
Originariamente Scritto da
Mogun
"Anno zero”, 15 gennaio: dalla parte di Michele Santoro
Ξ Gennaio 16th, 2009
Non conosco Michele Santoro, e nemmeno lui conosce me. Quindi quello che sto per dire non influirà minimamente né sulla sua né sulla mia vita.
Con Santoro, dunque, e giornalisticamente parlando, ho un rapporto di amore-odio. Trovo che sia bravissimo, cioè che sappia fare molto bene il suo mestiere; e trovo deliziosamente atroce il suo modo di condurre le trasmissioni sballottando dalle stelle alle stalle e viceversa ospiti e pubblico — ciò che mi affascina e mi atterrisce allo stesso tempo. (Senza contare che parecchie sono le discrepanze culturali, etiche ed estetiche fra la sua e la mia formazione: ma questo,
et pour cause, è del tutto irrilevante.)
Ma ieri sera Santoro mi è piaciuto proprio, devo dirlo. Non sono riuscita a seguire tutto e fino in fondo, ma quello che ho visto mi è piaciuto.
Mi è piaciuto che per una volta in studio ci fossero dei palestinesi; mi è piaciuto che si sia data voce a quelli che solitamente ne vengono privati; mi è piaciuto che sia stato sottolineato come la realtà di quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza sia tutt’altra cosa da quello che viene fatto passare sui media. Per non dire che mi sono piaciuti il suo scontro con Lucia Annunziata e certe sue frecciatine neanche tanto velate a Veltroni.
Insomma ieri sera Santoro si è rivelato ampiamente capace di parlar chiaro: non che sia un eroe, magari, però in tempi di veline e censure qualcuno che in prima serata ribalta la Neolingua e spoglia il re merita tutti gli apprezzamenti del caso.
Questo è il mio, per quel che può valere.
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