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Discussione: Il mito di Dostoevskij

  1. #11
    strega
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    Allora. La fede è grazia che ci raggiunge per il mezzo di un'esperienza. Vedi da te che già fare esperienza di qualcosa rende questo qualcosa tutt'altro che incompatibile con la ragione.
    Il discorso sulla libertà e la scomodità di essere liberi è precisamente il dramma dell'esistenza. La posizione dell'Inquisitore (gli uomini sono troppo deboli, non ce la fanno) è certo apparentemente "ragionevole", ma deve negare l'evidenza (quel bacio) per continuare a reggersi: che la risposta è l'amore e l'amore è possibile solo nella libertà.
    Sul "mussoliniano": ovviamente era un modo scherzoso per riferirmi alla tua idea di cristianesimo così basato su una fede assoluta, mai sfiorata da dubbi o fragilità. Probabilmente ti ho frainteso, mi spiace se la cosa ti ha dato fastidio. Ciao. G.

  2. #12
    simposiante
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    Citazione Originariamente Scritto da Ginny Visualizza Messaggio
    Allora. La fede è grazia che ci raggiunge per il mezzo di un'esperienza.
    Puoi chiarire questa tua espressione? se intendi semplicemente dire che il fondamento della fede in Cristo è Cristo stesso (la sua storia), bè penso che non ci sia nulla di più evidente, se non ci fosse (stato) Cristo non potrebbe nemmeno realizzarsi la fede in Cristo.

    Vedi da te che già fare esperienza di qualcosa rende questo qualcosa tutt'altro che incompatibile con la ragione.
    Questa affermazione va presa con le pinze: innanzitutto chi ha fatto esperienza della vicenda di Cristo? qualcuno, e che abbia fatto esperienza della rivelazione di un Dio non è un contenuto di ragione come affermi, ma è un'interpretazione, un creduto, un voluto.
    Non solo, ipotizzando pure che noi qui e ora abbiamo esperienza di qualcosa come "rivelazione divina", ti renderai conto spero che il contenuto di ogni esperienza non appare indipendentemente dall'esser problematico: non è che appaia come dato, appare come dato la fede che esso sia un dato (e tutto ciò può esser facilmente allargato a tutto ciò di cui abbiamo esperienza).
    Parlare di compatibilità con la ragione è una forzatura che non ci si può permettere: è indubbio che qualcosa (nel senso più generale possibile) appaia, perchè la negazione che qualcosa appaia (e che di qualcosa noi stiamo facendo esperienza) è autonegazione, ed è autonegazione proprio perchè la negazione iniziale assume senso solo sul fondamento dell'apparire del qualcosa che si intende negare.

    Il discorso sulla libertà e la scomodità di essere liberi è precisamente il dramma dell'esistenza. La posizione dell'Inquisitore (gli uomini sono troppo deboli, non ce la fanno) è certo apparentemente "ragionevole", ma deve negare l'evidenza (quel bacio) per continuare a reggersi: che la risposta è l'amore e l'amore è possibile solo nella libertà.
    La risposta è l'amore dici, in che senso? se con questo intendi dire che l'amore di Dio per l'uomo supera ogni condizione posta da Dio all'uomo per la sua salvezza, bè questa è una tua idea, ed è un'idea di Dostoevskij (forse, chi lo sa), nn lo è per la chiesa e per il magistero, questo è poco ma sicuro.
    Ciò che è sicuro è che posto che le condizioni siano quelle (quelle di cui parla Cristo nei Vangeli, quelle ribadite dall'ortodossia cristiana) allora la preclusione alla salvezza ha un carattere radicalmente più forte di quanto possa pensare l'Inquisitore stesso, pur pessimista circa la natura dell'uomo.

