Riflettendo questa mattina, dopo aver letto divertito alcuni interventi di certuni che mi riguardavano, mi domandavo la ragione per la quale la mia tesi e la posizione del forum attirasse tanto odio. Me ne domandavo la ragione. Addirittura si è giunti - da parte di alcuni "cattolici" (le virgolette sono d'obbligo) - a richiedere pubbliche attestazioni e confessioni circa le proprie convinzioni personali. A me è sembrato che questi "tolleranti di principio perché non credono, ma intolleranti di fatto perché non amano" si siano spinti un po' oltre il consentito: di questo passo, tra poco, questi stessi "soggetti" richiederanno una certificazione curiale che attesti la non condivisione della tesi qui proposta.
Davvero si sta raschiando il fondo con il ridicolo ed allo stesso tempo dimostrando una sostanziale intolleranza, che certamente non può ascriversi alla cristiana carità.
Io, invece, e questo lo dico per smaccare il mio distacco da costoro - e vista la situazione lo posso dire con fierezza - non richiedo alcuna "professione di fede" ad alcuno e - non ci si crederà - neppure l'esibizione, mediante pvt, del proprio certificato di battesimo nè alcuna pubblica dichiarazione circa la fede professata. Questo non l'ho mai fatto nè mai lo farò. Potrà sembrare strano, ma a me sembra che questa sia la cosa giusta, meglio rispondente alla cristiana carità. Per questo qui vi partecipano forumisti che non condividono la netiquette nè ho chiesto loro di condividerla.
A mio convincimento, l'atteggiamento sopra segnalato nasce dall'ignoranza e dalla consapevolezza della propria incapacità: sì, incapacità di poter confutare una tesi con argomenti, non dico convincenti (che sarebbe il massimo), ma anche solo plausibilie ragionevoli (il che sarebbe il minimo che ci si dovrebbe aspettare). Ed invece, nulla di tutto questo. Si preferisce attaccare, senza neppure motivare, andando per postulati, senza offrire qualche argomento su cui confrontarsi. Eppure costoro sono i fautori del "dialogo" con i non cattolici!!!! Se questo è il "dialogo", certamente non si offrono degli esempi edificanti. 
Ma c'è di più. C'è un appunto che mi sento dim muovere, da un punto di vista metodologico e solo metodologico.
C'è anche chi, non cattolico o meglio già cattolico, invita tra le righe chi frequenta questo forum a non frequentarlo, a boicottarlo, perché a suo dire non si sarebbe difeso "a spada tratta" Montini, che sarebbe - per costoro - sempre "papa". Però, a prescindere dagli argomenti - inesistenti - portati, mi domando se chi si erga a difensore di Montini abbia voce e credibilità per poterlo fare. Mi spiego. Chi lo difende è anche chi ha rinnegato - questo sì pubblicamente - la Verità; chi, cioè, ha deliberatamente abbracciato - quello che da un punto di vista cattolico si definisce come - la menzogna. Ed allora, che credibilità ha chi ha abbandonato la verità allorché difende Montini? Chi mi assicura che non menta (suppongo e spero inconsapevolmente) pure su questo punto? Chi mi attesta che non si tratti di un inganno suggerito dal principe della menzogna, che fu mentitore sin da principio? Beninteso, non vorrei che quanto dico sia maliziosamente frainteso da taluno, ma è indubbio che chi, in un'ottica cattolica, ha lasciato la Verità, non potrà esprimere valutazioni sulla fede e su questioni ecclesiologiche che presuppongono la fede alla luce di quella stessa Verità, per una sorta di sua "incapacità" (avendo abbracciato fieramente ciò che non è più vero). Potrà esprimere valutazioni storiche, sportive, scientifiche, di cronaca, ma non questioni religiose di fede o ad esse connesse. Di conseguenza, pare evidente che se non può dir nulla di vero su altri punti, viene meno la credibilità pure sul punto qui in contestazione.
E veniamo a chi afferma che qui si scrivano "bischerate" e che, quando taluno avrebbe cercato di "correggerle", sarebbe stato censurato. A prescindere che chi afferma questo ha il bando a vita su questo forum, io personalmente non sono mai stato nè mai mi sono ritenuto una persona intollerante. Sono stato sempre aperto al confronto dialettico, salvo che questo diventi tedioso e ripetitivo. Ovviamente ciò che non si tollera è la maleducazione o gli interventi fatti solo per provocare o per irritare. Questo è stato sempre affermato, ma evidentemente chi è in malafede lo omette deliberatamente di riferire. C'è anche chi, infine, nella propria ingenuità e candore giunge ad offrire un contro-argomento (si fa per dire), salvo poi contraddirsi ... ma questo lo lascio stare ... .
Da tutto ciò quale insegnamento può trarsi? Mi sono reso conto di quanto sia vero l'insegnamento del grande teologo tomista P. Garrigou-Lagrange, che scriveva all'inizio del secolo scorso queste illuminanti parole:
Miséricorde et fermeté doctrinale ne peuvent subsister qu’en s’unissant; séparées l’une de l’autre elles meurent et ne laissent plus que deux cadavres: le libéralisme humanitaire avec sa fausse sérénité et le fanatisme avec son faux zèle. On a dit: “L’Eglise est intransigeante en principe parce qu’elle croit, elle est tolérante en pratique parce qu’elle aime.” Les ennemis de l’Eglise sont tolérants en principe parce qu’ils ne croient pas, et intransigeants en pratique parce qu’ils n’aiment pas.
Misericordia e fermezza dottrinale possono esistere soltanto collegandosi; separate l'una dell'altra muoiono e non lasciano che due cadaveri: il liberalismo umanitarista con la sua falsa serenità e il fanatismo con il suo falso zelo. È stato detto: 'la Chiesa è intransigente di principio perché crede, è tollerante in pratica perché ama'. I nemici della chiesa sono tolleranti di principio perché non credono, intransigenti in pratica perché non amano (Padre R. Garrigou-Lagrange, Dieu, son existence et sa nature, Paris 1923, p. 725).
Ovviamente, qui i "nemici" sono quei cattolici, impregnati di neo-modernismo, dichiaratamente "aperti al dialogo", che, con le loro azioni pratiche, dimostrano chiaramente di non amare il loro prossimo
Che Dio abbia pietà di loro. Da parte mia posso solo ripetere quanto detto qualche post fa: Domine, dimitte illis, non enim sciunt quid faciunt, ricordando a me stesso la beatitudine: Beati estis cum maledixerint vobis et persecuti vos fuerint et dixerint omne malum adversum vos, mentientes, propter me.