MATERIALE PROBATORIO A SUPPORTO DELLA TESI SUL
CAPOVOLGIMENTO DEL RISULTATO ELETTORALE DEL 2 GIUGNO 1946
1) Confessione scritta di Giuseppe Romita, all’epoca Ministro degli Interni, complice nell’operazione (cfr. capitolo “E una notte la Monarchia fu in vantaggio” nel suo libro di memorie pubblicate nel 1959).
2) Retrodatazione dolosa di 24 ore della data cui si riferisce la confessione, attuata allo scopo di trasformare fatti decisivi in dettagli marginali. La prova documentale della retrodatazione si reperisce nell’allegato alla lettera 4 giugno 1946 del Presidente del Consiglio De Gasperi al Ministro Falcone Lucifero (depositata all’Archivio di Stato), in quanto contenete dati elettorali incompatibili con la data indicata da Romita.
3) Testimonianza scritta sulla rivista “Nuova Storia Contemporanea”, resa da Massimo Caparra, all’epoca segretario del Guardasigilli Palmiro Togliatti, in ordine all’invio (del tutto inusuale) di funzionari ministeriali di “fiducia” del Ministro presso le 31 circoscrizioni onde redigere, per ogni circoscrizione, un verbale con la sommatoria dei voti validi della Monarchia e della Repubblica nelle sezioni facenti parte di essa circoscrizione.
4) Testimonianza come sopra sul fatto che, nella notte dal 4 al 5 giugno, il teste passò a Togliatti, presso il ministero, una telefonata di Romita dal Viminale, nella quale veniva comunicato che secondo i dati delle Prefetture la Monarchia era in forte vantaggio.
5) Testimonianza come sopra su di una confidenza di Togliatti al teste, così concepita: “I parti difficili vanno pilotati”.
6) Testimonianza come sopra sul fatto che, in vista dell’adunanza della Suprema Corte del 10 giugno 1946, nella quale a nonna di legge (dopo la meccanica sommatoria dei 31 verbali circoscrizionali) doveva proclamarsi il risultato, il teste fu latore di un ordine scritto di Togliatti al Primo Presidente della Cassazione, Pagano, nel senso che (constatata la mancanza dai verbali della cifra dei voti nulli) ci si dovesse astenere da qualunque declaratoria, limitando l’attività della Corte alla sola lettura delle cifre.
7) Ordinanza 10 giugno 1946 della Corte di Cassazione, conforme all’ordine del Guardasigilli, con in più tuttavia la riserva di integrare i dati nella successiva adunanza del 18 giugno.
8) Verbali delle riunioni del Consiglio dei Ministri 10 e 11 giugno 1946, contenenti la decisione di non effettuare nuove rilevazioni sui verbali sezionali e circoscrizionali (decisione imposta da Togliatti con la motivazione che si trattava di attività fisicamente impossibile per indisponibilità del materiale elettorale, in parte irreperibile e in parte distrutto), e contemporaneamente quella di proclamare senza indugio la repubblica.
9) Ordinanza 18 giugno 1946 della Cassazione, con la quale si afferma che la legge, disponendo che si proclamasse la vittoria della forma istituzionale che avesse conseguito “la maggioranza degli elettori votanti” aveva in realtà inteso riferirsi alla “maggioranza dei voti validi”. Sulla base ditale tesi giuridica la medesima Corte si astenne dall’affermare espressamente che la repubblica aveva conseguito la maggioranza “degli elettori votanti”, benché tale illazione potesse trarsi, su di un piano non giuridico, dalla sommatoria dei voti espressi e di una cifra di voti nulli indicata senza precisare la fonte.
10)11 citato allegato alla lettera De Gasperi, che è un prospetto ufficiale dei risultati alle ore 8 del 4 giugno 1946, dal quale si ricava, su circa 4.000 sezioni interamente scrutinate, una media di 600 voti validi per sezione. La proiezione del dato su 35.000 sezioni fa prevedere circa 21 milioni di voti validi, contro 23 milioni e mezzo comunicati nei risultati finali.
11) La comunicazione ANSA alla mezzanotte del 5 giugno sui risultati finali in parola, raffrontata a quella fatta da Romita alla stampa alle 17 dello stesso giorno, evidenzia 930 sezioni e quasi 900.000 voti validi in più, facendo registrare addirittura una media di mille voti validi per sezione.
12)11 volume ISTAT del 1948 sulla votazione in parola comprende fra l’altro una tabella attestante che circa 1.500.000 certificati elettorali, sui 28 milioni emessi, rimasero giacenti presso gli uffici. Ne deriva che di fatto gli elettori effettivamente in grado di votare, essendo in possesso di certificato elettorale, erano circa 26 milioni e mezzo. Confrontata questa cifra con quella ufficiale degli elettori votanti (quasi 25 milioni) emergono percentuali elevatissime, che nell’area repubblicana diventano quasi totalitarie, aggirandosi fra il 96 e il 99%.
13) Sempre in base ai dati ISTAT, riveduti alla luce del successivo censimento del 1951 e dei flussi di popolazione nel periodo 1946-51, risulta che i 28 milioni di elettori iscritti di cui alla statistica ufficiale non solo rappresentano un numero puramente teorico e fittizio per la presenza di un milione e meno di elettori inesistenti, ma contengono un macroscopico squilibrio geografico. Infatti la ripartizione regionale dimostra che nella “area repubblicana” il rapporto fra la popolazione ed elettori iscritti è superiore a 10/68 (cioè 68 iscritti ogni 100 abitanti). In altre parole, l’area repubblicana ha 2 milioni di iscritti in più, e quella monarchica mezzo milione di iscritti in meno, rispetto alla media biologica dei cittadini con almeno 21 anni di età, che si suppone eguale nelle due zone.
FERT Anno IX N.2 [pag10 speciale LX dal Referendum 1946]