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Discussione: Avanti!

  1. #131
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    Predefinito Re: Avanti!

    Festa dell’Avanti!, Conferenza programmatica e Congresso: tre sfide socialiste

    Inizia oggi una festa che per la prima volta si chiama dell’Avanti! con grande orgoglio nostro che all’Avanti! stiamo dedicando tutte le nostre energie. Ringrazio per il successo del nostro giornale tutta la redazione, da Carlo a Silvia, a Laura, a Teresa, a Daniele, che lavorano gratuitamente o con scarsi rimborsi per questa nostra storica testata. Ringrazio tutti i collaboratori a cominciare da Sara che ha consentito all’Avanti! di entrare su Facebook con più di cinquemila amici.

    Comincia con la festa la fase della nuova iniziativa socialista dopo un’estate carica di tensione e e di qualche doloroso e inspiegabile abbandono. La festa è un momento di incontro politico oltre che di svago. Sfileranno da noi i maggiori protagonisti della scena politica italiana e questo testimonia che nei nostri confronti è maturata una nuova sensibilità. Verrano affrontati i temi del momento, da quello dal migrazione e della guerra, a quello delle riforme istituzionali e della giustizia, dalla situazione economica alla politica estera, fino alle due sfide lanciate dalla nostra associazione Interessi comuni che rilancerà la questione del rapporto tra cittadini e banche e della lotta al gioco d’azzardo.

    Al consiglio nazionale del 12 settembre presenteremo le prime idee per la conferenza programmatica che terremo tra la fine di ottobre e i primi di novembre. Assieme a Gigi Covatta sto lavorando su un testo che potrebbe estere presentato in modo aperto alla discussione. Dovremo decidere se far precedere la conferenza nazionale da conferenze regionali, che potrebbero avere il compito di lanciare alcune idee specifiche nei vari territori. La conferenza nazionale sarà del Psi, ma aperta a politici e tecnici di area e al contributo di coloro che pensano che i socialisti possano continuare a recitare un ruolo. La conferenza, a mio giudizio, non dovrà configurarsi come una mera esercitazione di stampo intellettuale, ma come l’occasione per individuare alcune proposte concrete di lotta politica e parlamentare dei socialisti.

    Da lì dovranno partire campagne e proposte di legge in Parlamento per dimostrare la nostra capacità d’iniziativa e la nostra autonomia politica. Penso che la base di tutto sia la modifica dell’Italicum della quale tutti parlano, ma che ancora non si vede. E cioè la trasformazione del premio alla lista nel premio alla coalizione. Questo ci permetterebbe di lavorare per una lista socialista e di altri soggetti politici alleata col Pd, senza mettere in discussione la nostra collocazione politica e parlamentare. Due mesi dopo celebreremo il nostro congresso per fare il punto della nostra politica e della nostra organizzazione. Sarà quello il momento per verificare l’esistenza della condizioni di un rinnovamento dei nostri quadri dirigenti e del lancio di nuove figure giovanni e capaci. Per adesso buona festa a tutti. A Roma, come in Italia, c’è posto per i socialisti.

    M. Del Bue

    Festa dell?Avanti!, Conferenza programmatica e Congresso: tre sfide socialiste | Avanti!
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  2. #132
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    Predefinito Re: Avanti!

