Governo di comunicare con i sipatizzanti e i cittadini georgiani all'estero.
    Così facile che a farlo potrebbe benissimo essere stato un gruppo di privati, anche perchè proprio il ritardo tecnologico fa si che la Georgia non sia uno Stato per il quale il web è una risorsa fondamentale come, ad esempio, Israele.
    Attacchi come quello al sito della Banca Nazionale georgiana, dove sulla pagina iniziale sono comparse immagini di dittatori del ventesimo secolo associate a quelle di Saakashvili, oppure il re-indirizzare il traffico web in entrata su siti di informazione russa, non sembrano opera di agenti governativi.
    "Qualcuno può aver agito in maniera non ufficiale per aiutare la Russia? Certo che può averlo fatto non era difficile-dice Gadi Evron, un responsabile della sicurezza internet di Israele- anche perchè la Russia ha distrutto gli obiettivi strategici fisicamente con i jet".
    In effetti diversi ricercatori americani hanno tracciato i flussi di questi attacchi e hanno scoperto che gran parte di questi arrivavano dai server di una banda criminale di San Pietroburgo nota come "Russian Business Network" o Rbn."In molti casi gli aggressori hano usato le stesse tecniche e gli stessi comandi che usa quell'organizzazione- sostiene Paul Ferguson, ricercatore alla californiana Trend Micro- abbiamo visto che diversi attacchi partivano da lì". La Rbn è un'organizzazione dedita ad attività criminali quali la pedopornografia, il furto di identità informatiche, il "phishing" e lo "spam".
    Ad una domanda di un giornalista su questa vicenda l'ambasciatore russo a Washington, Yevgeny Khorishko ha risposto che "non si può escludere questa possibilità, ovunque ci sono persone che non sono d'accordo con qualcosa che sta succedendo ed esprimono questo dissenso nei modi più diversi. Non è così anche da voi?".

  5. #35
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Due guardiani francofoni del mondialismo all'opera

    Ora difendiamo Tbilisi
    Non sia un’altra Sarajevo
    Il nazional-capitalista Putin non è un interlocutore affidabile
    di André Glucksmann e Bernard-Henri Lévy

    Traduzione di Rita Baldassarre


    Non crediate che si tratti di una faccenda locale: siamo forse davanti alla svolta più decisiva della storia europea dalla caduta del Muro di Berlino. Sentiamo strepitare da Mosca: «Genocidio!» accusa Putin, che non si era nemmeno degnato di pronunciare questa parola nel cinquantesimo anniversario di Auschwitz. «Monaco!» invoca il tenero Medvedev. E così Medvedev vuole insinuare che la Georgia, con i suoi 4,5 milioni di abitanti, sia la reincarnazione del Terzo Reich. Staremo molto attenti a non sottovalutare le capacità mentali dei due leader, ma sospettiamo che nel fingere indignazione, e soprattutto esagerandola, i governanti russi manifestino la volontà di compiere un’azione risolutiva.

    Gli spin doctors del Cremlino hanno ripassato i classici della propaganda totalitaria: più è grossa la menzogna, più si picchia duro. Chi è stato il primo ad aprire il fuoco, questa settimana? La domanda è superata. I georgiani si sono ritirati dall’Ossezia del sud, il territorio che la legge internazionale riconosce — vale la pena di ricordarlo — sotto la loro giurisdizione. Si sono ritirati dalla cittadine vicine. Dovrebbero ritirarsi anche dalla loro capitale? La verità è che l’intervento dell’esercito russo oltre confine, contro un Paese indipendente, membro delle Nazioni Unite, rappresenta una grande novità da diversi decenni a questa parte—per essere esatti, dall’invasione dell’Afghanistan. Nel 1989, Gorbaciov si era rifiutato di spedire i carri armati sovietici contro la Polonia di Solidarnosc. Eltsin si è guardato bene, cinque anni dopo, dal permettere alle divisioni russe di penetrare in Jugoslavia per appoggiare Milosevic. Putin stesso non ha rischiato di schierare le sue truppe contro la «rivoluzione delle rose» (Georgia, 2002) e successivamente la «rivoluzione arancione» (Ucraina, 2004). Oggi tutto traballa.

