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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    GB: ultimo sondaggio Guardian, Tory in testa a 8 punti dal Labour


    Londra, 6 mag. (Adnkronos) - Fra gli ultimi sondaggi a essere pubblicati sull'esito del voto di oggi in Gran Bretagna, l'indagine Guardian/ICM assegna ai conservatori di David Cameron un vantaggio di otto punti percentuale sui laburisti di Gordon Brown, un vantaggio di poco insufficiente, una volta tradotto in numero di seggi, a garantire ai Tory la maggioranza netta della Camera dei comuni. I primi dovrebbero quindi ricevere oggi il 36 per cento dei voti, i secondi il 28. Infine, i liberaldemocratici, sono scesi al 26 per cento.

    GB: ultimo sondaggio Guardian, Tory in testa a 8 punti dal Labour - Adnkronos Esteri

  2. #52
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Così i Tory sono diventati gli “United Colors of Cameron”

    Il Foglio, 6 maggio 2010


    Il leader dei conservatori ha creato una lista di candidati multiculturale e politicamente molto corretta. Esultanza delle minoranze
    Oggi il Regno Unito va alle urne e nei sondaggi è tornato forte il partito che storicamente ha vinto più elezioni e passato più anni al governo di qualsiasi partito democratico al mondo: i Tory. In passato votare per i conservatori voleva dire votare per un maschio, bianco, di mezz’età, sposato, idealmente “ex public school” (cioè rampollo di uno dei migliori college). Negli ultimi quattro anni, il giovane leader David Cameron ha fatto di tutto per cambiare questo cliché, creando una compagine “arcobaleno”, fatta di candidati di ogni etnia, stato sociale, orientamento sessuale e condizione anagrafica.

    L’ironia della sorte è che Cameron è il primo leader del Tory dagli anni Sessanta a essere conforme ai criteri antichi (di Eton, sposato con una donna aristocratica) e non un esponente della piccola borghesia in grintosa ascesa come Ted Heath, Margaret Thatcher, John Major, William Hague o Michael Howard. Su suggerimento del suo spin doctor Steve Hilton, Cameron ha cercato di trasformare l’elenco dei candidati alle elezioni di oggi in una specie di “checklist” del politically correct. Ha fatto così arrabbiare la vecchia guardia, ma si è guadagnato il riluttante rispetto dei salotti liberal della capitale. Attraverso i comitati di selezione di partito nelle circoscrizioni, Cameron e Hilton hanno cercato di suggerire – o persino di imporre – donne al posto di uomini, gay al posto di etero, candidati di ogni colore etnico al posto del vecchio caucasico autoctono. Il leader dei conservatori si è ispirato al suo modello politico, Tony Blair, che si era fatto fotografare nel 1997 con le sue cento e passa “Blair’s Babes”, le donne deputate che davano molto il senso di novità. Oggi per lui alcuni parlano di “United Colors of Cameron”.

    Nella multiculturale metropoli londinese ci sono quasi piu candidati tory “etnici” che non tra i laburisti; spicca il quasi quarantenne Shaun Bailey, un ex gangster di quartiere di origine caraibica, diventato un “community youth leader”: Ray Ban a specchio, vestiti casual, accento e maniere decisamente “street”. Poi c’è George Lee, nato in un ex porcile a Hong Kong, diventato poliziotto della Met londinese: potrebbe essere il primo cinese nella storia di Westminster, per il borgo di Camden. Con qualche remora, il destrorso Daily Mail ha battezzato i 44 candidati in seggi sicuri (ad alto impatto conservatore) “The Obama Army”: attualmente a Westminster ci sono il miliardario Adam Afriyie e la ministra asiatica Shailesh Vara. A Stratford on Avon, culla di Shakespeare, è quasi garantito che il prossimo deputato sarà l’iracheno Nadhim Zahawi.

    Nel “South West” c’è il mitico “black farmer” che vende i suoi prodotti agricoli online, Wilfred Emmanuel-Jones. Ci saranno almeno 80 donne fra gli scranni conservatori, di cui molte asiatiche; in contrasto con il declino del cristianesimo fra i politici britannici, ci sono molti deputati islamici – soprattutto conservatori – che faranno il loro giuramento di fedeltà alla Corona e alle istituzioni democratiche sul Corano e non più sulla Bibbia. Come molti sondaggi hanno dimostrato, le minoranze etniche non hanno più motivo di votare a sinistra. Anche la variopinta comunità gay indica “Dave” Cameron come il proprio beniamino, persino piu del leader Lib-Dem Nick Clegg. Sono almeno una ventina i candidati omosessuali che fanno parte del manifesto ideale “United Colors of Cameron”.