    Matteo e il museo

    Troppo evidente il paragone storico con il bivacco. Per fortuna Renzi ha smentito. In effetti non ci sarebbe bisogno di esasperare gli animi, visto che la maggioranza sulla legge costituzionale traballa. Poi vorrei aggiungere che i musei non sono luoghi di serie B. Non sono o non dovrebbero essere bivacchi, ma neppure soluzioni subordinate al destino delle istituzioni. I musei raccontano storie e l’Italia è densa di storie sulle quali può lievitare anche il Pil. D’altronde i magnifici saloni di Palazzo Madama si presterebbero assai bene a ospitare i capolavori dell’arte italiana. Forse assai più che non i consiglieri regionali nominati e senza stipendio. Ma adesso più che al museo bisognerà pensare alla Costituzione. Pare che, dopo la possibile decisione della sfinge Grasso a favore dell’emendabilità dell’articolo due della legge, Renzi mostri qualche disponibilità a verificare le condizioni per qualche modifica. Si parla di una aggiunta all’articolo approvato che richiami le modalità di elezione dei consiglieri regionali (su listino bloccato o con le preferenze?). Se gli oppositori non dovessero mollare mostrerebbero la loro volontà puramente ostruzionistica che approfitta della legge costituzionale, per di più dopo avere approvato quel pasticcio dell’Italicum, solo per indebolire il governo. L’alternativa è tenere duro e approvare la legge col voto determinante del gruppo Verdini e di altri accalappiati dal centro-destra, nuovi “responsabili” scovati qua e là dal buon Lotti, più o meno col vecchio e contestato metodo Berlusconi, visto che oltre ai trenta, diventati ventinove, del PD anche dentro il Nuovo centrodestra non mancherebbero dissidenti pronti a votare a favore dell’elezione diretta.
    Mi permetto di svolgere una semplice considerazione. E cioè che stiamo parlando della Costituzione, sfornata da un’Assemblea costituente che sprigionò le migliori energie politiche e culturali dell’Italia del primo dopoguerra. Per di più eletta democraticamente dal popolo con un sistema proporzionale. I cosiddetti responsabili non sarebbero qui adoperati per salvare un governo, cosa discutibile, ma addirittura per cambiare il dettato costituzionale, e questo mi pare assai peggio. Una legge frutto di un braccio di ferro che divida il Senato, che metta insieme maggioranze spurie e senza unità d’intenti che non siano quelle di salvare il vincitore con tanto di possibili ricompense, non può risultare convincente. Meglio, molto meglio, tentare di riaggregare una più ampia maggioranza. Non c’è fretta se le elezioni saranno nel 2018. E se questa è una legge che ha atteso trent’anni può aspettare sei mesi. Il rischio del museo non esiste. La costituzione non è la battaglia di Legnano.

    M. Del Bue

    Matteo e il museo | Avanti!
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  3. #133
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    Predefinito Re: Avanti!

    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio
    Un nuovo ‘blocco storico’ per Renzi e il ruolo dei socialisti



    La vignetta di Forattini del 2 dicembre 1977

    Chissà cosa avranno pensato i vecchi militanti comunisti oggi nel Pd dell’appello a pagamento a sostegno del Governo-Renzi, di 220 autorevoli esponenti della grande borghesia del Nord, soprattutto del mondo della finanza, avvocati d’affari, consulenti economici e manager, sulle pagine del “Corriere della Sera”, il cui assetto azionario è saldamente orientato dalla Fiat guidata da Sergio Marchionne, grande sponsor del presidente del Consiglio?


    La memoria va alla prima pagina di “Repubblica” del 2 dicembre 1977, quando apparve una delle più note vignette satiriche di Giorgio Forattini, che disegnava un aristocratico Enrico Berlinguer in vestaglia, impegnato a sorbire un the sotto il ritratto di Marx, mentre dalla finestra aperta del suo salotto arrivavano gli echi “fastidiosi” di una grande manifestazione dei metalmeccanici, critica con la prospettiva del “compromesso storico” tra democristiani e comunisti. In realtà, al di là della satira raffinata di Forattini, il leader del Pci proponeva, accettando una politica di moderazione, quella sostenuta da Giorgio Amendola secondo il quale “i sacrifici sono richiesti dalle cose” quale contropartita all’ingresso dei comunisti nell’area di maggioranza, di portare “la classe operaia al governo del Paese”. Ma il Pd di Renzi oggi, sembra volere politicamente e programmaticamente assumere la rappresentanza di un nuovo “blocco storico”, avrebbe detto il fondatore del Pci Antonio Gramsci, che sostituisce lavoratori e intellettuali con banchieri, finanzieri e alcuni settori dell’imprenditoria, prova ne sia una rottura senza precedenti, neanche ai tempi di Berlusconi che ebbe solo la Cgil contro, con le confederazioni sindacali a partire dal Job Act sino all’ipotesi di “legge sindacale”, le quali, a loro volta, pagano lo scotto di divisioni, incertezze e assenza di strategia, quest’ultima evidenziata al tempo delle politiche anti-sociali del governo-Monti, nei cui confronti i sindacati non realizzarono alcuna azione conflittuale, consentendo così l’impoverimento del mondo del lavoro.

