Pagina 10 di 32 PrimaPrima ... 9101120 ... UltimaUltima
Risultati da 91 a 100 di 313
  1. #91
    AUT CONSILIO AUT ENSE
    Data Registrazione
    30 Oct 2009
    Località
    Granducato di Toscana
    Messaggi
    154,470
     Likes dati
    24,559
     Like avuti
    49,857
    Mentioned
    2997 Post(s)
    Tagged
    77 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    non è solo petacco, tanti storici che studiano la storia descrivono l'impresa dei mille con l'aiuto della massoneria che ha corrotto i vertivi militari

    Trascrizione della conferenza tenuta a Marina di Pisa il 6 ottobre 2005
    Prof. Angela Pellicciari (Storica)

    Ringrazio tutti voi per la presenza. Presumo siate un pubblico di conoscitori della materia e credo sia interessante fare un dibattito dopo il mio intervento.

    Il Risorgimento è una questione ancora aperta, e quello che dirò lo documenta; questo perché è ancora aperta la domanda: chi siamo noi italiani?
    Nell'Ottocento si sapeva chi eravamo noi italiani, ma poi si è saputo poco. Secondo me l'origine di questa poca conoscenza, che spesso si è accompagnata ad un disprezzo per noi stessi, a una vera e propria "esteromania", al rincorrere i cosiddetti popoli civili -anche se negli ultimi anni sta un po' finendo- sta proprio nel Risorgimento. La maggioranza di voi è abbastanza grande per ricordare che anche nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, dodici o tredici anni fa, dovevamo rincorrere i "popoli civili".


    Adesso questa specie di propaganda negativa è un po' meno presente sulla stampa, ma è stata martellante per decenni. Io credo che quello del Risorgimento sia un problema di verità e come noi, a livello privato, non
    possiamo risolvere i nostri problemi se non ci mettiamo di fronte alla verità della nostra vita, anche come nazione, se non ci mettiamo davanti al problema di chi siamo e della verità sulla nostra storia, possiamo andare solo verso la dissoluzione. Per di più siamo il popolo che fa meno figli al mondo e, pertanto, ci stiamo suicidando. Non credo che questo sia un risultato molto brillante.

    Che cosa è stato il Risorgimento? Do' qualche flash.

    Innanzitutto il mito del Risorgimento nasce perché importato; non è un mito autoctono. Ci venne instillato da Napoleone che ebbe un modo tutto suo di far risorgere l'Italia: la saccheggiò e la invase. Ne derubò tutte le opere più importanti e portò a Parigi l'Archivio Romano, l'archivio della Santa Sede -che costituisce la memoria storica dell'Occidente-, e lo fece in nome del risorgimento pagano dei Bruti e degli Scipioni.
    Già da questo particolare si capisce che tipo di risorgimento è stato quello che le autorità magnificano in ogni occasione.
    Il livornese Ciampi, ad esempio, è andato in pellegrinaggio in tutte le province d'Italia per lodare le sorti magnifiche e progressive del Risorgimento.

    Leone XIII dirà che il Risorgimento è essenzialmente il risorgimento del paganesimo. Napoleone prima, e poi Palmerston -un altro che si dette molto da fare perché l'Italia finalmente "risorgesse"-, sono personaggi molto potenti. Sono padroni del mondo ma, strano a dirsi, sono molto interessati a che in Italia si sviluppi il nazionalismo: è una delle contraddizioni infinite del Risorgimento.
    E' proprio questa la chiave iniziale: dovevamo risorgere perché alcuni signori (Napoleone, Palmerston e i poteri forti di allora) assieme a tutta la stampa e alla propaganda del tempo, andavano sostenendo che dovevamo risorgere dai "quindici secoli di schiavitù".
    Dal 300 - ovvero da Costantino- all'Italia liberale ci sono proprio quindici secoli: in parole povere il Risorgimento, aveva ragione Leone XIII, consisteva nel puro e semplice ritorno al paganesimo.
    Questo però non si poteva dire. Non si poteva dire che dovevamo risorgere in nome del paganesimo, perché -perlomeno in teoria- il Risorgimento doveva essere un moto di libertà e, in Italia, tutta la popolazione era cattolica e non voleva affatto essere liberata dal cattolicesimo.

    Perché il Risorgimento è stato monopolizzato dai Savoia?
    Perché, a livello di propaganda, hanno dato di sé una bellissima immagine. Hanno detto e ribadito di essere moralmente i "migliori". Il Risorgimento ha avuto questo ritornello, questo refrain: dobbiamo unificate l'Italia in nome della morale.

    Quale morale?
    Quella della monarchia costituzionale e del rispetto per la libertà; i monarchi assoluti (chi potrebbe pensare il contrario!) questo rispetto non l'hanno. Noi Savoia siamo gli unici a garantire un governo costituzionale e liberale, hanno detto. "Dispotismo, assolutismo, oscurantismo, superstizione", tutta la tiritera di aggettivi che da sempre è stata riversata contro la Chiesa dal mondo protestante e massonico, è arrivata nel Bel Paese grazie ai Savoia, che hanno fatto da testa di ponte del protestantesimo in Italia. Questa è la ragione per cui dovevano essere proprio i Savoia -per evidente, superiore, moralità!- ad unificare l'Italia.
    Detto tra parentesi, l'idea di uno stato federale italiano è di un Borbone, di Ferdinando II, e risale al 1833.
    Pio IX e la Chiesa non erano affatto contrari a realizzare una forma di unificazione nazionale, ma quando questo movimento viene egemonizzato da forze massoniche e protestanti -e quindi radicalmente e visceralmente anticattoliche- Pio IX e la Chiesa, come ovvio, se ne allontanano. Ma all'inizio non era così.

    Il primo a concedere la Costituzione in Italia, nel 1848, ancora una volta, non è un Savoia, ma un Borbone; che però, poi, la ritira. I Savoia, invece, la mantengono e questo dà forza al loro schema propagandistico.
    Che cosa vuol dire "monarchia costituzionale"? Vuol dire una monarchia in cui tutti, a cominciare dal re, rispettano la carta fondamentale, che nel regno sardo si chiama Statuto Albertino.

    Ebbene, il primo articolo dello Statuto di Carlo Alberto dice: «La religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione di Stato». Senonché, subito dopo l'approvazione dello Statuto, immediatamente - come testimoniano i dibattiti del Parlamento subalpino - c'è un argomento che ritorna martellante e che è l'unico che veramente interessi deputati e senatori: come sopprimere i gesuiti e gli ordini definiti "gesuitanti".
    Ma come! Il primo articolo dello Statuto dichiara che la Chiesa cattolica, apostolica e romana, è l'unica religione di stato, e in nome della monarchia costituzionale si cerca di sopprimere i gesuiti?
    E con quali motivazioni?

    Se si va a leggere, le motivazioni dei parlamentari sardi sono stupefacenti. E d'altronde molti di coloro che siedono in Parlamento sono ex rivoluzionari, mazziniani, carbonari e via elencando; pertanto il linguaggio è rivoluzionario. Le motivazioni sono, alla lettera, le seguenti: i gesuiti hanno la lue, la sifilide, e sono appestati: sono quindi contagiosi e pericolosi e, pertanto, vanno soppressi.

    Io ho avuto qualche difficoltà a leggere questi dibattiti che, talvolta, sono veramente stomachevoli. La violenza e il pregiudizio anticattolici sono talmente radicati, che si fa fatica a leggere prese di posizione che sono distanti anni luce dalla realtà. Sembra di stare in un mondo di sogno. Meglio: da incubo.

    Ho origini sessantottine -anche se per grazia di Dio da molto tempo ho cambiato strada- e anche nel '68 c'era la follia al potere, anziché l'immaginazione, come allora si diceva! Nel 1848 era la stessa cosa: analizzando questi dibattiti, traspare una specie di follia.

    I gesuiti vengono soppressi e privati di tutti i loro beni, comprese le case che abitavano, e c'è una vera e propria caccia all'uomo in tutto il regno. I padri sono sottoposti a domicilio coatto perché rei di chiamarsi gesuiti.
    Questo stato "costituzionale" e "liberale" mette i gesuiti a domicilio coatto per il nome che portano!
    Devo dire che la motivazione che scatena la persecuzione contro i gesuiti è lungimirante. Perché è chiaro che se io sono un'appestata contagio chi mi sta vicino. Così, dal momento che i gesuiti avevano contatti con gli altri membri degli ordini religiosi cattolici, era come una catena di sant'Antonio: andavano soppressi tutti. Infatti durante Risorgimento sono stati soppressi, uno dopo l'altro, tutti gli ordini religiosi della Chiesa!

