Anche per me è così. Direi che proprio nell'ultima parte si scopre il senso del titolo e il valore del film che non si riferisce solo alla grande bellezza delle pietre immobili di Roma, e all’ armonia delle forme e delle sculture dell’antichità - che pure contrastano con la vana mondanità della Roma umana rappresentata - ma alla bellezza della Verità: La beata suora centenaria che soffiando indica la via dei fenicotteri (qui il regista credo si richiami un po' a S. Francesco e alla predica agli uccelli), che mangia solo radici: "perché le radici sono importanti" e che avanza sulla Scala Santa a cercare un’indulgenza di cui certo non ha bisogno e i due seni scoperti, ma timidi e pudichi, che la ragazza mostra a Gambardella nel breve flashback finale.





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