



Ultima modifica di Rexal; 19-05-10 alle 00:13
"Bad karma"


Era il 1984 e fu il mio primo anno in vacanza da solo, senza genitori, con la mia Vespa PX 125 mi sembrava di avere il mondo tra le mani.
La sera si andava sempre a ballare in discoteca come L' Altro Mondo Studios, il Cellophane, l' Embassy.
una sera si decide di andare al Bobo a Misano Adriatico, una sera in disco come le altre e locale strapieno, non so come sia successo perchè il focolaio della rissa era partito alle mie spalle e praticamente me ne sono accorto appena mi sono girato per lo sganassone che mi è arrivato.
Da lì ho cominciato a menare anch' io ma era una sorta di tutti contro tutti e ho cominciato a defilarmi e abbandonare il locale poco prima che arrivasse la polizia,
Feci in tempo a tagliare l' angolo ma forse il numero di targa della Vespa era rimasto impresso a qualcuno.
La notizia finì sul giornale un paio di giorni dopo e alla mattina seguente alla scazzottata ci furono degli arresti nel campeggio dove c' ero anch'io e mentre io dormivo beatamente pare che i miei vicini di tenda napoletani siano riusciti a dissuadere i carabinieri dal fare accertamenti su di me.
Leggendo in seguito la notizia della rissa sul giornale lessi che la scazzottata ebbe origine per motivi di droga.
Insomma alla fine di tutto posso dire che mi è andata bene.![]()


Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.




Si un paio di volte è successo... non sono un tipo litigioso anche se ammetto che perdo facilmente la pazienza... :giagia:
La Vita è troppo breve per non essere Italiani!


Voglio raccontarvene una, ma non una rissa, solo botte tra due di qua, che pochi conoscono e che risale a circa quarant’anni fa.
Una sera, nel piazzale del Gran Bar, non ricordo perché, Adriano litigò con Onorio detto Rino.
Adriano fu il mio migliore amico. In più c’era anche la fede comune nel partito della Fiamma e il culto per Almirante, l'erede del Duce.
Rino aveva almeno un paio d’anni più di Adriano. Sotto i venti, quando si fa a botte, due anni possono anche essere tanti. Ma Adriano non si era mai fatto mettere sotto da nessuno: quando si menavano le mani riusciva sempre a cavarsela. Aveva della grinta e del talento per tutto ciò che era velocità/cervello; si capiva vedendolo giocare al pallone: rapido, astuto, preciso, era il miglior centrattacco della zona.
Le sue gambe erano così storte che quando cercava di unirle tra le ginocchia ci stavano tranquillamente tre o quattro dita: come quelle di certi cowboy che si vedono guidare le mandrie nei film western di John Ford, scolpite sul corpo di un cavallo, fatte apposta per saltare in sella e galoppare.
Da bambino, quando aveva solo otto o nove anni, si ruppe il naso cadendo dalla bicicletta mentre andava troppo veloce giù dalla discesa della Torretta. L’osso risaldandosi aveva formato una piccola gobba e si era piegato un poco su un lato, ma era rimasto fine, quasi regolare. Adriano era magro, aveva il volto asciutto, spigoloso e quel naso, in mezzo ai suoi occhi piccoli e scuri, gli donava un fascino particolare, un’espressione da pugile esperto. A pensarci ora, con quelle gambe storte e secche, il torace magro, largo e piatto, le braccia muscolose e il naso rotto, sembrava un peso leggero con lo sguardo dell’attore Lino Ventura.
Quello sguardo era suo naturale, Adriano ce l’aveva sempre: quando giocava al calcio, quando rideva, quando andava in moto o usciva da scuola. Potevi scoprirglielo anche mentre era distratto: era la prima cosa che gli vedevi addosso, stampata sul viso.
Sapeva bene quali avversari evitare e, malgrado la differenza di età, non si fece certo spaventare da Rino.
Chissà cosa pensava di fare, Rino, quella sera!
Stavano al centro del piazzale, uno di fronte all’altro, erano più o meno alti uguale.
Non c’era quasi nessuno, non c’erano spettatori. Rino con i capelli biondi, forse tinti, e con il suo giubbotto aderente marrone in pelle, forse in similpelle; Adriano con i capelli bruni e con il suo grande giaccone mimetico, di quelli che i lagunari usano durante le manovre militari, che metteva per viaggiare sulla sua Gilera arancione e che si gonfiava come una vela quando si andava più veloci.
“Dai, dammi un pugno…” disse Rino, il bullo che credeva di essere più duro di Adriano.
“Guarda che ti faccio male…” cercò di tenerlo buono Adriano, mentre misurava le distanze perché stava studiando le mosse.
“Dai, picchia, picchia pure, se ce la fai!” disse Rino che, con quella sua aria da cagone, teneva in avanti il volto e in alto il mento.
“Guarda che ti faccio male…” gli rispose di nuovo Adriano che, con quella sua aria da De Niro - La Motta, aveva preso le misure giuste e già stava ripassando le mosse.
A quel punto, Rino avrebbe dovuto capirlo, mentre si guardavano negli occhi, che tra loro due il duro era l’altro. E invece, il bullo disse ancora:
“Non hai il coraggio, eh? Ti faccio paura, eh?”
Adriano non rispose più. Rino si ricevette un bel destro, un diretto sul suo mento liscio, sul suo bel mento sbarbato la mattina, baciato dalla sua amante francese la notte, e un gancio sinistro più in basso, proprio all’altezza della bocca dello stomaco, uno di quei pugni che ti fanno rimanere senza respiro anche per mezzo minuto e andò giù come un sacco di patate, steso e dolorante di fronte al Gran Bar a contare le prime stelle della sera.
Se non ci credete, chiedetelo a Adriano, che lui se lo ricorda di sicuro.
Oppure, se sapete dove trovarlo, provate a chiederlo a Onorio, detto Rino.






Senza l' ausilio di fucili automatici, e copertura d' artiglieria.. mai..
Ultima modifica di Supermario; 19-05-10 alle 13:13
"I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."