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    Così i Tory sono diventati gli “United Colors of Cameron” - [ Il Foglio.it › La giornata ]

  3. #53
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Cosa ha in testa Cameron

    Finiti i dibattiti si torna sul territorio e sulle idee. Un think tank la fa da padrone

    di Antonio Gurrado

    Il Foglio, 30 aprile 2010


    I primi vincitori e vinti delle elezioni del 6 maggio non vanno tanto cercati nei sondaggi – che rilevano la crescita dei Lib-Dem, la stabilità dei conservatori e lo scivolamento a terzo partito dei laburisti – quanto nei “manifesto”, i ponderosi volumi pubblicati dai due partiti che hanno superato nelle vendite persino i best seller della Rowling. Il programma di Nick Clegg, leader liberaldemocratico, è stato affannosamente letto in ritardo più o meno da tutti dopo che è partita la “Cleggmania”, ma a destare più curiosità è stato il manifesto di David Cameron, candidato premier dei Tory, perché lì finalmente “Dave” ha dovuto mettere nero su bianco gli impegni che avrà il coraggio di assumere in caso di vittoria. Dopo aver trascorso gli ultimi anni facendo attenzione a non scontentare nessuno, né le grandi banche in crisi né le mamme single che sui forum virtuali gli chiedevano quali biscotti preferisse, Cameron ha dovuto passare dalle promesse vaghe a quelle precise, come gli è stato chiesto anche ieri sera durante l’ultimo dibattito, il più delicato: quello sull’economia. Ma dovendo scegliere, alcune idee sono state sacrificate: i primi sconfitti del voto del 6 maggio possono essere cercati già fra i tre principali think tank che negli scorsi mesi e anni avevano ricevuto gli endorsement più espliciti dal Cameron: il Centre for Social Justice (CSJ) di Iain Duncan Smith, Res Publica di Phillip Blond e Policy Exchange di Neil O’Brien.

    Tim Bale, professore all’Università del Sussex e autore del recente “The Conservative party from Thatcher to Cameron” – studio massiccio nel quale illustra con dovizia di esempi il passaggio dalla celebre sentenza della Thatcher, “there is no such thing as society”, al conservatorismo della “big society”, compassionevole e verde dell’attuale leader – spiega al Foglio che la prima caratteristica da sottolineare riguardo ai think tank è che sono concepiti per uso interno: “Non credo che influiscano granché sulle convinzioni di chi vive al di fuori della bolla di Westminster e del chiacchiericcio che la circonda. ‘Red Tory’, conservatorismo rosso, il volume di Phillip Blond, ha smosso qualche coscienza e attirato un gran numero di recensori, ma in molte circostanze tali articoli hanno sottolineato soprattutto la sua attuale distanza da David Cameron. Quanto al CSJ, sembra più affine alla tradizionale idea conservatrice di comunità e società e ciò è utile a Cameron per convincere i suoi, ma potrebbe rivelarsi meno utile di fronte al pubblico e ai giornalisti che si mantengono scettici al riguardo. Policy Exchange è stato impostato come un gruppo trainante e un po’ ribelle di giovani modernizzatori e ora viene percepito come fedele alleato al fianco di Cameron su buona parte dei temi-chiave. Ciò può dare l’impressione che lui li abbia in qualche modo conquistati”.

