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  1. #141
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Veramente in politica estera Clegg va più d'accordo con Cameron che con Brown. E poi anche sui diritti civili cons e libdem oggi non sono molto distanti. I maggiori nodi da superare sono la riforma della legge elettorale e la politica sull'immigrazione.
    non mi risulta che Cameron fosse contrario alla guerra in Iraq e sui diritti civili i Libdem sono a sinistra quanto i Labour. Possono intendersi giusto in economia, e nemmeno sempre ...

    Ma in ogni caso, Clegg è liberista, quindi è sicuramente più vicino a Cameron. Il problema è che analizzando i flussi oggi la maggior parte del voto liberale viene da sinistra. Indi per cui, se il buon Clegg fa un'alleanza del genere, tra qualche anno questo scombiccherato governo sarà trifolato, e il terzismo fighetto radicalchic dei libdem tornerà nel vuoto cosmico che merita hefico: Alla faccia dell'Obama d'oltremanica, troppo nuovista per allearsi col Labour, l'unico partito disposto a supportare una riforma elettorale che gli avrebbe salvato la buccia ! hefico:

  2. #142
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    non mi risulta che Cameron fosse contrario alla guerra in Iraq e sui diritti civili i Libdem sono a sinistra quanto i Labour. Possono intendersi giusto in economia, e nemmeno sempre ...

    Ma in ogni caso, Clegg è liberista, quindi è sicuramente più vicino a Cameron. Il problema è che analizzando i flussi oggi la maggior parte del voto liberale viene da sinistra. Indi per cui, se il buon Clegg fa un'alleanza del genere, tra qualche anno questo scombiccherato governo sarà trifolato, e il terzismo fighetto radicalchic dei libdem tornerà nel vuoto cosmico che merita hefico: Alla faccia dell'Obama d'oltremanica, troppo nuovista per allearsi col Labour, l'unico partito disposto a supportare una riforma elettorale che gli avrebbe salvato la buccia ! hefico:
    Che i liberaldemocratici siano liberisti è un luogo comune. E' falso.
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  3. #143
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Che i liberaldemocratici siano liberisti è un luogo comune. E' falso.
    Clegg lo è, il suo partito molto meno, gran parte della sua attuale base elettorale no di sicuro

  4. #144
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Cameron con il cerino acceso in mano

    di JimMomo

    08 May 2010


    Non poteva sottrarsi David Cameron al dovere di tentare di formare un governo di coalizione. Saggiamente Clegg si è sottratto all'abbraccio degli sconfitti, e si è proposto ai vincitori, come aveva promesso in campagna elettorale. Reale disponbilità? Oppure, mossa tattica, tanto per logorare Cameron, per poi finire in braccio al Labour e ottenere il sospirato proporzionale? Difficile dirlo. E' certo però che Cameron non poteva non accettare la sfida, doveva rivendicare una vittoria netta, un recupero di seggi straordinario (+97), e non dare il senso di aver mancato il "change" al governo.
    Non si può però nascondere un pizzico di delusione per un Cameron che in poche settimane ha gettato al vento il solido vantaggio (circa 10 punti) del gennaio scorso, che nonostante i 13 anni di Labour, la crisi economica e l'antipatia di Brown, non è riuscito a sfondare. Sorge il sospetto che il suo apporto ai Tories, in quanto personalità nuova, sia stato modesto, se non nullo, se non (diranno i maligni) dannoso... Ne avevamo segnalato il problema squisitamente politico (e strutturale). Vedremo se saprà guadagnarsi maggior fiducia alla prova del suo primo governo.

    Anticipando di voler proporre ai lib-dem «una grande, aperta e complessiva offerta» (comprendente, pare, alcuni ministeri), ha posto i suoi paletti in modo sorprendentemente esplicito: nessuna concessione ai lib-dem su Europa, immigrazione, politica estera, ma soprattutto la cosa più importante. Fa capire, infatti, che i lib-dem non otterranno mai dai conservatori ciò che desiderano più di ogni altra cosa, e cioè una riforma del sistema elettorale in senso proporzionale. Al massimo, si può trattare di ridisegnare i collegi, che serve più che altro ai conservatori. Clegg si accontenterà? Il cerino in mano a Cameron comincia a consumarsi. Ma lo ripeto, tentare è d'obbligo. I Tories hanno vinto, gli inglesi hanno indicato chiaramente loro e si aspettano che provino a governare.

    Può sembrare strano, ma nonostante l'Hung Parliament, a mio avviso il bipartitismo britannico per ora è salvo, è vivo e vegeto. Il punto infatti non è la necessità di un insolito governo di coalizione, esperienza che potrebbe comunque concludersi in breve tempo, né un periodo di instabilità politica, possibile con qualsiasi sistema. Il punto è capire se i lib-dem hanno una forza politica tale da ottenere la riforma della legge elettorale in senso proporzionale. Secondo me, al momento no. Nonostante 'pompato' dai media, nonostante la visibilità dei primi dibattiti tv a tre nella storia delle elezioni britanniche, nonostante condizioni politiche ottimali per un outsider (crisi economica e debolezza degli avversari), Clegg è rimasto al palo nei voti popolari e ha perso seggi. Gli elettori nei seggi "contendibili" si sono espressi in senso bipartitico: o Tories, o Labour. Ai loro occhi le politiche lib-dem non sono apparse ancora sufficientemente credibili. Gli stessi elettori laburisti delusi hanno preferito rivotare Labour per le posizioni più "realiste", concrete, "di governo", rispetto ai lib-dem su Europa, immigrazione e politica estera.

