un mercenario massone
un eroe




Logge in Piemomte nel 1848? Se ci fu chi scappò fuori dal regno borbonico era perchè non era libero di dire e scrivere quello che pensava. Se a te sembra giusto tutto questo non so che altro dire. Per il resto, come ho già scritto, credo che non sarebbe male anche porsi il problema del ruolo dell'aristocrazia e della borghesia meridionale dopo il 1861 e cercar di capire quanto vi fu di eventuale scontro fra aree geografiche e quanto di scontro fra classi sociali.
Ed ancora chiedersi se il guaio di fondo non sia stato il fatto che non si formò in Italia un forte ragruppamento di opposizione democratica ( ma per quanto riguarda Napoli e la fine della sua classe dirigente democratica occorerebbe riandare a fatti precedenti).
E comunque Garibaldi fu tra i primi a denunciare l'assalto al Sud. Il ruolo dei filoborbonici , dopo il 1861,finì per favorire quello dei piemontesi


La civilizzazione romana che è innegabile è un conto (ed essa si estende in mezza Europa direttamente o meno) ; dire che SIAMO discendenti dei romani è assolutamente fasullo.
Nel caso del nord italia si da il caso che la loro colonizzazione influì in maniera non determinante demograficamente parlando. Ed oggigiorno il genoma complessivo di un abitante del nord, è effettivamente "italico"(portato dalla colonizzazione italico-romana) per non più di una certa quota percentuale (attorno al 15%). Tanto quanto i Longobardi per intenderci. E senza alcun dubbio inferiore al sostrto celtico , che era solo uno dei sostrati antichi pre-romani (accanto a Liguri e tanti altri)
Che poi i romani abbiano lasciato un impronta culturale più marcata rispetto ai longobardi è vero, ma questo NON significa che i loro numeri emografici fossero più forti. Smantelliamo un po di miti, prego.
La civilizzazione romana NON è abbastanza per sostenere l'indivisibilità del popolo italiano, Dal momento che essa è carattere comune anche ad altre nazioni europee. Il nord-ovest italia da cui vengo potrebbe esser stato benissimo incorporato storicamente suo tempo nella gallia romana transalpina ed oggi sarebbe Francia con il medesimo diritto con cui adesso lo chiamiamo italia.
Sì Sì hai ragione, infatti pure il mio avo scappò nel democraticissimo piemonte e lombardo....però poi si accorse che quello che aveva trovato era praticamente peggio di quello che aveva lasciato e così se ne tornò ad Avellino anche perchè gli altri 'paesani' che stavano al nord non erano altro che giacobini sfegatati.
Poi a Napoli c'erano più scritti e giornali e libri i tutto il resto della penisola, se non è libertà questa.
Dimenticavo, ad Avellino, il mio avo più tardi dovette votare il plebiscito e dei camorristi con la coccarda tricolore al soldo dei garibaldini e piemontesi lo invitarono fortemente a votare SI, ma riuscì a votare NO anche se fu pestato a sangue, credo poi che i voti furono fatti a tavolino. Eh sì ci diedero una bella libertà, hai ragione.


noto con piacere che hai corretto la citazione riportandola entro gli ovvi e sensati canoni etimologici ! bravo continua a studiare con il tuo professore.
vuoi parlare di Garibaldi ,vuoi parlare dell'eroe che in pochissimi giorni reclutò
52.839 altri eroi in armi provenienti da tutto il meridione ?
colui che il kremmerz appellò senza indugi come come degnamente ispirato
vuoi parlare della continuità da lui rappresentata ?
Roma è il nodo gordiano,roma è il simbolo e multiforme della nostra schiatta
Roma è la nostra arca di salvazione,che colla sua luce snebbia d'improvviso tutte le storte e confuse immaginazioni degli italiani,Roma per me è l'italia
sotto qualunque forma voi la vogliate (Giuseppe garibaldi - le memorie )
continuità
Macchiavelli sulla patria ...." mantenere incorrotte le cerimonie religiose antiche" da- macchiavelli (dei discorsi sopra la prima deca di Tito Livio -pag 35)
continuità
Tutte le fonti su Alessandro magno riferiscono, con maggiori o minori dettagli, di quello straordinario inverno del 324-323, ma il passo di Diodoro è quello che rende più efficacemente l’atmosfera quasi irreale di un episodio che introduce alla dimensione dell’impero universale: per la prima volta si videro a una corte greca personaggi appositamente affluiti dai quattro angoli dell’ecumene; parafrasando il titolo di un libro di C. Nicolet, potremmo dite che a Babilonia, in quell’inverno, si realizzò il primo “inventario del mondo”.
Le fonti non riportano che in modo abbreviato l’elenco delle ambascerie giunte a Babilonia; alcuni nomi di popoli ritornano costantemente; altri compaiono solo presso qualcuno degli autori. Per esempio, Pompeo Trogo tra le regioni e le genti d’Occidente che inviarono ambascerie c nonché (13,1) “alcune popolazioni dell’Italia” e Arriano (VII, 15, 4), dopo aver citato gli Etiopi e gli Sciti d’Europa, i Celti e gli Iberi, “i cui nomi e il cui armamento divennero allora per la prima volta noti a Greci e Macedoni”, precisa il nome di alcuni fra i popoli italici che si presentarono ad Alessandro: Brettii, Lucani e Tirreni etruschi, . La notizia è così inattesa che sulle priime lascia perplessi; ma non può esservi dubbio sulla sua autenticità. Arriano infatti prosegue dicendo come due fra gli storici di Alessandro, Atisto e Asclepiade, affermassero che anche i romani avevano inviato ambasciatori, e che il Macedone, colpito dal senso di forza che promanava dalla loro persona, avrebbe profetizzato la futura grandezza dell’Urbe e dell'italia.
hai vinto tu lascerò inascoltati sia Macchiavelli che Vico ,sia Pascoli che d'annunzio, Petrarca, leopardi, Carducci, Catone, Nietzche ,Giacomo Boni, meredith (il grande poeta gaelico che combattè per l'italia).
contento ?
viva il regno di napoli !
saluti.


Noi siamo anche discendenti dei romani, geneticamente. Nel Nord Italia si sovrappongono nei secoli molte popolazioni, tra cui vi è anche un consistente aporto di geni dei colonizzatori a sud dell'Appennino. Se geneticamente nella Cisalpina - in media - siamo più vicini all'Europa centrale questo è dovuto alle massicce immissioni altomedioevali di popolazioni germaniche. In ogni caso noi siamo romani per retroterra culturale, come - in misura minore o maggiore - l'intera Europa latino-germanica. Semplicemente noi, sia lode agli Dei, lo siamo di più.
L'idivisibilità dell'Italia è una questione politica, nulla può far cambiare idea a chi desidera la secessione, né nulla può far cambiare idea a chi non la desidera.
In tutto questo degli invasori celti, per fortuna, non è rimasto molto.


i Romani non fecero l'italia , ma un grande impero , le popolazioni a noprd del rubicone erano gallia e non italia , infatti quando cesare il rubicone varcato da cesare ne indicava quasi un confino , noi al sud eravamo molto piu' greci , cmque non sembra che i romani parlassero poi tanto dell'italia , quanto piuttosto della loro roma e del loro impero , poi e' normale che le regioni piu' vicine a roma ne subissero di piu' l'influenza , eloro ne stavano molto a contatto .
ti invio la fonte ufficiale del documento di wikipedia


ti invio il link ufficale di wikipedia http://www.realcasadiborbone.it/ita/...co/primati.htm
se siete dei veri amanti della storia su questo thread dovete confutare questi documenti , e non dire che sono solo menzogne , aprite un indagine storica e portate documenti che mostrano il contrario , grazie


oltre alla nostra, i romani diedero vita al concetto di nazione mis.conosciuto
durante tutta l'antichita
Storoni Mazzolani in precedenza citato.
"Nectario è convinto che « dopo lo morte è preparata in cielo una dimora per coloro che hanno ben meritato della patria » (epistola CIII.2): sono i versi famosi che Ennio scrisse per il sepolcro di Scipione Africano: « benemeritis de patria caeli adytum patet ». Li cita Cicerone nel De Republica (VI.xiii): per un romano d’età repubblicana non esisteva benemerenza più alta che quella di servire la patria.
saluti.


ALDO. L .PROSDOCIMI
Aldo Prosdocimi(Professore ordinario)
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Al VII secolo a.C. vi sono affioramenti documentali di un tipo linguistico sicuramente italico: l’iscrizione da Poggio Sommavilla (esito delle aspirate, sincope delle brevi finali). Significativa è l’area di affioramenti che indicano l’area sabina e, non sarà un caso, la collegata Umbria, fino al Lazio, quindi un italico ‘settentrionale’. Al VI secolo emerge, non solo affiora, un italico di tipo umbroide rappresentato dalle iscrizioni sudpicene, collegato ad una cultura ben definita, che continua fiorente nel V secolo e si va esaurendo alla fine del secolo e nel corso del IV secolo. È collegata culturalmente (alfabeto) all’iscrizione di Poggio Sommavilla e (alfabeto e tratto morfologico -es(ie)sum) alle iscrizioni protocampane (Nocera-Vico Equense) della metà del VI secolo a.C. Nello stesso e nei successivi secoli vi sono in Sabina tradizioni culturali che continuano le precedenti, ma con differenziazioni, quasi rivoli indipendenti.
In questo quadro trova posto un’iscrizione dalla sabina Cures (V secolo) in grafia e contenuti “sudpiceni” che si collega alla menzione di Safini (= Sabini) nelle iscrizioni di Penna Sant’Andrea: il senso storico di questo doppio collegamento deve ancora essere focalizzato negli aspetti essenziali. Dello stesso VI secolo è l’affioramento italico dell’iscrizione del Mendolito in Sicilia, il che presuppone una estensione di italicità antica a tutta la penisola Bruttium e Lucania compresi.