    E d’altronde, le stesse riforme costituzionali ed elettorale di Renzi sembrano sposare il dogma dell’efficientismo del sistema a supporto del libero mercato, i cui benefici però, allo stato hanno prodotto solo una concentrazione di ricchezza in poche mani. Riforme che riecheggiano quelle sostenute da uno dei capitalisti più influenti della storia italiana, Eugenio Cefis, prima alla guida dell’Eni e poi di Montedison, che nel 1971 proponeva l’abrogazione del Senato, la riduzione dei parlamentari, il presidenzialismo, vagheggiando in uno dei leader storici della Dc, Amintore Fanfani, il possibile interprete.
    Un’affermazione è d’obbligo, corroborata anche dalle involuzioni pro-austerity di molte forze del socialismo europeo, la socialdemocrazia tedesca in testa, e cioè: “se il Pd diventa un partito centrista ad ispirazione liberista, non potrà non nascere una forza di sinistra democratica e di governo”. I socialisti potrebbero colmare il vuoto che sembra aprirsi nello scenario politico italiano, servono coraggio e impegno, riproponendo le radici storiche del socialismo italiano, saldamente innestate sul terreno della rappresentanza del mondo del lavoro e dei ceti più deboli. Come scrisse all’alba del 1980 Pietro Nenni, poco prima di morire in suo articolo per il glorioso “Avanti!”, vero e proprio testamento politico di uno dei leader storici del socialismo italiano: “L’alternativa è rinnovarsi o perire”.

    Maurizio Ballistreri

    Un nuovo ?blocco storico? per Renzi e il ruolo dei socialisti | Avanti!

    in effetti bisognerà misurare quanto quel leggero avanzamento dell'economia che si ha su renzi
    sia pagato con una minore tutela (dai tagli alla sanità, agli spazi democratici, ai diritti dei lavoratori).


    ancora una volta esprimo contrarietà alla via autonomista del psi che mi sembra politicamente improduttiva e funzionale solo a qualche affezionato dirigente (affezionato soprattutto alla poltrona) e a qualche giovane troppo legato alla storia e poco al presente (il socialismo vive nelle politiche, non nella tradizione).
    personalmente ribadisco: o il psi si scioglie nel pd prendendo atto che fa governo locale e nazionale insieme e sta nello stesso gruppo europeo
    o in seconda istanza si sperimenta un progetto azionista con una nuova rosa nel pugno. ma questa seconda strada mi pare assai ardua.

  4. #134
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    Predefinito Re: Avanti!

    Pd unito, Verdini inutile



    Era chiaro come il sole. Se i dissidenti del PD avessero deciso di votare l’emendamento sul Senato elettivo forse Verdini e i transumanti da Berlusconi, ogni giorno se ne aggiunge uno, e ieri addirittura otto, sarebbero stati decisivi, ma i bersaniani avrebbero dovuto prendere atto che la loro azione era stata non solo inefficace, ma inutile. La loro sostituzione avrebbe determinato o l’accettazione della loro completa marginalità dentro il Pd o la scissione. Cosa complicata, quest’ultima, perché l’unica posizione libera è quella del polo vendolian-fassinian-civatiano. Ma come il caso greco insegna, si tratta di una posizione che alle elezioni, a maggior ragione con l’Italicum, si mette fuori dalla contesa per il governo del paese.
    Dunque l’accordo, anche se non sarà esaltante, era obbligato. Nel merito risulta piuttosto enigmatico. Si tratta di tre emendamenti che oltre ai nuovi poteri del Senato dovrebbe ricalcare, sul Senato elettivo, il metodo Mattarella per l’elezione dei presidenti delle regioni, che poi si sono date ognuna di loro una legge elettorale. Cioè l’elettorato sceglie designandoli i consiglieri-senatori in un listino come quello che conteneva i consiglieri eletti col premio di maggioranza. Poi le regioni ratificano l’avvenuta elezione e nominano. Non è chiaro come, almeno al momento in cui scrivo. Se il listino sarà bloccato come quello del presidente della Regione che scatta in proporzione al premio con l’ordine di lista e si tratterebbe allora di una nomina, oppure se i cittadini potranno scegliere i consiglieri-senatori con le preferenze.
    Quello che ancora non hanno capito i verdiniani di nuovo conio è che il loro ruolo diventa adesso praticamente inutile. Non perché Renzi glielo neghi, ma perché gli oppositori di Renzi dentro il Pd glielo negano. Il futuro del Pd è segnato da un doppio possibile sbocco. O il partito della nazione con Verdini e forse Alfano o l’unità del PD. Questo vale naturalmente in questa legislatura e anche per le prossime elezioni se non verrà cambiato l’Italicum. Cioè senza il recupero delle coalizioni di cui tutti parlano, tranne Renzi. E non è marginale il pensiero del leader del primo partito italiano. È evidente che con l’unità del Pd e col premio alla lista i soccorritori di Renzi hanno solo la possibilità di aderire al Pd così com’é. Altro non c’è. Vuoi proprio che Alfano, Casini e soprattutto Verdini abbiano programmato la loro scomparsa?

    M. Del Bue

    Pd unito, Verdini inutile | Avanti!
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  5. #135
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    Predefinito Re: Avanti!

    Una riforma senza maggioranza




    In una intervista al Corriere della Sera la senatrice Finocchiaro commenta l’iniziativa degli 85 milioni di emendamenti presentati da Calderoli definendola, come darle torto, “una caricatura della democrazia” che ridicolizza la ‘funzione emendativa’.
    Giusto perché il senatore leghista porta alle estreme conseguenze la logica del ‘filibustering’, ovvero dell’intralcio organizzato e sistematico dei lavori parlamentari come forma estrema di opposizione democratica, ma amplificandola a dismisura con artifici tecnici. Una modernità bastarda detta legge: non sono più questi infatti i tempi degli interventi fiume costruiti sulla resistenza fisica dell’oratore, ma piuttosto quelli degli algoritmi, capaci di generare un fiume di parole con un click del computer.
    Però anche il comportamento della maggioranza qualche dubbio sulla correttezza sostanziale della sua azione parlamentare sulla riforma del Senato lo solleva.
    Si può intervenire così pesantemente sul testo della nostra Carta fondamentale basandosi unicamente, o quasi, sulla forza dei numeri, cioè facendo approvare il nuovo testo con una maggioranza parlamentare risicata che è il frutto di una legge elettorale emendata dalla Corte proprio per la sua irragionevolezza?
    Non è un caso se lo scontro più duro è avvenuto al Senato dove il ‘porcellum’ assegna il premio di maggioranza a livello regionale e non nazionale e il Governo è di conseguenza assai più debole che non a Montecitorio.
    Una debolezza che favorisce l’emergere di ardite acrobazie politiche, quali quelle compiute da spezzoni del vecchio Polo delle Libertà, attorno a statisti della levatura di Denis Verdini e Angelino Alfano, alla testa di manipoli di parlamentari che quasi sempre rappresentano solo se stessi o qualche ridotto coagulo di interessi.
    Sembra secondario il fatto, ma non lo è per nulla, che alle ultime elezioni la coalizione ‘Bene Comune’, imperniata sul Partito Democratico, abbia ottenuto meno di un terzo dei voti su una platea che ha superato di un soffio i tre quarti degli aventi diritto e che anche raccogliendo attorno a sé ‘stampelle’ di vario genere e provenienza non arriva dunque a rappresentare neppure alla lontana il 50 per cento più uno degli elettori.
    Va bene, obietterà qualcuno, ma poi c’è il referendum che dà la parola al popolo; la democrazia è salva!
    Macchè, manco per niente perché un conto è esprimersi attraverso il mandato parlamentare nel processo di costruzione di norme così importanti, un altro essere costretti con un Sì o con un No al ‘giudizio finale’, a una sorta di ordalia per cui o tutto resta così com’è per chissà quanto oppure si fa un salto nel buio sperando che la riscrittura della Carta non ci conduca a stare peggio di prima.
    E non solo, perché tutti sanno che il referendum sarà sulla vita o sulla morte (politica) dell’attuale presidente del consiglio Matteo Renzi e in subordine dell’intera legislatura. Dunque un referendum ‘truccato’ in partenza che non dirà affatto la verità sulle intenzioni degli italiani in merito alla riforma costituzionale, ma piuttosto sancirà solo la vittoria di una tifoseria sull’altra.
    Non era meglio un’Assemblea Costituente?


    Carlo Correr

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  6. #136
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    Predefinito Re: Avanti!

    La maggioranza sai è come il vento?