    Certo, i lib-dem possono sempre tentare una coalizione con il Labour e ottenere un referendum sulla riforma elettorale in senso proporzionale? Ma avrebbero la forza di vincerlo? E se dovessero prima passare di nuovo per le urne? Insomma, per ora l'ipotesi peggiore, di un successo lib-dem tale da porre le basi per il superamento del bipartitismo è scongiurata.

    Per conservatori e i lib-dem si apre ora un periodo delicatissimo: dovranno far digerire ai propri elettori un accordo di governo, o sopportare i costi politici di un fallimento e del ritorno alle urne, o entrambe le cose nell'arco di pochi mesi. Ma sono i lib-dem a rischiare di più. Qualsiasi scelta compiono da una posizione evidentemente non di grande consenso popolare - accordarsi con Cameron, allearsi con il Labour, o rimanere da soli - rischiano nei primi due casi di scontentare ampi settori del loro elettorato, nel secondo di risultare irrilevanti, e quindi di rimanere stritolati alle prossime elezioni, se non riescono ad ottenere la riforma elettorale che inseguono. Per questo, il loro gioco potrebbe essere quello di accordarsi con Cameron, così da far riprendere fiato al Labour mentre il governo Tory si logora con la crisi, e tra un anno tornare al voto sperando di convolare a nozze con il Labour e ottenere finalmente il sospirato proporzionale.

    Un gioco sul filo del rasoio. Insomma, leggerete di un Clegg sconfitto ma ago della bilancia decisivo. Sì, ma la sua è una posizione fragilissima, qualsiasi mossa rischia di pagarla a caro prezzo. I "terzisti" di casa nostra, che guardano a lui sperando di cogliere un segnale incoraggiante per i loro propositi di smontare il bipolarismo italiano, avranno di che riflettere. La sfida di Cameron sarà invece di non farsi logorare.


    JimMomo - il blog di Federico Punzi

  5. #145
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Analisi post-elettorale

    Con Cameron e Clegg scatta la fase delle "Klein Koalition" in Europa


    di Paolo dalla Sala

    l'Occidentale, 8 Maggio 2010





    Il day after dei laburisti si rivela in tutta la sua crudezza. Gordon Brown si era illuso di essere la ninfa Calipso, in grado di intrattenere l’elettore Ulisse per molti anni. Oggi invece si ritrova con una Apocalypso personale. Ma crolla tutto il Labour party (che perde 90 seggi, di fronte ai 96 guadagnati dai Tories di Cameron), mentre i partiti eurosocialisti sono ridotti a gestire le enclave spagnola, greca e portoghese.

    Premessa necessaria
    Il sistema informativo britannico è serio. Un secondo dopo la chiusura delle urne sono stati mostrati gli exit polls, realizzati unitariamente da diverse holding editoriali, come Sky e Bbc, e le previsioni sono state molto vicine alla realtà.

    Invece in Italia dopo la chiusura dei seggi si è parlato soprattutto della “coalizione” lib-lab di Clegg e di Gordon Brown, sullo speciale di RaiNews24. Questa opzione sembra improbabile in una nazione che segue il dettato di Thomas G. Masaryk: “La democrazia moderna non mira a governare ma ad amministrare”. La democrazia, cioè, non mira a congiure, manovre, furberie, ma deve pragmaticamente affidarsi ai rappresentanti scelti dall’elettorato.

    I lab hanno tradito questo princìpio
    Nelle ultime settimane hanno contribuito a creare dei fuochi fatui, a partire dal rischio del così detto hung parliament, una balla da prima Repubblica italiana, fino all’invenzione del matrimonio lib-lab. Improvvide anche le dichiarazioni che chiedevano di non assegnare a Cameron l’incarico di formare un nuovo governo. I laburisti sono scesi dalla stratosfera, dopo che lo stesso Nick Clegg ha dichiarato che Dave Cameron era legittimato a governare, aggiungendo che i liberaldemocratici sono disponibili a trattare coi conservatori.

    Terza donchisciotteria: prevedere nuove elezioni in autunno, per risolvere la mancanza di governabilità. Si figuri se gli inglesi hanno voglia di affidare a un governo di transizione il traghettamento verso la ripresa.

    Il quadro parlamentare: la maggioranza assoluta si ha con 326 seggi. I tories ne ottengono 304; i laburisti 257; i liberaldemocratici 57 (-5). I verdi ottengono un seggio, pur prendendo solo il 20% dei voti dei partiti estremisti, che però non prendono seggi.

    Perché il Labour ha perso?
    Lo ha affermato Alessio Altichieri, corrispondente del Corriere della Sera: “Non hanno più idee politiche né proposte per la società”.