    E sotto i nostri occhi si profila un mondo nuovo, regolato da nuove norme. Che cosa aspettano Unione Europea e Stati Uniti per bloccare l’invasione della Georgia, Paese amico dell’Occidente? Vedremo Mikhail Saakashvili, leader filo-occidentale, democraticamente eletto, finire i suoi giorni silurato, esiliato, rimpiazzato da un fantoccio o appeso a un cappio? Si ristabilirà l’ordine a Tbilisi come è stato riportato a Budapest nel 1956 e a Praga nel 1968? A queste semplici domande occorre ribattere con un’unica risposta. Occorre salvare una democrazia minacciata di morte. Perché questa storia non riguarda esclusivamente la Georgia, ma anche l’Ucraina, l’Azerbaigian, l’Asia centrale, l’Europa dell’est, e pertanto l’Europa stessa. Se permettiamo ai carri armati e ai bombardieri di distruggere la Georgia, faremo capire a tutti i Paesi della regione, più o meno vicini della Grande Russia, che non li difenderemo mai, che le nostre promesse sono carta straccia, le nostre buone intenzioni parole a vanvera e che non devono aspettarsi niente da noi.

    Resta poco tempo. Cominciamo quindi con l’annunciare chiaramente chi è l’aggressore: è la Russia di Vladimir Putin e di Dmitrij Medvedev, questo celebre «liberale» sconosciuto che dovrebbe fare da contrappeso al nazionalismo dell’altro. Basta con il regime della tergiversazione e delle lucciole per lanterne: i 200 mila morti della Cecenia, bollati come «terroristi»; il destino del Caucaso del nord, una «questione interna»; Anna Politkovskaya, giornalista suicida; Litvinenko, un marziano... E ammettiamo infine che l’autocrazia putiniana, nata per grazia degli oscuri attentati che insanguinarono Mosca nel 1999, non rappresenta un partner affidabile, e ancor meno una potenza amica. Forte di quale diritto questa Russia aggressiva, minacciosa e in cattiva fede, è ancora membro del G8? Perché siede ancora nel Consiglio d’Europa, istituzione nata per difendere i valori del nostro continente? A cosa serve prodigarsi in costosi investimenti, specie tedeschi, per realizzare un gasdotto sotto il Baltico con il solo vantaggio — per i russi — di aggirare le condutture che attraversano Ucraina e Polonia? Se il Cremlino insiste nella sua aggressione nel Caucaso, non sarebbe il caso che l’Europa riconsideri l’insieme dei suoi rapporti con il grande vicino? La Russia ha bisogno di vendere il suo petrolio, quanto noi di acquistarlo.

    Talvolta si riesce a ricattare un ricattatore. Se riuscirà a trovare l’audacia e la lucidità per accettare la sfida, l’Europa si dimostrerà forte. Altrimenti è morta. I due firmatari di questo articolo imploravano pubblicamente, in una lettera datata il 29 marzo 2008, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy di non ostacolare l’avvicinamento di Georgia e Ucraina alla Nato. Una decisione in tal senso avrebbe tutelato i loro territori. Il gas avrebbe continuato ad arrivare. E la «logica di guerra», che tanto spaventa i nostri Norpois, si sarebbe inceppata. Al contrario, siamo convinti che il nostro rifiuto in vierà un segnale disastroso ai nuovi zar della Russia nazional-capitalista. Mostrerà loro che siamo deboli e inaffidabili, che Georgia e Ucraina sono terre di conquista e che noi siamo pronti a immolarle volentieri sull’altare delle rinnovate ambizioni imperiali russe. Non integrare, o meglio, non pensare ad integrare questi Paesi nello spazio della civiltà europea avrà un effetto destabilizzante sulla regione. In breve, se si cede a Vladimir Putin vuol dire che siamo disposti a sacrificare in suo onore i nostri principi, e ritirandoci prima ancora di aver tentato qualcosa, non faremo altro che rafforzare, a Mosca, il nazionalismo più virulento.

    Sarebbe come immaginare il peggio, senza volerci credere fino in fondo. Ma il peggio si è già verificato. Per non turbare Mosca, Francia e Germania hanno apposto il loro veto a questa prospettiva di adesione. Putin ha compreso a meraviglia il messaggio, tanto da scatenare la sua offensiva in segno di ringraziamento. È venuta l’ora di cambiare metodo. Gli europei hanno assistito, impotenti perché divisi, all’assedio di Sarajevo. Hanno visto compiersi, impotenti perché ciechi, la tragedia di Grozny. La vigliaccheria ci costringerà, stavolta, a contemplare passivi e prostrati, la capitolazione della democrazia a Tbilisi? Lo stato maggiore del Cremlino non ha mai creduto nell’esistenza di una «unione europea ». Sa benissimo che sotto le belle parole di cui trabocca Bruxelles fremono rivalità secolari tra sovranità nazionali, manovrabili a piacere e reciprocamente paralizzanti. Il test georgiano è una prova di esistenza o non esistenza: l’Europa che è stata edificata contro la cortina di ferro, contro i fascismi di ieri e di oggi, contro le sue stesse guerre coloniali, l’Europa che ha festeggiato la caduta del Muro e salutato la rivoluzione di velluto, si ritrova oggi sull’orlo del coma. 1945-2008: vedremo sancire la fine della nostra breve storia comune nelle olimpiadi del terrore in atto nel Caucaso?