    Abbiamo scoperto anche un Denis Verdini cantante e paroliere. Forse è l’unica attività che ancora lo vede unito a Berlusconi. Non ho particolarmente apprezzato le parole, piuttosto banali. Ma insomma ogni botte dà il vino che ha. Tuttavia su un punto Verdini ha ragione. La maggioranza è come il vento. Anzi la maggioranza, per usare un vecchio termine, cammina su “convergenze parallele”. Quest’ultima era stata la definizione della maggioranza formatasi dopo i drammatici avvenimenti del luglio 1960 da Amintore Fanfani, che chiese ed ottenne la comune astensione del PSI e dei monarchici al suo governo. Due partiti opposti, ma convergenti sul piccoletto di Arezzo, in una maggioranza sostituita poi da una nuova di centrosinistra.
    È quel che inevitabilmente accadrà al governo Renzi. Con una possibile ulteriore conseguenza. Tra la minoranza del PD e il gruppetto verdiniano pare esista assoluta incompatibilità. Anzi, proprio oggi Speranza invita Renzi a lasciar perdere Verdini e ad accontentarsi dell’unità del PD. D’altro lato Verdini si erge a tutore di Renzi dalle incursioni al Senato dei Chiti, dei Gotor e dei Migliavacca. Tira la corda di qua e tirala di la, prima o poi il filo si spezzerà. Eppure Renzi che non si fida dei suoi giudica con parole di considerazione e di riconoscimento il voto favorevole dei verdiniani alle riforme. Che non sarà solo favorevole alle riforme, ma che presto si trasformerà in voto favorevole al governo.
    E qui nascerà il problema. Quando Verdini dirà sì alla fiducia al governo, come voteranno i dissidenti? Oddio, da quel che finora hanno fatto, c’è da dubitare che vogliano davvero la rottura. In politica bisogna sempre considerare la conseguenza di una scelta. Un’uscita dei dissidenti dal PD potrebbe essere per loro difficilmente produttiva. Finirebbero inevitabilmente nel polo vendolian-fassiniano. Con la sindrome Bertinotti-Varoufakis dietro l’angolo, ancor più accentuata dall’Italicum. È possibile dunque che il nuovo governo delle “convergenze parallele” duri fino alla fine della Legislatura. D’altronde se i dissidenti del PD accettano Alfano, con Giovanardi e Sacconi, vuoi che siano così schizzinosi da rifiutare, dopo avere accolto la mediazione sulla splendida indicazione-nomina dei senatori, il povero Verdini, autore de “La maggioranza sai è come il vento?”. Sarebbe una discriminazione al popolo fiorentino, che col vecchio Spataro cantava: “Firenze, città di ingegni antichi….”.

    M. Del Bue


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    Predefinito Re: Avanti!

    Berlusconi rivela Craxi

    Appare su Affari italiani un’intervista a Berlusconi sui suoi rapporti con Bettino Craxi, ad opera del suo biografo Alan Freedman ripreso dalla rubrica My Way. Ne esce un Craxi inedito, in disagiate condizioni economiche e non certo con le risorse che in tanti gli hanno attribuito. Berlusconi, amico di Craxi, precisa: “Quanto a Craxi, accusato di aver ricavato un sacco di soldi nella sua carriera politica, stiamo parlando di un uomo che quando è morto ha lasciato la moglie e la famiglia in una condizione di assoluta povertà. La moglie doveva ancora pagare le rate del mutuo della casa di Hammamet e dell’appartamento di Milano. E, credetemi, io lo so bene perchè…” Berlusconi sottolinea il carattere esclusivamente politico del finanziamento irregolare, ma aggiunge che quando egli, all’inizio dell’avventura politica di Craxi nelle vesti di segretario del Psi, gli propose di aiutarlo, Craxi gli ribatté: “Se sei mio amico non propormelo più”. Resta quel “perché” che Berlusconi poteva risparmiarsi. Perché, aggiunge, o fa capire, sarebbe stato proprio lui a risolverli quei problemi di famiglia. Quando si è gentiluomini si aiuta in silenzio e senza rivelarlo. Ma Berlusconi è fatto così. Generoso con gli altri, ma più generoso ancora con se stesso.
    Dopo tanti anni, mentre giustamente si celebra il trentesimo anniversario di Sigonella, l’atto di indipendenza e di dignità nazionale più alto compiuto dall’Italia nel dopoguerra, e oggi gli stessi americani paiono dare a quel gesto un valore positivo, mentre ormai tutti gli atti politici del Psi di Craxi vengono letti con interesse, valutandoli, nella stragrande maggioranza, addirittura anticipatori (dalla grande riforma, alla posizione sul caso Moro, al decreto di San Valentino sulla scala mobile, alla posizione sul conflitto nel Golfo, a Sigonella, appunto) anche la figura del Craxi uomo viene rivalutata e dipinta in una luce perfino sorprendente.
    Si è ormai giunti, dopo la fine di Di Pietro e l’analisi sul carattere prevalentemente politico di Mani pulite, al riconoscimento della lotta al Cinghialone come manovra per colpire un uomo e un partito autonomi che avevano generato, nella lotta politica, molti, forse troppi nemici: l’Urss per i missili a Comiso, gli Usa per Sigonella e i bombardamenti in Libia (Craxi negò nel 1986 le basi italiane agli americani), Israele per l’amicizia con Arafat, la Dc demitiana per lo scontro sulla presidenza del Consiglio, il Pci per la sfida a sinistra, Scalfari e De Benedetti per l’amicizia con Berlusconi, la Cgil per la scala mobile, e soprattutto i magistrati per il referendum sulla giustizia.
    Far fuori Craxi era interesse di tanti, di troppi. Perfino nel film televisivo sul 1992 emerge questa ossessione del Pool, e sopratutto di Di Pietro, nel muoversi in una direzione sola. Oggi possiamo parlare con serenità dei meriti e anche degli errori di Craxi. Il fondamentale errore fu quello di non aver compreso le inevitabili conseguenze della svolta del 1989 sul sistema politico italiano, che alcuni di noi invece bene compresero, magari senza intuire fino a che punto si sarebbero spinte. Tuttavia questo affresco sulla moralità di Bettino, davvero inedito, e sia pur condito col solito mito berlusconiano di se stesso come salvatore, è davvero curioso. Merita di essere ripreso e diffuso.