    La colpa peggiore di Gordon Brown si trova in un suo orrendo saggio pubblicato dalla Fabian society. Nel testo Brown evoca ancora una volta la Terza Via di Anthony Giddens –basata sulla sindrome dell’asino di Buridano, che ha ucciso le sinistre comuniste e socialiste in tutta l’Eurasia, fin dai tempi dell’eurocomunismo italiano. La Terza via consisteva in una rifondazione delle socialdemocrazie, ma insistendo nel rifiuto del capitalismo (se non nella formula che “il mercato deve essere guidato dal pubblico potere”). E’ una formula alla Hu Jintao, vincente nelle dittature ma perdente nelle democrazie. Inoltre ci si chiede come mai Brown difenda l’intervento statale nell’economia privata, lamentando che la crisi sia colpa del liberismo alla von Hayek e del Laissez faire, se poi non dice agli elettori/lettori che al governo di Londra, prima e durante la crisi, non c’erano i “liberisti” ma proprio i laburisti. E’ come nel caso della Grecia e della Spagna: i laburisti hanno predicato un’equidistanza tra capitale e lavoro. Hanno risolto il busillis con due errori: 1) il culto teologico per la finanza, grazie al quale hanno trascurato in maniera colpevole l’industria, a differenza di Italia, Francia e Germania; 2) il culto mistico per l’edilizia, che ha permesso di costruire splendide architetture, immensi centri commerciali, deserti di cemento alla De Chirico, dove però non circolano merci né uomini. La bolla immobiliare, appunto, che non era liberista nemmeno in America, ma clintoniana.

    Infine dobbiamo ricordare che il termine Terza Via è di infausta memoria fascista, essendo nato ai tempi del congresso di San Sepolcro (1919) con lo scopo di individuare una “terza via” alternativa a comunismo e capitalismo. Qui casca l’asino (di Buridano) e si ha il senso della modernità “progressista” dei movimenti eurosocialisti, ben lontani dal change di Obama.

    Inoltre i lab pagano il lungo governo: gli inglesi credono nell’alternanza e sanno che una permanenza lunga nelle stanze del potere genera tentazioni capziose.

    Limiti e pregi di Cameron
    Cameron non ha ancora una grande squadra di governo e non ha il carisma di una Thatcher. Il suo programma non è aggiornato per affrontare la crisi, e il partito manca di un blocco sociale di riferimento. Il programma dei tories si basa sulla riduzione dello Stato e sulla rivoluzione etica, che anche in Italia deve diventare un tema dominante, da opporre alla deriva nazional-giustizialista.

    L’etica è la base di ogni futuro programma politico, perché è l’unico principio condivisibile al di sopra delle diverse culture, religioni, e si pone al di là del dualismo destra-sinistra, ormai inadatto a distinguere società stratificate e migratorie. L’etica è il fondamento della polis, scriveva Aristotele: “Il fine della scienza politica è rendere i cittadini dotati di qualità e praticanti il bene”. La difficile scommessa consisterà nel tentativo di migliorare le performances economiche, agganciando la ripresina americana, e scardinando la browneconomics.

    Il disastro economico in sintesi
    Il deficit statale è di 160 mld sterline, simile a quello greco. L’abbandono delle industrie e la persistenza del welfare ha fatto in modo che il primo datore di lavoro sia lo Stato, il che rende difficile tagliare i posti di lavoro improduttivi (così come in Grecia, dove l’assistenzialismo di Nuova Democrazia non è stato diverso da quello dei governi socialisti).
    Pertanto sarà il welfare ad essere colpito dai tagli di Cameron. Il Pil negli ultimi due anni è sceso del 6%. La crescita appare rallentata come in tutta Eurolandia ma per giunta galoppa l’inflazione, salita al +3,5%. I disoccupati sono due milioni e mezzo.

    Insegnamenti per l’Italia
    In queste elezioni i media mainstream e lo stesso Gordon Brown hanno cercato di cavalcare la tigre Nick Clegg, pensando di poter arrivare a un governo di coalizione lib-lab, non commendevole. Si pensa piuttosto a un governo liberalconservatore, di segno opposto. Andiamo controcorrente: fino a ieri tutti osannavano i liberaldems come obamiani. Ma Obama non ha vinto solo grazie ai talk show e ai media. Clegg invece ha perso, tuttavia il suo endorsement per Cameron e il rifiuto di andare all’abbraccio della morte con Brown (se sarà così), hanno un’importanza da non sottovalutare.

    Gli analisti diranno che il ridimensionamento di Clegg significa una conferma per il bipolarismo. Non ne sono sicuro. E’ possibile che i libdem impongano una legge elettorale proporzionale, ma non è questo il punto. La novità è la necessaria revisione del bipolarismo, dopo la lillupizianizzazione dei socialisti, ormai simili ai vecchi conservatori statalisti e welfaristi, come lo furono i totalitarismi centroeuropei e quelli comunisti in Eurasia.