    I think tank contemporanei possono godere di una vetrina che il più influente pensatoio thatcheriano, l’Institute of Economic Affairs (IEA), non aveva. Mentre lo IEA basava la propria propaganda esclusivamente su conferenze e pubblicazioni, le idee dei tre nuovi think tank possono circolare via Internet e ciascuno di loro ha un sito che sembra ritrarre già graficamente l’essenza delle idee prodotte: tradizionale e pastello il CSJ, essenziale e di rottura Res Publica, impeccabile e un po’ glamour Policy Exchange. Non per questo rifuggono dal contatto diretto con gli elettori. Più di cinquecento persone hanno assistito al discorso di Duncan Smith nella chiesa anglicana di Holy Trinity Brompton a fine marzo, e in primavera il CSJ Roadshow ha toccato Manchester, Liverpool, Newcastle e Leeds; Phillip Blond si è appena tuffato nel Festival of Ideas di Bristol; Policy Exchange è in grado di passare nel giro di poche settimane da cogitabonde conferenze sull’economia (“Do we need a framework for domestic and international macro-financial stability?”) a tavole rotonde sull’antisemitismo. Le loro pubblicazioni fioriscono altrettanto sugli argomenti più disparati: ad aprile Policy Exchange ha prodotto un elogio del taglio alle spese e a marzo “Cough up”, pamphlet sugli effetti economici del tabagismo, mentre il CSJ si è profuso per 370 pagine sui sintomi della diffusione della povertà in Gran Bretagna e in 228 pagine sulle gang di adolescenti.

    La pubblicazione che ha fatto più scalpore è stata il libro di Phillip Blond, “Red Tory”, uscito alla fine di marzo: il volume ha riscosso immediato successo – però in America. David Brooks ne ha parlato in termini lusinghieri sul New York Times, avvertendo che anche gli Stati Uniti “stanno diventando una broken society” e sancendo il trionfo del piccolo tour oltreoceano di Blond. In Gran Bretagna l’accoglienza è stata più tiepida. Il Guardian ha denunciato l’assenza di un pubblico pronto a recepire le idee di Blond e la loro conseguente impraticabilità; il Daily Telegraph ha perfidamente notato che i conservatori “elogiano Blond, ma a distanza di sicurezza”. C’è una ragione: “Red Tory” cerca di essere equidistante dalle categorie di destra e di sinistra, illustrando come la rivoluzione sinistrorsa dei costumi e quella destrorsa dell’economia abbiano creato “un individualismo radicale” basato su “una coscienza vuota”. E’ dunque ragionevole che tanto da destra quanto da sinistra le reazioni siano poco accomodanti. Per quanto la convinzione che “in futuro ci sarà una nuova governabilità partecipativa” abbia favorito la trovata di intitolare il programma conservatore “Invito per partecipare al governo”, le distanze fra Blond e Cameron sono andate via via ampliandosi da che il leader aveva preso la parola in ben due presentazioni di Res Publica. Tim Bale sottolinea come “le idee di Blond siano troppo radicali e per certi versi si rifacciano a un’epoca che secondo molti conservatori ha fatto il suo tempo già decenni or sono o a una specie di età dell’oro che in realtà non è mai esistita”.

    “Il CSJ – continua Bale – è invece riuscito a imporsi in due maniere. Filosoficamente, ha suggerito l’idea di contrapporre la società a uno stato disfunzionale. All’atto pratico, la scelta di riconoscere e favorire il matrimonio nel sistema fiscale è stata presa di peso dal programma di Duncan Smith”. L’idea di monitorare passo dopo passo la politica dei conservatori, conteggiando le scelte programmatiche in linea con i suggerimenti del think tank, è uno dei pezzi forti del sito del CSJ. Il “Cameron Watch” (misteriosamente non più aggiornato dopo gennaio) elenca ben 70 proposte conservatrici col marchio CSJ: non soltanto gli sgravi fiscali per le coppie sposate ma anche maggior flessibilità nell’orario lavorativo dei genitori giovani e il completamento dell’educazione sessuale nelle scuole con appositi corsi di educazione sentimentale. Colpisce di più il parallelo “Brown Watch”, che consta di 41 provvedimenti governativi già in atto a cominciare dall’aumento del prezzo degli alcolici per dissuadere i giovani dal consumo – unico punto al quale è aggiunto un commento per spiegare che ciò nondimeno il CSJ “non è convinto che il governo abbia un piano serio per intaccare l’alcolismo”.

