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  1. #111
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    NAPOLITANO: COSTITUZIONE E' NOSTRA TAVOLA DEI VALORI
    "Ricordo il 2 giugno '46: rispetto anche chi votò monarchia"
    01-06-2006 13:26

    Roma, 1 giu. (Apcom) - La Costituzione è "l'autentica tavola dei valori e dei principi in cui riconoscersi, dei diritti e dei doveri da rispettare". E' quanto afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo primo messaggio al Paese per la Festa della Repubblica che si celebra domani. Il Capo dello Stato ricorda il cammino che portò alla repubblica e osserva: "La nostra Repubblica compie oggi sessant'anni. Personalmente, vissi a Napoli quel lontano 2 giugno del 1946, e lo ricordo con rispetto anche per quanti espressero nel referendum il loro attaccamento all'istituto monarchico".
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  2. #112
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    iniziassero, napolitano e company a rispettare sul serio i monarchici...
    NOI SIAMO LA VERA ITALIA !
    RICOSTRUIAMO LA NOSTRA PATRIA !

  3. #113
    Sono ateo! grazie a Dio Bunel
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    Lo stesso articolo diceva che una conversazione simile c'era già stata con Ciampi all'inizio del suo mandato. L'esito lo conosci.
    lupocattivo

  4. #114
    Ducezio
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    La Repubblica è nata dalla collaborazione dei sinistrorsi insieme a italioti, "bastardi", ma soprattutto insieme alle nazioni vincitrici.
    Nazioni, in cui un famoso gentleman inglese trafugò nella notte dei tempi delle carte che comprovavano la storia, in modo da poterla reinventare.

  5. #115
    Sono ateo! grazie a Dio Bunel
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    Ipotesi, abbastanza solide, che proverebbero le nostre teorie sono dello storico Fanco Malnati un cui excursus ho pubblicato altrove su questo forum, caro Duce-zio, niente fantasie: fatti. E i fatti ci danno ragione.
    lupocattivo

  6. #116
    Zarskoeselo
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    FATTI

    Irregolarità, proteste, schede sparite. Sono molti i dubbi sul voto del 2 giugno che nel 1946 condannò la monarchia. Uno storico ha dedicato anni di lavoro per esaminare archivi e consultare documenti. Ora ha deciso di pubblicare un libro. Ecco che cosa ha scoperto.



    La repubblica ha sessant'anni. Il 2-3 giugno 1946 gli italiani vennero chiamati a decidere se la preferivano alla monarchia e in quelle votazioni non si stabilì solo la forma dello Stato: fu anche eletta l'Assemblea costituente. In campo scesero 51 liste. La decisione di affidare ai cittadini la scelta tra monarchia o repubblica risaliva al 25 giugno 1944, 20 giorni dopo la liberazione di Roma e l'insediamento di Umberto di Savoia al vertice dello Stato, come luogotenente di Vittorio Emanuele III, che si mise in disparte.

    In Italia la guerra finì il 2 maggio 1945. I tedeschi si arresero agli angloamericani, che il 4 maggio assunsero il controllo dell'Italia settentrionale, prendendo sotto tutela le amministrazioni comunali e provinciali nominate dai comitati di liberazione nazionale. A fine giugno 1945 si formò il primo governo dell'Italia liberata, presieduto da Ferruccio Parri, esponente del Partito d'azione.
    A dicembre Parri fu sostituito dal Alcide De Gasperi, capo della Democrazia cristiana. Nel marzo 1946 quasi 20 milioni di cittadini elessero i consigli comunali di 5.580 comuni. Per la prima volta votarono anche le donne. Non si registrarono incidenti gravi. Maturità democratica e monarchia coesistevano.

    Il governo De Gasperi comprendeva ministri dei sei partiti del Comitato di liberazione nazionale: liberali, democristiani, Partito d'azione, democratici del lavoro, socialisti e comunisti. Con la sola eccezione di Leone Cattani (liberale) e Mario Cevolotto (Democrazia del lavoro), tutti i ministri erano repubblicani.
    All'Interno era il socialista Giuseppe Romita, ministro per la Costituente il suo compagno Pietro Nenni, alla Giustizia il capo dei comunisti, Palmiro Togliatti. Il 16 marzo 1946 vennero indette le votazioni: il referendum sulla forma dello Stato e l'elezione dell'Assemblea costituente.