    Verso le Klein Koalition
    In Germania si governa con le Grosse Koalition. Ma anche nell’Italia bipolare in realtà si governa con una “Klein” (=piccola) Koalition, formata da Lega e Pdl. E’ possibile che l’elettorato si divida in nuove forme. Si aprono fluidità che sarebbe un errore non percepire e non cavalcare. Non parliamo delle “Terze vie” che finora si sono affacciate in Italia, visto che Rutelli, Casini, Fini o Montezemolo non sono alfieri di un Change quanto pedoni di uno short range. Tuttavia il fenomeno delle Klein Koalition crescerà, grazie alla tecnica di comunicazione orizzontale/verticale, e con una società più fluida e matura, dopo il ridimensionamento delle bolle finanziarie ed edile. Benvenuti in questa nuova fase.


    Con Cameron e Clegg scatta la fase delle "Klein Koalition" in Europa | l'Occidentale

  6. #146
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Cameron, il conservatore rivoluzionario

    di Marcello Veneziani

    Il Giornale, 8 maggio 2010


    A vederlo, non fa molta simpatia, David Cameron. E non mi pare che abbia un gran carisma. Meno simpatia fanno i suoi sostenitori, da certi Tory a Murdoch, fino all’Economist, specializzato in diffamazione dell’Italia a mezzo stampa: l’ultima che mi colpisce negli affetti più intimi, definisce il Sud d’Italia «il regno del Bordello» ed auspica la sua espulsione dall’Europa. Ma Cameron non è solo la password che l’Inghilterra ha scelto per chiudere con i laburisti di Gordon Brown e accedere al cambiamento. Cameron è il leader giovane e pragmatico di un partito giovane e antico, il Partito conservatore, e ha saputo rianimarlo in modo interessante. Lo dico pensando al Regno Unito, ma anche all’Europa, all’Italia e alla sua destra. Cameron ha promesso una rivoluzione conservatrice. Il termine, per gli europei continentali, evoca grandi movimenti di idee calate nella storia, grandi autori. Ma nel gergo politico atlantico, si parlò di rivoluzione conservatrice a proposito dell’onda reaganiana; ne parlò Guy Sorman, per esempio. Qual è la novità del giovanottone inglese? Cameron ha capito che non si può essere conservatori con la parrucca nell’anno di grazia 2010 e nemmeno si può riproporre la ricetta Thatcher, salutare trent’anni fa. E allora ha shakerato idee forti e valori permanenti della tradizione conservatrice con nuove idee, nuovi linguaggi e aperture al presente. Il tutto incartato in un look informale, sportivo e rassicurante.
    Le tre principali differenze rispetto ai conservatori del passato sono assai interessanti per noi europei perché sembrano provenire dal nostro continente. La prima è la svolta sociale del conservatorismo, il progetto riformatore, la convinzione che lo Stato debba garantire maggiore giustizia sociale, più qualità alla scuola pubblica, controllo dell’anarchia finanziaria, dopo le follie prodotte dal mercato. Una svolta rispetto alla tradizione conservatrice inglese e rispetto al liberismo della Thatcher; ma una svolta che riannoda i conservatori britannici alla tradizione cristiano-sociale, gollista e di destra sociale europea. Da noi una svolta analoga l’ha fatta Tremonti, passando dal liberismo a una visione sociale dello Stato, critica verso il mercatismo e rafforzata dalla difesa della tradizione. La seconda novità rispetto ai conservatori è l’interesse per l’ambiente, la difesa della natura dal degrado e dall’inquinamento, la visione di un eco-conservatorismo che toglie finalmente il monopolio verde al velleitario ideologismo radical e lo coniuga al realismo dei conservatori. Bella svolta.
    Il terzo tema nuovo e forte è l’idea di comunità, tema centrale della nuova destra europea. Un’idea forte, che consente da un verso a Cameron di svoltare rispetto all’individualismo dei conservatori o all’idea popperiana della Thatcher che la società non esiste, esistono solo gli individui. Ma dall’altro verso l’idea comunitaria permette a Cameron di riprendere in modo nuovo la difesa dei legami territoriali, l’identità nazionale, le tradizioni inglesi, le radici cristiane della nazione, la famiglia, che è al centro del discorso di Cameron, la politica per l’infanzia e la tutela del matrimonio. Qui si innestano alcune aperture di Cameron, anche discutibili, come i Pacs per riconoscere le coppie omosessuali, una maggiore indulgenza sul piano dei costumi, dopo il rigorismo puritano e vittoriano, peraltro impraticabile dopo tanti episodi in cui sono rimasti coinvolti anche esponenti conservatori; o una linea più morbida verso le droghe che ora è invece rientrata, visti gli effetti devastanti che ha prodotto. C’è qualcuno in Italia che si attacca a questi spunti marginali e in parte rientrati per ricavare un’analogia con il nuovo corso finiano. Ma dimenticando i temi forti e centrali di Cameron, sulla famiglia, l’identità nazionale, la tradizione religiosa, la comunità, o la tolleranza zero contro la criminalità e l’immigrazione clandestina. A proposito d’immigrazione, per Cameron è fallito il modello multiculturale inglese; bisogna da un verso riconoscere e rispettare tutte le etnie e i loro diritti, integrando a pieno titolo gli immigrati regolari, ma dall’altro bisogna garantire la coesione nazionale, il rispetto delle leggi inglesi e il primato della comunità nazionale sulle minoranze etnico-religiose.