    Nonostante Napoleone e nonostante il Risorgimento, ancora oggi l'Italia ha in assoluto il più grande patrimonio di beni culturali e artistici del mondo. Pensate cosa doveva essere prima.
    Prima che espropriassero tutti i religiosi di tutti gli archivi, le biblioteche, le statue, i dipinti, gli edifici storici -trasformati in stalle, caserme, manicomi e carceri- che possedevano!
    Io sono di Fabriano e davanti casa mia c'è un caseggiato, che conosco col nome di "Caserma Spacca", che da alcuni anni è diventato sede del museo della carta e della filigrana. Questo edificio originariamente era un convento dei domenicani: dal momento che era stato trasformato in caserma, immaginate che fine hanno fatto i dipinti, le statue, l'archivio, la biblioteca e gli oggetti di culto!
    Questa devastazione è stata capillare su tutto il territorio nazionale. E' stata una dispersione senza uguali della nostra memoria storica e del nostro patrimonio artistico e culturale.
    Gli affreschi e gli archivi sono spariti, mentre molte delle tele, delle statue e dei libri sono andati ad abbellire come un trofeo le case dell'1% della popolazione italiana di fede liberale. Quanto ai turiboli, alle pissidi, ai calici d'oro e d'argento, alle gemme che incastonavano icone e paramenti, sono stati fusi per diventare collane e monili delle varie signore Rattazzi.

    Nel 1848 l'attacco alla Chiesa e alla costituzione è feroce, e tutti i principali articoli dello Statuto sono infranti, a cominciare da quello che garantisce la proprietà privata. E' infatti evidente che i gesuiti, le dame del Sacro Cuore di Gesù, come, più tardi, i francescani e tutti gli altri ordini religiosi, sono dotati di personalità giuridica e sono pertanto legittimi proprietari dei beni che la popolazione cattolica, nel corso dei secoli, ha loro donato. Pertanto l'attacco contro le proprietà dei religiosi è un attacco a testa bassa contro la proprietà privata.
    Da questo punto di vista il liberalismo è l'anticamera del comunismo, come Pio IX fin dal 1846, nella prima enciclica che scrive, profetizza. Due anni prima che Marx scriva il Manifesto del partito comunista, Pio IX mette i cattolici in guardia contro la propaganda liberale dicendo: attenzione, adesso attaccano i beni della Chiesa, dopo sarà la volta dei beni vostri. Non poteva che essere così: una volta infranti i principi dello Stato di diritto e della legge naturale, era nelle logica delle cose che accadesse.

    Nel 1855 la persecuzione prosegue e questa volta tocca agli ordini mendicanti e di clausura. In testa francescani e domenicani. Durante il Risorgimento c'è un vero e proprio odio per i francescani. Ancora una volta prendo come esempio Fabriano, che è una città molto bella, piena di chiese e di conventi. La chiesa più bella di tutte era quella di San Francesco: proprio la chiesa che hanno demolito!
    A ricordo della magnificenza dell'edificio, alcuni dei reperti provenienti dalle sue macerie sono conservati al Metropolitan e in un gran numero di musei americani. Fa impressione la forza di quell'odio!

    Nel 1855 le motivazioni sono diverse; non si parla più di peste e di lue; si tratta di applicare i principi del buon governo e della modernità. Rattazzi, che era ministro di grazia e giustizia oltre che ministro del culto, fa in Parlamento una affermazione strabiliante: questi ordini sono inutili, quindi dannosi. Applicando lo stesso metro di giudizio qualcuno potrebbe definire questa conferenza inutile, quindi dannosa, quindi potrebbe proibirla! Se un governo può definire cosa è utile e cosa inutile, e proibire tutto ciò che ritiene inutile, capite bene che razza di libertà regna in uno stato siffatto....

    E' sempre Rattazzi a fornire una seconda buona ragione per cui gli ordini vanno soppressi: si tratta di fare giustizia all'interno della Chiesa. «E' forse giusto -si domanda- è forse consentaneo" che all'interno della Chiesa ci siano degli ordini religiosi ricchi e altri meno ricchi? No, è la risposta. Quindi - sempre a modo di vedere di Rattazzi - si tratta di togliere a chi ha di più, per dare a chi ha di meno. Questa motivazione sarà la stessa utilizzata da Lenin: non è giusto che i borghesi abbiano più dei proletari; aboliamo la proprietà privata
    e facciamo giustizia!

    La vera motivazione, quella strategica, era però legata ad un concetto che anche oggi va tanto di moda: «libera Chiesa in libero Stato». Frase ad effetto che non inventa Cavour ma il conte di Montalambert, di cui Cavour si appropria. Cavour era un politico geniale -se per geniale s'intende una persona che non ha nessuna remora morale e che può fare tutto ciò che vuole.
    E' interessante la definizione che del principio del separatismo dà Carlo Cadorna, che è il relatore della commissione parlamentare incaricata di riferire in parlamento sul progetto di legge relativo alla soppressione
    degli ordini religiosi (1854-55). Cadorna definisce così il potere spirituale: il potere spirituale è quello più nobile e più importante, perché riguarda "l'anima". Il Papa ha potere sull'anima; ha potere su "aspirazioni, pensieri e credenze". Dunque il potere spirituale riguarderebbe le mie aspirazioni, i miei pensieri, e le mie convinzioni!
    Le mie e le vostre! Pertanto il potere spirituale, avendo a che fare con l'anima, ovvero con qualcosa che non si vede, non ha nulla a che fare col potere materiale, che invece appartiene al potere temporale.
    Tutto quello che si vede cade sotto l'autorità del potere temporale. Definiti così la Chiesa e lo Stato è chiaro che quest'ultimo ha potere su tutto ciò che non è anima, cioè su tutte le case dei cittadini, su tutti i beni, su tutto!
    Pertanto, in base al principio del separatismo, come definito da Cadorna e dai liberali, gli uomini del Risorgimento si sono potuti appropriare legalmente di tutte le proprietà della Chiesa, perché, come dice Cadorna, i beni della Chiesa non diventano spirituali per il fatto che appartengono ad una autorità di tipo spirituale, ma rimangono materiali e pertanto ricadono sotto l'influenza del potere temporale.
    Questa definizione di separatismo consentirà ai liberali di invadere lo Stato della Chiesa, perché è ovvio che se la Chiesa non può possedere i conventi in cui vivono i religiosi, a maggior ragione non può possedere uno Stato. Un amico francescano mi ha detto che, grazie a questo tipo di separatismo, molte monache di clausura sono morte di fame. In tutta Italia l'insieme dei membri degli ordini religiosi maschili e femminili ammontava a più di 57 mila persone. Ebbene, ci furono 57 mila persone private di tutto e buttate per strada.
    Come costituzionalità e come rispetto per la libertà non c'è male!

    Tutti i principali articoli dello Statuto, dalla difesa della proprietà privata alla libertà personale, sono sistematicamente infranti. L'articolo 28 stabilisce, ad esempio, che la stampa è libera, una libertà però che riguarda solo la stampa liberale, ovvero l'1% della popolazione favorevole al progetto neopagano. La stampa cattolica, al contrario, è così libera, che Cavour vieta la circolazione in Piemonte delle encicliche del Papa!

    Siccome le cose stanno così - e stanno così perché questi sono i fatti - ci si chiede come mai è potuto succedere quello che è successo. Quali ragioni profonde avevano i liberali per avere questa furia distruttiva nei confronti del patrimonio identitario italiano? Innanzitutto avevano un serissimo motivo materiale, perché
    non so se vi rendete conto quante migliaia di conventi, romitori, cappelle, ciascuno con i propri annessi, siano finiti contemporaneamente sul mercato assieme a due milioni e mezzo di ettari di terra. Il prezzo di tutto questo ben di Dio è ovviamente crollato anche perché poteva concorrere all'acquisto di quei beni solo chi era liberale: per i cattolici c'era la scomunica. Potevano legittimamente acquistare i beni della chiesa solo quanti -e furono molti- li compravano con l'intenzione di restituirli ai legittimi proprietari.

    Durante il Risorgimento c'è stato un passaggio di ricchezza enorme che ha arricchito l'1% e depauperato il restante 99% della popolazione. [In particolare la più povera, alla quale la Chiesa destinava gran parte delle sue ricchezze, dei suoi ospedali, dei suoi ricoveri, dei suoi istituti educativi, ecc.; tutte queste ricchezze finirono nelle mani di una minoranza di già ricchi borghesi, che poterono impadronirsi dei beni della Chiesa a poco prezzo.
    Anche questo spiega come mai pochi anni dopo l'unità d'Italia, realizzata con la violenza dai Savoia, milioni di Italiani dovettero cominciare a emigrare, e molti di quelli rimasti, anche a causa delle tassazioni salite in maniera esorbitante, si ridussero in povertà o in miseria, alimentando le file dell'anarchismo e del socialismo, e in seguito del comunismo: il liberalismo è di fatto l'anticamera del comunismo e del sinistrismo eversivo...]

    Se la prima motivazione era di tipo materiale, la seconda era di carattere "spirituale". I liberali, che hanno fatto forsennata propaganda per il protestantesimo, non è che fossero protestanti. Sapete che, dopo la breccia di Porta Pia, il primo ad entrare a Roma fu un carretto di bibbie protestanti trainato da un cane chiamato Pionono. Purtroppo non ho pensato a portare da casa alcune pubblicazioni protestanti degli anni fra il 1860 e il '70, opuscoletti in cui si scrive che il Papa è l'Anticristo, che i parroci non fanno leggere la Bibbia.
    Di questi ce n'erano una infinità. La carta oggi costa, figuratevi nell'Ottocento! Perciò quanti soldi sono stati buttati in Italia perché la popolazione abbandonasse il cattolicesimo e si facesse protestante! Questa propaganda fa anche capire chi fu ad aiutare i Savoia a diventare i re d'Italia....

