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Discussione: dossier Guantanamo

  1. #21
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    Obama: “Con me mai più tortura”Barack Obama presenta il team dei capi dell’intelligence e parla per la prima volta di politica estera in qualità di presidente eletto: niente torture, rispetto della Convenzione di Ginevra, dialogo con Teheran, nessun dialogo con Hamas, attenzione verso l’Asia e largo ai giovani al Dipartimento di Stato.
    La scelta di tempi e modi svela l’approccio di Obama ai temi della sicurezza. L’occasione è la presentazione della «troika» che ha scelto per difendere l’America e anzitutto descrive la realtà in cui opereranno: «Un mondo di minacce non convenzionali, dalla diffusione di network di terroristi senza patria alle armi di distruzione di massa, ai gravi pericoli posti da Stati falliti e regimi canaglia». Il linguaggio è quello della guerra al terrorismo iniziata dopo l’11 settembre. Per affrontarla Barack parte dall’intelligence perché è stato questo il tallone d’Achille dell’amministrazione Bush.
    «Avere una buona intelligence non è un lusso ma è una necessità - dice Obama - perché l’11 settembre abbiamo appreso che a proteggerci non ci sono gli oceani o la nostra capacità di deterrenza verso il nemico». L’intelligence di qualità dunque è la priorità assoluta. Da qui la scelta dei nuovi capi. L’ex ammiraglio Dennis Blair, nuovo direttore nazionale delle 16 agenzie di intelligence, «ha appreso di persona la necessità di buone informazioni per chi veste l’uniforme» e quindi la sua nomina lascia intendere un più stretto rapporto fra 007 e Pentagono. Ma Blair è anche l’ex comandante delle forze Usa nel Pacifico e «conosce profondamente l’importanza critica dell’Asia», il primo continente di cui Obama parla, forse preludio a importanti passi con Pechino.
    Subito dopo Obama passa a Leon Panetta, il californiano di origini calabresi designato alla guida della Cia, che definisce uno «dei funzionari pubblici migliori del nostro tempo» sottolineando che quando era alla Casa Bianca come capo di gabinetto con Bill Clinton «dimostrò completa integrità in momenti critici». È la qualità che non ebbe George Tenet, capo della Cia ai tempi dell’attacco all’Iraq. L’ultimo uomo della «troika» è John Brennan, un veterano della Cia, che diventa consigliere del Presidente per la sicurezza interna. Obama ne loda l’«esperienza e la visione» e tanto basta perché si tratta di un nome di forte continuità con l’intelligence di Bush, al punto da essere inviso alla sinistra liberal.
    Sono le domande dei giornalisti nel botta e risposta finale a consentire a Obama di recapitare gli altri messaggi preparati dallo staff per l’occasione. Primo: «Durante la mia amministrazione non sarà tollerata la tortura» e dunque cambieranno i metodi di interrogatorio della Cia con l’abolizione del «waterboarding», l’affogamento simulato. Secondo: «Rispetteremo la Convenzione di Ginevra» e di conguenza sarà smantellato il carcere di Guantanamo. Terzo: «L’Iran è una seria minaccia per la sicurezza nazionale americana ma dobbiamo adoperare la diplomazia come meccanismo per raggiungere i nostri obiettivi» e dunque si avvicina il momento dell’apertura all’Iran.
    La curiosità dei media si concentra sulle indiscrezioni del quotidiano britannico «Guardian» sull’intenzione di aprire ad Hamas ma Obama non ne parla perché la smentita è stata recapitata poco prima dal portavoce Brooker Anderson: «Obama ha ripetuto spesso che Hamas è un’organizzazione terroristica che punta alla distruzione di Israele, non dobbiamo trattare con loro fino a quando non riconosceranno Israele, non rinunceranno alla violenza e non rispetteranno gli accordi esistenti» fra Israele e Autorità palestinesi. Insomma, la stessa posizione del Quartetto (Usa, Onu, Russia e Unione Europea).