    In questa maniera il CSJ intende porsi come ente sovra-partitico. Il suo direttore e i 16 parlamentari membri sono tutti conservatori, ma il prestigioso CSJ Award, assegnato anno dopo anno a iniziative di volontariato, ha visto alternarsi nel suo parterre d’onore onorevoli laburisti come David Blunkett o liberaldemocratici come Sir Menzies Campbell. Le sue stesse linee teoriche non sembrano appartenere a una fazione politica, quando auspica un “metodo responsabile e compassionevole per prendersi cura degli anziani” o quando riconosce che “in molti casi l’attività sportiva procura ai bambini disagiati l’unico modello adulto da seguire” o quando sancisce che a lungo termine “lo stato risparmia se migliora la qualità della vita dei cittadini”. Il punto che maggiormente caratterizza come conservatore il CSJ è la sua politica sulla famiglia. La convinzione del think tank è che “le famiglie stabili siano al cuore delle società forti” e che “le proporzioni del declino familiare in Gran Bretagna siano ormai devastanti”. Quest’assunto viene esplicitamente connesso al dato che “oggi ci sono 750 mila poveri in più rispetto a quando il Labour ha iniziato a governare”.

    Tim Bale è convinto che, a conti fatti, un eventuale governo Cameron finisca per dare ragione soprattutto a Policy Exchange. “Non escludo che in futuro alcuni dei più stretti collaboratori di Cameron siano scelti da qui. Di sicuro – spiega – è il think tank più autorevole sulla più vasta gamma di temi”. I fondamenti di Policy Exchange che emergono dal suo programma sono quattro: “Sfruttare il mercato promuovendo la responsabilità individuale; prevenire i problemi invece che curarli; conseguire più risultati con meno soldi; aiutare la gente a fare più affidamento su se stessa e a dipendere meno dallo stato”.

    Quest’ultimo punto ha trovato una sponda nella responsabilizzazione dell’elettorato sulla quale Cameron insiste continuamente e che ha scatenato le ironie del corsivista parlamentare Simon Hoggart: “Un tempo i politici dicevano ‘votateci, e risolveremo i vostri problemi’; ora dicono ‘votateci, e se avete problemi risolveteveli da soli’”. Col definirsi “ente di beneficenza intellettuale”, Policy Exchange sottintende l’ambizione di dare alla politica britannica un metodo valido in ogni settore della vita pubblica: la cultura (“Non crediamo che sia un dominio esclusivo della sinistra”), la sicurezza interna (“C’è carenza di coordinazione fra la polizia, la giustizia e le carceri”), la politica estera (“Il governo ha troppo spesso legittimato gruppi estremisti a danno dei moderati”) e così via. In materia di economia Policy Exchange ritiene che l’Inghilterra stia uscendo dalla recessione e presenta come obiettivo a lungo termine “l’interruzione del ciclo depressivo che trasmette le privazioni di una generazione a quella successiva”.

    Forte localismo e prevenzione del danno sociale ed economico sono i punti forti del metodo di Policy Exchange e non distano molto da quelli di Res Publica. La differenza sta nel rapporto con il partito. Mentre Policy Exchange sembra essere il think tank più organico ai Tory, la progressiva freddezza di Cameron ha spinto Phillip Blond a pubblicare un velenosissimo corsivo su Prospect magazine in cui parte conclamando che “sono tempi preoccupanti per i conservatori”, prosegue evidenziando come “il partito non sa né perché sia iniziata quest’emorragia, né come fare ad arrestarla”, recensisce la politica recente dei Tory con una sola parola poco lusinghiera (“disastrous”) e conclude auspicando un “Tory reboot”, ossia l’azzeramento e il riavvio della politica condotta da Cameron.

    A pochi giorni dalle elezioni, si tratta di una proposta irricevibile ma non per questo meno indicativa della contraddizione in cui i think tank conservatori sembrano dibattersi: proporre qualcosa di radicalmente nuovo o reclamare il ritorno alle radici dimenticate del partito? Tim Bale non ha dubbi: “I tre think tank evidenziano la voglia di tornare a preoccuparsi dell’intera nazione, ossia di tutte le classi sociali, abbandonando un liberismo estremo che escludeva tanto economicamente quanto socialmente ampie fasce di popolazione. La nozione che l’individuo sia radicato nella collettività, senza la quale non sarebbe nulla, segna il ritorno al conservatorismo di Coleridge e Burke pur mantenendo l’ostilità nei confronti dell’eccesso di statalismo già propria dell’era Thatcher. Credo che il conservatorismo sia una dialettica fra questi due estremi: nessuno dei due sparisce mai del tutto, ma si alternano e si mescolano a seconda delle circostanze e delle necessità elettorali”.