    I Savoia erano sovrani di una nazione periferica, mezza italiana e mezza francese - in Parlamento si parlava spesso in francese - e pertanto non erano certo i più italiani fra gli italiani. Il Regno di Sardegna non era paragonabile per importanza storica e culturale al Regno delle due Sicilie, al Granducato di Toscana o a Venezia. Erano periferici in tutti i sensi, anche culturalmente; eppure sono riusciti a unificare l'Italia sotto di sé.
    Come mai?
    Perché si è trattato di una campagna internazionale molto ben orchestrata. Come dicevo all'inizio, è Napoleone che inizia il Risorgimento, ma poi esso è stato reso possibile dalle potenze protestanti che lo hanno finanziato.
    C'è stata una specie di internazionale protestante, con la partecipazione di Stati Uniti, Svezia, Danimarca, che faceva collette per finanziare i liberali italiani nel tentativo di esportare il protestantesimo anche in Italia. Hanno vinto i Savoia perché sono stati gli unici che si sono prestati a fare da cavallo di Troia, facendosi paladini degli interessi economici ed ideologici dell'Inghilterra in Italia. L'Italia è sempre stata un paese ricchissimo e all'avanguardia - abbiamo questo privilegio -, viviamo in un paese unico al mondo, con Roma che è simbolo del potere universale, ereditato dalla Chiesa cattolica, Chiesa, come dice la parola, universale. Ebbene, Roma da città del mondo è stata degradata a capitale di uno Stato feudo di Francia e Inghilterra.

    Personalmente, ma come molti di voi credo, ero molto affezionata a quella figura eroica che è stato Giovanni Paolo II. Ai suoi funerali la nazione più potente del mondo era rappresentata da tre presidenti, nessuno dei quali cattolico, ma che ugualmente si sono inginocchiati davanti al feretro del Papa; con loro c'erano i maggiori leaders della terra, appartenenti a tutte le religioni.
    Di sicuro non sono venuti perché a Roma c'è Ciampi.
    Roma era davvero la capitale del mondo: i liberali hanno barattato questo essere sede di un potere universale per trasformare l'urbe nella capitale di un piccolo e debole stato nazionale. Uno stato liberale che ci ha trasformati, in quel periodo, in un popolo di mendicanti e di emigranti.
    L'Italia ha subito questa metamorfosi grazie a quella vera e propria invasione coloniale, perché tale è stata, che ha portato i Savoia a regnare su tutta la penisola.

    Invasione che per di più ha creato un vulnus, una ferita profonda nella nostra identità. "L'Italia è fatta dobbiamo fare gli italiani": così pensava la classe dirigente risorgimentale. Gli italiani che c'erano non andavano bene. Andavano rifatti ad immagine e somiglianza dei popoli protestanti e massonici, definiti civili. E' da allora che abbiamo imparato a disprezzare noi stessi avendo scelto di stare dalla parte dei nostri nemici: le potenze anticattoliche che dominavano il mondo in nome del progresso e della libertà.
    Eppure basta fare un giro per l'Italia per vedere se la propaganda protestante e massonica aveva ragione di definire l'Italia una nazione di schiavi! Quanto a civiltà, di certo non abbiamo da imparare dai tedeschi, dagli inglesi e tanto meno dagli americani, eppure siamo diventati mendicanti ed ultimi. Questo ha provocato il Risorgimento.

    Ad ogni modo, il '55 è una sorta di prova generale perché Cavour doveva dimostrare, con la soppressione degli ordini religiosi, che era davvero disposto a farla finita col cattolicesimo. Doveva dimostrare di essere pronto a vendere l'anima della nazione. Dal momento che gli unici che lo potevano sostenere, nel progetto definito da una parola tanto bella come Risorgimento, erano i nemici degli italiani, cioè i protestanti e i massoni del mondo, lui doveva attaccare la Chiesa....

    I liberali hanno attuato la stessa politica a suo tempo fatta propria dagli Stati protestanti. Quando Lutero sconvolge la Germania, quando Enrico VIII sconvolge l'Inghilterra, cosa fanno? Per prima cosa si appropriano dei beni della Chiesa cattolica. Lo stesso fanno i Savoia con la differenza che, mentre i protestanti lo fanno per odio pubblico e dichiarato verso la Chiesa, i sovrani piemontesi continuano a protestarsi cattolici. Ma com'è possibile che siano cattolici se sono tutti scomunicati e se fanno le stesse cose dei protestanti? Se riducono la Chiesa sul lastrico e desiderano che finisca non solo il potere temporale dei papi, ma lo stesso potere spirituale?

    Nell'Ottocento i liberali sono costretti a questa menzogna: sono anticattolici ma si devono dichiarare cattolici perché sono vincolati allo Statuto e fanno risiedere la loro superiorità morale nell'essere fautori di uno stato costituzionale. In pratica hanno fatto una guerra di religione contro la Chiesa, in nome della Chiesa. Quel gigantesco Papa che è stato Pio IX lo ha scritto in decine di encicliche, di cui nessuno sa più niente.

    Il Papa dice: cos'è il liberalismo?
    E' un movimento che prende il nome dalla libertà -la libertà differenzia l'uomo dall'animale: la creazione culmina nell'uomo perché è libero - per realizzare, nei fatti, uno stato totalitario. Si domanda il Papa: com'è possibile chiedere che la Chiesa si concili con il progresso e con il liberalismo? Si chiamino le cose con il loro nome, e la Chiesa, che è sempre stata dalla parte del progresso vero e della libertà vera, starà, ancora una volta, da quella parte.

    Cavour deve poter dare alle potenze europee la prova che lui fa sul serio e che finalmente anche in Italia è arrivata la rivoluzione protestante e massonica. Scatena allora la guerra di religione contro la Chiesa e può partecipare al Congresso di Parigi, mandando anche cinquemila disgraziati a morire in Crimea, per inserire il piccolissimo e insignificante stato piemontese nel gioco delle grandi potenze.
    A Parigi si accorda col rappresentante inglese, per mettere la questione italiana nell'agenda mondiale e farne una questione "umanitaria". Qual è questa questione umanitaria? Negli stati italiani la popolazione "geme" ed anela ad essere liberata dal dispotismo pontificio e borbonico.

    Attenzione all'espressione usata: «gli italiani gemono». Si diceva così, alla lettera, anche nelle logge massoniche. Il linguaggio è una spia abbastanza significativa della realtà.

    Così lord Clarendon, d'accordo con Cavour, denuncia che gli italiani «gemono nelle carceri». Quello che sto per dire è una inezia, ma è carina. In realtà chi geme nelle carceri, nel 1856, sono i poveri piemontesi. Nel Regno di Sardegna le prigioni sono piene. Le stesse pene capitali, in un quinquennio di governo liberale, aumentano in modo esponenziale. Se c'è un regno violento, nell'Italia preunitaria, questo è il liberale Regno di Sardegna.

    L'esatto contrario di quello che accade a Roma e a Napoli. Quando Pio IX sale al trono nel 1846, decreta l'amnistia per i reati politici facendo uscire dal carcere i rivoluzionari incalliti dietro semplice promessa che non avrebbero più fatto la rivoluzione. Tra l'altro fu politicamente un gesto suicida. Nel Regno delle Due Sicilie Ferdinando II, dopo la rivoluzione del '48, non condanna a morte nessuno e condona numerose pene -
    peccato, ho dimenticato i libri e non ho portato i dati esatti - . Se c'è qualcuno, in Italia, che geme nelle carceri, questo qualcuno sta proprio in Piemonte.

    Dopo aver portato la questione italiana all'attenzione delle altre potenze nel 1856, Cavour passa ad incassare il credito accumulato e organizza la conquista della Penisola. Nel mio libro I panni sporchi dei Mille ho ristampato le fonti liberali, ovvero le testimonianze dei protagonisti. Garibaldi non ha liberato nessuno: sono stati La Farina e Cavour che dal 1856 al '59, per quatto anni, si sono incontrati tutte le mattine, alle quattro o alle cinque, prima di giorno, perché nessuno doveva sapere niente, a palazzo Cavour. La Farina doveva passare per una scala interna collegata con la camera da letto del presidente del Consiglio. Insieme hanno programmato l'invasione del Regno delle due Sicilie, che hanno realizzato -anche- ricorrendo ad un'opera di corruzione sistematica, come documenta il Diario dell'ammiraglio Persano. Persano è inviato in Sicilia col compito di tallonare Garibaldi -di lui Cavour, giustamente, poco si fidava-, e corrompere i vertici della marina militare borbonica. Deve inoltre presiedere allo sbarco di uomini, munizioni ed armi.
    Altro che la leggenda dei Mille!
    Pensate che belle favole ci hanno raccontato: Mille eroi scamiciati che, senza nessuna preparazione, nessuna organizzazione, nessun finanziamento, fanno crollare uno Stato di nove milioni di persone (il più antico regno d'Italia, dopo lo Stato della Chiesa), che possiede per di più la più potente marina militare del Mediterraneo.