  2. #22
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    10 Gennaio 2009

    DAL BLOG DI BEPPE GRILLO

    Tortura libera


    Waterboarding - Amnesty contro la tortura

    Obama ha dichiarato: “Sotto la mia amministrazione gli Stati Uniti non praticheranno la tortura”. Quindi vuol dire che Bush la praticava… La Convenzione di Ginevra la vieta. La più grande democrazia del mondo (ma che significato ha questa parola ormai?) la applica. Mai sentito parlare di morte simulata per affogamento, di Guantanamo, di Abu Ghraib? Se Bush era il capo dei torturatori va messo sotto processo.
    Georgedabliu può chiedere aiuto allo psiconano. Chiedere rifugio politico all’Italia. Il Paese del sole, del mare e della tortura. Il nostro codice penale infatti non prevede il reato di tortura. Si può torturare come a Genova durante il G8 e venire assolti. Se la tortura non è reato, il fatto non sussiste. Si possono far spogliare dei ragazzi e portarli in una “stanza delle torture” (si chiamava proprio così), farli inginocchiare su delle latrine e manganellarli. Come è successo a Napoli nel marzo 2001 alla caserma Raniero. Tutti gli imputati si sono salvati per la prescrizione. Propongo un gemellaggio Bolzaneto-Raniero con scambi di prigionieri. La tortura piace sia a destra che a sinistra. Gli episodi di Napoli avvennero con il centro sinistra, quelli di Genova con il centro destra. I due, si sa, sono intercambiabili. Nel Paese di Cesare Beccaria si può torturare e non essere punibili.
    L’Italia non solo tortura a domicilio, ma esporta anche i soggetti da torturare. Abu Omar, un imam di origini egiziane, fu rapito da agenti della CIA a Milano il 17 febbraio 2003 e trasportato ad Aviano, da lì in Germania e quindi a Il Cairo. E’ stato incarcerato ad Alessandria d’Egitto e torturato con comodo con pestaggi a sangue legato a una croce, elettroshock. Forse Obama potrebbe chiedere a Leon Panetta che ha nominato capo della CIA che renda pubblici i nomi dei torturatori di Abu Omar. Forse i deputati e i senatori impegnati giorno e notte a riformare la giustizia per pararsi il c..o potrebbero introdurre il reato di tortura al posto del premio di tortura con le promozioni ottenute dagli agenti coinvolti nel G8. Gli conviene. Se la tortura non viene abolita potrà essere (eventualmente) praticata (legalmente) su di loro… Una vergine di Norimberga, un tiro di corda, due giri di ruota, tre litri di acqua e sale. Gli italiani non aspettano altro.

  3. #23
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    Cuba, il carcere di Guantanamo verso la chiusura

    di Adriano Di Giuseppe del 11/01/2009 in Cronaca - Letto 12 volte - Voto: 0 / 5
    [FONT='Arial','sans-serif']Ammanettati e bendati l’11 gennaio del 2002, i primi 20 detenuti di Guantanamo sbarcarono nella base militare americana a Cuba dopo un volo di circa 13mila chilometri dall’Afghanistan. [/FONT]


    [FONT='Arial','sans-serif']Sette anni dopo, l’anniversario dell’apertura della prigione più contestata del mondo cade a pochi giorni dall’insediamento alla Casa Bianca del nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama e nell’attesa per le sue decisioni su cosa fare del carcere e dei suoi 250 detenuti. Obama ha promesso di chiuderlo e il capo del Pentagono Robert Gates sta studiando le possibili soluzioni per mantenerne la promessa ma per il momento resta l’incertezza. C’è da risolvere gli interrogativi legali sullo status dei combattenti, nemici dei detenuti, e come far fronte alle esigenze di sicurezza legate a personaggi come Khalid Sheikh Mohammed,lo stratega reo confesso dell’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Alcune organizzazioni umanitarie stanno ricordando l’anniversario con iniziative e manifestazioni legate dalla comune richiesta a Obama di annunciare la data della chiusura di Guantanamo ma non è chiaro se il Presidente eletto sarà in grado di farlo al momento del suo insediamento alla Casa Bianca.
    [/FONT]

  4. #24
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    Esteri
    Fonte della notizia AGR. The Instablog (www.instablog.org) non è responsabile del contenuto degli articoli riportati in questa pagina.
    Usa: Obama, Guantanamo non si può chiudere entro primi 100 giorni