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    Cosa ha in testa Cameron - [ Il Foglio.it › La giornata ]

  4. #54
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Fra i conservatori di Chelsea

    di Alberto Simoni

    Blogwolfie, maggio 6th, 2010


    A Sloane Square i volontari conservatori fanno volantinaggio. Sono all’uscita della metropolitana con in mano i volantini di Greg Hands, giovane deputato della circoscrizione più ‘in’ di Londra, quella di Chelsea-Fulham, e ‘figlio’ della generazione di Cameron. Sorrisi, strette di mano, e un invito a chi sbuca dalla underground a non dimenticarsi di votare lui, di scegliere i conservatori se si vuole il cambiamento. Cambiamento è la parola magica. Nel Regno Unito del 2010 il vessillo del «change» lo tengono i due 43enni, il conservatore David Cameron e Nick Clegg, il leader liberaldemocratico, volto da tv (ma Cameron su questo non è da meno), amico dei burocrati di Bruxelles e orgogliosamente filoeuropeo.

    Greg Hands abbozza un sorriso quando gli chiediamo se è pronto per i festeggiamenti. Chelsea è un bastione conservatore, la sorpresa sarebbe la sua sconfitta. «Nel 2005 era diverso, un po’ più difficile. Ma anche oggi non si può dare nulla per scontato», ci dice, con un pizzico di inusuale scaramanzia per un inglese, nella sede dei Tory in Mansor Street. Hands non si ferma un secondo. Dopo aver stretto mani, suonato alle porte delle belle case che si affacciano sulle arterie meno note del quartiere a caccia di voti, tenuto una conferenza in una scuola e visitato Hammersmith per dare manforte ai colleghi aspirati deputati (o consiglieri distrettuali) in difficoltà, torna in sede e telefona agli elettori. «Quelli di Hammersmith sono stufi di essere bombardati. Ma la partita si gioca là». Eppure non c’è frenesia. Al civico 1A di Mansor Street ci sono ancora migliaia di volantini e scatoloni pieni di adesivi e poster. Domani saranno carta straccia, ma fino all’ultimo i volontari e lo stesso Hands li hanno distribuiti ovunque. Camminando per Kings Road non si respira quel clima di frenetico entusiasmo pre-elettorale, figuriamoci il cambiamento. «La società britannica è rotta, le famiglie sono disgregate, ci sono criminalità, alcolismo, droga. La nostra sfida è affidare alla società, non al governo, la responsabilità di cambiare», dice invece Hands riassumendo il messaggio del suo leader. Cameron sta costruendo un conservatorismo moderno, non più quello della Thatcher. «Lì si puntava sull’individuo, qui è la comunità il centro», argomenta il deputato. E comunità è pure Chelsea con i suoi privilegi e pure i problemi, che non sono solo le tasse alte imposte dal governo, ma criminalità ed edilizia pubblica. La parola d’ordine dei Tory però è fiducia; l’imperativo è voltare pagina. Lasciarsi alle spalle il governo Brown «che è stato un disastro per l’economia» e pensare che oggi 44 milioni di britannici (si parla di affluenza attorno al 70%, comunque più alta rispetto al 61% del 2005) daranno ai Tory la maggioranza per governare, per far ripartire un’economia a dir poco affaticata e rimettere in ordine i conti pubblici (il deficit raggiungerebbe il 12% del Pil secondo le previsioni Ue). Hands abbassa il tono di voce. I sondaggi non sono teneri. I conservatori arrivano all’election Day in testa, ma il margine è risicato. E l’«hung Parliament» (il Parlamento «appeso», bloccato) l’ipotesi più concreta. Ecco perché Cameron ieri ha battuto i feudi laburisti per stanare gli indecisi: Lincolnshire, Yorkshire, Lancanshire prima chiudere a Bristol. Ma nessuno alla vigilia del voto (seggi aperti dalle 7 alle 22), ha voluto cedere terreno. Clegg ha chiuso a Sheffield (dove voterà stamani) con qualche grattacapo. L’ondata di entusiasmo sembra evaporata. E qualche sondaggio, fonte Sun , lo dà addirittura al 24% con «soli» 72 seggi. Il Times parla di un candidato «stritolato» fra i due big. Lui da Durham si difende attaccando: «Se venerdì a Downing Street andrà un laburista o un conservatore avrà vinto la vecchia politica». «Vecchia politica travestita da nuova è quella dei liberaldemocratici», gli fa eco Brown che lungo la strada ha ritrovato il «nemico-amico» Tony Blair: i due big laburisti hanno tuonato contro il voto utile. E chiesto agli elettori di votare sempre e comunque laburista. Visti i sondaggi e la verve mostrata dal premier nelle ultime 48 ore, qualcuno nella casa progressista sembra cullare il sogno della rimonta.