    Ricavo questi giudizi e queste sue posizioni dopo aver seguito non solo la sua campagna elettorale, ma dopo aver letto due libri tradotti in Italia da Pagine, «La mia Rivoluzione conservatrice», frutto di una conversazione con Dylan Jones (uscito in Italia con una prefazione firmata da Fini); e poi, nella collana dei libri del Borghese, «Cameron, nuovo conservatorismo», a cura di Francis Eliott & James Hanning. Non so se Cameron riuscirà a mettere su strada queste idee, e se riuscirà a fare un governo, visto che ha vinto ma non ha la maggioranza assoluta dei seggi perché mentre noi scoprivamo il bipolarismo dell’alternanza, gli inglesi si sono convertiti al tripartitismo e alla logica continentale delle coalizioni. Però sarebbe una bella scommessa e un bell’esperimento.
    Noto in definitiva due cose: l’Inghilterra somiglia sempre più all’Europa continentale e i conservatori di Cameron vi si adeguano con duttile intelligenza. Ed è un paradosso, considerando che Cameron resta un euroscettico. E poi, dopo l’epoca di Blair, laburista molto lib e poco lab, molto filoamericano e guerriero, arriva un conservatore che riscopre il sociale, la comunità, che sa dissociarsi dagli Stati Uniti e disapprovare Israele quando lancia i missili, che critica Bush per la disattenzione all’ambiente (ma poi lo imita riprendendo il suo conservatorismo compassionevole). Che la sinistra inglese sia sempre più liberal e sempre meno comunitaria, lo avevo riscontrato in un carteggio con sir Ralf Dahrendorf che opponeva al mio comunitarismo la visione individualista. Cameron coglie le conseguenze di quella svolta. Cameron nutre simpatia per Obama e Sarkozy e invece non conosce Berlusconi; è tempo per entrambi che si cerchino e si incontrino presto. Auguri, perfida Albione dal Bordello del piano di sotto.

    Cameron, il conservatore rivoluzionario - Interni - ilGiornale.it del 08-05-2010

  7. #147
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    REPORTAGE

    Nel fortino dei Tory: "David ci difenderà"

    Paura degli immigrati e delle tasse: la Londra che sta con Cameron

    di Andrea Malaguti

    La Stampa, 7/5/2010





    LONDRA. Il seggio d’oro del partito conservatore è una chiesa battista infilata in una stradina alberata a Sud-Est di Londra, dove le signore arrivano silenziose ed eleganti, vestite di maglioncini di lana leggera e le ragazze, bionde e robuste, hanno tacchi da sfilata. Gli uomini sono incravattati, aitanti, e scendono da Land Rover appena uscite dal concessionario. Entrano nella chiesa di St. Andrews e mettono in fretta la croce sulla casella di Mark Clarke. Gli altri candidati hanno nomi orientali. Il laburista si chiama Sadiq e il Lib-Dem Nasser. Waynflete street, lo zoccolo duro del voto conservatore è qui. Villette basse, giardini fioriti, porte lucide e scuole raffinate, ricche di spazio e di telecamere che controllano i cortili. «Ma il quartiere non è più lo stesso».

    Laura Mcvey ha 75 anni e al seggio d’oro fa la volontaria. Qui è nata e qui morirà, la sua vita sta tutta nelle strade che le corrono attorno. Ha occhi dolci e pensieri duri. «Vede quelle ragazze laggiù? Africane, arabe, curde. Crede che sia possibile parlare con loro? Si ghettizzano, disgregano il quartiere». Soffre. Una donna indiana entra con la sua scheda. Silenzio, che dura il tempo di un voto. «I Labour ci hanno portato via i soldi dalle tasche facendo finta di darceli. Hanno messo in ginocchio il Paese e permesso che esplodesse la criminalità straniera. Eccolo il problema». Non le tasse, non le scuole, non gli ospedale, non le banche. Gli altri. Persino qui, nel quartiere più sicuro della città. Di fianco a Laura si forma in fretta un gruppo di persone. John Davies, avvocato, con la figlia Sarah, Marta Holland, medico ospedaliero, Emma Dwight, pensionata. «Abbiamo cercato l’integrazione, ma è impossibile. Vogliono i loro posti, le loro case, i loro negozi». Perciò votate Cameron? «Sì, anche per questo».

    Se Margareth Thatcher voleva una rivoluzione economica, David Cameron, ribattezzato anche Blameron o Tory Blair, cerca piuttosto una rivoluzione sociale. Nessuna ideologia e un percorso di centro. Scuola, energia pulita, integrazione ma con cautela e nessun estremismo sulle tasse. Formule da concordare, rassicuranti. Blair, appunto, ma leggermente più a destra. A quattrocento metri dal seggio di Waynflete la sede del partito conservatore è in un palazzo che sembra un magazzino. Un solo tavolo con dietro un volontario nascosto dalle carte e tre sedie di plastica nera rubate a un bar di quart’ordine. Martin Calderbank è il responsabile del circondario. Indossa una giacca stazzonata e ha i pantaloni sporchi di calcinacci. «Su di noi si dicono un sacco di balle. Che vogliamo tagliare lo stato sociale, che odiamo i bambini e le scuole. Idiozie. Bugie Labour. Le pare un posto ricco questo?».