    11 Gennaio 2009, 14:01


    WASHINGTON - Nei primi 100 giorni di presidenza, Barack Obama non potrà chiudere il campo di prigionia di Guantanamo. Lo ha ammesso lo stesso presidente eletto in un'intervista che verrà diffusa oggi dall'emittente Abc. Obama si rimangia dunque quanto promesso nelle scorse settimane, quando aveva assicurato che dopo il suo insediamento, previsto per il 20 gennaio, sarebbe stata fissata una data per la chiusura del carcere. (Agr)

  5. #25
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    Esteri

    Guantanamo/ Proteste nel settimo anniversario apertura prigione

    Manifestazioni a Londra e a Madrid

    postato 46 min fa da APCOM ARTICOLI A TEMA



    Londra, 11 gen. (Ap) - Proteste si sono svolte a Londra e a Madrid nel settimo anniversario dell'apertura della prigione militare statunitense di Guantanamo a Cuba.
    Aisha Maniar, una delle promotrici della protesta in Gran Bretagna, ha spiegato che una trentina di persone si è radunata fuori dall'ambasciata Usa a Londra e altre persone sono attese nelle prossime ore, tra cui un ex detenuto di origine libica Omar Deghayes rilasciato nel dicembre 2007.
    A Madrid manifestazione analoga davanti all'ambasciata statunitense: circa cento le persone che vi hanno partecipato.
    Al momento sono 250 i prigionieri che si trovano ancora nella prigione militare che il presidente Usa eletto Barack Obama ha promesso di chiudere. Il carcere venne aperto dall'amministrazione Bush dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001.

  6. #26
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    Il dietrofront di Obama


    • da La Stampa del 12 gennaio 2009, pag. 8

    di Maurizio Molinari

    Barack Obama fa marcia indietro in diretta tv, facendo sapere agli americani che le promesse elettorali devono essere ridimensionate, le riforme di sanità e previdenza devono lasciare il passo alle misure anti-crisi, il carcere di Guantanamo non sarà chiuso nei primi cento giorni di governo e per il momento non vi saranno inchieste sulle presunte «violazioni di legge» commesse dall’amministrazione Bush nella guerra al terrorismo.

    Rispondendo alla domande di Georges Staphanopoulos nella trasmissione «This Week» sulla tv Abc, il presidente eletto ha mostrato il suo volto pragmatico, puntando a ridimensionare le attese del pubblico nei confronti dei primi mesi di amministrazione. Sul fronte economico «la recessione è molto seria e comporta la necessità di rivedere le promesse elettorali» ha esordito, aggiungendo: «Voglio essere realistico non potremo fare alla velocità desiderata tutto quello di cui abbiamo parlato durante la campagna perché tutti gli indicatori dimostrano che siamo nella peggiore recessione dai tempi della Grande Recessione». Ciò significa che le riforme di sanità pubblica e previdenza sociale devono al momento lasciare il passo al «bisogno di far ripartire l’economia con il piano di stimoli per la ripresa».

    Obama parla di un processo lungo e doloroso nel quale «ognuno dovrà cedere su qualcosa» e il riferimento è in primo luogo ai leader democratici del Congresso scettici sull’ipotesi di tagli fiscali. Per convincerli oggi li vedrà a Capitol Hill, portando con sè il testo di un nuovo studio - pubblicato online sul sito della transizione - che collega il «Piano per la Ripresa» alla creazione in due anni di 4,1 milioni di posti di lavoro anziché i 3 di cui finora aveva parlato. Al tempo stesso Obama preme su Bush affinché negli ultimi dieci giorni di mandato definisca norme «più rigide e trasparenti» per adoperare i 350 miliardi rimanenti del piano del ministro del Tesoro uscente Henry Paulson a sostegno degli istituti finanziari in difficoltà. «Servono dei principi chiari per spendere questo denaro pubblico» ha detto Barack Obama, che nelle scorse settimane non aveva sollevato tale esigenza.

