



Senti per favore non fare il professorino che non è il caso.
Ne so abbastanza da poter affermare che l'uranio impoverito produce radioazioni che inducono alla formazioni di tumori, in particolare il linfoma di Hodgkin.
Non sono un fisico nucleare se è questo che ti interessa.
Cmq ci sono numerosi casi di soldati italiani contaminati da tale sostanza e morti per tumore.


Le tue affermazioni sono del tutto generiche e irrilevanti: se vogliamo stabilire un nesso causale tra l'uso dell'uranio impeverito in alcuni teatri di guerra recenti e le patologie riscontrate dai reduci e dalle popolazioni locali dobbiamo verificare gli effettivi livelli di esposizione a cui sono stati esposti e magari realizzare uno studio su un campione di soggetti significativo.
Dire "l'uranio impoverito fa male" non significa né dimostra un bel niente ai fini di questo discorso.


http://www.uranioimpoverito.it/mandelli.htm
http://www.repubblica.it/2007/02/sez...-militare.html
Visto che fa così bene, perchè non ti fai una cura in supposte di uranio impoverito e poi ci fai sapere?




Effetti sull'uomo e sull'ambiente
Meccanismi di contaminazione
Quando un penetratore all'uranio impatta su un obiettivo, o quando un carro armato con corazzatura all'uranio prende fuoco, parte dell'uranio impoverito brucia e si frammenta in piccole particelle. I penetratori all'uranio impoverito che non colpiscono l'obiettivo possono rimanere sul suolo, essere sepolti o rimanere sommersi nell'acqua, ossidandosi e disgregandosi nel corso del tempo.
La dimensione delle particelle di uranio create, la facilità con cui esse possono essere inalate o ingerite e la loro capacità di muoversi attraverso l'aria, la terra, l'acqua o nel corpo di una persona dipendono dalla maniera in cui si è polverizzato l'uranio impoverito metallico. I test dell'esercito statunitense hanno dimostrato che quando un penetratore all'uranio impoverito colpisce un obiettivo, dal 20 al 70% del penetratore brucia e si frammenta in piccole particelle. Ciò significa che a seguito dell'impatto di un penetratore all'uranio impoverito da 120mm contro un bersaglio corazzato si liberano da 1 a 3 kg di polvere di uranio radioattiva ed altamente tossica. Un carro armato colpito da tre di queste munizioni e l'area attorno ad esso potrebbero essere contaminati da 3 a 9 kg di particolato di uranio. Naturalmente la polvere prodotta da un impatto iniziale potrebbe essere rimessa in sospensione da impatti successivi.
Esplosioni di test e studi sul campo hanno mostrato che la maggior parte della polvere prodotta dagli impatti (costituita dal proiettile stesso ed in maggior proporzione dal bersaglio stesso) finisce per depositarsi entro un raggio di 50 metri dal bersaglio. Tuttavia, considerando le particelle più fini (tra il miliardesimo ed il milionesimo di metro), pur costituendo una parte relativamente ridotta della massa totale, queste saranno disperse in atmosfera sotto forma di aerosol su distanze di centinaia di chilometri.
L'uranio impoverito è un metallo pesante radioattivo. Un contatto diretto e prolungato con munizioni o corazzature all'uranio impoverito può causare effetti clinici nefasti. Tuttavia, l'uranio impoverito giunge al suo massimo potenziale di danno quando suoi frammenti o polveri penetrano nel corpo.
La tossicità chimica dell'uranio impoverito rappresenta la fonte di rischio più alta a breve termine, ma anche la sua radioattività può causare problemi clinici nel lungo periodo (anni o decenni dopo l'esposizione).
Il pericolo principale di contaminazione è quindi l'inalazione, seguito dal contatto e dall'assorbimento mediante il ciclo alimentare o attraverso l'acqua. Un pericolo particolare deriva dall'incorporazione di particelle di uranio impoverito attraverso le ferite, che le porta direttamente a contatto con i tessuti vitali.
Radioattività
La radioattività dell'uranio impoverito (DU) viene considerata "di basso livello" confrontata con quella ad "alto livello" dell'uranio arricchito in uranio-235 (o di altri materiali), perché l'uranio impoverito è costituito in maniera predominante dall'isotopo uranio-238 (T1/2 = 4.5 109 a) dotato di emivita più lunga - e quindi di attività specifica più bassa - di quella dell'isotopo uranio-235 (T1/2 = 7.0 108 a), nonostante entrambi siano prevalentemente emettitori di particelle alfa. Infine, in questo contesto, il terzo isotopo uranio-234 (T1/2 = 2.5 105), presente in percentuale molto bassa nell'uranio naturale (0.0055%), si trova a sua volta maggiormente concentrato nell'uranio-235 arricchito (LEU o HEU), aumentandone ulteriormente l'attività specifica e quindi la radiotossicità.
La serie di decadimento radioattivo dell'isotopo 238U porta, per stadi successivi consecutivi e paralleli (per decadimento alfa e beta), all'isotopo stabile 206Pb.
L'energia di una particella alfa è estremamente alta: essa, tuttavia, agisce solo a breve distanza e non oltrepassa la pelle, e per questo motivo diventa il tipo più pericoloso di contaminazione se la sorgente è contenuta nel corpo, e praticamente innocuo se questa si trova all'esterno. Un foglio di alluminio o carta spesso 0.02 millimetri (20-40 μm), o la stessa epidermide umana, può infatti fermare questo tipo di radiazione.
Gli isotopi di uranio decadono inoltre, seppure con piccola probabilità, mediante fissione nucleare spontanea, nonché emissione di cluster di particelle e decadimento doppio beta.
Tossicità
Le caratteristiche chimiche di un elemento, e quindi anche dell'uranio, non dipendono dalla concentrazione relativa dei suoi isotopi.
Uno studio effettuato da Diane Stearns, biochimico presso la Northern Arizona University, ha stabilito che cellule animali esposte al sale di uranio solubile in acqua (acetato di uranile, UO2(CH3COO)2) vanno soggette a mutazioni genetiche determinando tumori e altre patologie, indipendentemente dalle sue proprietà radioattive.
L'esposizione sia a composti chimici di uranio impoverito sia di uranio naturale può, in generale, indipendentemente dalle sue proprietà radioattive:
- causare danni ai reni, pancreas, stomaco/intestino
- mostrare effetti citotossici e carcinogeni in animali
- causare effetti teratogeni in roditori e rane (in contatto con sali di uranio disciolti in acqua) e in umani in contatto con polveri di uranio naturale ed impoverito