    Ricco, la parola proibita. Martin ha trent’anni e fa il mediatore d’affari. Pochi capelli biondi e occhiali con la montatura dorata. «Guadagno bene». Ricco allora? «No, ho avuto successo. Ma basta con gli stereotipi. Tutti devono avere la possibilità di migliorare. Altro che carità di Stato. La signora che vende il pesce qui di fianco per chi vota secondo voi?». La signora è indiana e preferisce un candidato indipendente («I conservatori sono tutti bianchi, pallidi, con gli occhi azzurri, come potrei sentirmi rappresentata?»), ma su una cosa Martin ha ragione, l’antica litania ricco-povero non funziona più. Persino Cameron, l’etoniano, rifiuta i segni distintivi del privilegio. Padrone di una sobria Volkswagen nera, casa a Nord Kengsington, fanatico di James Bond, ha sì una moglie nobile, Samantha, che però compra i vestiti ai grandi magazzini, mentre David va a fare la spesa al supermercato, dividendo però il sarto con Gordon Brown (Timothy Everest).

    Una miscela fatta di studi, autostima e ottimo retroterra familiare. «Cameron - sostiene il giornalista Dylan Jones, nel libro intervista fatto con lui - è il tipo di uomo capace di entrare in una porta girevole dietro di te e di uscirne davanti». Furbo, veloce o pericoloso? Un uomo giovane e molto ricco che vuole ossessivamente piacere anche alla nuova piccola borghesia. Esiste in verità un altro modo per descrivere il leader conservatore, quello velenoso e rapido usato ieri dal Daily Mirror: 43 anni, nessuna esperienza lavorativa e tre hobby. Quali? Tagliare i pubblici servizi, tutelare i privilegiati e andare a caccia. Ma solo quella alla volpe. Elen Bridgewater, dentista, si allontana dal seggio di Waynflete street dopo aver messo l’ennesima croce sul nome di Mark Clarke. «Ci fosse stato ancora Blair avrei votato per lui. Oggi è stato come scegliere tra due inferni. Quello di Cameron mi pare meno doloroso». Si aggiusta il maglioncino di cashmere verde e prende sotto braccio la nipote. Una ragazza col velo attraversa la strada guardando lontano. «Chissà chi sono davvero quelli lì».


    Nel fortino dei Tory: "David ci difenderà" - LASTAMPA.it
    Ultima modifica di Florian; 08-05-10 alle 08:50

  8. #148
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Il saggio dell'Occidentale è talmente pieno di assurdità che non merita nemmeno di essere commentato. Solo un completo ignorante può confondere la Terza Via di Giddens con quella tra capitalismo e comunismo alla cinese. Ma uno proprio ignorante forte, eh, che negli ultimi 15 anni ha vissuto con la testa sotto la sabbia.

  9. #149
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Analisi post-elettorale

    Con Cameron e Clegg scatta la fase delle "Klein Koalition" in Europa


    di Paolo dalla Sala

    l'Occidentale, 8 Maggio 2010





    Il day after dei laburisti si rivela in tutta la sua crudezza. Gordon Brown si era illuso di essere la ninfa Calipso, in grado di intrattenere l’elettore Ulisse per molti anni. Oggi invece si ritrova con una Apocalypso personale. Ma crolla tutto il Labour party (che perde 90 seggi, di fronte ai 96 guadagnati dai Tories di Cameron), mentre i partiti eurosocialisti sono ridotti a gestire le enclave spagnola, greca e portoghese.

    Apocalypso personale non mi pare proprio, ha ridotto lo svantaggio astronomico coi Tories e ha impedito ai Libdem di soppiantare il Labour

    Premessa necessaria
    Il sistema informativo britannico è serio. Un secondo dopo la chiusura delle urne sono stati mostrati gli exit polls, realizzati unitariamente da diverse holding editoriali, come Sky e Bbc, e le previsioni sono state molto vicine alla realtà.

    Invece in Italia dopo la chiusura dei seggi si è parlato soprattutto della “coalizione” lib-lab di Clegg e di Gordon Brown, sullo speciale di RaiNews24. Questa opzione sembra improbabile in una nazione che segue il dettato di Thomas G. Masaryk: “La democrazia moderna non mira a governare ma ad amministrare”. La democrazia, cioè, non mira a congiure, manovre, furberie, ma deve pragmaticamente affidarsi ai rappresentanti scelti dall’elettorato.

    In tutti i media del mondo si è parlato di coalizione lib-lab compresi quelli britannici

    I lab hanno tradito questo princìpio
    Nelle ultime settimane hanno contribuito a creare dei fuochi fatui, a partire dal rischio del così detto hung parliament, una balla da prima Repubblica italiana, fino all’invenzione del matrimonio lib-lab. Improvvide anche le dichiarazioni che chiedevano di non assegnare a Cameron l’incarico di formare un nuovo governo. I laburisti sono scesi dalla stratosfera, dopo che lo stesso Nick Clegg ha dichiarato che Dave Cameron era legittimato a governare, aggiungendo che i liberaldemocratici sono disponibili a trattare coi conservatori.

