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  1. #151
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***


  2. #152
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    E adesso?

    di Fabio Cavalera

    BigBen, 08/05/2010


    Che confusione sotto il cielo, ora che cosa accade? Niall Ferguson, professore ad Harvard, uno dei grandi storici britannici, autore di saggi (Impero, Ascesa e declino del denaro, per citarne due pubblicati in Italia) non né sorpreso più di tanto. “Semmai depresso, perché se non si agisce in fretta il rischio che l’economia britannica precipiti nel burrone diventa molto, ma molto, concreto”.

    Una situazione paradossale: i Tory hanno preso la maggioranza dei voti e dei seggi ma non hanno vinto.

    “Be’ in un certo senso è proprio così. Ma già l’anno scorso avevo ammonito: stiamo attenti a dare per certo il trionfo dei conservatori. Bastava guardare con attenzione come funziona il nostro sistema elettorale e come è distribuita la forza dei partiti in campo per rendersi conto che sarebbe finita così. Risultato niente affatto imprevedibile. E credo che lo stesso Cameron, che è davvero acuto, lo avesse messo in conto. Naturalmente senza dirlo”.

    Il fatto è che Nick Clegg adesso ha la bilancia del potere in mano. Come la userà?

    “Ma non esagererei. La bilancia del potere è in mano alla regina non a Nick Clegg. Lui ha preso i suoi voti, meno di quelli che pensava di raccogliere. E’ vero che oggi c’è maggiore frammentazione politica in Gran Bretagna ma, al dunque, i laburisti e i conservatori sono sempre una calamita”.

    Nick Clegg e David Cameron stanno discutendo l’ipotesi di una coalizione. E’ una soluzione realistica?

    “Mi pare che il dissenso fra le due parti sia difficile da ricomporre. Credo che lo snodo fondamentale sia la riforma elettorale in senso proporzionale. Se Nick Clegg la pone come conditio sine qua non l’accordo non si fa. Ma se non la pone e, sostanzialmente la sacrifica, Nick Clegg smentisce se stesso, visto che in tutta la campagna elettorale è stata per lui uno dei punti centrali. Poi c’è la questione dell’Europa. I conservatori di euro non vogliono sentire parlare. Clegg vorrebbe avviare, sia pure a lungo termine, un processo di integrazione della sterlina nell’area dell’euro. Cosa fa Clegg? Si rimangia anche questo. A ben vedere Nick Clegg solo formalmente è il kingmaker. Nella sostanza è quello più nell’angolo. Sia i conservatori sia, persino, i laburisti possono permettersi di pensare a nuove elezioni. Nick Clegg proprio no. O sfrutta la situazione, ma non può alzare il prezzo, oppure rischia il ridimensionamento definitivo. E poi, non credo proprio che i conservatori compiano passi indietro sul sistema elettorale e sull’Europa”.

    E allora quale governo?

    “I Tory si erano già preparati a un’opzione radicale: è possibile un governo di minoranza con l’appoggio degli unionisti irlandesi e la rappresentanza dei gallesi”.

    Comunque, uno scenario di precarietà e di instabilità?

    “Certo, sia nel caso di un patto fra Cameron e Clegg sia di un governo di minoranza dei conservatori ci sarebbe un esecutivo estremamente vulnerabile, esposto a continue oscillazione, a continua trattative e mediazioni”.

    Quasi-quasi sembra che a Londra si stia diffondendo il virus italiano: una politica piena di litigi.

    “Mi dispiacerebbe assai. Ma no. Non vedo ancora questo scivolamento verso il modello italiano. Abbiamo storie e tradizioni diverse. E mi lasci anche una battuta: la destra conservatrice non è la destra berlusconiana”.

    In che senso?

    “I Tory sono una destra riformista. E poi, Cameron e Berlusconi, come leader, sono agli antipodi. Al tavolo delle trattative per formare una coalizione, sono certo che la questione della giustizia o la questione delle escort non si pone. Ma fuori da queste considerazioni, nel Regno Unito, oltre un certo livello di mediazione non si va. All’instabilità, se dura, si pone rimedio con nuove consultazione generali”

    Lei esclude un’intesa fra laburisti e liberaldemocratici?