    Hanno cercato di fare la stessa cosa -un'opera di corruzione generalizzata- anche con i generali pontifici, ma non ci sono riusciti. Da un punto di vista storiografico sarebbe molto interessante capire il perché: perché i generali borbonici si sono lasciati corrompere e quelli pontifici no? E' una questione aperta. Di fatto, quando la popolazione meridionale si è accorta di quello che è successo, è insorta. C'è voluto un esercito di centoventimila uomini per combattere i cosiddetti briganti! Il che vuol dire che tanto pochi non dovevano essere. E cioè, che non erano briganti: si trattava di un tentativo di resistenza generalizzato. Il Sud è stato massacrato, con villaggi incendiati e fucilazioni in massa. Francesco II lo racconta in manifesti che commuovono; lo stesso Papa lo denuncia. In una corrispondenza de La Civiltà Cattolica del 14 settembre 1861 si legge il seguente reportage: «In Italia, o meglio, negli stati sardi, esiste la tratta dei napoletani. Si arrestano soldati napoletani in gran quantità, si stipano nei bastimenti peggio di come si farebbe con gli animali e poi si mandano in Genova. Trovandomi testè in quella città ho dovuto assistere ad uno di quegli spettacoli che lacerano l'anima. Ho visto giungere bastimenti carichi di quegli infelici laceri, affamati, piangenti e sbarcati vennero distesi sulla pubblica strada come cosa da mercato. Spettacolo doloroso che si rinnova ogni giorno in via Assarotti, dove è un deposito di questi sventurati». Questa è la "liberazione" del Sud.

    E' tardi e concludo dicendo che il disprezzo per l'Italia cattolica resiste anche ai nostri giorni. E' di poco tempo fa la polemica del governatore del Piemonte contro il ministro della salute. La diessina Mercedes Bresso
    ha fatto questa strabiliante dichiarazione: «Non sono credente e mai lo sarò ma se per caso lo dovessi diventare mai mi farò cattolica; piuttosto diventerei valdese».

    Penso ci convenga riappropriarci della nostra identità che è carica di gloria. Tutti coloro che conoscono la storia ed hanno un po' di sensibilità artistica ce la invidiano. Se non lo facciamo, se non facciamo i conti con la realtà che, per di più, ci è favorevole, continueremo ad essere vittime di qualsiasi menzogna. Grazie.

    Domanda
    Sui libri di storia si legge che nel passare lo stretto di Messina i garibaldini arrancarono per ore ed ebbero anche la nave incagliata, con diecimila borbonici sulla costa che li aspettavano. E' possibile?

    Risposta
    Si, perché i generali davano ai soldati l'ordine di girarsi dall'altra parte. C'era stata una capillare corruzione dei vertici della marina e dell'esercito

    Domanda
    Come lo sbarco indisturbato a Marsala?

    Risposta
    Certo, tutto si spiega così. Ripeto, la maggiore marina del mediterraneo come ha fatto a non vedere?

    Domanda
    Con le spoliazioni della Chiesa e con la politica fiscale il Regno d'Italia ha espropriato tutte le rendite agrarie. Noi oggi scontiamo il fatto che per mantenere un esercito sovrabbondante, e mai all'altezza degli altri eserciti, i Savoia attuarono questa economia.

    Risposta.
    A questo proposito c'è una cosa interessante che riguarda i Savoia. Don Bosco, nel 1854-'55, ha fatto di tutto perché non fosse approvata la legge contro i conventi, la prima delle leggi eversive. Scrisse anche a Vittorio Emanuele. Don Bosco era noto per essere un profeta e le persone stavano molto attente a quello che diceva perché avevano paura. Egli fece un sogno e scrisse al re di aver visto un valletto con la livrea rossa che diceva: «Grande funerale a corte». Dopo una settimana riscrive dicendo di aver sognato nuovamente il valletto con la livrea rossa che diceva: «Grandi funerali a corte». Don Bosco, sulla base di questi sogni, esortava il sovrano a non firmare la legge. Ebbene, in un mese muoiono la madre del re, di cinquantatre anni, la moglie del re, di trentatre anni, il fratello, di ventisette anni, l'ultimogenito di quattro mesi. Vittorio Emanuele firma e Don Bosco manda alle stampe un libro che riporta sul frontespizio una frase di Sant'Ambrogio: «I beni di chi ruba alla Chiesa non arrivano alla quarta generazione». I Savoia non sono arrivati alla quarta generazione. Curioso, vero? Questo mi è venuto in mente perché ho detto "rubano". Don Bosco, che è santo, gli stampò questa cosetta, e sarà pure un caso, ma si è avverato.

    Domanda.
    Chi era Liborio Romano?

    Risposta
    Liborio Romano era il primo ministro di Franceschiello e, sotto Garibaldi, diventa ministro dell'interno. Ne parliamo così, ma fu un dramma. Francesco II aveva ventidue anni e tendenze mistiche; in ogni caso non si era mai occupato di governo. Salì al trono dopo la morte del padre, che a detta di molti, fu avvelenato. Liborio Romano scrisse al re delle Due Sicilie dicendo: Maestà, non si difenda, abbandoni Napoli perché se lei si difende Napoli subisce dei bombardamenti e questa città così bella avrà dei danni, ci saranno morti.
    Francesco II segue questo consiglio e abbandona Napoli senza combattere. Contemporaneamente Liborio scrive a Garibaldi dicendo che tutto è pronto per l'accoglienza del "liberatore"... Il mio è, semplicemente, un invito agli italiani a riconoscersi nella propria storia e a ricordare che la nostra storia non nasce col 1861, ma è un po' più antica! Se noi abbiamo tanta ricchezza, ad esempio culturale, certo questa non deriva da ciò che è stato fatto durante il Risorgimento. Noi siamo il popolo delle cento città e ogni paesino, ogni frazione, è diversa dall'altra. Tutto ciò durante il Risorgimento, in modo totalitario, è stato azzerato. Dico che, in quanto italiani, ci converrebbe fare pace con la nostra storia che non nasce col 1861. Il riferimento che faceva all'Europa è però interessante, nel senso che vedo in questo progetto di uno stato europeo, lo stesso rischio, ovvero che si tratti di un progetto elitario -proprio come è successo durante il Risorgimento- e che sia portato
    avanti da élites che facciano strame dell'identità europea. Questo secondo me è un rischio serio.

    Domanda
    Vorrei ci parlasse anche della Toscana, tanto per renderci conto di cosa è stato il Risorgimento anche da noi

    Risposta
    Volentieri. Ricasoli è stato una specie di pasha turco, nel senso che governava con lo stesso rispetto per la popolazione che avrebbe avuto un pasha turco. Perlomeno così scrive Cavour a Vittorio Emanuele. Prendiamo per esempio il caso dei referendum organizzati per convalidare l'annessione. Pensate che ai referendum andò a votare una percentuale altissima di cittadini, quando nelle elezioni politiche che furono fatte immediatamente dopo non andò a votare praticamente nessuno. Già questo fatto è molto curioso.
    Curletti, che era il capo della polizia politica di Cavour (e contemporaneamente il capo di una banda di assassini, tanto che alla morte di Cavour, persa la protezione politica, fu costretto a rifugiarsi in Svizzera per non essere arrestato) racconta in un memoriale come ha organizzato i plebisciti. Lui si è occupato di Parma, Modena e Reggio. In Toscana ci aveva pensato Ricasoli. Curletti racconta che i liberali erano andati nelle parrocchie ed avevano preso i registri: in base a quelli, avevano compilato l'elenco dei votanti. Abbiamo fatto le cose così bene, commenta Curletti, che qualche volta i votanti erano addirittura più delle persone viventi. In Toscana, invece, avevano invaso le campagne di volantini in cui era scritto di andare a votare. Siccome i contadini erano per lo più analfabeti, quando domandavano cosa fossero quelle carte, si sentivano rispondere di doverle consegnare dove si svolgevano i referendum se non volevano pagare una multa. Salvemini ha denunciato Giolitti come 'ministro della malavita'. Aveva torto, perché in Italia, fin dall'inizio, le elezioni sono state una truffa...

    Domanda
    Questa sera ho ascoltato cose che erano lontane dalla mia immaginazione. Perché non si insegnano a scuola?

    Risposta
    Nelle scuole, per mia esperienza, si insegna quello che tutti sanno e cioè che i Savoia hanno liberato l'Italia. Io ho scritto quattro libri su questi argomenti e ho una qualche cultura su questo periodo. Racconto quello che ho scoperto: sta ad ognuno di noi riflettere sui fatti -perché di fatti e di documenti si tratta: posso citare tutte le fonti di quello che ho detto -, per poterli poi giudicare con la propria cultura, sensibilità e con la propria mentalità. Io in quanto storica espongo dei fatti. Poi ciascuno li recepisce come vuole. La funzione della storia consiste nel raccontare come sono andati i fatti; la storia non è propaganda ideologica. I fatti sono diversi dall'idea che del Risorgimento per cent'anni ci è stata propagandata....

    Domanda
    Sono cresciuto nel mito di Garibaldi e di Mazzini e solo leggendo successivamente dei libri ho cominciato a conoscere le ragioni dell'altra parte. Come mai dopo centocinquant'anni non è possibile ancora fare luce in maniera esauriente sul Risorgimento?