    L'hung parliament c'è ed è sotto gli occhi di tutti. Chiedere alla regina di non dare il mandato a Cameron è la normale prassi; nel caso non ci sia una maggioranza assoluta, il primo ministro uscente può cercare di tenere in piedi il suo governo cercando un accordo parlamentare prima del voto di fiducia, previsto 18 giorni dopo le elezioni mi pare.

    Terza donchisciotteria: prevedere nuove elezioni in autunno, per risolvere la mancanza di governabilità. Si figuri se gli inglesi hanno voglia di affidare a un governo di transizione il traghettamento verso la ripresa.

    Quello di cui hanno voglia gli inglesi non è di sicuro un governo debole, ma se libdem e conservatori litigano, cosa assai probabile, altre strade non ne vedo. Tra l'altro, votare in autunno non conviene ai laburisti, ma proprio ai conservatori, che hanno ancora fondi per la campagna elettorale e potrebbero chiedere il voto per governare saldamente.

    Il quadro parlamentare: la maggioranza assoluta si ha con 326 seggi. I tories ne ottengono 304; i laburisti 257; i liberaldemocratici 57 (-5). I verdi ottengono un seggio, pur prendendo solo il 20% dei voti dei partiti estremisti, che però non prendono seggi.

    Perché il Labour ha perso?
    Lo ha affermato Alessio Altichieri, corrispondente del Corriere della Sera: “Non hanno più idee politiche né proposte per la società”.

    La colpa peggiore di Gordon Brown si trova in un suo orrendo saggio pubblicato dalla Fabian society. Nel testo Brown evoca ancora una volta la Terza Via di Anthony Giddens –basata sulla sindrome dell’asino di Buridano, che ha ucciso le sinistre comuniste e socialiste in tutta l’Eurasia, fin dai tempi dell’eurocomunismo italiano. La Terza via consisteva in una rifondazione delle socialdemocrazie, ma insistendo nel rifiuto del capitalismo (se non nella formula che “il mercato deve essere guidato dal pubblico potere”). E’ una formula alla Hu Jintao, vincente nelle dittature ma perdente nelle democrazie.

    La Terza Via di Anthony Giddens non rifiuta il capitalismo (purtroppo, aggiungerei), è una sintesi tra liberalismo e socialismo che si configura nel cosiddetto New Public Management, ossia il mercato utilizzato a fini sociali. Es: il privato costruisce a sue spese un ospedale, grazie a incentivi governativi, e poi lo affitta al governo stesso.

    Inoltre ci si chiede come mai Brown difenda l’intervento statale nell’economia privata, lamentando che la crisi sia colpa del liberismo alla von Hayek e del Laissez faire, se poi non dice agli elettori/lettori che al governo di Londra, prima e durante la crisi, non c’erano i “liberisti” ma proprio i laburisti.

    La crisi è mondiale, ed è partita dalle banche americane, caro giornalista, più precisamente dal combinato disposto di irresponsabile politica dei tassi di interesse sia sotto Reagan che sotto Clinton, e dallo smantellamento del sistema di regolazione bancaria, sia sotto Reagan che sotto Clinton.

    E’ come nel caso della Grecia e della Spagna: i laburisti hanno predicato un’equidistanza tra capitale e lavoro. Hanno risolto il busillis con due errori: 1) il culto teologico per la finanza, grazie al quale hanno trascurato in maniera colpevole l’industria, a differenza di Italia, Francia e Germania;

    Questo sarà anche vero, ma A) non mi sembra colpa dei soli laburisti, ma di tutto l'Occidente B) non mi sembra che il nostro settore industriale passi dei buoni chiari di luna, grazie alla grave carenza di modernizzazione e alla sua estrema polverizzazione.

    2) il culto mistico per l’edilizia, che ha permesso di costruire splendide architetture, immensi centri commerciali, deserti di cemento alla De Chirico, dove però non circolano merci né uomini. La bolla immobiliare, appunto, che non era liberista nemmeno in America, ma clintoniana.

    La bolla immobiliare nasce da lontano, e mi pare che poco prima della crisi Berlusconi ne stesse per preparare una col suo ennesimo piano casa riassumibile in più cemento per tutti.

    Infine dobbiamo ricordare che il termine Terza Via è di infausta memoria fascista, essendo nato ai tempi del congresso di San Sepolcro (1919) con lo scopo di individuare una “terza via” alternativa a comunismo e capitalismo. Qui casca l’asino (di Buridano) e si ha il senso della modernità “progressista” dei movimenti eurosocialisti, ben lontani dal change di Obama.

    La Terza Via è un termine che salta fuori regolarmente ogni volta che si cerca di mediare tra opposte posizioni, eh, non è che abbiano il copyright i fascisti. Farne poi una questione sintattica, tra Third Way e Change, dà il senso della povertà dell'argomentazione. L'autore non ha decisamente idea di cosa il New Labour abbia fatto in questi anni, a partire dall'imporre classi di 15 alunni massimo, quando noi ne abbiamo fino a 35 con maestra unica.

    Inoltre i lab pagano il lungo governo: gli inglesi credono nell’alternanza e sanno che una permanenza lunga nelle stanze del potere genera tentazioni capziose.

