
Originariamente Scritto da
L.Gasparini
RAudisio e Scarpellini,scusate se mi intrometto nella discussione,ma mi vengono delle domande,dalla lettura attenta che faccio di tutti gli interventi, che sono indirizzate tutte alla "necessità" tutta mia di capire .
Ora,il sistema giuridico chiamato Stato è sicuramente una violenza,perchè non lascia la possibilità di recedere dalle sue regole,imposte e sedimentate negli anni,quando qualcuno non le ritenesse compatibili con la sua visione o con le sue aspettative di vita e questo mi pare un concetto condiviso.
Ora la mia domanda è sempre rivolta all'alternativa a questo sistema giuridico.
D'accordo che l'alternativa potrebbe essere quella delle libere associazioni,ma ci sono cose che per "funzionare" debbono avere un coordinamento condiviso e le mie perplessita,vengono sempre in questa direzione.
Dialogando con Pollok,ad esempio ho parlato di pedofilia e di usura e lui giustamente mi ha fatto notare che ambedue non sono "crimini" se non sono imposti con la violenza,ma tento di ribadire il concetto,che ho tentato di toccare con quegli esempi,forse non riuscendoci.
Ci sono delle situazioni nella vita quotidiana che molto difficilmente si possono gestire in maniera privatistica e quindi comportano un inevitabile organizzazione di massa.Ci sono anche o almeno ci devono essere,principi condivisi che non possono lasciare libera interpretazione,quindi diventerebbe necessario stabilire delle regole,che se diventassero di massa sarebbero equivalenti a "leggi" comuni a cui tutti si dovrebbero rifare.Ecco di fronte a questo chi verrebbe chiamato a "imporne" il rispetto?
Non si sarebbe punto a capo alla ricostituzione di uno Stato sotto una forma o una denominazione diversa?