    Sul fronte delle decisioni politiche Obama ha chiesto agli elettori di avere altrettanta pazienza. In primo luogo sulla chiusura del super-carcere di Guantanamo, sull’isola di Cuba, dove sono detenuti circa trecento sospetti terroristi di Al Qaeda e gruppi islamici affiliati. «Chiuderlo è una sfida ma prenderà del tempo ai nostri consiglieri legali e al team della sicurezza arrivare a determinare come procedere» ha spiegato Obama, sottolineando che la decisione di «rispettare l’Habeas corpus e il diritto anglosassone» deve essere ponderata con il fatto che «alcuni dei detenuti sono terroristi intenzionati a far saltare in aria scuole e autobus». «Non sono sicuro che riusciremo a chiudere Guantanamo nei primi 100 giorni» ha aggiunto. Identica prudenza sul fronte degli interrogatori dei detenuti: «Stiamo valutando come procedere». L’unica promessa che Obama si dice determinato a mantere da subito è fermare la pratica del waterboarding, l’annegamento simulato, «che il vicepresidente Dick Cheney non considera tortura, mentre io sì».

    Nell’ultima parte della trasmissione, l’intervistatore ha chiesto a Obama cosa pensa della forte richiesta dei suoi elettori - testimoniata dai messaggi online - di creare una commissione di inchiesta sui presunti reati commessi dall’amministrazione Bush, negli interrogatori dei detenuti come nella sorveglianza elettronica delle comunicazioni fra cittadini. Barack ha risposto così: «Dobbiamo guardare avanti e non indietro, una parte importante del mio lavoro è far sì che le persone di straordinario talento che lavorano per la Cia possano svolgere le loro mansioni senza dover passare tutto il loro tempo a guardarsi le spalle e a parlare con gli avvocati». Come dire: è più importante consentire ai servizi di intelligence di proteggere l’America dal rischio di nuovi devastanti attacchi terroristi anziché immobilizzare i suoi uomini lanciando inchieste legali su come è stata condotta la guerra contro Al Qaeda dall’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001.

  7. #27
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    Obama si corregge: Guantanamo presto chiusa


    • da Corriere della Sera del 13 gennaio 2009, pag. 14

    di Paolo Valentino

    Entro una settimana e forse già dal primo giorno del suo insediamento alla Casa Bianca, Barack Obama sarebbe pronto a firmare l’ordine esecutivo per la chiusura della prigione speciale di Guantanamo. Lo hanno detto ieri all’Associated Press due consiglieri del presidente-eletto, in apparenza contraddicendo quello che lo stesso Obama aveva affermato nel corso del fine-settimana.

    La precisazione in realtà completa le dichiarazioni rilasciate alla Abc dal futuro presidente, il quale aveva messo le mani avanti spiegando che «ci vorrà del tempo» prima di potersi sbarazzare della controversa struttura, creata dall’Amministrazione Bush a Cuba, per rinchiudervi i presunti terroristi islamici. Ma il fatto che lo staff di Obama si sia affrettato alla puntualizzazione potrebbe segnalare un certo scontento dei settori della sua coalizione più garantisti e sensibili ai diritti umani.

    Sul piano concreto, infatti, non c’è alcuna possibilità che le gabbie di Guantanamo vengano fisicamente svuotate dei circa 250 detenuti rimasti entro i primi cento giorni della presidenza Obama. Con le parole del presidente-eletto, troppo complessa è la «sfida» di conciliare dei regolari processi con la necessità di non rimettere in libertà gente «che vuole farci saltare in aria».

    Ma la firma di un’ordine esecutivo, anticipata dai due consiglieri, avvierebbe la procedura per decidere cosa fare dei prigionieri, quasi tutti membri di Al Qaeda o talebani, alcuni «molto pericolosi», altri sospettati o potenziali testimoni, molti dei quali non sono stati mai accusati formalmente di nulla. Sarebbe cioè un primo passo formale verso la chiusura della prigione cubana, la conferma che Barack Obama intenda mantenere la promessa fatta in campagna elettorale. Secondo le fonti, la decisione permetterebbe di verificare una per una le loro posizioni e decidere in quali casi sia possibile il rilascio.