    I Lab hanno governato quanto la Thatcher

    Limiti e pregi di Cameron
    Cameron non ha ancora una grande squadra di governo e non ha il carisma di una Thatcher. Il suo programma non è aggiornato per affrontare la crisi, e il partito manca di un blocco sociale di riferimento. Il programma dei tories si basa sulla riduzione dello Stato e sulla rivoluzione etica, che anche in Italia deve diventare un tema dominante, da opporre alla deriva nazional-giustizialista.

    Sì, lottando per candidare Cosentino e con Scajola agente immobiliare ; fa ridere comunque come l'autore accusi i laburisti di non avere nè idee nè programmi, salvo dire sommessamente che, sì, nemmeno i conservatori hanno idee o programmi.

    L’etica è la base di ogni futuro programma politico, perché è l’unico principio condivisibile al di sopra delle diverse culture, religioni, e si pone al di là del dualismo destra-sinistra, ormai inadatto a distinguere società stratificate e migratorie. L’etica è il fondamento della polis, scriveva Aristotele: “Il fine della scienza politica è rendere i cittadini dotati di qualità e praticanti il bene”. La difficile scommessa consisterà nel tentativo di migliorare le performances economiche, agganciando la ripresina americana, e scardinando la browneconomics.

    Il disastro economico in sintesi
    Il deficit statale è di 160 mld sterline, simile a quello greco. L’abbandono delle industrie e la persistenza del welfare ha fatto in modo che il primo datore di lavoro sia lo Stato, il che rende difficile tagliare i posti di lavoro improduttivi (così come in Grecia, dove l’assistenzialismo di Nuova Democrazia non è stato diverso da quello dei governi socialisti).
    Pertanto sarà il welfare ad essere colpito dai tagli di Cameron. Il Pil negli ultimi due anni è sceso del 6%. La crescita appare rallentata come in tutta Eurolandia ma per giunta galoppa l’inflazione, salita al +3,5%. I disoccupati sono due milioni e mezzo.

    la svolta di Cameron, che novità, si taglia la spesa pubblica ! E così si risolvono magicamente i problemi della disoccupazione e della de-industrializzazione :giagia:

    Insegnamenti per l’Italia
    In queste elezioni i media mainstream e lo stesso Gordon Brown hanno cercato di cavalcare la tigre Nick Clegg, pensando di poter arrivare a un governo di coalizione lib-lab, non commendevole. Si pensa piuttosto a un governo liberalconservatore, di segno opposto. Andiamo controcorrente: fino a ieri tutti osannavano i liberaldems come obamiani. Ma Obama non ha vinto solo grazie ai talk show e ai media. Clegg invece ha perso, tuttavia il suo endorsement per Cameron e il rifiuto di andare all’abbraccio della morte con Brown (se sarà così), hanno un’importanza da non sottovalutare.

    Gli analisti diranno che il ridimensionamento di Clegg significa una conferma per il bipolarismo. Non ne sono sicuro. E’ possibile che i libdem impongano una legge elettorale proporzionale, ma non è questo il punto. La novità è la necessaria revisione del bipolarismo, dopo la lillupizianizzazione dei socialisti, ormai simili ai vecchi conservatori statalisti e welfaristi, come lo furono i totalitarismi centroeuropei e quelli comunisti in Eurasia.

    Sì ? Lillipuziani al 29 con la base liberaldemocratica formata in larga parte da laburisti delusi e con i conservatori al 37 ? Non mi sembra un risultato lillipuziano. Poi, il pezzo sui totalitarismo non si capisce veramente cosa voglia dire.

    Verso le Klein Koalition
    In Germania si governa con le Grosse Koalition. Ma anche nell’Italia bipolare in realtà si governa con una “Klein” (=piccola) Koalition, formata da Lega e Pdl. E’ possibile che l’elettorato si divida in nuove forme.

    Che novità, ci sono Kleinen Koalitionen in tutta Europa ... !

    Si aprono fluidità che sarebbe un errore non percepire e non cavalcare. Non parliamo delle “Terze vie” che finora si sono affacciate in Italia, visto che Rutelli, Casini, Fini o Montezemolo non sono alfieri di un Change quanto pedoni di uno short range.

    Ma la Third Way non era una cosa socialcomunista fascista ? Ora la ricicliamo per i democristiani ?

    Tuttavia il fenomeno delle Klein Koalition crescerà, grazie alla tecnica di comunicazione orizzontale/verticale, e con una società più fluida e matura, dopo il ridimensionamento delle bolle finanziarie ed edile. Benvenuti in questa nuova fase.

    Nuova fase de che ? Deh, che è Silvio con Veltroni l'afiere del bipartitismo, eh, in tutta Europa, come detto sopra, si governa con coalizioni. Sul fatto che, dopo una crisi epocale, la società divenga più fluida, ho grossissime riserve, storicamente motivabili. Finora, le grandi crisi hanno prodotto ben poca maturità e parecchia, motivata isteria.
    Insomma, sto articolo che vor dì ?

  10. #150
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Cameron non ha vinto. Doveva ottenere la maggior parte dei seggi e ha fallito.
    Cameron non solo ha vinto, ma che ti piaccia o no sarà il prossimo Primo Ministro inglese, archiviando così la squallida epoca labourista.

 

 
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