Boba fett, non lo fai più il professore di fisica?
Buona serata![]()


C'è anche questo:
PIANETA GAIA
Uranio impoverito, facciamo il punto con Stefano Montanari
Dopo la sentenza di un tribunale di Firenze che ha condannato il governo a pagare un risarcimento di mezzo milione di euro a un ex militare malato di tumore dopo una missione in Somalia, abbiamo intervistato Stefano Montanari per capire quali siano gli effetti dell'uranio impoverito e quali le possibili soluzioni.
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di Salvina Elisa Cutuli
Stefano Montanari, la sentenza di un tribunale di Firenze ha deciso un maxi risarcimento a favore di un ex militare malato di tumore dopo una missione in Somalia per presunta contaminazione da uranio impoverito. È una decisione storica? Cosa può significare?
"Io non ho competenza legale. Tutto ciò che posso dire è un tristissimo “io l’avevo detto.” Esistono evidenze di tale importanza e di tale inconfutabilità che sarà sempre più difficile tenere nascoste, anche se i mezzi di cosiddetta informazione combattono una quasi eroica guerra per farci sapere solo ciò che non disturba certi affari".
Si sente spesso parlare di uranio impoverito ma non si conoscono bene gli effetti che comporta. Potrebbe descriverli?
"In realtà, dell’uranio impoverito si conoscono perfettamente gli effetti, e a riprova di quanto dico esiste un documento militare americano che risale al 1978 e di cui io parlo ampiamente nei miei libri "Il Girone delle Polveri Sottili" e "Nanopathology", quest’ultimo scritto insieme con mia moglie Antonietta Gatti. Quel documento venne tenuto lontano dagli occhi del pubblico, però esisteva. Già allora, più di trent’anni fa, relazionando a proposito di una serie di esperimenti sulle armi allora sperimentali all’uranio impoverito, gli americani avevano documentato come l’esplosione ad altissima temperatura provochi la formazione di nanoparticelle costituite principalmente dal materiale colpito dal proiettile ed avevano intuito chiaramente, pur senza averne evidenza medica diretta, la pericolosità potenziale sulla salute di quei frammenti invisibili.
Proiettili all'uranio impoverito
L’uranio impoverito è ciò che resta di quel metallo dopo essere stato usato per scopi energetici. In pratica si tratta di uno scarto che non solo non ha alcun valore ma che è imbarazzante perché, radioattivo com’è (non molto, ma abbastanza da imbarazzare) non si sa dove metterlo. Uno degli usi è quello di farne i puntali di certi proiettili, dato che si tratta di un ottimo penetratore di corazze ed è piroforico. Il che significa che quando va a sbattere da qualche parte in presenza di aria, esplode ad oltre 3.000 °C di temperatura: un calore sufficiente per far vaporizzare il bersaglio. Questo vapore si ricondensa entro pochi secondi sotto forma di polveri sottilissime, molto più fini delle PM10 e può restare sospeso in aria per molti anni. Da qui la sua possibilità di venire inalato. Una parte di quelle particelle, poi, cade al suolo e ricopre frutta e verdura che diventano cibo per noi e per gli animali, venendo così introdotta nel nostro organismo. Inalate o ingerite non fa differenza sostanziale: in entrambi i casi quelle polveri inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili vengono sequestrate per sempre dall’organismo dove sono causa di innumerevoli malattie chiamate nanopatologie. L’elenco sarebbe lungo: dalle affezioni cardiovascolari come ictus, infarto cardiaco e tromboembolia polmonare a varie forme di cancro, da malattie del sistema nervoso come morbo di Alzheimer e morbo di Parkinson alla stanchezza cronica, da malattie di tipo endocrino come diabete e tiroiditi fino a malformazioni fetali spesso incompatibili con la vita. Questa è la nostra scoperta, una scoperta che le istituzioni hanno tentato per anni di tenere nascosta, e che oggi sta balzando in evidenza nonostante tutto".
La malattia riportata dall’ex militare italiano sarebbe il Linfoma di Hodgkin. Esiste un nesso tra questa malattia e l'esposizione all'uranio impoverito?
Tute e maschere limitano, ma non eliminano gli effetti dell'uranio impoverito
"Noi abbiamo indagato più di mille casi patologici, oltre cento dei quali di militari non solo italiani. Ciò che posso dire è che a livello dei tumori, linfoma di tipo Hodgkin e di tipo non Hodgkin compresi, ci abbiamo trovato le polveri da inquinamento bellico: una presenza estranea che non ci dovrebbe stare. Abbiamo anche eseguito esperimenti in vivo che dimostrano al di là di ogni possibile dubbio la capacità delle nanopolveri inorganiche non biodegradabili d’indurre cancro".
Quali sono le proprietà di questo metallo?
"In realtà non è l’uranio a produrre direttamente quei tumori. In nessuno del centinaio abbondante di casi militari investigati abbiamo trovato quel metallo o tracce di radioattività. Il motivo è semplice: l’uranio ha un peso specifico altissimo, oltre 19 volte quello dell’acqua, e ne basta un volume minimo per indurre la vaporizzazione di tonnellate di bersaglio. Le polveri che si formano, dunque, contengono quantità talmente infime d’uranio che lo rendono una sorta di ago in un pagliaio. Dell’uranio si sfrutta militarmente la capacità di penetrazione unita alla piroforicità di cui dicevo prima. Se si considera il tungsteno che certo radioattivo non è, le cose sono potenzialmente peggiori perché questo esplode intorno ai 5.000 gradi e fa un guaio ancora più grosso. La fortuna che abbiamo noi è che il tungsteno costa caro e non è un buon penetratore".
In questo caso specifico il Ministero della Difesa non ha disposto l'adozione di adeguate misure protettive per i partecipanti alla missione in Somalia. Un giusto atteggiamento limita al minimo le possibilità di contaminazione da uranio impoverito?
"Limitare le conseguenze è possibile. Eliminarle, no. Tute e maschere adatte possono essere utilissime, ma il problema vero è che quelle polveri sono indistruttibili e fra mille anni esisteranno ancora esattamente come nel momento in cui sono state prodotte. L’unico “vantaggio”, se di vantaggio si tratta, è che queste si saranno diluite in un ambiente più vasto. Comunque, come sempre, se si conosce il problema ci si può difendere, ma se si fa gli struzzi…"
Secondo Arturo Parisi, ex-ministro della Difesa, sarebbero 37 i morti in 10 anni per contaminazione da uranio impoverito, mentre Domenico Leggiero, dell’Osservatorio militare, dice di possedere un documento in cui si parla di «2.536 militari affetti da patologie tumorali, di cui 164 deceduti». Poiché non c’è alcuna certezza sulla causa delle patologie il ministro intendeva istituire un apposito centro di studio e cercare di verificare il nesso causa-effetto (uranio-malattie). Cosa pensa di questo centro?
Arturo Parisi, ex Ministro della difesa
"Io non sono certo in grado di fare la conta, ma le stime dell’ex-ministro sono palesemente errate per difetto. Basterebbe fare un salto al nostro laboratorio per rendersene conto. Una commissione senatoriale esiste e mia moglie ne fa parte (a titolo gratuito), ma istituire un centro di studio con scienziati che non siano in qualche modo “influenzati”, e il significato è “che non siano corrotti”, potrebbe avere grande utilità".
Per concludere?
"Se qualcuno avesse letto i miei libri non resterebbe sorpreso delle notizie che trapelano ora. Per esempio, non si meraviglierebbe del fatto che il ministro della difesa abbia stanziato 30 milioni di Euro per le vittime da uranio impoverito e da nanoparticelle. Né si meraviglierà di come tra qualche anno sarà impossibile nascondere gli effetti degli inceneritori che sono per tanti versi analoghi a quelli indotti dalle bombe all’uranio impoverito. Credetemi, però: io non sono affatto contento di avere ragione".


No, perchè l'uranio impoverito c'era già da prima della guerra, gli abitanti di quel posto se lo mangiavano e in parte lo ripisciavano prima della guerra.
Qui c'è una analisi sull'uranio impoverito fatta da chi possiede le necessarie conoscenze scientifiche
http://wwwsis.lnf.infn.it/seminars/a...mpoverito.html
E comunque non ci posso credere che esista una sentenza che addebiti all'uranio impoverito una neoplasia. Mi puoi dare il link della sentenza?