
Originariamente Scritto da
Florian
Cosa ci sto a fare qui?
L'ansia, l'indecisione, l'incapacitŕ di trovare autonomamente un posto nel mondo mi hanno accompagnato fin da bambino. Sicuramente trent'anni fa non avrei mai pensato di trovarmi accanto a studiosi di scienze politiche o di filosofia, io che di politica o di filosofia non ho mai aperto un libro ai tempi della scuola. La mia vita č stata un passaggio tra una
sliding door e un'altra. Ogni qualvolta sembravo realizzare qualcosa ho lasciato quella cosa a metŕ e sono passato ad altro. Illudendomi di trovare me stesso in un altro luogo, in un'altra forma. Ma sperando nel profondo che l'onere della scelta spettasse ad un altro, che io trovassi in un altro, finalmente, i miei desideri e le mie ragioni. Quando a tradirmi sono state le persone sono andato alla ricerca di un ideale che desse ragione delle mie inquietudini e delle mie sconfitte. Ma questo ideale non poteva essere il comunismo. Dato che le persone in cui avevo riposto invano la mia fiducia erano comuniste. O, come si chiamavano allora, "anarchiche". Io col comunismo e con l'anarchismo non c'entro niente. Cosě come non c'entro con gli anni ottanta, l'individualismo, lo yuppismo, il sabato sera.
Ricordo di aver vissuto una vera e propria crisi esistenziale durante i primi anni ottanta. Il mio mondo ingialliva. I bambini non si vestivano piů da cowboy ma volevano la spada di Guerre Stellari. I ragazzi sognavano avventure da Top Gun, iniziava a farsi largo il mito dell'imprenditore di successo, il denaro smise di essere una condizione naturale per divenire un hobby, uno scopo della vita. Bisognava avere. Avere la ragazza. Avere il motorino. Poi avere il capello gommato, la camicia rosa e le scarpe Timberland. Tutto ciň era straordinariamente lontano da me. Per non morire dovevo fuggire in un altrove. In un buco oscuro dove ci si potesse nascondere da quegli spiriti rapaci. Trovai su una rivista musicale l'immagine di un ragazzo truccato e vestito di nero. Come sentirsi a lutto e far diventare il lutto un estetismo. Vedersi rifiutati e ostentare il dolore e la non appartenenza attraverso la maschera del negativo. Il male, la morte, l'inferno, l'orrore.
