Il rigorismo morale di Manzoni è di derivazione prettamente giansenista, si potrebbe osservare che nei Promessi Sposi o in altre sue opere più di taglio spirituale e religioso non fa menzione di parecchi elementi-cardine dell'essere cattolico.
Ad esempio, vedi la vicenda dell'Innominato, nel cui cammino di redenzione e pentimento non viene fatto il minimo accenno alla necessità del sacramento della confessione e della pubblica penitenza.
C'è una scarsa menzione dei sacramenti, quindi.
Quello di Manzoni fu effettivamente un giansenismo temperato, avulso da certi eccessi estremisti.
Ma questo si spiega con un'altra cosa: Manzoni è un liberale, di formazione illuminista, e pur essendo diventato romantico in lui rimangono parecchi presupposti della sua precedente formazione. Perciò per lui la libertà è un valore fondamentale. Manzoni quindi non può cadere in un fatalismo totale.
Qui però, discostandoci dal problema del giansenismo manzoniano, passiamo al problema della compatibilità della visione politica del Manzoni con il Cattolicesimo Romano.
Pur essendo per molti versi Manzoni un devoto credente, nelle Osservazioni sulla Morale Cattolica - se la memoria non m'inganna - condanna il potere temporale del Papa e della Chiesa, visto come intralcio alle funzioni spirituali che Dio ha alla Chiesa assegnato.
In questo caso Manzoni sembra ignorare totalmente il fatto che alla Chiesa spetta la potestà diretta ed indiretta 'in temporalibus'.
Essere contrari al potere temporale del Papa significa cadere in uno di quegli errori che il Sillabo denunciò con tanto vigore (del resto il Sillabo è un atto di magistero infallibile in quanto appendice di Quanta Cura).
Del resto, questa sua 'opinione' lo indusse - come già ricordato - ad appoggiare "l'invasione dello Stato della Chiesa", l'annessione di Roma e la sua proclamazione a capitale d'Italia.
E - d'altra parte - dieci anni prima questa sua posizione lo aveva indotto ad appoggiare il governo di Camillo Benso Conte di Cavour il quale sui problemi dei rapporti fra Chiesa e Stato si esprimeva con il famoso "Libera Chiesa in Libero Stato", in senso però 'separazionista', cioè volto a negare qualsiasi tipo di sovranità temporale alla Chiesa e qualsiasi ruolo di significato all'interno della compagine nazionale.





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