    M. Del Bue

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    Predefinito Re: Avanti!

    La novità? Erano meglio i partiti di una volta

    Massimo Cacciari, divenuto ormai apprezzato commentatore televisivo, ha confessato ieri sera a “Otto e mezzo” che il re é nudo. Anche alla luce della vicenda Marino ha testualmente dichiarato che “la politica è una professione, altrochè, e si deve tornare alla selezione nei partiti”. Perfino il vecchio Leoluca Orlando parla di partiti che non ci sono e di forme democratiche da ripristinare in una lettera su Repubblica. Insomma, dopo la fase del nuovismo stile anni novanta, della rottamazione (anche degli esponenti del nuovismo, per la verità) degli anni duemila, oggi siamo nella nuova fase del rimpianto. Non ci sono più le stagioni di una volta, le mamme di una volta, le ciambelle di una volta e anche i partiti di una volta. C’era bisogno delle inadeguatezze del povero Marino, vero e proprio capro espiatorio di tanti dilettanti allo sbaraglio, per rendersene conto. Due anni orsono abbiamo eletto, con consensi generali, un presidente della Camera che non era mai stato deputato e un presidente del Senato che non era mai stato senatore, abbiamo fino a poco fa esaltato primarie senza regole e che permettevano a chi non era iscritto di valere come un iscritto, solo due euro. Abbiamo assistito alle nomina di un alto commissario alla politica internazionale dell’Ue che non era mai stata commissario né parlamentare europea, abbiamo applaudito alla nomina di ministri senza alcuna esperienza amministrativa e per alcuni nemmeno parlamentare. La virtù principale richiesta era l’inesperienza, unico caso tra le professioni, e quella della politica doveva diventare nient’altro che un hobby.
    Poi adesso, un po’ in ritardo, ci accorgiamo che i partiti di una volta non ci sono più e che istituti politici previsti dalla Costituzione oggi non rispondono nemmeno a crismi di elementare democrazia e, come dice Orlando su Repubblica, il leaderismo prevale ovunque. Lasciamo perdere il fatto che della lotta ai partiti tradizionali Orlando abbia fatto un suo credo, ma davvero finora tutti dormivano e non si accorgevano o facevano finta di non accorgersi che una nuova classe dirigente formata al di fuori dei partiti e della politica non era in grado di reggere le sorti di questo Paese? Certo non esistono più, o sono stanzialmente al tramonto, le vecchie fedi politiche e sarebbe assurdo ritornare al passato come se venti e più anni fossero solo una parentesi. Per scoprirci d’incanto ancora tutti comunisti, democristiani e socialisti.
    Resta il fatto che questo ventennio, il peggiore dell’Italia del dopoguerra, ha costituito una vera e propria anomalia rispetto all’Europa, dove si sono mantenuti, al di là delle crisi del momento presente, e sia pur profondamente rinnovati, i partiti precedenti il crollo del muro di Berlino. In Italia il vecchio sistema politico è stato interamente sepolto, anche se la classe dirigente ex comunista ed ex missina si sono interamente riciclate, assieme a spezzoni di vecchia Dc, e inserite in partiti nuovi, con nomi nuovi, con metodi nuovi, con regole nuove. Berlusconi e Renzi sono il frutto della nuova politica post identitaria e anti storica sfociata in leaderismo. Oggi anche Renzi, che ha rottamato gli ex comunisti, tranne i pochi che gli hanno giurato fedeltà, non è in grado di proporre una nuova classe dirigente. È costretto a rivedere le regole della primarie e ad ammettere che Fassino e Chiamparino sono meglio di Marino e di De Magistris, che Padoan è il suo ministro più attendibile, che Zanda e la Finocchiaro sono i migliori tra i senatori. I nuovi peggio dei vecchi. Meglio capirlo tardi che mai. Chissà che l’esperienza e la preparazione non ritornino virtù politiche in Italia anche dopo il crollo del Muro…

    M Del Bue


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    Predefinito Re: Avanti!

    Il coraggio delle idee


    Inizierà venerdì mattina a Roma la conferenza programmatica del Psi. Si tratta di un appuntamento decisivo per il nostro futuro. Occorre chiarire innanzitutto due cose. Che il Psi non si annullerà nel Pd e che, nel contempo, non farà parte di alcuno schieramento di estrema sinistra. Sul piano politico il Psi manterrà la sua collocazione di maggioranza e di governo, ma pretenderà una riforma dell’Italicum, affinché il premio di maggioranza venga trasferito dalla lista alla coalizione. Questo non solo permetterebbe a noi di presentare una lista alleata, ma probabilmente consentirebbe allo stesso Renzi di evitare un rischioso ballottaggio con Grillo.


    Nei sei tavoli, anticipati dalle relazioni di Covatta sui temi generali, e mia, più articolata sulle proposte concrete, dovranno scaturire idee in merito alla riforma delle istituzioni, all’economia, alla società, al territorio, alla sicurezza e alla libertà delle persone. Personalmente avanzerò proposte, sul primo punto, attorno alla Costituente, o in alternativa al referendum propositivo, sul tema del presidenzialismo, sulla questione della riforma dell’Italicum, sul recupero del potere delle assemblee elettive, sul riequilibrio delle funzioni tra politici E dirigenti, sulla riforma dei comuni e delle regioni.


    Sulle questioni economiche dovremo affrontare, tra l’altro, il tema dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa, tranne poche eccezioni, e riformulare la richiesta di un diverso uso delle risorse in direzione dell’aumento delle pensioni minime. Sulle questioni sociali occorre sviluppare al meglio la nostra vecchia impostazione, che resta tuttora valida, di una sistema misto, in cui al pubblico deve essere garantito il governo e non necessariamente la gestione, e nel contempo rilanceremo le nostre battaglie contro il gioco d’azzardo e contro lo strapotere delle banche. Sulla sicurezza lanceremo, tra le altre, un’idea originale di compensazione e di uguaglianza dei diritti e dei doveri tra ospiti e ospitanti, il riconoscimento di uno ius soli che non sia discriminante tra nascituri e residenti. E la consapevolezza che dobbiamo difendere la civiltà liberale e affrontare il conflitto militare contro l’Isis.


    Rilanceremo i temi dei diritti civili anche in omaggio a Loris Fortuna, del quale ricorre quest’anno il trentennale della morte e che fu il principale protagonista della meravigliosa stagione di conquiste degli anni settanta. Discuteremo di legge sulle Unioni civili, contestando l’offensiva per depotenziarne gli effetti, rilanceremo la questione del testamento biologico, quella della fecondazione eterologa, la legge contro l’omofobia e altro ancora. A tutto dovrà poi corrispondere l’azione politica. Quella del partito, che dovrà articolarsi in sei specifiche campagne, quella dei nostri parlamentari, che dovranno presentare adeguate proposte di legge. Vale la pena partecipare. Si annuncia una presenza cospicua di delegati provenienti da tutta Italia. Se si crede ancora nella possibilità di esistere occorre dimostrarlo con le idee, anzi con il coraggio delle idee. A partire da questo appuntamento.

    M Del Bue


    Il coraggio delle idee | Avanti!
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    Predefinito Re: Avanti!

    è il thread giusto per fare qualche domanda sul PSI?

 

 
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