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Discussione: Sano e malato

  1. #561
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    Predefinito Re: Sano e malato

    non comprendo il discorso di nordista.
    essere "intellettuale" non presuppone non avere una dimensione pratica nella vita.
    ecco cosa è fastidioso florian, non che il mondo va al contrario di come vai te, ma che la gente pensa che se uno ama la conoscenza, è "intellettuale" (nel senso di usare il cervello) è uno sfigato. in questa cazzo di società, bisogna essere pratici, pragmatici, pensare alle cose concrete, che si tramutano in : lavoro, denaro, ricchezza. se sei un pensatore sei uno sfigato.
    però, io diversamente da te me ne frego del pensiero collettivo.
    Ultima modifica di Lèon Kochnitzky; 27-08-14 alle 13:21
    "Sono contro tutti i sistemi, il più accettabile è quello di non averne nessuno"
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    Je m'exalte, je degresse encore... Je vous ai reperdu mon histoire... Non! Non!
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  2. #562
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Citazione Originariamente Scritto da John Rochester Visualizza Messaggio
    non comprendo il discorso di nordista.
    essere "intellettuale" non presuppone non avere una dimensione pratica nella vita.
    ecco cosa è fastidioso florian, non che il mondo va al contrario di come vai te, ma che la gente pensa che se uno ama la conoscenza, è "intellettuale" (nel senso di usare il cervello) è uno sfigato. in questa cazzo di società, bisogna essere pratici, pragmatici, pensare alle cose concrete, che si tramutano in : lavoro, denaro, ricchezza. se sei un pensatore sei uno sfigato.
    però, io diversamente da te me ne frego del pensiero collettivo.