    Dal voto furono escluse le province di Zara, Pola, Fiume, Trieste e Gorizia, quasi completamente nelle mani della Iugoslavia comunista del maresciallo Tito, e quella di Bolzano, che non aveva alcun problema di ordine pubblico. Non poterono votare i prigionieri di guerra ancora trattenuti all'estero. Molti italiani non votarono perché «epurati». Parecchi di loro fecero ricorso e ottennero ragione, ma solo a referendum concluso.

    Secondo i dati ufficiali, pubblicati due anni dopo, i cittadini chiamati alle urne il 2-3 giugno 1946 furono 28 milioni. Il ministro dell'Interno dichiarò che il 5 per cento degli aventi diritto non venne rintracciato e quindi non ebbe il certificato che abilitava al voto. Sappiamo però che decine di migliaia di elettori attesero invano il certificato.
    Alcuni, invece, ne ebbero più d'uno. A Umberto II ne arrivarono due. Nelle Memorie, l'ammiraglio Antonio Cocco dice di averne ricevuti quattro. Quanti casi del genere si contarono? Romita fece stampare 40 milioni di certificati elettorali e 20 milioni di modelli sostitutivi. Decisamente troppi.

    La lotta pro e contro la monarchia fu durissima. Il 9 maggio 1946 Vittorio Emanuele III passò la corona al figlio, Umberto, e partì per Alessandria d'Egitto. Al Consiglio dei ministri Togliatti protestò violentemente perché, secondo lui, l'esule violava la «tregua istituzionale», decisa dal governo di Ivanoe Bonomi nel 1944, di cui le sinistre non avevano mai tenuto conto. Nenni minacciò: «La repubblica o il caos».

    Il ministro Giuseppe Romita proclama la vittoria della Repubblica
    Il nuovo re sciolse i dipendenti pubblici dal giuramento di fedeltà affinché votassero in piena libertà di coscienza e compì un rapido viaggio per l'Italia. Fu accolto da masse festanti. Il 31 maggio da Genova annunciò che, se la monarchia avesse vinto, gli italiani sarebbero stati chiamati alle urne per confermare sia la nuova Costituzione sia la forma dello Stato. Fu un grosso errore: la controversia non poteva trascinarsi a lungo e, poiché divideva gli animi, in un modo o nell'altro an-dava chiusa.

    Votarono circa 24 milioni 950 mila cittadini: l'89,1 per cento degli aventi diritto. Che cosa accadde veramente nei seggi e nello spoglio delle schede? Impossibile dirlo con esattezza. Il 4 giugno De Gasperi confidò al ministro della Real casa, Falcone Lucifero, che la monarchia era in vantaggio. Nulla lasciava prevedere una rimonta.
    Invece, nella notte fra il 4 e il 5 Togliatti dichiarò a un anonimo giornalista del Corriere della sera che la repubblica avrebbe vinto con 2 milioni di vantaggio, perché, tenne a precisare, il 10 per cento dei democristiani aveva votato per la repubblica. Curiosamente, ci azzeccò.
    Il 10 giugno il presidente della Corte di cassazione, Giuseppe Pagano, fece leggere i risultati: circa 12 milioni 700 mila per la repubblica, 10 milioni 700 mila per la monarchia. Mancavano ancora gli esiti di 114 sezioni. Nell'attesa, chiuse la seduta senza dichiarare chi avesse vinto.
    Su 35 mila seggi si contavano 31 mila contestazioni. In aggiunta ci fu anche quella del monarchico Enzo Selvaggi, il quale chiese che la vittoria fosse calcolata non sulla base dei voti validi, bensì, come diceva la legge, su quella dei «votanti».

    Occorreva quindi tener conto delle schede bianche e di quelle nulle che, in un primo tempo, non furono nemmeno computate. La sera del 10 giugno si svolse un drammatico Consiglio dei ministri. Cattani disse che bisognava verificare bene i risultati. Togliatti replicò a muso duro che «forse» le schede erano già state distrutte.
    Così chiuse ogni discussione. In effetti sin dal 4 giugno decine di migliaia di cittadini denunciarono di non aver potuto votare. Molti non avevano ricevuto i certificati, altri scoprirono che qualcuno aveva già votato a nome loro e furono allontanati dai seggi.