    Chi invece sogna e sorride sono i volontari che ieri si preparavano all’ultimo blitz di Zakir Khan, candidato musulmano del collegio di Bethnal (a est della City, nel cuore della Londra «dominata» da pachistani, bengalesi e indiani). Nella piccola sede su Brick Lane, i suoi supporter gonfiano palloncini con una grande bombola di elio. Colore blu, quello dei conservatori. Come Khan. Che non vincerà in un collegio (tutti i candidati sono asiatici, tranne quello dei nazionalisti del Bnp) che vota laburista. Ma i giovani bengalesi che ci spiegano il nuovo corso del «new conservatorism» sono pieni di entusiasmo e hanno idee chiare. Su tutte quella che Cameron, comunque vada, è riuscito a svecchiare la destra inglese e a renderla più inclusiva. Come dimostra il volto sorridente di Khan.


    IL MONDO DI WOLFIE
    Ultima modifica di Florian; 06-05-10 alle 19:00

  5. #55
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Ultima modifica di Florian; 06-05-10 alle 18:36

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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Gran Bretagna. Elezioni: urne aperte, le prime osservazioni


    Le urne sono aperte da stamattina in Gran Bretagna e secondo le prime osservazioni, almeno per il momento, pare che l'affluenza sia molto alta.

    Prima che aprissero uffici, negozi e scuole in centinaia erano in coda di fronte ad uno dei seggi nel nord di Londra, a Islington South, un collegio che i liberaldemocratici sperano di strappare ai laburisti. A spingere molte persone a votare – in un Paese dove l'affluenza è di solito piuttosto bassa, intorno al 65% – sarebbe stata proprio questa campagna elettorale, diversa da tutte le altre per via dell'entrata in gioco dei liberaldemocratici a fianco di laburisti e conservatori, come anche per il fatto che, per la prima volta, i tre leader dei principali partiti si sono scontati in Tv.

    "Sono molto emozionato, è stata una campagna molto stancante, ma mai noiosa. Quali saranno i risultati non è chiaro, ma è probabile che vi sarà un governo di minoranza, più che di coalizione. E tra un paio d'anni nuove elezioni". Lo ha detto dinanzi al seggio Jeremy Corbyn, parlamentare laburista per Islington South, uno dei collegi che rischiano di cadere nelle mani dei liberaldemocratici.

    Chi vincerà domani è ancora tutto da vedere, ma una cosa però è certa: la crisi economica e i vari scandali che hanno travolto il governo di recente, in particolare quello dei rimborsi spese ai parlamentari, hanno lasciato molta gente con l'amaro in bocca e una brutta predisposizione verso la politica. Questo sembrava essere l'umore prevalente almeno in due dei seggi della circoscrizione di Battersea, nel sud di Londra, un collegio che i conservatori potrebbero strappare ai laburisti. Ted, un muratore sulla cinquantina, incarna lo stereotipo di chi in queste elezioni si è rassegnato ad un voto di protesta. "Non credo che questa campagna sia stata più interessante di altre, i tre partiti principali continuavano a dire le stesse cose", dice, e aggiunge: "Sì, il dibattito Tv ha reso le cose più interessanti. Credo che la politica si giocherà sempre più sui media. Ma io preferisco la politica vecchio stile, quella in cui ti venivano a bussare alla porta per discutere. E sono stufo dei partiti principali. Lo scandalo dei rimborsi spese ha dimostrato che sono tutti uguali".