    Sul "mussoliniano": ovviamente era un modo scherzoso per riferirmi alla tua idea di cristianesimo così basato su una fede assoluta, mai sfiorata da dubbi o fragilità. Probabilmente ti ho frainteso, mi spiace se la cosa ti ha dato fastidio. Ciao. G.
    Mi hai frainteso solo in parte: il Cristianesimo rinnova fortemente il rapporto tra creatore e creatura del Vecchio Testamento ma non intende opporsi frontalmente: c'è l'amore ma non viene meno la giustizia, c'è la libertà, ma non è una libertà indipendente dall'esser inserita in un dimensione illuminata dalla verità, dalla presenza stabile del divino immutabile.
    Non c'è più la "dittatura teocratica" che si impone con il popolo eletto (ma sarà proprio vero? varrebbe la pena discuterne) ma i conti con il divino prima o poi si fanno.
    Sto dicendo che la tua idea del messaggio evangelico mi sembra sbiadire eccessivamente oltremodo l'impianto metafisico, tagliare troppo radicalmente la fune che lega la vicenda terrena al firmamento, la nuova alleanza rispetto alle peculiarità del Dio ebraico, è questa è un'arbitrarietà.

  3. #13
    strega
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Puoi chiarire questa tua espressione? se intendi semplicemente dire che il fondamento della fede in Cristo è Cristo stesso (la sua storia), bè penso che non ci sia nulla di più evidente, se non ci fosse (stato) Cristo non potrebbe nemmeno realizzarsi la fede in Cristo.
    No, intendo (come testimoniano anche le citazioni da te riportate) che non si riceve la grazia della fede se non attraverso l'esperienza (ragionevolissima) dell'incontro con un qualcuno (all'origine Cristo stesso, oggi un suo testimone) di cui senti e sai di poterti fidare. Senza uno scambio umano, integralmente umano all'origine, il cristianesimo semplicemente non esiste. Modalità estremamente "democratica", vorrei dire, nel senso che è davvero alla portata di tutti. Diverso per ciascuno è poi l'uso che si vorrà fare delle conseguenze di questo incontro. E' di nuovo il discorso sulla libertà.

    Questa affermazione va presa con le pinze: innanzitutto chi ha fatto esperienza della vicenda di Cristo? qualcuno, e che abbia fatto esperienza della rivelazione di un Dio non è un contenuto di ragione come affermi, ma è un'interpretazione, un creduto, un voluto.
    Non solo, ipotizzando pure che noi qui e ora abbiamo esperienza di qualcosa come "rivelazione divina", ti renderai conto spero che il contenuto di ogni esperienza non appare indipendentemente dall'esser problematico: non è che appaia come dato, appare come dato la fede che esso sia un dato (e tutto ciò può esser facilmente allargato a tutto ciò di cui abbiamo esperienza).
    Parlare di compatibilità con la ragione è una forzatura che non ci si può permettere: è indubbio che qualcosa (nel senso più generale possibile) appaia, perchè la negazione che qualcosa appaia (e che di qualcosa noi stiamo facendo esperienza) è autonegazione, ed è autonegazione proprio perchè la negazione iniziale assume senso solo sul fondamento dell'apparire del qualcosa che si intende negare.
    Che la fede sia problematica è la cosa che sto sottolineando dall'inizio. Ossia, sorge come possibilità (intravista dalla ragione) connessa a un incontro. E' un dato solo all'origine, come un seme, ma proprio in quanto seme è un costante processo di crescita e di sviluppo, che richiede tempo e condizioni favorevoli. Richiede l'esercizio della libertà. E la disponibilità ad ampliare i confini della ragione. Per questo la metafora del carcere, nel brano da cui siamo partiti, è così efficace: l'Inquisitore deliberatamente sceglie di ignorare l'elemento di novità dirompente, sconvolgente, paradossale, inaspettato, contraddittorio (aggiungi pure tutti gli aggettivi del campo semantico "rivoluzione" che preferisci) che pure lo ha scosso personalmente.



    La risposta è l'amore dici, in che senso? se con questo intendi dire che l'amore di Dio per l'uomo supera ogni condizione posta da Dio all'uomo per la sua salvezza, bè questa è una tua idea, ed è un'idea di Dostoevskij (forse, chi lo sa), nn lo è per la chiesa e per il magistero, questo è poco ma sicuro.
    Ciò che è sicuro è che posto che le condizioni siano quelle (quelle di cui parla Cristo nei Vangeli, quelle ribadite dall'ortodossia cristiana) allora la preclusione alla salvezza ha un carattere radicalmente più forte di quanto possa pensare l'Inquisitore stesso, pur pessimista circa la natura dell'uomo.
    Il cristianesimo si pone così: come risposta di Dio al grido di disperazione dell'uomo. E questa risposta è amore. Da dove ricavi che questa è una mia idea (o di Dostoevskij)? Questo è proprio il dato iniziale, cioè la vita di Cristo su questa terra. Le condizioni non le pone Dio (che infatti, come dice S. Paolo, si è donato all'umanità "quando ancora eravamo peccatori"); le pone l'uomo con la sua decisione di accogliere oppure no il dono ricevuto. E sottolineo ancora una volta che questo accoglimento non implica la cancellazione di ogni domanda, di ogni esigenza di spiegazione, non è un supino adattarsi a ordini superiori; è invece decidere di proseguire la propria ricerca per una nuova strada. Per fiducia. Uno che si converte è sempre uno che già da prima era "in cerca". E, dopo, la ricerca può solo diventare più intensa.



    Mi hai frainteso solo in parte: il Cristianesimo rinnova fortemente il rapporto tra creatore e creatura del Vecchio Testamento ma non intende opporsi frontalmente: c'è l'amore ma non viene meno la giustizia, c'è la libertà, ma non è una libertà indipendente dall'esser inserita in un dimensione illuminata dalla verità, dalla presenza stabile del divino immutabile.
    Non c'è più la "dittatura teocratica" che si impone con il popolo eletto (ma sarà proprio vero? varrebbe la pena discuterne) ma i conti con il divino prima o poi si fanno.
    Sto dicendo che la tua idea del messaggio evangelico mi sembra sbiadire eccessivamente oltremodo l'impianto metafisico, tagliare troppo radicalmente la fune che lega la vicenda terrena al firmamento, la nuova alleanza rispetto alle peculiarità del Dio ebraico, è questa è un'arbitrarietà.
    Per la verità, io sono molto contenta di tenere ben saldi i legami con il Dio ebraico. Ma non potrei mai avere fede in Lui se non per il tramite di Gesù Cristo. Senza Cristo, tutte le promesse bibliche suonerebbero come un'intollerabile beffa.
    Non sarà un caso se l'umorismo (nero, perfido, cerebrale, irriverente) è uno straordinario tratto culturale ebraico.
    (Oops, mi accorgo di avere usato l'aggettivo "perfido" in pericolosa vicinanza con "ebraico": tengo a chiarire, a scanso di malintesi, che per me è un complimento.)
    Ciao. G.

  4. #14
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    ed eretico perfino di se stesso -contraddisse e si contraddisse
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    [FONT="Comic Sans MS"]Sempre di fronte alla meditazione di Dostoevskij io resto fermo…e mi risuonano sempre come una santa tragedia ed una possibilità di sconfitta i dubbi incredibili dello stesso Signore..

    …Ma il figlio dell’uomo quando tornerà troverà al fede..?
    e la risposta del Non tornare mai più detta pronunciata dal grande inquiistore resta sempre dentro lo stesso codice di cupo dolore di angoscia profonda che ha attanagliato il Signore…Il fallimento come pensabile e come possibile nell’ordine della sua stessa esistenza e della sua stessa predicazione

    E non è un dato retorico e neppure pedagogico…E’ pura reale concreta possibilità…Alla fine torna se torna e resta spernacchiato ,isolato non riconosicuto e quindi un fallimento ed un fallito…


    Eppure i cristiani di tutte le risme(risme è usato appositamente) domenica per domenica in ogni modalità e in ogni tipologia sontuosamente proclamano-in continuità con Paolo apostolo-che Cristo tornerà nella gloria della sua seconda Parousia…e tuttavia la proclamazione è solo verbale perché in realtà a noi cristiani non solo che egli torni non fotte nulla…ma speriamo proprio che non torni…Se torna in un modo o nell’altro il gioco nel modo con cui lo conosciamo e lo viviamo certamente finisce…..e questo ahinoitutti ci rattrista

    ....Il che è già un fallimento…Ne iinvochiamo il ritorno ma speriamo che non si realizzi…


    Da tempo mi interrogo ed interrogo su come vivere sempre di più in termini escatologici cercando proprio di smentire il cupo dolore e il profondo pessimismo di nostro Signore..Quindi non solo invocare che egli torni qui ed ora e magari subito ma anche vivere continuamente meglio mutare la propria dinamica esistenziale come se già la parousia ci fosse stata o sapessimo che sta per arrivare…

    La Parousia del Signore ……Non solo non sarà un pranzo di gala..
    ma è già iniziata come una fangosissima partita di calcio senza
    cronometro e giocata in uno schifosissimo campetto di periferia di
    quarta serie in una giornata di inverno totale nel polesine…

    La squadra del principe di questo mondo così nel suo habitat
    naturale…Quando il gioco si fa duro entrano in campo di uri ed essi
    pensano di esserelo realmente rispetto a noi un po’ romantici ,un po’
    coglioni e spesso del tutto assenti ed impreparati in difesa quando
    essi attaccano totalmente a tutto campo e lo stesso nostro portiere
    (Il Nazareno…ottimo giocatore. .ma da solo cosa può fare’? è costretto
    a chinarsi spesso dentro la sua porta e raccogliere sempre di più
    amareggiato le reti subite .Ogni tanto si incazza pure e ci dice che
    con una squadra così egli è votato alla sconfitta e al fallimento e
    tanto vale appunto vomitare noi tutti –in fondo cittadini di Laodicea- sin da subito…

    ..Ma non lo fa…ecco la sorpresa…incredibile…Egli è forse coglione tanto quanto noi e forse più di noi perché di noi alla fine si fida…Ha investito su
    ciascuno di noi…Rischia sulla nostra preparazione atletica e sulla
    nostra serietà…Rischia e rischia di brutto..

    E’ l’ora di scendere in campo.. di far vedere che –al di là di
    quel che pensano lor signori- i più duri siamo noi…E dilorsignori
    possiamo anche fottercene….Come dice mia figlia Lucilla ..in attesa
    che il Signore si decida a tornare..(Signore non tardare…) intanto
    diventiamo tutti Roberto Baggio e nascondiamo al principe di questo
    mondo la palla…Devi e dobbiamo scendere in campo …Con tutti i
    sistemi e le strategie in dotazione. .la sintassi misterica e
    sacramentale ,la preghiera, la condivisione dei pesi gli uni degli
    altri, eil colloquio reciproco
    [/FONT]

  5. #15
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    Ragione e dubbio

    Grazie a voi per le riflessioni. Ad ognuno di voi. Ci sono molti passaggi stimolanti e direi anche rivelativi, ma più su di noi, su che tipo di visione - spesso offuscata - abbiamo delle verità cristiane.
    Ora, c'è una cosa che più delle altre mi preme mettere in risalto, ovvero la seguente. Davvero non capisco, sul serio, come tu platon sia potuto arrivare dalla mia affermazione, affermazione che non mi sembrava tutto questo po po' di densità teoretico-speculativa, ovvero:

    " No platon, non aveva torto. Il Grande Inquisitore aveva pienamente ragione purtroppo.
    Ma è questa la sua condanna e la nostra a volte: la ragione."

    Come per numi misteriosi, come tu sia potuto arrivare alla conclusione che segue, io francamente quasi quasi mi meraviglio. Rispondendo a Ginny (che saluto; Grazie per i bei pensieri..), hai scritto:

    "Riguardo al rapporto tra dubbio e ragione penso che tu abbia travisato il senso del discorso: L'Inquisitore rimprovera a Cristo di aver voluto donare il libero arbitrio, la libera scelta, la capacità di decidere o meno se adeguarsi a Dio, invece di vincolare i popoli e le masse. Pfjodor ha utilizzato il termine "ragione" per indicare tutto ciò:"


    ?????????????????????????????

    Stupendo quasi. Non so se cominciare a preoccuparmi o meno, ma mi fa un strano effetto osservare dal vivo l'esegesi - tra l'altro misteriosa e confusa - del "pensiero di pfjodor". Ma siamo arrivati a questo punto? Aiuto. Ma la cosa che ancor più mi sorprende, e per certi versi mi diverte anche lo ammetto, è che hai pure ampliato questo discorso con una sorta di delucidazione:

    "...o meglio, proprio perchè è dotato di volontà è poi sul fondamento della ragione che l'uomo tendenzialmente fatica ad accettare la rivelazione (l'eterno è caduco, Dio tri-uno..), e cioè dubita.Se non avesse il libero arbitrio questi problemi nemmeno si porrebbero ".


    ?????????????????

    Ma santi numi misteriosi, ma come sei ruscito ad arrivare fino a questo punto partendo dalla mia, speravo più che semplice, constatazione; ovvero che spesso la nostra ragione ci ingabbia?
    E' molto semplice il concetto. Non sai forse che a furia di dimostrare all'altro di "aver ragione", si finisce in moltissimi casi anche a sacrificare l'uomo. Insomma, viene prima la ragione e poi l'uomo specifico; che è l'esatta conclusione di molte posizioni tipo "la ragione è sovrana", o anche "ragione è verità". Una posizione simile si esemplifica anche in chi ha il vomitevole guizzo di accusare il papà di Eluana Englaro di "non avere pietà" verso la propria figlia. Tutto questo per un cristiano autentico è semplicemente inaccettabile. Ed è bene che questo si sappia chiaramente. Che lo si affermi a voce alta.

    Grazie.


    ps.
    Cito l'amica Ginny in conclusione:

    "Se ci fai caso, nel brano di Dostoevskij a non essere sfiorato dal dubbio è proprio il demonio....
    Ma lasciamo pure perdere.."


    E no, no no, non lasciamo perdere per niente invece. Proprio qui il fulcro della vera questione posta altrettanto dal mito di Dostoevskij.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Grazie a voi per le riflessioni. Ad ognuno di voi. Ci sono molti passaggi stimolanti e direi anche rivelativi, ma più su di noi, su che tipo di visione - spesso offuscata - abbiamo delle verità cristiane.
    Ora, c'è una cosa che più delle altre mi preme mettere in risalto, ovvero la seguente. Davvero non capisco, sul serio, come tu platon sia potuto arrivare dalla mia affermazione, affermazione che non mi sembrava tutto questo po po' di densità teoretico-speculativa, ovvero:

    " No platon, non aveva torto. Il Grande Inquisitore aveva pienamente ragione purtroppo.
    Ma è questa la sua condanna e la nostra a volte: la ragione."

    Come per numi misteriosi, come tu sia potuto arrivare alla conclusione che segue, io francamente quasi quasi mi meraviglio. Rispondendo a Ginny (che saluto; Grazie per i bei pensieri..), hai scritto:

    "Riguardo al rapporto tra dubbio e ragione penso che tu abbia travisato il senso del discorso: L'Inquisitore rimprovera a Cristo di aver voluto donare il libero arbitrio, la libera scelta, la capacità di decidere o meno se adeguarsi a Dio, invece di vincolare i popoli e le masse. Pfjodor ha utilizzato il termine "ragione" per indicare tutto ciò:"


    ?????????????????????????????

    Stupendo quasi. Non so se cominciare a preoccuparmi o meno, ma mi fa un strano effetto osservare dal vivo l'esegesi - tra l'altro misteriosa e confusa - del "pensiero di pfjodor". Ma siamo arrivati a questo punto? Aiuto. Ma la cosa che ancor più mi sorprende, e per certi versi mi diverte anche lo ammetto, è che hai pure ampliato questo discorso con una sorta di delucidazione:

    "...o meglio, proprio perchè è dotato di volontà è poi sul fondamento della ragione che l'uomo tendenzialmente fatica ad accettare la rivelazione (l'eterno è caduco, Dio tri-uno..), e cioè dubita.Se non avesse il libero arbitrio questi problemi nemmeno si porrebbero ".


    ?????????????????

    Ma santi numi misteriosi, ma come sei ruscito ad arrivare fino a questo punto partendo dalla mia, speravo più che semplice, constatazione; ovvero che spesso la nostra ragione ci ingabbia?
    E' molto semplice il concetto. Non sai forse che a furia di dimostrare all'altro di "aver ragione", si finisce in moltissimi casi anche a sacrificare l'uomo. Insomma, viene prima la ragione e poi l'uomo specifico; che è l'esatta conclusione di molte posizioni tipo "la ragione è sovrana", o anche "ragione è verità". Una posizione simile si esemplifica anche in chi ha il vomitevole guizzo di accusare il papà di Eluana Englaro di "non avere pietà" verso la propria figlia. Tutto questo per un cristiano autentico è semplicemente inaccettabile. Ed è bene che questo si sappia chiaramente. Che lo si affermi a voce alta.
    Ah bè, se il significato di ciò che intendevi dire era semplicemente quello, allora bene, ok, la tua chiarificazione è stata opportuna (mi piacerebbe poter dire che sia stata anche puntuale) e mi dispiace di aver male interpretato.
    Allo stesso tempo non capisco affatto la tua meraviglia (anzi addirittura la tua possibile preoccupazione) per questa incomprensione, che tra dialoganti non ci si capisca è la norma, ognuno legge quel che vuole (ed è predisposto a volere) tra le righe dell'altro, cara vecchia ermeneutica.. se questo ti sconvolge..che dirti..spero che tu possa riprenderti velocemente.

    Buone cose

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Ginny Visualizza Messaggio
    No, intendo (come testimoniano anche le citazioni da te riportate) che non si riceve la grazia della fede se non attraverso l'esperienza (ragionevolissima) dell'incontro con un qualcuno (all'origine Cristo stesso, oggi un suo testimone) di cui senti e sai di poterti fidare. Senza uno scambio umano, integralmente umano all'origine, il cristianesimo semplicemente non esiste. Modalità estremamente "democratica", vorrei dire, nel senso che è davvero alla portata di tutti. Diverso per ciascuno è poi l'uso che si vorrà fare delle conseguenze di questo incontro. E' di nuovo il discorso sulla libertà.
    Concordo.


    Che la fede sia problematica è la cosa che sto sottolineando dall'inizio. Ossia, sorge come possibilità (intravista dalla ragione) connessa a un incontro. E' un dato solo all'origine, come un seme, ma proprio in quanto seme è un costante processo di crescita e di sviluppo, che richiede tempo e condizioni favorevoli. Richiede l'esercizio della libertà. E la disponibilità ad ampliare i confini della ragione. Per questo la metafora del carcere, nel brano da cui siamo partiti, è così efficace: l'Inquisitore deliberatamente sceglie di ignorare l'elemento di novità dirompente, sconvolgente, paradossale, inaspettato, contraddittorio (aggiungi pure tutti gli aggettivi del campo semantico "rivoluzione" che preferisci) che pure lo ha scosso personalmente.
    Concordo nuovamente.

    Il cristianesimo si pone così: come risposta di Dio al grido di disperazione dell'uomo. E questa risposta è amore. Da dove ricavi che questa è una mia idea (o di Dostoevskij)? Questo è proprio il dato iniziale, cioè la vita di Cristo su questa terra. Le condizioni non le pone Dio (che infatti, come dice S. Paolo, si è donato all'umanità "quando ancora eravamo peccatori"); le pone l'uomo con la sua decisione di accogliere oppure no il dono ricevuto. E sottolineo ancora una volta che questo accoglimento non implica la cancellazione di ogni domanda, di ogni esigenza di spiegazione, non è un supino adattarsi a ordini superiori; è invece decidere di proseguire la propria ricerca per una nuova strada. Per fiducia. Uno che si converte è sempre uno che già da prima era "in cerca". E, dopo, la ricerca può solo diventare più intensa.
    Cara Ginny, non sto negando l'amore e la carità, e nemmeno il senso dell'angoscia, problematicità, sofferenza, continua ricerca, insoddisfazione insite nel rapporto rinnovato tra umano e divino, sto dicendo che ci sono delle condizioni, e queste condizioni non sono chiare: sono cristalline, e negarle significa deformare il significato globale del messaggio.

    Per la verità, io sono molto contenta di tenere ben saldi i legami con il Dio ebraico. Ma non potrei mai avere fede in Lui se non per il tramite di Gesù Cristo. Senza Cristo, tutte le promesse bibliche suonerebbero come un'intollerabile beffa.
    Non sarà un caso se l'umorismo (nero, perfido, cerebrale, irriverente) è uno straordinario tratto culturale ebraico.
    (Oops, mi accorgo di avere usato l'aggettivo "perfido" in pericolosa vicinanza con "ebraico": tengo a chiarire, a scanso di malintesi, che per me è un complimento.)
    Ciao. G.
    Puoi usare quel termine quanto ti gusta , nessuna replica da parte mia: che il Dio ebraico sia duro e vendicativo non è qualcosa che si possa ingenuamente nascondere, ne a me interessa particolamente che venga fatto..anzi..mi limito ad osservare dall'esterno un mondo che non mi appartiene

    Ti ringrazio per questa piacevole chiacchierata, con sincerità.
    Mi illudevo di poter recuperare l'armonia con un "vecchio amico" e mi sembra di averne trovata una nuova ed evidentemente ben disposta nei fatti oltre che a parole..buona serata ed anzi, vista l'ora, buona notte

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Ah bè, se il significato di ciò che intendevi dire era semplicemente quello, allora bene, ok, la tua chiarificazione è stata opportuna (mi piacerebbe poter dire che sia stata anche puntuale) e mi dispiace di aver male interpretato.
    Allo stesso tempo non capisco affatto la tua meraviglia (anzi addirittura la tua possibile preoccupazione) per questa incomprensione, che tra dialoganti non ci si capisca è la norma, ognuno legge quel che vuole (ed è predisposto a volere) tra le righe dell'altro, cara vecchia ermeneutica.. se questo ti sconvolge..che dirti..spero che tu possa riprenderti velocemente.

    Buone cose
    Mi sono ripreso.

    Ci vediamo

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Mi sono ripreso.
    Ah, bè, bene..l'Amore vince la morte dici..mah..intanto speriamo che, prima di arrivare a quel punto, sia riuscito a fare anche qualcosa di più (magari anche di più semplice), tipo a vincere incomprensioni, screzi e discordie (e qsto è più semplice? mi convinco del contrario sempre più), a meno di non parlare di un Amore astratto e sublime, platonico/dantesco, illuminante a parole ma che neanche si rivela nelle occasioni più banali, sopratutto in chi dice di predicarlo e testimoniarlo a valanga.

    Saluti

  10. #20
    strega
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    che il Dio ebraico sia duro e vendicativo non è qualcosa che si possa ingenuamente nascondere, ne a me interessa particolamente che venga fatto..anzi..mi limito ad osservare dall'esterno un mondo che non mi appartiene
    Eh, mica solo duro e vendicativo, il vecchio Dio degli eserciti! L'antico testamento in verità dà continui accenni alla tenerezza di cui pure è fatto l'amore di Dio.
    E i vangeli d'altra parte ci raccontano di un Gesù Cristo capace di scoppi d'ira, di domande perfide e risposte gelide, di un carattere tutt'altro che accomodante......dolce Maestro sì, ma non solo..... insomma, ancora una volta il desiderio di schematizzare tiene un po' troppo lontani dalla realtà. Che notoriamente, tra cielo e terra, contiene più cose di quante ne sogni la filosofia. :-)
    Ciao e buona settimana. G.

    Citazione Originariamente Scritto da Giovannipresbit
    E’ l’ora di scendere in campo.. di far vedere che –al di là di
    quel che pensano lor signori- i più duri siamo noi…E dilorsignori
    possiamo anche fottercene….Come dice mia figlia Lucilla ..in attesa
    che il Signore si decida a tornare..(Signore non tardare…) intanto
    diventiamo tutti Roberto Baggio e nascondiamo al principe di questo
    mondo la palla…Devi e dobbiamo scendere in campo …Con tutti i
    sistemi e le strategie in dotazione. .la sintassi misterica e
    sacramentale ,la preghiera, la condivisione dei pesi gli uni degli
    altri, eil colloquio reciproco
    Un saluto e un bacio al padre Giovanni. Grazie di cuore per essere tornato a scrivere sul forum. La tua mancanza si è sentita molto.

 

 
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