    Risposta
    Su questo non posso dare una risposta come storica, ma come una qualsiasi persona che ragiona. La risposta che io trovo è che evidentemente le élites di allora sono in continuità con le élites di oggi e impongono una certa versione dei fatti perché devono magnificare sé stesse. Non fanno che dire che la Chiesa deve fare mea culpa, ma se anche loro facessero un minimo di autocritica non farebbe male a nessuno. Questo minimo di autocritica però non lo fanno e continuano a difendere a spada tratta il loro passato "glorioso", e ce lo impongono. Questa è la mia risposta, ma ciascuno qui risponda come crede.

    Domanda
    Lo stesso avviene col comunismo.

    Risposta
    Se io racconto delle favole ad un ragazzino, questo è contento... Il problema è di non essere eterni infanti da adulti. Evidentemente c'è una regia anche su quello che viene raccontato sul Risorgimento. A proposito di regia, è uscito un articolo sul Corriere di qualche giorno fa su cui si affermava che è finita la monogamia, e che non può non finire: non nel senso che quasi tutti hanno diversi matrimoni alle spalle, ma nel senso che dovremmo avere, contemporaneamente, più relazioni. L'articolista, il francese Attali, sosteneva che, sicuramente, anche la Chiesa non potran opporsi a questa evoluzione antropologica della famiglia. Cosa voglio dire con questo? Come fa il Corriere a pubblicare in prima pagina un articolo del genere? Come fa La 7 ad aprire un proprio telegiornale con un servizio in cui si sostiene che essere omosessuali è normale, che essere lesbiche è normale e che pertanto, dopo aver mandato in onda un programma che aveva per protagonisti cinque omosessuali, manderà in onda uno sceneggiato che parla di due lesbiche? Questo alle otto della sera, con sullo sfondo due lesbiche che si baciano, dal momento che essere omosessuali e lesbiche è normale. Che vuol dire questa cosa? Si tratta di una scelta editoriale, e una parte della proprietà
    editoriale, dei potentati italiani, ha deciso di fare un attacco serio alla Chiesa cattolica, e quindi alla famiglia.
    Anche allora miravano a disgregare la famiglia, perché, come ammonivano Pio IX e la Civiltà Cattolica, se si mira ad avere il potere bisogna avere in pugno le persone e, per poterlo fare, bisogna togliere alle persone le sicurezze che hanno. Pertanto bisogna privarle della famiglia. Quando non ci sono più famiglie ma singoli individui, senza nessuna protezione e comunità, questi diventano come tanti soldatini. E' questo il dramma cui stiamo assistendo oggi. Ritornando al Risorgimento: la verità è ciò che mi serve a capire quello che succede. E' ciò che mi fa evitare di essere trattata come un'idiota che accetta qualsiasi favola le sia raccontata. Come, purtroppo, mi è successo per anni; fino a quando non ho aperto gli occhi, studiando. Fino ad allora anch'io credevo alle favole sul Risorgimento. Ma il Risorgimento è sono un esempio delle tante favole che circolano. C'è una realtà che è da sempre perseguitata, ed è la Chiesa cattolica. Galli Della Loggia ha scritto una prefazione interessante ad un libro di Antonio Socci dicendo che nel Novecento centinaia di milioni di cattolici sono stati ammazzati e tuttora sono ammazzati senza che nessuno levi una voce. Si protesta per le foche, per le balene ma non per i cattolici che sono massacrati nei paesi mussulmani e comunisti. Quello sui "cattolici liberali" è poi un discorso che meriterebbe una conferenza a parte. Sinteticamente penso abbia ragione Pio IX quando avverte: cattolici, state attenti, perché dicono di essere cattolici, e invece sono un'altra cosa. I cattolici liberali condividono tutte le posizioni della Massoneria....
    Eroici Furori - Risorgimento italiano: un dibattito da non chiudere

    Senti con tutto il rispetto, ma di che cosa stiamo parlando?
    Tutto questo lungo flusso di coscienza in forma di conferenza non esplicita nulla di nuovo, nell'ambito del complottismo.
    Peraltro devo farti notare che i Savoia erano dinastia cattolicissima, che Vittorio Emanuele II cercò sempre di mitigare le svolte laiciste, più per superstizione che per fede autentica forse, ma lo fece talvolta con successo.
    Riguardo i titoli di merito italiani dei Savoia, ritorno ai fatti concreti che di discorsi sono stufo.
    Il Regno di Sardegna aveva dalla sua tre punti fondamentali:
    Una lunga tradizione statuale, dagli orizzonti forse limitati ma radicati.
    Una diplomazia strutturata che aveva saputo fare bene gli interessi sabaudi dal tempo del Congresso di Vienna e che aveva in Cavour un uomo di livello superiore, che sovrastava ogni altro diplomatico europeo del periodo a parte forse Palmerston (che però era dalla "nostra")
    Un esercito piccolo ma serio e degno di rispetto, che si era ben portato poco prima della Seconda Guerra di Indipendenza in Crimea, pagando con il sangue il posto tra le diplomazie influenti al Congresso di Parigi.

    Infine: Carlo Alberto con il suo sacrificio e Vittorio Emanuele II che mantiene lo Statuto nonostante le pressioni austriache e familiari (moglie e madre lo pressavano perchè rinnegasse le concessioni fatte dal padre, da brave Absburgo-Lorena) secondo me meritano rispetto, non dileggio.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  2. #92
    AUT CONSILIO AUT ENSE
    Data Registrazione
    30 Oct 2009
    Località
    Granducato di Toscana
    Messaggi
    154,470
     Likes dati
    24,559
     Like avuti
    49,857
    Mentioned
    2997 Post(s)
    Tagged
    77 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    i partigiani furono i briganti nel 1943, banditen
    ma non diciamo scempiaggini, non paragonare una guerra civile e mondiale ad una lotta intestina limitata e inframezzata ad episodi criminali, per favore.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  3. #93
    repubblicano perciò di Sx
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Località
    dove il dubbio è impossibile la certezza è sempre eguale
    Messaggi
    12,169
     Likes dati
    17
     Like avuti
    73
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    i partigiani furono i briganti nel 1943, banditen
    la Resistenza non sfruttò ignoranza , miseria, e bigottismo, ai fini insurrezionali come fecero quanti stimolarono il brigantaggio.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

    http://www.novefebbraio.it/

  4. #94
    Signore di Trieste
    Data Registrazione
    10 Oct 2007
    Località
    trst - triest
    Messaggi
    12,710
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    di Angela Pellicciari ho letto "Risorgimento da riscrivere" e debbo dire che anche da modesto lettore di cose di storia ho trovato che fosse non solo fazioso , ma privo di una conoscenza appena un po' approfondita di storia e di cultura massonica. E così per altre sue annotazioni nei confronti dello stato unitario. Ci si può certamente lamentare ( e Mazzini, Garibaldi, Cattaneo , lo fanno) per la scarsa diffusione della istruzione pubblica , ma non certamente dopo essersi lamentati per la scomparsa dello stato pontificio.
    Quanto alla corruzione ad opera della massoneria dei vertici militari , credo si possa dire tutto quel che si vuole come ipotesi visto che di ciò che non viene fatto nessuno può dimostrare l'esistenza. INella stessa conferenza da te citata , si parla invece di corruzione della marina borbonica affidata dal governo sabaudo al Persano e quindi non ad opera della massoneria, che in Italia fin al 1860 era pressochè inesistente e quanti vi aderirono erano soprattutto esuli che eranpo entrati in massoneria in altri paesi od uomini di mare ( come quelli della Trionfo Ligure che frequentavano altri paesi) Tieni conto che nessuna loggia riconosciuta dal consesso di cui fa parte la Gran Loggia d'Inghilterra può essere formata in un paese nel quale sia dichiarata illegale, e questo è il motivo per cui la massoneria italiana di palazzo giustiniani preferì sciogliersi dopo le leggi fasciste ( non ancora comportanti il formale obbligo di scioglimento, contro la stessa) per non dover essere dichiarata formalmente illegale e non potersi ricostituire nenache nell'esilio, come poi avvenne . A partire dal 1860 vi fu la ripresa della massoneria italiana , ma fu molto lenta e certamente non in grado di corropere chicchessia.
    MASSONERIA
    CENNI STORICI TRA RISORGIMENTO E MASSONERIA