    “Non ci sono i numeri”.

    Dunque premier David Cameron?

    “Ha preso più voti e più seggi. In ogni caso farà di tutto per entrare a Downing Street, con o senza i liberaldemocratici”.

    Prima priorità del futuro governo: il deficit fiscale. Tagli e austerità?

    “Non vi è dubbio. E occorre agire immediatamente per stabilizzare l’economia e rimettere in piedi le finanze pubbliche che Gordon Brown lascia in uno stato pietoso. E, per essere sinceri, nulla di ciò che è stato discusso in campagna elettorale, vale a dire nessuna misura proposta, è lontanamente sufficiente a riportare la situazione sotto controllo. Se non si opera con decisione e subito c’è il pericolo reale che si crei una spirale pessima, i partiti lo sanno”.

    E allora la scure di Cameron?

    “Si deve muovere in due direzioni. La prima è incaricare il cancelliere dello scacchiere di tagliare, tagliare e ancora tagliare l’espansione del settore pubblico. La seconda è avviare negoziati con il Fondo Monetario per essere pronti a un aiuto esterno nel caso in cui la situazione dei conti precipitasse”.

    A Londra il fantasma della Grecia?

    “Bisogna essere sinceri: sì”.


    Big Ben di Fabio Cavalera Corriere Della Sera

  3. #153
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Gb, Lib Dem valutano offerta governo conservatori

    sabato 8 maggio 2010 103


    LONDRA (Reuters) - Il leader dei liberaldemocratici cercherà il sostegno dei dirigenti del suo partito oggi per un possibile accordo con i conservatori, dopo che nelle elezioni di giovedì in Gran Bretagna nessuno dei tre principali partiti che è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta.
    Il partito conservatore, di centrodestra, ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi, ma necessita del sostegno di altri partiti per formare un governo stabile che possa mettere in atto politiche di riduzione del deficit, giunto a livelli record.

    Un accordo con i Lib Dem potrebbe essere una via d'uscita e darebbe al piccolo partito centrista un ruolo nel governo per la prima volta da decenni.

    Il numero uno dei liberaldemocratici Nick Clegg deve però superare lo scetticismo che regna tra un buon numero di suoi compagni di partito, timorosi che un "deal" con i conservatori significhi di fatto sacrificare gran parte delle proprie politiche.

    I mercati finanziari, già colpiti dalla crisi greca, vogliono che un nuovo esecutivo sia formato al più presto in modo che venga affrontato subito e con decisione il problema del deficit.

    La sterlina, il gilt - il titolo di stato britannico - e i mercati azionari sono scesi ieri, quando è diventato chiaro che i conservatori non avevano la maggioranza assoluta, nonostante avessero battuto nettamente l'attuale governo laburista.

    Il leader dei conservatori David Cameron ha fatto appello ai Lib Dem ieri, dicendo che considererà l'ipotesi di un accordo formale con loro.

    Questo potrebbe significare la costituzione di una vera e propria coalizione, fatto raro nella politica inglese, ma è più probabile che si tratti di un patto nel quale i liberali daranno sostegno ad un governo conservatore di minoranza su un programma concordato, in cambio di concessioni.

    I dirigenti di entrambi i partiti si sono incontrati ieri notte e altri colloqui sono attesi nei prossimi giorni.


    Gb, Lib Dem valutano offerta governo conservatori | Prima Pagina | Reuters

  4. #154
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    GB: CLEGG OGGI INCONTRA PARLAMENTARI PER ALLEANZA CON CONSERVATORI


    (ASCA) - Roma, 8 mag - Il leader liberaldemocratico, Nick Clegg, incontrera' nella giornata di oggi i suoi parlamentari per discutere l'ipotesi di coalizione con i conservatori di David Cameron. E' quanto riferisce il sito della Bbc.

    La strada pero' sembra essere in salita. Secondo gli analisti, infatti, la coalizione potrebbe essere difficilmente ''digerita'' dai parlamentari liberaldemocratici e per questo Clegg invece di impegnarsi in un'alleanza di governo, potrebbe appoggiare dall'esterno un governo Cameron.

    red-glr/mcc/ss

    GB CLEGG OGGI INCONTRA PARLAMENTARI PER ALLEANZA CON CONSERVATORI - Agenzia di stampa Asca

  5. #155
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    GB: CLEGG OGGI INCONTRA PARLAMENTARI PER ALLEANZA CON CONSERVATORI


    (ASCA) - Roma, 8 mag - Il leader liberaldemocratico, Nick Clegg, incontrera' nella giornata di oggi i suoi parlamentari per discutere l'ipotesi di coalizione con i conservatori di David Cameron. E' quanto riferisce il sito della Bbc.

    La strada pero' sembra essere in salita. Secondo gli analisti, infatti, la coalizione potrebbe essere difficilmente ''digerita'' dai parlamentari liberaldemocratici e per questo Clegg invece di impegnarsi in un'alleanza di governo, potrebbe appoggiare dall'esterno un governo Cameron.

    red-glr/mcc/ss

    GB CLEGG OGGI INCONTRA PARLAMENTARI PER ALLEANZA CON CONSERVATORI - Agenzia di stampa Asca
    E' quello che penso che anch'io. Governo Cameron di minoranza (con deputati unionisti irlandesi e gallesi) e appoggio esterno lib-dem, senza tentare un impossibile accordo su proporzionale, Europa e immigrazione.

  6. #156
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Il Plaid Cymru ha offerto il proprio appoggio a Brown per 300 milioni di sterline in aiuti al Galles, voglio vedere se Cameron accetterà senza contare che poi il PC è un partito di sinistra, ci sarà da ridere se una coalizione del genere nascerà

  7. #157
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Cameron ha offerto tre ministeri ai libdem trasporti, interni e cancelliere
    Ultima modifica di democratico; 08-05-10 alle 16:16

  8. #158
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Cameron nel fumo di Londra