    13 agosto 2008

    http://www.corriere.it/editoriali/08...4f02aabc.shtml

  6. #36
    Forumista senior
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    2,845
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    http://www.corriere.it/esteri/08_ago...4f02aabc.shtml

    Medvedev: «Appoggeremo qualsiasi decisione di Ossezia del sud e Abkhazia»

    La procura federale di Mosca apre un'inchiesta per genocidio da parte dei georgiani contro gli osseti


    Una profuga georgiana lascia Gori mentre passa un blindato russo (Epa) MOSCA - Mossa diplomatica della Russia. Il presidente Dmitri Medvedev ha detto che Mosca appoggerà «qualsiasi decisione sullo status di Abkhazia e Ossezia del sud che verranno prese dai popoli di quelle repubbliche in considerazione dello statuto del'Onu, della convenzione internazionale del 1966 e dell'atto di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa». Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha aggiunto che l'integrità territoriale georgiana è «limitata de facto» e la questione non può essere risolta se non «con la ricerca di strade mutualmente accettabili». Intanto anche il leader separatisti abkhazo, Serghei Bagapsh, e quello sudosseto, Eduard Kokoity hanno firmato a Mosca il piano di cessate il fuoco in sei punti concordato da Sarkozy e accettato da Russia e Georgia. La Russia «non crede che la Georgia rispetterà gli accordi sul cessate il fuoco». È l'opinione del vice ministro degli Esteri Grigori Karasin. «Nonostante il consenso formale del presidente georgiano Mikhail Saakashvili, non abbiamo fiducia che egli rispetterà gli impegni presi. Perciò, finché non saranno creati meccanismi internazionali, le forze di pace russe resteranno in stato d'allerta».
    «I RUSSI DISTRUGGONO GORI E POTI» - La Georgia accusa le truppe russe di «distruggere» le città georgiane di Gori (al confine con il Sud Ossezia) e il porto di Poti sul mar Nero, anziché riconsegnarle alle forze georgiane come stabilito. «Ci sono state esplosioni, stanno minando la città», ha denunciato Shota Utiashvili, portavoce del ministero dell'Interno di Tbilisi. «Stanno distruggendo tutto anche nel porto di Poti, e le strade appena costruite nella pare ovest del Paese». Una serie di violente esplosioni si erano infatti udite a Gori, avevano riferito fonti giornalistiche presenti sul posto. Queste notizis contrastano con quelle che confermano che il capo del Consiglio di sicurezza georgiano, Alexander Lumaia, sta negoziando con il generale russo Vlaceslav Barissov il passaggio del controllo di Gori. Lo hanno riferito fonti giornalistiche sul posto
    LA SITUAZIONE A GORI - Le truppe russe hanno «non solo non hanno lasciato Gori e Poti, ma hanno incrementato il loro numero», aveva denunciato il ministero degli Esteri georgiano Nato Chikovani. «Per tutta la notte i russi ci hanno ripetuto che se ne sarebbero andati, ma adesso hanno cambiato idea», ha dichiarato Chikovani. «Le nostre forze hanno così interrotto l'ingresso a Gori per evitare scontri». Un paio di ore prima il portavoce del ministero dell'Interno, Shota Utiashvili, aveva invece reso noto il passaggio delle consegne tra le forze di Mosca e quelle georgiane alle porte di Gori. Il quartier generale di Mosca ha ammesso che le sue truppe sono ancora a Gori, ma «lavorano congiuntamente con la polizia georgiana», ha detto il portavoce del ministero della Difesa Vlaceslav Borisov, precisando che «nei prossimi due giorni continueremo a lavorare insieme, e poi le forze verranno ritirate. Per ora in città sono tornati solo i poliziotti georgiani, dopo potranno tornare i civili». Giornalisti georgiani sul posto hanno riferito che gli abitanti iniziano a tornare e che non ci sono gravi devastazioni. Una colonna di poliziotti georgiani era stata vista entrare a Gori. Mosca si era impegnata ad abbandonare totalmente la città entro le 10 (ora italiana), ma molti mezzi corazzati danneggiati ostruiscono le strade. In nottata a Gori è avvenuto un incontro fra il segretario del Consiglio di sicurezza georgiano e il rappresentante del comando russo. Il capo della polizia della città, Goga Giugheli, ha in parte smentito il portavoce del ministero georgiano degli Esteri affermando che è ripreso il servizio «in regime di normalità» e che «la maggior parte dei reparti militari russi ha lasciato la città da tempo. Restano piccoli reparti che nel prossimo futuro se ne andranno».
    INTERNET - Tbilisi avrebbe bloccato i siti russi su internet per impedire ai suoi cittadini di avere informazioni che non siano quelle rilasciate dal presidente georgiano Mikhail Saakashvili. Lo afferma il ministro delle Telecomunicazioni russo Igor Shogolev. Secondo il ministro, il blocco è partito in contemporanea con l'attacco georgiano in Ossezia del sud. Tre giorni fa un gruppo di hacker russi aveva preso di mira i siti governativi della Georgia. Per questo motivo il ministero degli Esteri georgiano aveva aperto un blog su Google per difendersi dagli attacchi degli hacker russi.
    USA - Il candidato repubblicano alla Casa Bianca, John McCain, ha dichiarato che l’invasione della Georgia obbliga gli Stati Uniti a rivedere completamente le loro relazioni con la Russia. McCain approva la decisione del presidente Bush di annullare le manovre militari congiunte con la Russia e ha invitato la Nato a «interrogarsi sul futuro delle sue relazioni con la Russia», pur riconoscendo che il margine di manovra è molto limitato. Intanto il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, è partita giovedì mattina per il suo tour con tappe a Parigi e Tbilisi. Il capo della diplomazia russa Lavrov ha smentito categoricamente - mercoledì sera al telefono alla Rice che lo aveva chiamato - «le insinuazioni su violazioni del cessate il fuoco da parte russa».

    RUSSIA APRE INCHIESTA PER GENOCIDIO - Come annunciato martedì, la Commissione investigativa presso la procura federale russa ha aperto un'inchiesta penale per genocidio nei confronti di cittadini russi nell'Ossezia del sud. Secondo un portavoce della Commissione le indagini si baseranno sulle «informazioni relative all'operato delle forze armate georgiane per sterminare i cittadini russi di etnia osseta in Ossezia del sud, attraverso l'uccisione dei medesimi o l'infliggere loro gravi lesioni corporali».

    14 agosto 2008

  7. #37
    Forumista senior
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    2,845
     Likes dati
    0
     Like avuti
    5
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Smentita con i fatti la distruzione di Gori, dichiarata dal ballista di Tiblisi e raccolta dai media occidentali

    http://www.russiatoday.com/news/news/29033/video

  8. #38
    frontelombardia.org
    Data Registrazione
    23 Mar 2005
    Località
    Dèl - Brèsa | Hèmpèr Pròncc, Mìa Pòra | Europa - il Crepuscolo degli Dei
    Messaggi
    1,619
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    il georgiano usa il termine "New World Order" (1:04)


  9. #39
    frontelombardia.org
    Data Registrazione
    23 Mar 2005
    Località
    Dèl - Brèsa | Hèmpèr Pròncc, Mìa Pòra | Europa - il Crepuscolo degli Dei
    Messaggi
    1,619
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito



    Figuraccia Fox News(la rete4 americana...): invita una bambina e sua zia, scappate dall'Ossezia, per farle raccontare la loro esperienza in guerra.
    Ma quando le due ringraziano l'esercito russo per averle salvate dall'attacco di quello georgiano, criticando il mafioso georgiano, la rete interrompe per mandare "un intervallo pubblicitario impellente", poi dà 30 secondi alle intervistate per chiudere in fretta il collegamento.

    la zia inoltre dice, prima di essere interrotta: "Si, so che non volete sentirlo dire"

  10. #40
    Mé rèste ü bergamàsch
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    13,036
     Likes dati
    0
     Like avuti
    23
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Usa - Polonia, firmato l'accordo sullo scudo antimissile

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...%20dagli%20Usa

    Dieci intercettori saranno schierati a 160 km dal confine con la Russia. Proteste e minacce da Mosca, ma il segretario di Stato americano replica: “Solo un sistema di difesa”

 

 
Pagina 4 di 6 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Ossezia e mondialismo
    Di Sùrsum corda! (POL) nel forum Tradizione Cattolica
    Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 20-10-08, 13:17
  2. Ossezia
    Di Gatto rognoso nel forum Padania!
    Risposte: 46
    Ultimo Messaggio: 26-08-08, 19:38
  3. Ossezia
    Di codino nel forum Conservatorismo
    Risposte: 73
    Ultimo Messaggio: 25-08-08, 15:50
  4. L'Ossezia e gli Osseti
    Di Lombardoveneto nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 13-11-06, 12:49
  5. Ossezia
    Di Pieffebi nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 56
    Ultimo Messaggio: 13-09-04, 21:19

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito