



E' un discorso che appare ciclicamente.
Come gia' scritto sopra, il DU e' una scoria a bassissima radioattivita'. Bassissima, ma costante. E' pericoloso a causa della sua particolazione, piu' che per il contenuto radioattivo, ma evidentemente, e' l'associazione delle due caratteristiche a renderlo letale per la respirazione.
Rispetto ad altri rivestimenti (o tecnologie) usate per favorire la penetrazione dei proietti (come il tungsteno) ha il pregio di costare meno. Va da se' che il tungsteno e' altrettanto pericoloso pur non essendo radioattivo.
Pertanto e' ovvio che l'impiego del DU e' favorito piu' per esigenze economiche che tattiche.
I sottoprodotti e le scorie radioattive vengono cosi' "distribuiti" sui vari teatri bellici facendo risparmiare il denaro per il loro smaltimento. Cosi' come tutte le problematiche connesse.
Credere che la tecnologia bellica possa essere svincolata da logiche economiche e' assurdo. Fino a che esisteranno scorie radioattive si porra' il problema del loro smaltimento.
Magari "si scoprira'" che il DU e' utile a favorire il metabolismo dei neonati e percio' lo si infilera' nei biberon.
E' questa logica economicistica ad essere aberrante. Questi sono solo dettagli.
Lascio la A dove mi pare si è d'accordo. (se riferito alla frase in grassetto)
Invece sulle stronzate mi permetto di dissentire.
Forse non hai letto bene lo studio del sig. Montanari, che è stato invitato ai Lords di Londra, a New York per studiare le morti di moltissime persone dopo 11 settembre, ecc, dice che l'esplosione provoca delle nanoparticelle che si espandono in aria e per terra che poi vengono inalate e mangiate attraverso la verdura e la carne che mangiamo.![]()


Le nanoparticelle sarebbero sostanza ridotte alla dimensione di "miliardesimi di metro" (lo dice la parola) in cui, immagino, viviamo immersi per tutta la vita.
Guarda che il problema della diffusione delle polveri fa parte della medicina del lavoro da molti decenni.
A questo link vai a queste tematiche (igiene del lavoro) con la definizione dei limiti di concentrazione etc. etc.
http://www.acgih.org/home.htm
Ti posso postare questo link per farti conoscere, con i fatti e se hai la volontà di leggere, quello di cui stiamo parlando.....vedo che non sei informato sui fatti o lo vuoi far credere.
http://www.stefanomontanari.net/imag...opatologie.pdf


Inutile perdere tempo a riscrivere le stesse cose, ecco i link delle vecchie discussioni.
http://www.politicaonline.net/forum/...7&postcount=19
http://www.politicaonline.net/forum/...0&postcount=21
http://www.politicaonline.net/forum/...0&postcount=23
http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=476521
Buona lettura.
![]()


Incredibile che ci sia gente che crede ancora che l'uranio impoverito non faccia male.
Inviterei i sostenitori a starne in stretto contatto come le persone a stretto contatto con i territori inquinati.
Con fior di studi che ne attestano la mortalità, ci sono ancora persone capaci di dissentire.
Andate a dirlo ai parenti delle persone morte di cancro.


Invece di questa inutile retorica degli ammalati perché non cominci a citare qualcuno di questo "fior di studi"?
E' evidente che hai neanche letto le discussioni che ti ho linkato, i documenti là citati dimostrano l'assoluta inconsistenza delle accuse all'uranio impoverito.




L'unico documento riportato è il lavoro della Commissione Mandelli sui militari impegnati in Kosovo in cui risulta un'incidenza globale di neoplasie maligne inferiore alla media; soltanto per il linfoma di Hodgkin c'è un'anomalia positiva ma (anche sulla base di precedenti studi) non ci sono elementi per incolpare l'uranio impoverito: LINK
[spoiler="Commissione Mandelli"]Compito della Commissione era quello di accertare tutti gli aspetti medico-scientifici dei casi di patologie tumorali nel
personale militare emersi e venuti all’attenzione in questi ultimi tempi, in particolare in militari che hanno svolto attività
operativa in Bosnia e Kossovo, di verificare l’esistenza di una correlazione con il munizionamento all’uranio impoverito impiegato in quell’area e di identificare cause diverse all’origine di queste patologie.
In questa seconda relazione l’incidenza dei casi di neoplasie maligne con diagnosi confermata viene aggiornata con i casi segnalati entro il 30 aprile 2001 e confrontata con i dati di 12 Registri Tumori Italiani invece dei 7 utilizzati nella Relazione precedente (Appendice 1). Vengono inoltre riportati i primi risultati delle analisi eseguite su un campione di militari per verificare l’eventuale esposizione ad uranio impoverito.ASPETTI EPIDEMIOLOGICI
POPOLAZIONE STUDIATA, FONTI DEI DATI E METODI
La popolazione sulla quale è stata calcolata l’incidenza di neoplasie è costituita dai militari che dal dicembre 1995 al
gennaio 2001 hanno compiuto almeno una missione in Bosnia e/o Kossovo. L’elenco di tali soggetti è stato fornito dagli Stati Maggiori dell’Esercito, Aeronautica, Marina e Carabinieri, alla Direzione Generale della Sanità Militare che lo ha trasmesso all’Istituto Superiore di Sanità.
Per ciascun soggetto sono disponibili le seguenti informazioni: luogo e data di nascita, residenza,
forza armata e grado, reparto di appartenenza, località di collocazione del reparto e data di partenza per la prima missione.
I casi, che provengono in parte da segnalazioni spontanee, sono tutti quelli comunicati dalla Difesa entro il 30 aprile 2001 ed hanno una data di diagnosi di neoplasia maligna antecedente il 31 gennaio 2001.
Per ciascuna segnalazione si è proceduto alla conferma diagnostica utilizzando certificazioni e copie di cartelle cliniche fornite dai reparti di diagnosi e di cura, universitari o ospedalieri, di oncologia ed
ematologia. Non sono stati ancora presi in considerazione i casi senza diagnosi documentata.
Il calcolo dei tassi di incidenza è stato fatto considerando al numeratore il numero di casi per ciascuna delle patologie segnalate ed al denominatore la somma dei tempi di osservazione di ciascun soggetto, espressa in anni/persona (dalla data della prima missione al giorno 31 gennaio 2001 o alla data di diagnosi per i casi).
Sono stati calcolati i tassi specifici per classi quinquennali di età per le seguenti patologie: Linfoma di Hodgkin (LH), Linfoma Non Hodgkin (LNH), Leucemia Linfatica Acuta (LLA), totale dei tumori solidi e totale complessivo dei tumori maligni registrati. Per ciascun tasso sono stati stimati gli intervalli di confidenza al 95% (IC 95%) vale a dire il range di valori entro i quali possono oscillare le stime dei tassi di incidenza per effetto del caso.
Il confronto dei tassi di incidenza della popolazione studiata è stato fatto con quelli delle popolazioni maschili coperte dai registri tumori italiani. I registri tumori raccolgono dati di incidenza in base a diagnosi confermate. Sono stati utilizzati i 12 Registri di cui erano disponibili i dati aggiornati (vedi Appendice 1). I dati utilizzati si riferiscono a periodi tra il 1993 ed il 1997.
Come indicatore per il confronto è stato utilizzato il rapporto tra i casi di tumore “osservati” nella
popolazione dei militari che si sono recati in Bosnia e/o Kossovo e quelli “attesi”, in quella stessa popolazione, facendo riferimento ai tassi dei registri tumori italiani: il rapporto tra casi “osservati” e casi “attesi” dà una misura di rischio denominata SIR (Standardized Incidence Ratio). Quando non c’è differenza tra casi osservati ed attesi tale rapporto è uguale a 1, mentre un valore maggiore sta ad indicare un numero di casi osservati maggiore di quello atteso e viceversa per un valore minore ad uno. Anche per i SIR sono stati calcolati gli intervalli di confidenza.CONSIDERAZIONI SU ESPOSIZIONE ALLE RADIAZIONI E LINFOMA DI HODGKIN
Dal punto di vista radiologico, l'uranio impoverito, come tutti gli elementi che emettono radiazioni debolmente penetranti quali, in particolare, le radiazioni alfa, ha una rilevanza sanitaria nel caso di esposizione interna, attraverso l'inalazione, l'ingestione o l'incorporazione attraverso ferite.
Per quanto riguarda l'eventuale legame causale tra la malattia di Hodgkin e l'esposizione interna, allo stato attuale delle conoscenze, è possibile richiamare le seguenti informazioni.
La recente ampia rassegna del Rapporto UNSCEAR 2000 (United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation) (1), che per la sua indiscussa autorevolezza costituisce un indubbio riferimento a livello internazionale, riporta, nel capitolo relativo al linfoma di Hodgkin, tre studi per l'esposizione interna all'isotopo dello iodio I131, radioisotopo che peraltro non emette radiazione alfa, al contrario dell'uranio: i due studi non mostrano alcuna correlazione causale significativa (2,3,4). Due lavori (5,6), sono relativi a pazienti trattati con il thorotrast, una soluzione impiegata come mezzo di contrasto fino agli anni '50 e sono basati sull'osservazione di pochi casi (uno nel lavoro danese e due in quello tedesco), mentre il terzo lavoro che riguarda l'esposizione a gas radon (Rn222) in miniera non analizza il numero di casi occorsi in relazione ai livelli di esposizione (7).
Due altri studi analoghi sono riportati dal precedente Rapporto UNSCEAR del 1994 e riguardano i lavoratori addetti alla lavorazione del minerale uranifero, che sono esposti professionalmente a polveri contenenti isotopi dell'uranio e del torio (8,9). In un contesto nel quale l'incidenza dei tumori ai polmoni e alle ossa è risultata inferiore a quella attesa, si sono registrati, nei 20 anni del periodo di osservazione, alcuni casi in eccesso di altre patologie, tra cui anche 3 casi di linfoma di Hodgkin.
Recentemente, importanti indicazioni epidemiologiche sono emerse da due studi di coorti di lavoratori di impianti di produzione e riprocessamento di combustibile nucleare (10,11). In questi studi è stata analizzata la correlazione tra esposizione esterna (cioè non per inalazione, ingestione o incorporazione) cumulativa e mortalità per cancro. In particolare nel primo, è stata considerata anche la correlazione tra esposizione esterna e morbilità. In entrambi gli studi viene riscontrata una associazione statisticamente significativa tra linfomi di Hodgkin ed esposizione esterna (fondamentalmente raggi g), quando venga usato un intervallo di 10 anni tra esposizione e insorgenza della malattia, ma si conclude che non ci possa essere una relazione di causalità, perché ciò sarebbe in contrasto con le risultanze delle analisi sui sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki e di altri studi (1, 12, 13). Come viene sottolineato da 13 altri autori (14), questi studi non considerano però il ruolo dell’esposizione interna e di altri fattori di rischio (per es. il fumo o esposizione a composti chimici). E’ ovvio che la ricostruzione di dati di esposizione interna e di altri confondenti è estremamente complessa, dato l’uso di registri storici di tumori. Comunque, Mc Georghean e Binks (10) si ripromettono di intraprendere una rianalisi dei dati sulla base delle informazioni ottenibili sulla esposizione interna. Questi futuri risultati potranno forse contribuire a meglio chiarire il ruolo della contaminazione interna di uranio nella eziologia dei linfomi.
Diversi altri studi hanno infine analizzato gruppi di casi (clusters) di insorgenza del linfoma di
Hodgkin, ma non hanno trovato una spiegazione univoca e si è ipotizzata anche una associazione con alcuni tipi di virus.
Definito lo stato delle conoscenze emerse dagli studi epidemiologici, si ritiene utile richiamare
alcune considerazioni a stretto profilo radioprotezionistico.
Dalle stime di rischio basate sull’analisi dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki, che a tutt’oggi costituiscono la base di dati epidemiologici fondamentale su cui la radioprotezione elabora le stime di rischio (12), non emerge una correlazione significativa tra esposizione e incidenza di linfomi, in modo particolare per gli Hodgkin, e anche per i non Hodgkin (15). Bisogna però osservare che queste stime sono relative ad una esposizione esterna, uniforme, acuta e prevalentemente di radiazione gamma. Lo scenario d’esposizione che si prefigura, nel caso del contingente italiano in Kossovo e in Bosnia, è profondamente diverso. Infatti si può presumere che, date le prevalenti emissioni dell’uranio impoverito (alfa e beta), in questo caso l’esposizione esterna sia di modestissima entità; la modalità principale di esposizione da considerare è quella interna, di radiazioni alfa e beta, cioè prevalentemente per inalazione e/o per ingestione. E’ quindi ragionevole dubitare che i coefficienti di rischio elaborati dai dati dei sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki possano rappresentare in modo adeguato anche uno scenario di esposizione così diverso quale quello del contingente italiano. Inoltre bisogna considerare che, particolarmente nel caso di inalazione di ossidi insolubili dell’uranio, ci si aspetta che gli organi bersaglio, quindi soggetti ad una più elevata esposizione, siano i polmoni, da cui si valuta (16) che una frazione non trascurabile dell'attività in questi depositata si concentri nei linfonodi del mediastino.
Alla luce di quanto esposto in precedenza, una correlazione causale tra la malattia di Hodgkin e l'esposizione interna, allo stato attuale delle conoscenze, non è stata dimostrata. Gli studi citati, inoltre, si riferiscono a esposizione cronica per tempi lunghi in condizioni di esposizione diverse da quelle dei militari qui considerati. D’altro canto gli stessi studi autorizzano a riflettere su una possibile relazione di causalità tra l’esposizione all’uranio e l’eccesso di alcune patologie neoplastiche. Inoltre non si deve trascurare che le conoscenze sul destino metabolico dell’uranio prefigurano la possibilità dell’insorgenza di neoplasie dei tessuti linfatici.
Tenendo quindi in debito conto quanto affermato in precedenza, l'eccesso di casi di linfomi di
Hodgkin merita di essere analizzato attentamente, mediante uno studio caso-controllo all’interno della 14 coorte, approfondendo tutte le possibili esposizioni dei soggetti in studio e seguendo nel tempo tutti i militari.
[/spoiler]CONCLUSIONI
1) Per le neoplasie maligne (ematologiche e non) considerate globalmente emerge un numero di casi inferiore a quello atteso. Tale risultato può essere dovuto in parte alla selezione per idoneità fisica alla quale sono sottoposti i militari ed in parte al fatto che gli attesi sono stati calcolati in base a Registri Tumori che provengono soprattutto dal nord, dove l’incidenza dei tumori nel complesso è più elevata rispetto al sud (da dove proviene la maggior parte dei militari impegnati in Bosnia e/o
Kossovo).
2) Esiste un eccesso, statisticamente significativo, di casi di Linfoma di Hodgkin.