    di Leonardo Maisano

    Il Sole 24 Ore, 08 Maggio 2010


    Londra esce dalla più lunga notte elettorale dell'ultimo trentennio senza numeri e senza tempo. Al termine della prima metà della crisi economica, quella acuta che ha travolto il credito, e all'avvio della seconda metà, innescata dal dramma greco, si ritrova senza i numeri naturali per sostenere un governo e senza il tempo per cercarli. I mercati promettono di non avere pazienza per le alchimie della politica e i primi fremiti, contenuti, si sono già visti. La prossima settimana, se tanto si dovrà aspettare, le scosse a una costruzione che poggia su un deficit dell'11% e un debito globale in rapida ascesa, promettono di essere molto più violente.
    Ne sono consapevoli sia i conservatori, sia i laburisti, sia i liberaldemocratici. Ma questo non significa che siano pronti a mettere l'interesse nazionale, come hanno ripetuto ieri i tre leader, davanti a quello di partito, oltre le ambizioni personali. La lentezza tedesca nel percepire la portata di quanto stava accadendo in Grecia e nell'area euro non dovrà ripetersi sulla scena inglese.
    Atene non è Londra, come dicono da Gordon Brown a David Cameron, ma Londra non è più quella che ci eravamo abituati a conoscere e in questa congiuntura economico-finanziaria non può concedersi le asprezze di una mano politica a tre, truccata magari dai veti delle correnti (sono forti anche qui) che attraversano partiti con anime diverse.
    Quanto potrà concedere il fronte più euroscettico dei Tory in vista del chiacchierato accordo con gli europeisti liberaldemocratici? E come, per converso, l'anima socialdemocratica del partito di Nick Clegg assorbirà la cordiale intesa che la metà liberale del partito potrebbe instaurare con i Tory? E via così, lungo dinamiche a noi familiari, ma sconosciute a queste latitudini. I mercati non si attendono questo da Londra e, non crediamo, avranno voglia di aspettare, mentre il disavanzo cresce e la forbice dei tagli promessi per risanare i conti resta sospesa per aria. Ecco perché il tempo è essenziale.
    D'altro canto, altrettanto essenziali sono i numeri che dovranno essere tondi per guidare il paese verso il più drammatico restauro economico finanziario della recente storia britannica. Il governo di minoranza immaginato da Cameron, in alternativa a un lasso accordo con i LibDem, indebolito, oltretutto, dalla prospettiva implicita di un ritorno alla urne in tempi rapidi, non è la soluzione. Né vediamo luce in fondo al tunnel, che Brown vuole esplorare, di un accordo Lib-Lab. Un vicolo cieco perché i conti dei seggi di Westminster non tornano una volta di più.
    Il parlamento "appeso" (senza maggioranza assoluta) uscito dalle urne del Regno, è figlio - crediamo - di un approccio continentale alla politica, fatta di più sofisticati distinguo, e richiede una soluzione politica continentale. Una coalizione formale su un programma minimo che si conceda i tempi per portare a termine, nell'interesse nazionale, il risanamento. Oppure un accordo parlamentare trasversale ancora più ampio, per quanto eccentrico e tutto da definire, con l'identico obiettivo: uscire dall'emergenza economica che la campagna elettorale ha mascherato. E che è emergenza riconosciuta da tutti i maggiori partiti del paese.
    Perché tutto ciò possa avvenire nella forma più naturale e più semplice, ovvero con un patto conservatori-liberaldemocratici, la borsa dei Tory si dovrà aprire abbastanza per recepire l'altra grande emergenza figlia di queste elezioni politiche: la riforma del sistema di voto. E non solo perché Clegg la chiede per liberare il suo partito dalla morsa del bipolarismo tattico che lo ha molto ridimensionato rispetto alle aspettative, ma per evitare aberrazioni che paiono sempre meno accettabili all'elettorato. Un esempio per tutti: il governo uscente ha goduto di una solida maggioranza parlamentare con un numero di voti popolari inferiore a quelli raccolti dai conservatori ieri. Conservatori che non superano la soglia della maggioranza assoluta, nonostante si siano garantiti il maggior travaso di consenso degli ultimi ottant'anni.
    La frammentazione della scena politica con il consolidamento delle forze del nazionalismo scozzese, gallese, nordirlandese e dei LibDem ha cambiato l'offerta politica del paese. Appare, così, ragionevole riformare il maggioritario secco in chiave parzialmente proporzionale. O almeno sottoporre l'idea, come Brown offre a Clegg, a un referendum popolare. Vorrà dire inaugurare la stagione d'incerte e deboli coalizioni anche nel Regno di Elisabetta? A quanto sembra è un "rischio" dal quale neppure il meccanismo first past the post, ovvero il primo piglia tutto, mette più al riparo.
    Dalle urne britanniche escono quindi un incoraggiamento e un'opportunità. L'incoraggiamento ad agire, in fretta e con una soluzione ampia per poter essere credibile, per gestire l'emergenza economica. L'opportunità di voltare pagina aggiornando alle esigenze di oggi un sistema di voto che non riesce più a riprodurre la volontà popolare. Per Cameron, vincitore virtuale della battaglia elettorale, è un passo difficile, ma un leader per farsi statista deve essere disposto al compromesso, immolando alla gloria della politica anche qualche totem del suo bagaglio ideologico.


    Cameron nel fumo di Londra - Il Sole 24 ORE

  9. #159
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Anche nel 1974 l'allora PM conservatore Heath tentò di superare lo stallo dell'hung parliament tentando una coalizione con i liberali che poi non si fece. In effetti non è per nulla scontato che Cameron e Clegg trovino un accordo perchè vi sono resistenze in entrambi i partiti, nell'ala destra dei tories come nell'ala sinistra dei libdem. Clegg vorrebbe probabilmente l'accordo perchè non ha molte carte da giocarsi. Se si allea con Brown possono tenere insieme un anno, ma la loro "coalizione di sconfitti" non farebbe molta strada. Oltretutto sarebbe paradossale che la crisi economica inglese venisse curata da coloro (i labour) che l'hanno creata. Dunque, Cameron potrebbe alla fine anche accontentarsi di stare alla finestra lasciando che gli "sconfitti" si macerino con una crisi i cui effetti per loro potrebbero essere devastanti. Forse è per questo che nel discorso di ieri il leader tory ha fatto così poche concessioni a Clegg.

  10. #160
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Cameron dopo aver sognato per cinque anni l'inversione della rivoluzione del 1997 ed essersi ritrovato un parlamento a maggioranza di centrosinistra

    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



 

 
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