    Dove esistano gli estremi per il rinvio a giudizio, una delle ipotesi prese in esame è di estradarli verso i Paesi d’origine. Ma, finora, molte nazioni si sono opposte ai tentativi dell’Amministrazione Bush di rimpatriare alcuni prigionieri.

    L’opinione dei consiglieri di Obama è che questo atteggiamento potrebbe cambiare con l’avvento del nuovo presidente.

    Rimarrebbe comunque il problema di cosa fare con i casi più difficili, compresi una ventina di «detenuti ad alto potenziale», considerati i più pericolosi. Trasferirli sul territorio americano significherebbe infatti dar loro alcuni diritti legali, che fin quando sono a Cuba non hanno. Da chiarire sarebbe anche se debbano essere giudicati da tribunali civili, militari ovvero secondo un regime legale ancora da creare, basato su corti ibride.

    Un altro problema, che richiede tempo, è dove custodirli. Il Pentagono non ha ancora completato uno studio sul tema e non è esclusa la costruzione di una nuova struttura.

    L’annuncio dell’ordine esecutivo è stato comunque salutato come «estremamente significativo» dal direttore dell’American Civil Liberties Union, Caroline Fredrickson, secondo cui anche se ci vorrà del tempo per chiudere Guantanamo una volta per tutte, «mette le cose in moto».

    La direttiva su Guantanamo farebbe parte di una raffica di ordini esecutivi, tesa a rovesciare decisioni dell’Amministrazione Bush, che Barack Obama si appresta a firmare immediatamente dopo il 20 gennaio e che comprende anche il divieto all’uso della tortura e un parziale segnale verde alla ricerca sulle cellule staminali.

  8. #28
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    Guantanamo: Radicali aderiscono a manifestazione di Amnesty a Roma


    Roma, 16 gennaio 2009

    Il Partito Radicale Nonviolento, Radicali italiani, Nessuno Tocchi Caino, Non c'e' Pace senza Giustizia aderiscono alla manifestazione di Roma, sabato 17 gennaio, organizzata da Amnesty International per chiedere la chiusura di Guantánamo, a tre giorni dall'insediamento del presidente Usa Barack Obama

    Dirigenti e Parlamentari Radicali saranno presenti compatibilmente con le varie iniziative di queste ore a partire da quella che vede Marco Pannella in sciopero della sete per il rispetto della legalita' del Parlamento relativamente al non funzionamento della Commissione di vigilanza RAI.

    Nelle settimane scorse, anche tramite interrogazioni parlamentari, i Radicali hanno chiesto al Governo italiano di farsi carico della necessita' di coordinare una risposta europea alla richiesta del Presidente eletto Obama di ospitalita' per gli individui detenuti a Guantanamo da anni.

    La manifestazione prenderà il via alle 15 da Piazza della Repubblica per concludersi intorno alle 17 a Piazza Barberini.

  9. #29
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    Guantanamo: Radicali aderiscono a manifestazione di Amnesty a Roma


    Roma, 17 gennaio 2009

    Il Partito Radicale Nonviolento, Radicali italiani, Nessuno Tocchi Caino, Non c'e' Pace senza Giustizia aderiscono alla manifestazione di Roma, sabato 17 gennaio, organizzata da Amnesty International per chiedere la chiusura di Guantánamo, a tre giorni dall'insediamento del presidente Usa Barack Obama

    Dirigenti e Parlamentari Radicali saranno presenti compatibilmente con le varie iniziative di queste ore a partire da quella che vede Marco Pannella in sciopero della sete per il rispetto della legalita' del Parlamento relativamente al non funzionamento della Commissione di vigilanza RAI.

    Nelle settimane scorse, anche tramite interrogazioni parlamentari, i Radicali hanno chiesto al Governo italiano di farsi carico della necessita' di coordinare una risposta europea alla richiesta del Presidente eletto Obama di ospitalita' per gli individui detenuti a Guantanamo da anni.

    La manifestazione prenderà il via alle 15 da Piazza della Repubblica per concludersi intorno alle 17 a Piazza Barberini.