    Conversazione tenuta il 21 novembre 2004 alla "23a Giornata di Studio sulle sette"

    organizzata dal G.R.I.S. di Treviso

    Anche se il tema proposto riguarda più specificamente la presenza massonica nel processo dell'unificazione politica italiana, dal momento che le forze che ne assunsero la direzione, fra le quali preminente la massoneria, vollero ricollegarlo alla Rivoluzione francese, trasformandolo addirittura nel suo coronamento, è indispensabile iniziare, sia pure con rapidissimi cenni, dalla Francia. Qui il vero motore della Rivoluzione sono le logge, la cui base culturale e i cui fini hanno subito, rispetto all'iniziale modello inglese, se non una radicale trasformazione, un rilevante mutamento culturale sotto l'influsso delle idee e dei programmi degli Illuminati di Baviera, un ordine segreto fondato da Adam Weishaupt, che mira non solo al rivolgimento di quello che era all'epoca l'ordine costituito, ma ad una radicale trasformazione del mondo. Gli Illuminati, pur conservando a lungo un proprio autonomo centro decisionale, si infiltrano, approfittando comunque di una originaria affinità di base, fra i Liberi Muratori soprattutto per iniziativa di Adolf von Knigge, dando così luogo ad una commistione e compenetrazione di idee che, quanto meno per le logge del continente europeo, risulterà decisiva e non verrà mai meno nonostante i successivi conflitti, soprattutto politici, fra le varie logge e i vari Orienti. Gli Illuminati di Baviera ormai massoni a tutti gli effetti giocano un ruolo fondamentale nella preparazione ed esplosione della Rivoluzione francese, che vede, appunto, in primo piano le logge, fra le quali spicca quella delle Nove Sorelle, dov'è pressoché quotidiano ospite d'onore un illustre visitatore americano: Beniamino Franklin, che, forse per rifarsi dei limiti impostigli dai suoi troppo religiosi connazionali, si fa spesso e volentieri beffe della religione. Di queste logge (numerosissime, oltre seicento nel 789, di cui 65 a Parigi e 69 nell'esercito) fanno parte, oltre a gran numero di borghesi, in particolare avvocati e medici, moltissimi nobili (il duca d'Orléans, La Favette, Mirabeau i principali rappresentanti delle famiglie de Noailles, de la Rochefoucauld, Bouillon, i fratelli Lameth ecc.), che, soprattutto per quanto riguarda la fase iniziale, la strada rivoluzionaria imboccata dai lavori degli Stati Generali, svolgono una funzione determinante, perché se molti nobili non avessero lasciato la nobiltà per unirsi al Terzo Stato "sarebbe mancato -scrive Bernard Fay - l'apporto che permise loro di trionfare fin dall'ìnizio. Ora tutti questi nobili che abbracciarono di colpo la causa delle idee nuove -sebbene dovessero perdervi in seguito il patrimonio, lo stato sociale, il rango e la vita - erano tutti massoni, e ciò non può essere considerato un puro casso, a meno che non si voglia negare l'evidenza" . In Italia le logge massoniche si diffondono a partire dal 1730. Nonostante le proclamazioni in contrario assumono subito un carattere politico, ma in questa fase, che si prolunga fin circa all'ultimo quarto del secolo, sono monarchiche e appoggiano i Sovrani nel loro dispotismo illuminato, sicché se in alcuni luoghi (ad esempio la Repubblica di Venezia) sono comunque guardate con sospetto, in altre sono tollerate o addirittura favorite. Tipico il caso del Regno di Napoli dove fino alla Rivoluzione francese filano il perfetto amore con la Corte e in particolare con la regina Maria Carolina, che vi si reca volentieri in visita e ne è considerata la protettrice. Comunque il numero il numero delle logge italiane è alquanto ridotto sicché non avrebbero la forza di ripetere quanto è accaduto in Francia. Tuttavia i loro adepti sono abbastanza numerosi per servire da quinte colonne al momento dell'invasione francese e per fornire il materiale umano per la formazione dei governi-fantoccio costituiti dal Bonaparte a sostegno dell'illusoria promessa di essere venuto in Italia per i liberare i popoli dalla tirannia. I contemporanei, inclusi quelli (quasi tutti, in particolare nella Repubblica di Venezia, uomini di elevata cultura e spirito perspicace) incaricati dai loro governi di tenere sotto controllo le opinioni della gente e le correnti più o meno sotterranee attive nella società, ne sono perfettamente consapevoli. E' il caso del marchese Francesco Agdollo, veronese, confidente degli Inquisitori di Stato della Repubblica di Venezia che il 30 luglio 1796, nel dare conto dell'esultanza della popolazione veronese per il momentaneo allontanamento dalla città delle truppe francesi, avverte tuttavia di non farsi illusioni, perché "Nei nobili, nel Militare vi sono dei Framassoni, vi sono chi servì, serve e servirà i francesi". E già in un rapporto di due anni prima (5 novembre 1794) aveva scritto: "Tutta la forza dei francesi consiste nella base dei loro principi, cioè dei Franchi Muratori; di questi se ne trovano in tutte le città, e fatalmente nei Gabinetti, nella Truppa e quasi in ogni ceto di persone di qualche educazione; essi facilitano le aderenze, il Maneggio, oil Tradimento". Comunque le terribili notizie che giungono dalla Francia inducono anche i governi più tolleranti a sopprimere le logge, essendo già a quel momento del tutto evidente il loro essenziale contributo alla Rivoluzione (non per nulla i simboli rivoluzionari, a cominciare dall'albero della libertà, hanno origine massonica). A Napoli si ha un brusco pentimento della Regina, che attribuisce, alla massoneria la Rivoluzione e, quindi, la morte della sorella Maria Antonietta. La regina e gli altri Sovrani non hanno torto, da sempre e ancora oggi i " massoni "si vantano apertamente di aver portato "libertà e modernizzazione" e rivendicano la paternità degli "immortali principi" della rivoluzione francese, pur negando di avere in alcun modo a che fare con i fiumi di sangue fatti scorrere dai sostenitori degli "immortali principi" medesimi" . Comunque anche nella fase monarchica, pur se è difficile attribuire alle logge spesso in contrasto e a volte addirittura in guerra fra loro, e non soltanto in Italia, un indirizzo politico unitario, una caratteristica condivisa, strettamente connessa alla comune base culturale profondamente influenzata fin dalla nascita dall'origine anglicana e antipapista, poi dall'Illuminismo e dai programmi estremi degli Illuminati, è costituita, assai più che dall'ispirazione a rivolgimenti istituzionali (pressoché totalmente mancanti in Inghilterra) dall'avversione per la Chiesa cattolica. L'esempio più significativo si ha proprio in Francia, dove la Rivoluzione nella sua fase iniziale è già anticattolica, ma è ancora monarchica o, quanto meno, monarchista (con questo termine vengono designati i rivoluzionari francesi che preferiscono alla repubblica con questo termine una sorta di monarchia costituzionale), e il passaggio al programma repubblicano attraverso la distruzione violenta e sanguinosa della monarchia si ha solo quando Luigi XVI rifiuta di firmare la costituzione civile del clero, che avrebbe trasformato la Chiesa francese in una Chiesa nazionale di stampo protestante. In Italia le logge tornano a fiorire con l'invasione francese del 1796. Già sul finire di quell'anno esiste a Milano una loggia diretta -avesse o non il titolo di Gran Maestro, attribuitogli da alcuni autori - dal colonnello Jean Landrieux, capo del servizio segreto dell' Armée d'Italie e organizzatore dei moti che sottrassero alla Repubblica veneta le città della Lombardia Veneta. Il fenomeno si accentua sotto il dominio napoleonico (si calcola che nel 1813 le logge massoniche esistenti in Italia, all'obbedienza o del Grande Oriente di Napoli, o di quello milanese o, direttamente del Grande Oriente di Francia, fossero circa duecentocinquanta con un numero complessivo di massoni attivi non inferiore a 20.000 ). Nel 1804 si ha a Napoli la creazione di un Grande Oriente della Divisione dell'Armata d'Italia di stanza a Napoli, di cui assume la guida il generale Giuseppe Lechi, uno dei principali accoliti del Landrieux nei complotti antiveneziani. Nel 1805 nasce a Milano un Supremo Consiglio, che dà vita ad una Gran Loggia Generale, che prende il nome di Grande Oriente d'Italia, alla cui obbedienza passano, per il momento, le logge napoletane. Il ruolo di Gran Maestro è affidato a Eugenio di Beauharnais, appena nominato viceré del Regno Italico. Le logge massoniche hanno sempre avuto una notevole tendenza a dividersi, a proliferare e, contemporaneamente, a proclamare la propria autonomia, se non ideologica, gestionale e, a volte, a scontrarsi anche con estrema durezza. Di conseguenza, a Napoli, rimasta priva di logge indipendenti, si provvede ad istituire un Grande Oriente di Napoli, alla cui testa viene posto, subito dopo la sua incoronazione (30 marzo 1806), Giuseppe Bonaparte, già Gran Maestro del Grande Oriente di Francia. Quando, nel luglio 1808, Gioacchino Murat succede a Giuseppe sul trono di Napoli ne prende il posto anche alla guida delle logge, mentre Giuseppe, nuovo Re di Spagna, transita in quel paese anche come capo della massoneria. Come si vede, la massoneria viene perfettamente integrata nel sistema di potere napoleonico sia stato o no lo stesso Napoleone iniziato alla massoneria (la questione è controversa anche se è probabilmente esatta la tesi affermativa sostenuta dal massone François Collaveri e recepita dal maggiore storico italiano della massoneria Aldo Mola ) al punto che, come avviene ancora oggi in Inghilterra, all'autorità politica ai massimi livelli si accompagna, o direttamente o per interposta persona, quella massonica. Nessuna particolare deduzione in senso contrario può trarsi, come pure si è tentato, dal fatto che Napoleone abbia usato a volte espressioni sprezzanti nei confronti dei fratelli massoni (secondo il dottor O'Meara, suo medico a Sant'Elena, Napoleone avrebbe detto: "E' un mucchio d'imbecilli che si riuniscono per far festa e sceneggiare qualche ridicola sciocchezza. Essi compiono tuttavia qualche buona azione. Hanno dato un buon aiuto durante la rivoluzion3e e ancora recentemente per ridimensionare il potere del Papa e l'influenza del clero" ) e, ancor meno, dall'ordine impartito nel 1802 al ministro della giustizia Régnier di tenere sotto controllo (evidentemente in vista dello scioglimento) la loggia torinese "La Réunion" definita "estremamente pericolosa". Come si è detto, le logge non seguivano tutte la stessa politica e indubbiamente in alcune continuavano a essere presenti elementi giacobini avversi al Bonaparte soprattutto dopo l'assunzione dell'Impero ereditario. Non solo, quindi, le logge avevano dato il loro contributo alla rivoluzione francese, come riconosce lo stesso Napoleone, pur in un contesto critico nei confronti dei massoni, ma la massoneria è pienamente funzionale al regime napoleonico anche in Italia tanto che molte logge italiane si intitolano all'Imperatore o a suoi familiari (esistono così logge Giuseppina, Carolina, Giuseppe, Gioacchino e perfino, a Roma, Marie Louise). E' proprio il funzionale collateralismo massonico all'Impero francese a spiegare sia l'azione repressiva dei governi della Restaurazione, che in tutta l'Europa continentale si adoperano per la chiusura delle logge e per l'epurazione dei moltissimi impiegati massonici inseriti dal regime in tutti i rami dell'amministrazione, sia, per quanto riguarda più direttamente l'Italia, l'iniziale distacco dalla massoneria di quelle sette segrete, a cominciare dalla Carboneria e dalle sue Rivendite, che da sempre la storiografia ufficiale dell'Italia unita mette (in questo caso esattamente) alle origini del processo destinato a sfociare nel Risorgimento. Il fatto che la Carboneria, nata e attiva soprattutto nel Regno di Napoli, fosse avversa a