    Perché tu non sei una personalità "dipendente". Io oltre ad essere un "fobico-evitante" tendo anche ad essere dipendente di qualcosa o di qualcuno. Ecco perché, a differenza di te (e di molti altri) io amo poco la libertà. Perché la libertà significa anche e forse soprattutto "vedersela da soli". Se si è degli insicuri cronici pensare a se stessi è destabilizzante. Quando io dico che sono di destra intendo dire che i miei auspici sono rivolti ad una società che garantisca innanzitutto protezione. Protezione dalle minacce reali, ma anche protezione dalle minacce irreali, ovvero quelle che una persona insicura si fa. Il mio rivolgermi verso il passato non è solo nostalgia, ma anche affidamento su qualcosa di concreto che è l'esperienza. Guardare al futuro significa giocarsi la partita che è esattamente quello che mi terrorizza, come tutti i giochi del resto. Per me il nocciolo del "conservatorismo" sta proprio in questa paura/sfiducia della novità, laddove il "liberale" è il giocatore che si siede per nulla intimorito al tavolo da poker. Oggi in Occidente chi non rischia non solo non rosica, ma passa facilmente per codardo. Ma senza la prudenza e lo scetticismo una società sarebbe facilmente preda di demagoghi e finirebbe economicamente in rovina o preda di conflitti sanguinosi. Ecco a cosa servono i cauti "conservatori", a bilanciare l'apporto degli intraprendenti "liberali" e "progressisti".
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  3. #563
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Citazione Originariamente Scritto da Marximiliano Visualizza Messaggio
    Mettiti davanti allo specchio e ripeti cento volte qualche frase di quelle che rinforzano l'autostima e simili
    Allora si che sarai davvero uno sfigato
    Mi ricordo che anni fa comprai un testo famoso di self-help intitolato "I sei pilastri dell'autostima". L'autore, Nathaniel Branden, è uno psicoterapeuta formatosi alla scuola "oggettivista" della libertarian Ayn Rand. Ricordo che questo libro non mi piacque per niente e lo regalai (o addirittura lo buttai) perché mi aveva infastidito il nocciolo della questione che vedeva nei genitori e nella chiesa la minaccia alla libera promozione dell'autostima. Questo libro, al pari di altri, mi dava la sgradevole sensazione che per star bene con se stessi e avere successo (particolare che non viene mai omesso e anzi sottolineato in grassetto!) bisogna liberarsi del senso di colpa. E' il senso di colpa, il "peccato originale", che impedisce all'individuo di essere libero e scoprire che è perfetto così com'è, che non ha bisogno di nulla e di nessuno, meno che meno di un "Dio" (o qualunque struttura autoritaria) che gli prescrive cosa fare e cosa non fare. Questo libro mi diede un fastidio quasi fisico perché in pratica negava alla radice quello che ero, come mi sentivo, i miei valori, i miei affetti, compreso il mio malessere... a cui avrei dovuto rinunciare per la "libertà" e il "successo".
    Ora, a distanza di anni e dopo altri libri del genere comprati e mai amati, io ritengo che il mito dell'autostima sia un mito sbagliato e pericoloso. Non nel senso che uno debba avere una bassa stima di sé, ma considerando più normale e "sano" che la persona oscilli tra emozioni contrastanti, il piacere e il dolore, la soddisfazione e l'insoddisfazione. Secondo me l'autostima alimenta l'orgoglio e la superbia e butta a mare l'umiltà che è uno dei valori più importanti per un cristiano, in quanto pone un argine, costringe l'uomo a non dimenticare il suo posto all'interno del creato. Una persona umile è una persona che ha la giusta stima di sé, né troppo alta né troppo bassa, laddove gli apologeti dell'autostima esaltano proprio questa smoderata fiducia in se stessi che ricade inevitabilmente nella superbia.
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  4. #564
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Mi ricordo che anni fa comprai un testo famoso di self-help intitolato "I sei pilastri dell'autostima". L'autore, Nathaniel Branden, è uno psicoterapeuta formatosi alla scuola "oggettivista" della libertarian Ayn Rand. Ricordo che questo libro non mi piacque per niente e lo regalai (o addirittura lo buttai) perché mi aveva infastidito il nocciolo della questione che vedeva nei genitori e nella chiesa la minaccia alla libera promozione dell'autostima. Questo libro, al pari di altri, mi dava la sgradevole sensazione che per star bene con se stessi e avere successo (particolare che non viene mai omesso e anzi sottolineato in grassetto!) bisogna liberarsi del senso di colpa. E' il senso di colpa, il "peccato originale", che impedisce all'individuo di essere libero e scoprire che è perfetto così com'è, che non ha bisogno di nulla e di nessuno, meno che meno di un "Dio" (o qualunque struttura autoritaria) che gli prescrive cosa fare e cosa non fare. Questo libro mi diede un fastidio quasi fisico perché in pratica negava alla radice quello che ero, come mi sentivo, i miei valori, i miei affetti, compreso il mio malessere... a cui avrei dovuto rinunciare per la "libertà" e il "successo".
    Ora, a distanza di anni e dopo altri libri del genere comprati e mai amati, io ritengo che il mito dell'autostima sia un mito sbagliato e pericoloso. Non nel senso che uno debba avere una bassa stima di sé, ma considerando più normale e "sano" che la persona oscilli tra emozioni contrastanti, il piacere e il dolore, la soddisfazione e l'insoddisfazione. Secondo me l'autostima alimenta l'orgoglio e la superbia e butta a mare l'umiltà che è uno dei valori più importanti per un cristiano, in quanto pone un argine, costringe l'uomo a non dimenticare il suo posto all'interno del creato. Una persona umile è una persona che ha la giusta stima di sé, né troppo alta né troppo bassa, laddove gli apologeti dell'autostima esaltano proprio questa smoderata fiducia in se stessi che ricade inevitabilmente nella superbia.
    io sapevo dei sette pilastri del successo. ogni tanto vado in libreria nella sezione self-help (che sta lentamente conquistando tutto lo spazio), apro un libro a caso e mi metto a discutere con un mio amico le stronzate che ci sono scritte. un giorno c'era un italiano, si e' sentito offeso e si e' lamentato "guarda che non sono solo cazzate, poi se non capisci che c'e' scritto sono problemi tuoi". chissa' se lui era riuscito ad allungare il pene con 3 semplici esercizi o a diventare miliardario mandando email agli stronzi.

  5. #565
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Perché tu non sei una personalità "dipendente". Io oltre ad essere un "fobico-evitante" tendo anche ad essere dipendente di qualcosa o di qualcuno. Ecco perché, a differenza di te (e di molti altri) io amo poco la libertà. Perché la libertà significa anche e forse soprattutto "vedersela da soli".
    La libertà, per me, vuol dire prima di tutto affrancamento. Anzi, vuol dire solo quello, perchè come avevo detto tempo fa, non credo nella liberta' nel senso dato dalpensiero della liberaldemocrazia.
    Se si è degli insicuri cronici pensare a se stessi è destabilizzante. Quando io dico che sono di destra intendo dire che i miei auspici sono rivolti ad una società che garantisca innanzitutto protezione. Protezione dalle minacce reali, ma anche protezione dalle minacce irreali, ovvero quelle che una persona insicura si fa. Il mio rivolgermi verso il passato non è solo nostalgia, ma anche affidamento su qualcosa di concreto che è l'esperienza. Guardare al futuro significa giocarsi la partita che è esattamente quello che mi terrorizza, come tutti i giochi del resto. Per me il nocciolo del "conservatorismo" sta proprio in questa paura/sfiducia della novità, laddove il "liberale" è il giocatore che si siede per nulla intimorito al tavolo da poker. Oggi in Occidente chi non rischia non solo non rosica, ma passa facilmente per codardo. Ma senza la prudenza e lo scetticismo una società sarebbe facilmente preda di demagoghi e finirebbe economicamente in rovina o preda di conflitti sanguinosi. Ecco a cosa servono i cauti "conservatori", a bilanciare l'apporto degli intraprendenti "liberali" e "progressisti".
    L'amor proprio c'è, va solo coltivato. Lascia perdere liberalismo, progressismo, religiosità ecc.
    Ultima modifica di Lèon Kochnitzky; 27-08-14 alle 14:29
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  6. #566
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Citazione Originariamente Scritto da pedro Visualizza Messaggio
    ogni tanto vado in libreria nella sezione self-help (che sta lentamente conquistando tutto lo spazio),
    La gente sta male, vive male e cerca di aiutarsi come può.

    Io negli anni duemila riscoprii dopo tanti anni la religione. Non volevo soltanto credere in Dio ma diventare cristiano, volevo praticare, vivere all'interno di una comunità. Avevo trovato i siti giusti, comprato i libri giusti (giusti nel senso che rispondevano esattamente a ciò che mi sembrava giusto). Avevo anche iniziato ad ascoltare Radio Maria e mi piaceva moltissimo Padre Livio, facevo regolarmente il rosario nella mia cameretta. Fino a quando non decisi di tornare in chiesa, nella chiesa dove avevo fatto da ragazzo la comunione, e di confessarmi. Su internet c'era scritto come andava fatta una bella confessione nel caso, come il mio, non si praticava più da tanti anni. E vinto il mio proverbiale imbarazzo ripresi contatto con il parroco di quella chiesa e presi un appuntamento per la confessione. Che purtroppo però andò in modo totalmente diverso da quanto mi aspettassi.

    Ricordo un ambiente caotico, una stanzetta dietro la quale c'era una fila rumorosa di altre persone in attesa di confessarsi e il prete che mi prestava un ascolto imbarazzato quanto impaziente. Fui quasi sollecitato a sbrigarmi ed alla fine l'assoluzione del prete non mi diede quel senso di liberazione e di pace che avevo sperato di ottenere. A casa mi accorsi che c'era dell'altro di cui rendere conto per cui il giorno dopo o l'altro tornai in chiesa e trovai il prete che mi aveva assolto che stava meditando. Quando capì che avevo bisogno di lui si rese disponibile, ma a malincuore. Quando io iniziai a sviscerare altri fatti avvenuti nel corso della mia vita lui mi frenò quasi subito e mi disse di non pensare più a quello che era successo. Mi fece l'esempio di un guidatore di una macchina che se si volta continuamente alle spalle rischia di andare a sbattere. Io, pur comprendendo la metafora, trovai ingiusto quell'atteggiamento perché affrontare una confessione dopo così tanto tempo, ritornare in chiesa da praticante non sono cose che si sbrigano in cinque minuti, uno ha bisogno di un sostegno, di una guida, e invece questo prete aveva sempre cose più importanti. C'era un abisso tra l'intensità delle trasmissioni di Radio Maria e anche i momenti di preghiera a cui mi abbandonavo e le relazioni con i preti di quella parrocchia.

    Poi accaddero altre cose che mi portarono indietro sui miei passi e abbandonare dopo pochi mesi la pratica cristiana. Però ricordo ancora la bellissima luce che avevano gli occhi di una ragazza cattolica sinceramente credente e il piacere provato durante le comunioni e le riunioni serali di lettura. Purtroppo anche qui la mancanza di una guida ha vanificato tutto il resto.
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Grazie del consiglio da amico (che accetto). Dico solo che il mio non è il lamento di un pessimista che vede tutto nero. E' questo mondo a dipingermi di nero, a dire che sono una nullità, uno sfigato, uno che non ha concluso nulla. Io no. Io so di avere delle qualità che però non si accordano con ciò che viene richiesto in questa data situazione. Il fatto che questa società premi un tipo umano a discapito di un altro non vuol dire che questo sia il migliore. E' solo uno che ha avuto maggiori capacità di adattamento.

    Su questo sono d'accordo al 100%. Quando vivevo in Italia quasi ogni giorno mi trovavo in situazioni dove dovevo usare la "furbizia" per ottenere cose che secondo me dovevano essere disponibili a tutti.
    La raccomandazione per questo, il piccolo regalo per quello, la telefonata per l'altro e la leccata di culo per qualcos'altro.
    Non so e rendo l'idea, ma pur stando al gioco, mi ero disgustato. Capii che non ero fatto per quel mondo, che ero nato in un posto per me sbagliato, mi informai di come erano altre societa', feci qualche viaggio e alla fine decisi di partire.
    Mai idea fu migliore, anche se il successo mi ha reso un poco cinico.


    *io vado piu' avanti di te...nella odierna societa' italiana troppo spesso si premiano i peggiori, e questo dal Brennero alla Sicilia.

  8. #568
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Citazione Originariamente Scritto da nordista Visualizza Messaggio
    Su questo sono d'accordo al 100%. Quando vivevo in Italia quasi ogni giorno mi trovavo in situazioni dove dovevo usare la "furbizia" per ottenere cose che secondo me dovevano essere disponibili a tutti.
    La raccomandazione per questo, il piccolo regalo per quello, la telefonata per l'altro e la leccata di culo per qualcos'altro.
    Non so e rendo l'idea, ma pur stando al gioco, mi ero disgustato. Capii che non ero fatto per quel mondo, che ero nato in un posto per me sbagliato, mi informai di come erano altre societa', feci qualche viaggio e alla fine decisi di partire.
    Mai idea fu migliore, anche se il successo mi ha reso un poco cinico.


    *io vado piu' avanti di te...nella odierna societa' italiana troppo spesso si premiano i peggiori, e questo dal Brennero alla Sicilia.
    infatti: sono le stesse molle che fecero partire anche me, solo che tu hai messo un oceano in mezzo e hai fatto una scelta piu' radicale

  9. #569
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    La gente sta male, vive male e cerca di aiutarsi come può.

    Io negli anni duemila riscoprii dopo tanti anni la religione. Non volevo soltanto credere in Dio ma diventare cristiano, volevo praticare, vivere all'interno di una comunità. Avevo trovato i siti giusti, comprato i libri giusti (giusti nel senso che rispondevano esattamente a ciò che mi sembrava giusto). Avevo anche iniziato ad ascoltare Radio Maria e mi piaceva moltissimo Padre Livio, facevo regolarmente il rosario nella mia cameretta. Fino a quando non decisi di tornare in chiesa, nella chiesa dove avevo fatto da ragazzo la comunione, e di confessarmi. Su internet c'era scritto come andava fatta una bella confessione nel caso, come il mio, non si praticava più da tanti anni. E vinto il mio proverbiale imbarazzo ripresi contatto con il parroco di quella chiesa e presi un appuntamento per la confessione. Che purtroppo però andò in modo totalmente diverso da quanto mi aspettassi.

    Ricordo un ambiente caotico, una stanzetta dietro la quale c'era una fila rumorosa di altre persone in attesa di confessarsi e il prete che mi prestava un ascolto imbarazzato quanto impaziente. Fui quasi sollecitato a sbrigarmi ed alla fine l'assoluzione del prete non mi diede quel senso di liberazione e di pace che avevo sperato di ottenere. A casa mi accorsi che c'era dell'altro di cui rendere conto per cui il giorno dopo o l'altro tornai in chiesa e trovai il prete che mi aveva assolto che stava meditando. Quando capì che avevo bisogno di lui si rese disponibile, ma a malincuore. Quando io iniziai a sviscerare altri fatti avvenuti nel corso della mia vita lui mi frenò quasi subito e mi disse di non pensare più a quello che era successo. Mi fece l'esempio di un guidatore di una macchina che se si volta continuamente alle spalle rischia di andare a sbattere. Io, pur comprendendo la metafora, trovai ingiusto quell'atteggiamento perché affrontare una confessione dopo così tanto tempo, ritornare in chiesa da praticante non sono cose che si sbrigano in cinque minuti, uno ha bisogno di un sostegno, di una guida, e invece questo prete aveva sempre cose più importanti. C'era un abisso tra l'intensità delle trasmissioni di Radio Maria e anche i momenti di preghiera a cui mi abbandonavo e le relazioni con i preti di quella parrocchia.

    Poi accaddero altre cose che mi portarono indietro sui miei passi e abbandonare dopo pochi mesi la pratica cristiana. Però ricordo ancora la bellissima luce che avevano gli occhi di una ragazza cattolica sinceramente credente e il piacere provato durante le comunioni e le riunioni serali di lettura. Purtroppo anche qui la mancanza di una guida ha vanificato tutto il resto.
    molto bella come esternazione.

    Anch'io quando ho cercato qualcosa di piu' concreto dalla chiesa cattolica ho trovato solo delusioni: preti superficiali, legati a consuetudini e a mandare avanti la chiesa piu' che alla spiritualità, fedeli spesso piu' attaccati alla tradizione che non alla sostanza dei sacramenti e poi tutti qiuesti santi e snatini, le superstizioni che allontanano da Gesu'

  10. #570
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    Predefinito Re: Sano e malato

    Credo che chi ti propina ricette per essere felice alla fine cerchi di farti bere un sacco di cazzate. Coltivare il proprio mondo interiore, sia quello che ti rende felice, sia quello che ti riempie di inquietudine, e coltivare anche le relazioni attorno a te
    Far ragionare un idiota non è impossibile, è inutile

 

 
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