  10. #30
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    Sospesi i procedimenti contro i presunti terroristi detenuti nella base
    Varate nuove norme: meno segretezza, meno lobbisti e stipendi congelati
    Obama si muove su Guantanamo
    il carcere sarà chiuso entro l'anno


    Oggi telefonata con Olmert e Abu Mazen: "Impegno per la pace"





    Obama a messa con la moglie e i Biden


    WASHINGTON - Chiusura di Guantanamo e impegno per il Medio Oriente. E un deciso segnale all'insegna di un cambio di rotta sulla "segretezza" e le lobby. Il giorno dopo il giuramento il neopresidente Usa Barack Obama lancia segnali precisi sia sul fronte esterno che interno.

    Guantanamo chiude. In compagna elettorale Obama ne aveva promesso la chiusura. E oggi ecco spuntare una bozza con l'ordine di mettere i sigilli al carcere cubano entro il 2009. Inoltre, su ordine del presidente, i pubblici accusatori dei tribunali di Guantanamo per i crimini di guerra hanno chiesto ai giudici militari di 'congelare' per 120 giorni i casi in sospeso. Il Pentagono riesaminerà completamente le procedure per la detenzione dei prigionieri accusati di terrorismo, in attesa di nuove direttive da parte della Casa Bianca.

    Dello stop a Guantanamo si è avuta notizia quando ancora non si era conclusa la lunga giornata dell'insediamento di Obama alla Casa Bianca. Oggi un giudice ha annunciato la sospensione del processo a cinque presunti responsabili delle stragi dell'11 settembre, che era in preparazione nella base americana a Cuba: i cinque rischiano tutti la pena di morte.

    Medio Oriente. Dall'Ufficio Ovale sono partite le prime telefonate ufficiali, fatte a leader mediorientali, con la promessa "di lavorare per aiutare a consolidare il cessate il fuoco" a Gaza. Obama ha chiamato per primo il presidente dell'Anp Abu Mazen, affermando di voler impegnarsi per trovare una soluzione duratura alla crisi di Gaza e assicurando di voler ''lavorare con lui e i suoi partner per stabilire una pace duratura nella regione''. Ha poi parlato con il premier israeliano Ehud Olmert, il presidente egiziano Hosni Mubarak, il sovrano giordano Abdallah II.

    Nel suo colloquio con Obama, Olmert ha auspicato che l'impegno internazionale contro i traffici di armi verso Gaza possa consolidare il processo di pace e ha assicurato che Israele "farà ogni sforzo" in favore delle esigenze umanitarie della popolazione palestinese della Striscia. Obama, inoltre, sta esaminando anche la nomina di un inviato speciale per il Medio Oriente, con l'ex-senatore George Mitchell favorito.

    In arrivo le norme "etiche". Le hanno chiamate "misure etiche". In pratica norme per la trasparenza dell'amministrazione. Anzitutto l'accesso ai documenti federali sarà ampliato. Poi saranno"congelati" gli stipendi dei collaboratori che guadagnano più di 100.000 dollari all'anno. "In questo periodo di difficoltà economiche le famiglie americane sono costrette a tirare la cinghia e lo dovrà fare anche Washington - ha detto il presidente - Per questa ragione saranno congelati gli stipendi dei miei principali collaboratori alla Casa Bianca". Vita dura anche per i lobbisti americani. Da oggi in poi saranno sottoposti ai più rigorosi limiti mai avuti sotto un'amministrazione americana. Obama ha annunciato che i membri della sua amministrazione non potranno accettare regali da nessuna delle lobby americane per evitare conflitti di interesse. "La trasparenza e il rispetto della legge devono diventare la pietra di paragone della mia amministrazione - ha detto il presidente - Tutte le agenzie federali devono sapere che a partire da oggi sarà schierata non dalle parte di chi cerca di tenere segreti i documenti, ma dalla parte di chi cerca di conoscerne il contenuto". Obama ha aggiunto che la norma riguarderà anche il presidente: per tenere informazioni segrete dovrà avere l'avallo del Ministero della Giustizia.

    (21 gennaio 2009)

    http://www.repubblica.it/2009/01/sez...residenza.html

 

 
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