Napoleone e a Gioacchino Murat, e quindi alla massoneria, cospirasse per il ritorno dei Borboni, (salvo poi cambiare quasi subito politica non appena fu chiaro che i Borboni intendevano ritornare all'assolutismo illuminato, del resto, in sostanza adottato, almeno per quanto riguarda l'assolutezza del potere regio e a parte le diversità dei simboli e dei riti, anche dal Murat) e si dicesse, in realtà più per motivazioni politiche che religiose, cristiana, ha consentito, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni '20 del secolo scorso, a una parte della storiografia risorgimentalista di negare o comunque di sminuire il contributo della massoneria al Risorgimento. Tuttavia questa apparente differenziazione di principi e questa militanza in opposti campi politici sono assai meno determinanti di quanto può a prima vista sembrare. Come si è detto, politicamente le logge non sono sempre unite, come dimostra il caso della guerra di Indipendenza americana che vede le logge americane schierate quasi al completo a favore della Rivoluzione e quelle inglesi contrarie e non sempre, o non soltanto, per ragioni nazionalistiche. Le varie logge sono unite soprattutto da una identità culturale di base, che si esprime anche nell'impiego di linguaggi e simboli molto simili, una cultura alla quale tutte al di là dei contrasti si richiamano o alla quale comunque tutte ritornano dopo momentanee deviazioni. Anche se non si può probabilmente condividere l'opinione di Gian Mario Cazzaniga, che pretende di risolvere il rapporto carboneria-massoneria interamente "nella storia dei conflitti interni alla massoneria stessa, dove la Carboneria altro non è che una espressione organizzativa del filone massonico di carattere deista e repubblicano" (in realtà i carbonari, almeno in origine, non erano affatto repubblicani e comunque erano disposti a lavorare con i monarchici per il ritorno, a determinate condizioni, della monarchia borbonica), resta il fatto che in un breve volgere di tempo dopo la Restaurazione i carbonari si trasformarono quasi inavvertitamente in massoni e le rivendite si spensero o vennero risucchiate dalle logge. In realtà fino all'inizio del XX secolo la quasi totalità degli storici non dubitava della tesi, sostenuta con particolare vigore dagli esponenti della massoneria, che "larga parte del settarismo risorgimentale di matrice liberale e democratica, pur nell'innegabile diversità di simboli, principi e metodi d'azione, era riconducibile a una comune filiazione liberomuratoria, e che anzi, qualcosa di analogo poteva dirsi per molte delle associazioni segrete irradiatesi in Europa fra l'Età napoleonica e quella della Restaurazione" . A questa tesi pacificamente accolta si oppose nel 1925 lo storico Alessandro Luzio, secondo il quale il ruolo della massoneria nel risorgimento era stato se non assolutamente ininfluente, del tutto marginale. Gli argomenti del Luzio trovarono il consenso di Gioacchino Volpe, Benedetto Croce e altri storici, in quanto mettevano a nudo la vacuità e tendenziosità di tante ricostruzioni di matrice massonica, secondo le quali l'idea unitaria "era stata "concepita, partorita educata in loggia" e la carboneria "era figlia della massoneria, come la Giovane Italia nipote" . Tuttavia il peso di questi argomenti e degli stessi consensi conseguiti risulta alquanto diminuito dall'evidente intendimento del Luzio fosse pesantemente di supportare la decisione di Mussolini di mettere la massoneria fuorilegge e la conseguente necessità di depurare il mito del Risorgimento, carissimo al fascismo, che se ne considerava l'erede più diretto, dal contributo massonico. Del resto, come nota in suo recentissimo lavoro Fulvio Conti. riprendendo l'argomento da un critico del Luzio, Nello Roselli, "se la massoneria era rimasta così estranea al processo risorgimentale, come era stato possibile che all'indomani dell'unità essa fosse divenuta una delle poche strutture organizzative diffuse, sia pure in modo disomogeneo, sull'intero territorio nazionale, nelle quali si raccolsero tutte le anime politiche e ideologiche del Risorgimento"? In realtà, anche se il Conti, che, pur sforzandosi di mostrarsi imparziale, non riesce a nascondere una qual certa simpatia per la massoneria, si astiene dal farlo, si dovrebbe andare oltre e chiedersi come mai tutti o quasi i maggiori protagonisti del Risorgimento fossero massoni, e in massima parte massoni tutti gli uomini insediati in posizioni di potere già nel 1860, all'alba del Regno d'Italia, nonché gli implicati nei primi grandi scandali politico-economici dello Stato unitario: le costruzioni ferroviarie (1864), il monopolio tabacchi (1868), la Banca Romana (1889). Massoni di primo piano erano certamente, limitandosi ai nomi più noti (l'elenco completo prenderebbe pagine e pagine) Garibaldi, La Farina, Persano, Nigra, De Pretis, Crispi, Nicotera. Nonostante alcune opinioni contrarie sembra ormai certa l'affiliazione massonica di Cavour, che aveva fra i suoi più stretti collaboratori massoni come Nigra, La Farina e Persano, intratteneva rapporti privilegiati con le logge britanniche e venne più volte definito "fratello" all'interno delle logge, incluse quelle che, più animate da spirito rivoluzionario e repubblicano non ne condividevano la politica monarchica e moderata (nel discorso inaugurale della loggia Ausonia ci si augura che "le sorti dello Stato siano di nuovo guidate dalla mano sicura e dalla gigantesca mente del nostro illustre fratello conte Camillo Cavour"; al contrario la loggia Azione e Fede di Pisa, evidentemente contraria alla politica cavourriana, nel porsi il problema se gli adepti alla loggia debbano rendere gli onori funebri previsti dai riti massonici ai "fratelli" Delpino e Cavour (riconosciuti, quindi, massoni anche dai loro avversari) lo escludono "perché non si conoscono loro meriti tali da fare che una loggia, a cui essi erano estranei, prenda a onorarli in simil modo". Più dubbia la posizione di Mazzini anche se la Rivista della Massoneria lo definisce più volte "fratello" e se gli viene offerto con insistenza il ruolo di "Gran Maestro", che rifiuta tuttavia con espressioni che rivelano non solo stima, ma contiguità politica e culturale. Del resto, pur se in mancanza di più approfondite ricerche e, per quanto mi risulta, in assenza di documenti inconfutabili, non la ritengo sufficientemente provata, non si può non ricordare l'opinione secondo la quale nel 1834 gli Illuminati di Baviera avrebbero affidato a Mazzini la direzione del loro programma rivoluzionario mondiale, che avrebbe tenuto fino al 1872, anno della morte (dal 1840 con la collaborazione del generale Albert Pike, col quale nel 1870 avrebbe dato origine al Rito Palladio, sempre di ambito massonico). E' appunto la fortissima presenza massonica nel movimento unitario che spiega l'appoggio decisivo che questo, attraverso le logge britanniche, ottenne dall'Inghilterra, il cui intervento, in termini sia di finanziamento (/è noto che la spedizione dei Mille fu resa possibile dal versamento di tre milioni di franchi francesi, convertiti, per coprirne l'origine, in piastre turche), sia di appoggi al limite dell'intervento militare, era dovuto sì a ragioni economiche (il controllo delle miniere di zolfo siciliane) ed imperiali tanto che si è potuto parlare dell'unificazione italiana come di una guerra coloniale inglese, ma soprattutto dal progetto di distruggere il cuore dell'odiatissimo papismo. Anche nell'Italia del Risorgimento si riproduce quanto già era avvenuto in Francia con logge repubblicane e altre monarchiche, estremiste logge garibaldine e logge moderate per i buoni borghesi amanti dell'ordine, ma unite tutte, anche qui esattamente come in Francia, dall'odio viscerale per la religione cattolica e dal programma di azione riassunto da Voltaire nel celebre motto "ecrasez l'infame". Si spiega così perché già nel 1849 in Piemonte si sciolgono l'ordine dei Gesuiti e vari altri ordini femminili (Dame del Sacro Cuore) e maschili, ribattezzati per giustificare i provvedimenti presi nei loro confronti "gesuitesse" e "gesuitanti", e si procede all'espropriazione di tutti i beni degli ordini religiosi. Si spiega anche perché ad unificazione politica avvenuta nel Parlamento subalpino (siamo nel luglio 1862) il deputato Petrucelli della Gattina possa dire fra gli applausi generali: "Fare la guerra alla preponderanza cattolica nel mondo, per tutto, con tutti i mezzi, questa la nostra politica avvenire. Noi vediamo che questo cattolicesimo è un istrumento di dissidio, di sventura e dobbiamo distruggerlo", e un anno dopo il semiufficioso "Il Diritto", portavoce del De Pretis, dell' 11 agosto 1863 scrivere: "Quand'anche tutti gli uomini che hanno autorità nelle cose d'Italia e tutti i partiti che li secondano, fossero concordi nel volere, a dispetto della civiltà, mantenere intatto l'edifizio della Chiesa cattolica la nostra rivoluzione tende a distruggerlo, e deve distruggerlo e non può non distruggerlo senza perire. Nazionalità, unità, libertà politica sono mezzi a quel fine, mezzi che eventualmente sono grandi e solenni benefici per noi, ma che pure sono, rispetto all'umanità, null'altro che mezzi per conseguire quel fine, che a lei sta sommamente a cuore, della totale distruzione del medioevo nell'ultima sua forma il cattolicesimo. Ancora più chiaramente il Bollettino Officiale del Grande Oriente d'Italia dell'aprile 1865 (si notino le concordanze fra le dichiarazioni di un rappresentante del popolo, un giornale politico e l'organo ufficiale dell'Ordine): "La nazioni riconoscevano all'Italia il diritto di esistere come nazione in quanto le affidavano l'altissimo ufficio di liberarla dal giogo di Roma cattolica. Non si tratta di forme di governo; non si tratta di maggior larghezza di libertà; si tratta appunto del fine che la massoneria si propone; al quale da secoli lavora, a traverso ogni genere di ostacoli e di pericoli" . Anche se il timore crescente delle classi borghesi, che hanno nella massoneria, come giustamante rilevato da Antonio Gramsci, la loro vera organizzazione politica, per il rafforzarsi del movimento socialista e quello, ancora più forte, di un suo possibile saldarsi con le organizzazioni cattoliche hanno già determinato fin dai primi anni del nuovo secolo ravvedimenti e parziali modifiche di rotta, questa situazione di attiva militanza anticattolica, condotta non solo dalle logge, ma per loro influsso dagli organi dello Stato, prosegue fino alla guerra del '15-18 (di recente incredibilmente definita guerra di liberazione dal presidente Ciampi, evidentemente dimentico dell'impegno austriaco a cedere all'Italia le cosiddette zone irridente -Trento e Trieste - in cambio della conservazione di una neutralità che avrebbe evitato al popolo italiano l'immane sacrificio di 600.000 morti e milioni di mutilati). I massoni definiscono questo orribile conflitto, autentico primo tempo della guerra civile europea, dal quale nasceranno gli orrori del nazismo e del comunismo e del secondo conflitto mondiale, "guerra di rinnovamento morale e civile, guerra di redenzione -interna ed esterna -degli oppressi, guerra per la lega dei popoli liberi - veramente liberi-… riassunto spirituale degli intenti e dell'opera massonica universale: libertà uguaglianza fratellanza" (circolare 8 ottobre 1918). Il 1° ottobre 1917, mentre il Papa e la Chiesa si adoperano per la pace, il Grande Oriente invia a tutte le logge una circolare per esortare all'organizzazione bellica e a contrastare "la potente organizzazione clericale che - coerente alla sua secolare politica liberticida, e paurosa del carattere rinnovatore del presente conflitto -, si vale delle armi spirituali per infiacchire gli animi e provocare una pace prematura che deluda le nostre speranze" .