    A migliaia gli analfabeti dichiararono di essere stati ingannati: avevano domandato come si votasse per la monarchia e i presidenti di seggio avevano detto che dovevano fare una croce sulla «regina», che in realtà era il simbolo della repubblica. Un numero incalcolabile di cittadini protestò con il comandante alleato in Italia, ammiraglio Ellery Stone, dichiarando che volevano votare monarchia e Democrazia cristiana o una lista monarchica. La repubblica non andò in vantaggio con una grande frode ma anche grazie a una miriade di piccoli brogli. D'altronde essa aveva ai seggi molti più uomini rispetto alla monarchia.

    La partita rimase aperta per giorni. Il primo a cedere fu Umberto II. Sin dalla mattina del 5 giugno ordinò alla consorte, Maria José, di lasciare l'Italia per il Portogallo. Alle 15.30 la regina partì dal Quirinale con i figli Maria Pia, Vittorio Emanuele, Maria Gabriella e Maria Beatrice. S'imbarcarono a Napoli sull'incrociatore Duca degli Abruzzi, appena rientrato da Alessandria d'Egitto.
    Dopo due giorni di tensione, alle 0.30 del 13 giugno, pressato dal Consiglio dei ministri e col voto contrario del solo Cattani, De Gasperi assunse i poteri di capo dello Stato. Il re aveva cenato a casa di Luigi Barzini jr. Dormì al sicuro.
    Rientrò al Quirinale la mattina e ne partì alle 15 per Ciampino alla volta del Portogallo. Da re. Denunciò il «gesto rivoluzionario» del governo e De Gasperi replicò che a quel modo Umberto II chiudeva con una pagina indegna un periodo decoroso.

    Il 18 giugno la Corte di cassazione respinse a maggioranza il ricorso presentato dal monarchico Enzo Selvaggi. Contro il parere del procuratore generale e del presidente, la Corte stabilì che «votanti» non significava «chi vota» ma chi esprimeva un voto valido.
    Perché la Suprema corte sentenziò a quel modo? Semplice: se si fosse tenuto conto dei voti nulli (schede bianche, annullate e contestate, che erano circa 1 milione 500 mila) il divario tra monarchia e repubblica sarebbe sceso da 2 milioni a 250 mila.
    Una differenza minima, che avrebbe anche potuto rimettere in gioco il risultato. E poiché la verifica dei verbali di seggio era stata fatta alla svelta tra il 15 e il 16 giugno da 200 funzionari mandati da Togliatti a liquidare la cosa, a quel punto sarebbe stato necessario ricontrollare le schede.

    Ma sin dal 10 giugno Togliatti aveva detto che erano state distrutte. Così la partita fu chiusa. Il re ormai era in esilio, illuso di rientrare poco dopo. Dal 18 giugno la Gazzetta ufficiale iniziò a datare gli atti della Repubblica. Il 1° gennaio 1948 entrò in vigore la Carta costituzionale che all'articolo 139 dichiara immodificabile la forma dello Stato.
    Vittoriosa grazie a una controversa cifra di voti sulla quale pesavano gravi interrogativi, la Repubblica fu blindata: prima con la mancata verifica, scheda per scheda, della validità dei risultati. Poi con la Costituzione, che quasi 11 milioni di monarchici dovettero accettare.

    Scritto da Aldo Mola

  7. #117
    Sono ateo! grazie a Dio Bunel
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    Citazione Originariamente Scritto da lupocattivo
    Ipotesi, abbastanza solide, che proverebbero le nostre teorie sono dello storico Fanco Malnati un cui excursus ho pubblicato altrove su questo forum, caro Duce-zio, niente fantasie: fatti. E i fatti ci danno ragione.
    Cioè, caro Duce-zio:

    MATERIALE PROBATORIO A SUPPORTO DELLA TESI SUL
    CAPOVOLGIMENTO DEL RISULTATO ELETTORALE DEL 2 GIUGNO 1946
    1) Confessione scritta di Giuseppe Romita, all’epoca Ministro degli Interni, complice nell’operazione (cfr. capitolo “E una notte la Monarchia fu in vantaggio” nel suo libro di memorie pubblicate nel 1959).
    2) Retrodatazione dolosa di 24 ore della data cui si riferisce la confessione, attuata allo scopo di trasformare fatti decisivi in dettagli marginali. La prova documentale della retrodatazione si reperisce nell’allegato alla lettera 4 giugno 1946 del Presidente del Consiglio De Gasperi al Ministro Falcone Lucifero (depositata all’Archivio di Stato), in quanto contenete dati elettorali incompatibili con la data indicata da Romita.
    3) Testimonianza scritta sulla rivista “Nuova Storia Contemporanea”, resa da Massimo Caparra, all’epoca segretario del Guardasigilli Palmiro Togliatti, in ordine all’invio (del tutto inusuale) di funzionari ministeriali di “fiducia” del Ministro presso le 31 circoscrizioni onde redigere, per ogni circoscrizione, un verbale con la sommatoria dei voti validi della Monarchia e della Repubblica nelle sezioni facenti parte di essa circoscrizione.
    4) Testimonianza come sopra sul fatto che, nella notte dal 4 al 5 giugno, il teste passò a Togliatti, presso il ministero, una telefonata di Romita dal Viminale, nella quale veniva comunicato che secondo i dati delle Prefetture la Monarchia era in forte vantaggio.
    5) Testimonianza come sopra su di una confidenza di Togliatti al teste, così concepita: “I parti difficili vanno pilotati”.
    6) Testimonianza come sopra sul fatto che, in vista dell’adunanza della Suprema Corte del 10 giugno 1946, nella quale a nonna di legge (dopo la meccanica sommatoria dei 31 verbali circoscrizionali) doveva proclamarsi il risultato, il teste fu latore di un ordine scritto di Togliatti al Primo Presidente della Cassazione, Pagano, nel senso che (constatata la mancanza dai verbali della cifra dei voti nulli) ci si dovesse astenere da qualunque declaratoria, limitando l’attività della Corte alla sola lettura delle cifre.
    7) Ordinanza 10 giugno 1946 della Corte di Cassazione, conforme all’ordine del Guardasigilli, con in più tuttavia la riserva di integrare i dati nella successiva adunanza del 18 giugno.
    8) Verbali delle riunioni del Consiglio dei Ministri 10 e 11 giugno 1946, contenenti la decisione di non effettuare nuove rilevazioni sui verbali sezionali e circoscrizionali (decisione imposta da Togliatti con la motivazione che si trattava di attività fisicamente impossibile per indisponibilità del materiale elettorale, in parte irreperibile e in parte distrutto), e contemporaneamente quella di proclamare senza indugio la repubblica.
    9) Ordinanza 18 giugno 1946 della Cassazione, con la quale si afferma che la legge, disponendo che si proclamasse la vittoria della forma istituzionale che avesse conseguito “la maggioranza degli elettori votanti” aveva in realtà inteso riferirsi alla “maggioranza dei voti validi”. Sulla base ditale tesi giuridica la medesima Corte si astenne dall’affermare espressamente che la repubblica aveva conseguito la maggioranza “degli elettori votanti”, benché tale illazione potesse trarsi, su di un piano non giuridico, dalla sommatoria dei voti espressi e di una cifra di voti nulli indicata senza precisare la fonte.
    10)11 citato allegato alla lettera De Gasperi, che è un prospetto ufficiale dei risultati alle ore 8 del 4 giugno 1946, dal quale si ricava, su circa 4.000 sezioni interamente scrutinate, una media di 600 voti validi per sezione. La proiezione del dato su 35.000 sezioni fa prevedere circa 21 milioni di voti validi, contro 23 milioni e mezzo comunicati nei risultati finali.
    11) La comunicazione ANSA alla mezzanotte del 5 giugno sui risultati finali in parola, raffrontata a quella fatta da Romita alla stampa alle 17 dello stesso giorno, evidenzia 930 sezioni e quasi 900.000 voti validi in più, facendo registrare addirittura una media di mille voti validi per sezione.
    12)11 volume ISTAT del 1948 sulla votazione in parola comprende fra l’altro una tabella attestante che circa 1.500.000 certificati elettorali, sui 28 milioni emessi, rimasero giacenti presso gli uffici. Ne deriva che di fatto gli elettori effettivamente in grado di votare, essendo in possesso di certificato elettorale, erano circa 26 milioni e mezzo. Confrontata questa cifra con quella ufficiale degli elettori votanti (quasi 25 milioni) emergono percentuali elevatissime, che nell’area repubblicana diventano quasi totalitarie, aggirandosi fra il 96 e il 99%.
    13) Sempre in base ai dati ISTAT, riveduti alla luce del successivo censimento del 1951 e dei flussi di popolazione nel periodo 1946-51, risulta che i 28 milioni di elettori iscritti di cui alla statistica ufficiale non solo rappresentano un numero puramente teorico e fittizio per la presenza di un milione e meno di elettori inesistenti, ma contengono un macroscopico squilibrio geografico. Infatti la ripartizione regionale dimostra che nella “area repubblicana” il rapporto fra la popolazione ed elettori iscritti è superiore a 10/68 (cioè 68 iscritti ogni 100 abitanti). In altre parole, l’area repubblicana ha 2 milioni di iscritti in più, e quella monarchica mezzo milione di iscritti in meno, rispetto alla media biologica dei cittadini con almeno 21 anni di età, che si suppone eguale nelle due zone.


    FERT Anno IX N.2 [pag10 speciale LX dal Referendum 1946]
    lupocattivo

  8. #118
    Monarchico da sempre !
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    Predefinito 31 - 2 giugno, annuale disputa

    Possiamo intervenire in massa per far vedere che esistiamo anche noi a questo indirizzo ?

    QUEL GIORNO IN CUI SCEGLIEMMO LA REPUBBLICA | RIMINI | CHIAMAMICITTÀ | QUINDICINALE DI NOTIZIE DELLA PROVINCIA DI RIMINI

    Inserite un commento per cortesia.

  9. #119
    un gnocco contro il mondo
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    Wink 2 giugno, Piemonte e Liguria festeggiano il Principe

    Il Principe Emanuele Filiberto tra di noi
    per un due giugno Azzurro

    MARTEDI 2 GIUGNO 2009
    Liguria
    Ore 10.00 - Recco - incontro con i cittadini
    Piemonte
    Ore 20.0 - Biella - piazza per chiusura Campagna Elettorale Piemonte



    MERCOLEDI 3 GIUGNO 2009
    Piemonte
    Ore 09.30 - Carmagnola - incontro con i cittadini
    Ore 11.00 - Fossano - incontro con i cittadini al mercato della cittá
    Ore 13.30 - Monforte d’Alba - incontro con i Vitivinicoltori della zona
    Lombardia
    Ore 18.00 - Milano - chiusura della campagna elettorale per la Regione Ore 20.00 - Milano - incontro con le donne UDC
    Ore 21.30 - Brescia - partecipazione alla festa di chiusura della campagna elettorale

    GIOVEDI 4 GIUGNO 2009
    Liguria
    Ore 11.30 - Genova - incontro con i cittadini
    Piemonte
    Ore 14.00 - Torino - incontro con i cittadini

    VENERDI 5 GIUGNO 2009
    Piemonte
    Ore 10.30 - Giaveno - incontro con i cittadini
    Ore 11.30 - Torino - incontro con i cittadini nei mercati della cittá
    Ore 21.00 - Torino - festa di chiusura della Campagna Elettorale per il Piemonte in Piazza San Carlo
    Liguria
    Ore 23.30 - Lavagna - incontro con i giovani
    .

    "... c'erano i cervelli che coordinavano il lavoro e definivano la politica secondo la quale si rendeva necessario che questo frammento del passato venisse conservato, quello falsificato, quell'altro ancora cancellato dall'esistenza." G. Orwell

  10. #120
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    Predefinito 2 giugno: niente da festeggiare

    come sempre da quando vivo all'estero ho riempito la mia agenda lavorativa all'inverosimile per domani due-giugno-niente-da-festeggiare, a meno che non si vogliano festeggiare dei brogli

    Giornanta lavorativa per dimenticare lo scippo da parte dei partiti di un Italia migliore, con istituzioni migliori e con una democrazia che sarebbe stata piu' giusta e meno faziosa
    Ultima modifica di FrancoAntonio; 01-06-10 alle 23:27

 

 
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