    Gran Bretagna. Elezioni: urne aperte, le prime osservazioni | l'Occidentale

  7. #57
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    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  8. #58
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    David Cameron al voto




    Nick Clegg al voto




    Gordon Brown al voto

    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

  9. #59
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    Simone Bressan: Secondo fonti interne al partito conservatore, lo swing nei seggi in bilico sarebbe dell'8.5% (ben superiore al 7 necessario), mentre nei seggi contesi tra LibDem e Conservatori ci sarebbe un'alta affluenza dell'elettorato dei Tories. Segnali positivi.


    Freedomland, il blog di Simone Bressan

  10. #60
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    Predefinito Rif: *** Aspettando Cameron ***

    A contract between the Conservative Party and you



    The Conservative Party | Policy | Our Contract With You

    We go into the general election on 6 May with trust in politics and politicians at an all-time low. And I can understand why: the years of broken promises, the expenses scandal, the feeling that politicians have become too remote from the people – they’ve all taken their toll.

    That’s why I’m making this contract with you.

    For too long, you’ve been lied to by politicians saying they can sort out all your problems. But it doesn’t work like that. Real change is not just about what the government does. Real change only comes when we understand that we are all in this together; that we all have a responsibility to help make our country better. This contract sets out my side of the bargain: the things I want to do to change Britain. But it also makes clear that I cannot do it on my own. We will only get our economy moving, mend our broken society and reform our rotten political system if we all get involved, take responsibility, and work together.

    So this is our contract with you. I want you to read it and – if we win the election – use it to hold us to account. If we don’t deliver our side of the bargain, vote us out in five years’ time.



    We will change politics

    Our political system needs to change. Politicians must be made more accountable, and we must take power away from Westminster and put it in the hands of people – individuals, families and neighbourhoods.

    If you elect a Conservative government on 6 May, we will:

    1. Give you the right to sack your MP, so you don’t have to wait for an election to get rid of politicians who are guilty of misconduct.
    2. Cut the number of MPs by ten per cent, and cut the subsidies and perks for politicians.
    3. Cut ministers’ pay by five per cent, and freeze it for five years.
    4. Give local communities the power to take charge of the local planning system and vote on excessive council tax rises.
    5. Make government transparent, publishing every item of government spending over £25,000, all government contracts, and all local council spending over £500.


    We will change the economy

    Gordon Brown’s economic incompetence has doubled the national debt, given us record youth unemployment, and widened the gap between rich and poor.

    Unemployment is still rising, and this year we will spend more on debt interest than on schools. We need to get our economy moving.

    If you elect a Conservative government on 6 May, we will:

    1. Cut wasteful government spending so we can stop Labour’s jobs tax, which would kill the recovery.
    2. Act now on the national debt, so we can keep mortgage rates lower for longer.
    3. Reduce emissions and build a greener economy, with thousands of new jobs in green industries and advanced manufacturing.
    4. Get Britain working by giving unemployed people support to get work, creating 400,000 new apprenticeships and training places over two years, and cutting benefits for those who refuse work.
    5. Control immigration, reducing it to the levels of the 1990s – meaning tens of thousands a year, instead of the hundreds of thousands a year under Labour.


    We will change society

    We face big social problems in this country: family breakdown, educational failure, crime and deep poverty. Labour's big government has failed; we will help build a Big Society where everyone plays their part in mending our broken society.

    If you elect a Conservative government on 6 May, we will:

    1. Increase spending on health every year, while cutting waste in the NHS, so that more goes to nurses and doctors on the frontline, and make sure you get access to the cancer drugs you need.
    2. Support families, by giving married couples and civil partners a tax break, giving more people the right to request flexible working and helping young families with extra Sure Start health visitors.
    3. Raise standards in schools, by giving teachers the power to restore discipline and by giving parents, charities and voluntary groups the power to start new smaller schools.
    4. Increase the basic state pension, by relinking it to earnings, and protect the winter fuel allowance, free TV licences, free bus travel and other key benefits for older people.
    5. Fight back against crime, cut paperwork to get police officers on the street, and make sure criminals serve the sentence given to them in court.
    6. Create National Citizen Service for every 16 year old, to help bring the country together.





    David Cameron
    Leader of the Conservative Party
    Dato che questa è una Magnum 44, cioè la pistola più precisa del mondo, che con un colpo ti spappolerebbe il cranio, devi decidere se è il caso. Dì, ne vale la pena? ("Dirty" Harry Callahan)

 

 
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