    Francesco Mario Agnoli
    MASSONERIA - CENNI STORICI TRA RISORGIMENTO E MASSONERIA- GRIS DI TREVISO

  5. #95
    Signore di Trieste
    Data Registrazione
    10 Oct 2007
    Località
    trst - triest
    Messaggi
    12,710
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    ma che c'entra il brigantaggio post .unitario ( fomentato anche dal vatricano) con l'indebolimento dello stato borbonico prima della spedizione dei mille?
    nulla

  6. #96
    Signore di Trieste
    Data Registrazione
    10 Oct 2007
    Località
    trst - triest
    Messaggi
    12,710
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    la Resistenza non sfruttò ignoranza , miseria, e bigottismo, ai fini insurrezionali come fecero quanti stimolarono il brigantaggio.
    da quello che si sa i partigiani erano mezzi analfabeti, gente semplice, in totale miseria (guerra) e l'isurrezione ci fu contro l'opressione con la promessa di un futuro migliore

  7. #97
    Signore di Trieste
    Data Registrazione
    10 Oct 2007
    Località
    trst - triest
    Messaggi
    12,710
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    Senti con tutto il rispetto, ma di che cosa stiamo parlando?
    Tutto questo lungo flusso di coscienza in forma di conferenza non esplicita nulla di nuovo, nell'ambito del complottismo.
    Peraltro devo farti notare che i Savoia erano dinastia cattolicissima, che Vittorio Emanuele II cercò sempre di mitigare le svolte laiciste, più per superstizione che per fede autentica forse, ma lo fece talvolta con successo.
    Riguardo i titoli di merito italiani dei Savoia, ritorno ai fatti concreti che di discorsi sono stufo.
    Il Regno di Sardegna aveva dalla sua tre punti fondamentali:
    Una lunga tradizione statuale, dagli orizzonti forse limitati ma radicati.
    Una diplomazia strutturata che aveva saputo fare bene gli interessi sabaudi dal tempo del Congresso di Vienna e che aveva in Cavour un uomo di livello superiore, che sovrastava ogni altro diplomatico europeo del periodo a parte forse Palmerston (che però era dalla "nostra")
    Un esercito piccolo ma serio e degno di rispetto, che si era ben portato poco prima della Seconda Guerra di Indipendenza in Crimea, pagando con il sangue il posto tra le diplomazie influenti al Congresso di Parigi.

    Infine: Carlo Alberto con il suo sacrificio e Vittorio Emanuele II che mantiene lo Statuto nonostante le pressioni austriache e familiari (moglie e madre lo pressavano perchè rinnegasse le concessioni fatte dal padre, da brave Absburgo-Lorena) secondo me meritano rispetto, non dileggio.
    non leggo

  8. #98
    Signore di Trieste
    Data Registrazione
    10 Oct 2007
    Località
    trst - triest
    Messaggi
    12,710
     Likes dati
    0
     Like avuti
    9
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    ma non diciamo scempiaggini, non paragonare una guerra civile e mondiale ad una lotta intestina limitata e inframezzata ad episodi criminali, per favore.
    non mi interessa

  9. #99
    AUT CONSILIO AUT ENSE
    Data Registrazione
    30 Oct 2009
    Località
    Granducato di Toscana
    Messaggi
    154,470
     Likes dati
    24,559
     Like avuti
    49,857
    Mentioned
    2997 Post(s)
    Tagged
    77 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    da quello che si sa i partigiani erano mezzi analfabeti, gente semplice, in totale miseria (guerra) e l'isurrezione ci fu contro l'opressione con la promessa di un futuro migliore
    Ehhhhh? Ma chi te le dice queste Biiiiiiiiiiiiiip?
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  10. #100
    AUT CONSILIO AUT ENSE
    Data Registrazione
    30 Oct 2009
    Località
    Granducato di Toscana
    Messaggi
    154,470
     Likes dati
    24,559
     Like avuti
    49,857
    Mentioned
    2997 Post(s)
    Tagged
    77 Thread(s)

    Predefinito Rif: Frottole risorgimentali

    Citazione Originariamente Scritto da trenta81 Visualizza Messaggio
    non mi interessa
    E allora taci, che fai migliore figura.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

 

 
Pagina 10 di 32 PrimaPrima ... 9101120 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Fazioni risorgimentali
    Di Von Righelli nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 26
    Ultimo Messaggio: 06-11-12, 10:16
  2. Frottole risorgimentali
    Di cantone_nordovest nel forum MoVimento 5 Stelle
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 14-01-11, 17:49
  3. Frottole risorgimentali
    Di cantone_nordovest nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 14-01-11, 09:21
  4. Frottole risorgimentali
    Di cantone Nordovest nel forum Padania!
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 13-05-10, 15:08
  5. Glorie Risorgimentali
    Di Ambrogio nel forum Storia
    Risposte: 86
    Ultimo Messaggio: 04-07-04, 19:01

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito