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Discussione: Revisionismo

  1. #31
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    Predefinito Riferimento: Revisionismo

    Segnalo il Rapporto Leuchter:

    A partire dal 1988 si sono avute quattro indagini scientifiche. Tutte concludono che le camere a gas omicide di Auschwitz sono una leggenda. La prima indagine è americana, la seconda polacca, la terza austriaca e la quarta, nel 1992, tedesca.
    L'autore della prima ricerca è Fred Leuchter, specialista americano delle camere a gas di esecuzione, il quale venne chiamato nel 1988 ad esprimere un parere ingegneristico circa l’operabilità e l’efficienza delle suddette camere: l'investigazione avrebbe incluso Auschwitz, Birkenau e Majdanek (Lublino) e tutti i crematori annessi alle presunte camere a gas per esecuzioni.

    L'obiettivo di questo Rapporto è di determinare se le presunte camere a gas per esecuzioni e le installazioni per la cremazione in questi tre luoghi in Polonia, e cioè Auschwitz, Birkenau e Majdanek, avrebbero potuto funzionare, operativamente, così come viene descritto nella letteratura sull'Olocausto.
    Nella stesura finale si legge: “questo rapporto non include la determinazione di cifre su persone che perirono o furono assassinate con altri mezzi che non fossero il gas, né se un eventuale Olocausto sia o non sia avvenuto. Inoltre, non è intenzione dell'autore ridefinire l'Olocausto in termini storici, bensì fornire cognizione ed informazione scientifica degli attuali luoghi ed esporre un'opinione basata su tutti i dati scientifici, quantitativi e di ingegneria disponibili, in riferimento agli scopi prefissi ed all'uso delle presunte camere a gas per esecuzioni e delle installazioni dei crematori nei luoghi investigati”.
    Come dice lo storico David Irving, a differenza della storiografia, la chimica è una scienza esatta.

    Dopo aver sottoposto ad esame chimico i muri delle camere e il suolo dei campi per rilevare tracce di cianuri, dopo lo studio delle pubblicazioni disponibili, dopo l'investigazione e la stima delle installazioni esistenti in Auschwitz, Birkenau e Majdanek, effettuate in base a una conoscenza tecnica dei criteri su cui si fonda il funzionamento di una camera a gas, dopo l'indagine sulla tecnologia del crematorio e l'ispezione a crematori moderni, si legge: “ nelle prove eseguite sulle pietre degli edifici di spidocchiamento, dove veniva utilizzato il mortale Zyklon-B per la disinfestazione di indumenti, i laboratori di analisi riscontrarono considerevoli residuati di cianuro. Ma, in quelle che vengono universalmente chiamate camere a gas dagli "esperti dell'olocausto", non fu rinvenuto alcun residuo apprezzabile. Inoltre l'esperto in camere a gas spiega chiaramente che quegli edifici, tanto per il loro progetto quanto per la loro realizzazione, in nessun modo potevano essere utilizzati come camere a gas per lo sterminio di esseri umani”.

    L’evidenza dei dati ottenuti risulta, in ultima, dall’analisi chimica dei campioni di materiale estratto in situ: l’acido cianidrico, dove sprigionato, rimane per secoli nella pietra. Tutte le operazioni sono state documentate con videoriprese simultanee; non vi è il minimo dubbio sull’esattezza dei risultati ottenuti. Un’ulteriore conferma di ciò deriva anche dalle successive indagini polacche, austriache e tedesche, posteriori a quella americana.

    I giornali hanno dato pochissimo risalto al “Rapporto Leuchter”, tant’è che ancora oggi ad assumere una posizione negazionista o revisionista dell’olocausto si viene considerati come “sacrileghi” nei confronti della “principale religione del XX secolo” e passibili di reato, lo stesso per cui è stato incriminato anche lo storico David Irving. Tuttavia questo genere di studi, congiunto alla quantità incredibile di documenti ora disponibili, non può lasciare dubbi o, perlomeno, deve stimolare l’interesse di coloro che, in cuor loro, vogliano conoscere la verità dei fatti, ciascuno è poi libero di trarre le proprie conclusioni.

    - Link al mio articolo sul Rapporto Leuchter -

    http://www.aaargh.com.mx/ital/ital.html

  2. #32
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    Predefinito Riferimento: Revisionismo

    Domenica 3 Maggio 2009

    http://www.ariannaeditrice.it/artico...articolo=25992

    Un complotto contro l'articolo 21 della costituzione?
    di Andrea Carancini - 02/05/2009

    Fonte: Andrea Carancini Blog [scheda fonte]




    Sui recenti attacchi contro l'articolo 21 della Costituzione Il grande poeta Thomas S. Eliot definì a suo tempo Aprile come “il più crudele dei mesi”. Sicuramente questo Aprile è stato crudele con i revisionisti: la Procura di Arezzo ha infatti oscurato nei giorni scorsi il sito “Thule Toscana” in base all’articolo 3 della legge Reale.[1] Si tratta del primo attacco giudiziario contro il revisionismo dell’Olocausto da parte di una procura italiana.

    Il fatto

    Se digitiamo l’indirizzo del sito http://www.thule-toscana.com/ leggiamo le seguenti parole: “SITO WEB SOTTOPOSTO A SEQUESTRO (art. 3 legge nr.654 del 13.10.1975).

    Ecco cosa dice l’articolo 3, lettera a) della legge del 1975 (legge Reale):

    “E’ punito con la reclusione da uno a quattro anni: chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale”.[2]

    In realtà, tale lettera non è più in vigore: essa è stata sostituita dalla lettera “a” della legge 85 del 2006, che recita:

    “con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.[3]

    Leggendo poi l’articolo del Tirreno del 17 Aprile scorso, apprendiamo che l’indagato è accusato di aver fatto propaganda di “teorie revisioniste dell’olocausto, con chiare affermazioni fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico”.[4]

    Devo dire che quando ho letto queste parole la memoria è corsa subito a un vecchio articolo di Repubblica, pubblicato all’epoca in cui l’ex Ministro Clemente Mastella cercava di far approvare dal Parlamento il suo famoso disegno di legge “antinegazionista”: si tratta precisamente dell’articolo pubblicato in data 25 gennaio 2007.[5] Di quest’articolo interessa soprattutto il passaggio seguente:

    “Con le nuove modifiche alla legge 2006, dunque, si torna al passato. Basterà semplicemente “diffondere”, pur senza fare “propaganda”, idee antisemite o sulla superiorità e l’odio razziale per essere perseguiti. In questo senso, dipenderà dall’interpretazione che daranno i magistrati alle nuove norme – viene fatto notare da tecnici del Ministero della Giustizia – se le idee o le esternazioni di storici o opinionisti negazionisti della Shoah possono considerarsi o meno diffusione delle idee fondate sulla superiorità o l’odio razziale”.[6]

    Il fatto è che le “nuove norme” non vennero poi approvate dal Parlamento: l’ultima modifica della legge Reale che fa testo è ancora quella del 2006.[7] La mossa del PM aretino Julia Maggiore sembra quindi azzardata. Ammesso infatti – e non concesso – che il revisionismo sia equiparabile all’odio razziale, bisognerebbe dimostrare che l’imputato Poggi Giuseppe propagandava davvero, e non semplicemente diffondeva, idee fondate sull’odio razziale. Ora, la differenza tra “diffusione” e “propaganda” è sottile ma reale: è la stessa che c’è, ad esempio, tra un semplice sito internet, quale appunto “Thule Toscana” e un social network come Facebook (della cui efficacia ai fini della propaganda di partito, non a caso, si sono già accorti i politici più scaltriti).

    Alla luce di tutto ciò, questo richiamo alla legge del 1975 appare come una forzatura, rivolta – oltre il singolo malcapitato – contro quella libertà di espressione, garantita dall’art. 21 della Costituzione, che fa dell’Italia una (felice) anomalia rispetto alla maggioranza degli altri paesi dell’Unione Europea. Da questo punto di vista però, l’attacco contro il detto sito si inserisce in una manovra molto più vasta: è da un pezzo che in Italia qualcuno vuole la famosa legge “antinegazionista”, rispetto alla quale l’articolo 21 viene visto come un intralcio intollerabile.

    Il contesto politico della manovra liberticida

    Per chiarire quello di cui stiamo parlando vorrei citare, per una volta, il Capo dello Stato: i giornali dei giorni scorsi hanno riportato le dichiarazioni di Giorgio Napolitano relative al 25 Aprile. In particolare, Repubblica riportava Sabato scorso il passo in cui Napolitano osservava che “nella Costituzione possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni ‘43-’45, quanti ne hanno una diversa memoria ed esperienza personale”.

    Concordo sentitamente con le parole del Presidente. Bisognerebbe però fargli notare che a non riconoscersi nei valori di tutta la Costituzione (il riferimento qui è sempre al fatidico articolo 21) sono proprio i suoi amiconi sionisti, quelli a sostegno dei quali Napolitano fece a suo tempo la famosa equiparazione fra antisionismo e antisemitismo.[8]

    Tra i detti personaggi il primo da citare è sicuramente il noto deputato PD Emanuele Fiano: per lui l’articolo 21 è espressamente “un problema”, e questo proprio in relazione alla necessità – impellente per tutta la “Israel lobby” italiana – di varare la famosa legge “antinegazionista”.[9] Che il problema sia di quelli seri si desume dal fatto che, come si è detto, è un pezzo che gli esponenti della detta lobby provano, senza ancora esservi riusciti, a fare in modo che preclari studiosi come Carlo Mattogno finiscano in galera anche in Italia.

    Con il ddl Mastella del 2007 erano arrivati a un passo dal traguardo: quella volta però fu un nutrito gruppo di storici (tra i quali, a onor del vero, c’erano anche degli ebrei intellettualmente onesti come Sergio Luzzatto) a mettersi di traverso.

    Adesso, ed è storia di questi giorni, ci riprovano: è proprio lo stesso Fiano ad aver presentato in Parlamento, insieme a Khaled Fouam Allam (un algerino che fa concorrenza, quanto a servilismo nei confronti dei sionisti, al più noto Magdi Allam) una proposta di legge che prevede il ripristino delle norme più liberticide della Legge Mancino (per poter così aggirare l’articolo 21 in funzione antirevisionista) estendendole alle presunte discriminazioni sessuali e di genere (e in questo caso nel mirino entrerebbero ad esempio tutti quei cattolici per i quali l’omosessualità è un’aberrazione).[10]

    La successione cronologica degli ultimi avvenimenti

    Basta fornire un riassunto di quanto è successo in questi ultimi trenta giorni per capire la pressione messa in campo dai nemici dell’articolo 21:

    Il 30 Marzo Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, chiede per l’ennesima volta una legge contro il “negazionismo della Shoah” associandolo, come sempre, al neonazismo;[11]
    il 4 Aprile il sito “Thule Toscana” viene posto sotto sequestro;[12]
    il 9 Aprile l’amministratore del sito “Thule Toscana” viene sottoposto a perquisizione da parte della Digos di Livorno, nella quale gli vengono (abusivamente, è bene ribadirlo) sequestrati libri di Carlo Mattogno perfettamente legali; l’11 Aprile Emanuele Fiano pubblica sul suo sito internet il testo della proposta di revisione della legge 85 del 2006; il 17 Aprile il Tirreno pubblica un articolo sensazionalistico sul caso “Thule Toscana” attribuendo al revisionismo dell’Olocausto valenze “gravi e sconvolgenti”.

    A questi fatti va aggiunto l’antefatto: la delazione contro Poggi da parte del blog-spazzatura “Perle complottiste”[13].

    Si tratta di un complotto? Se non è vero, come dice il detto, “è ben trovato”. Certo, il precipitare degli ultimi giorni è il frutto di qualcosa che bolliva in pentola da qualche tempo: l’impressione è che vi sia stato un evento catalizzatore che abbia favorito l’intraprendenza dei nemici del revisionismo. Non dimentichiamo che a Gennaio esplode il caso Williamson, ed è a Febbraio che “Thule Toscana” comincia a subire le “attenzioni” dell’autorità giudiziaria. D’altra parte, anche la pavida ritirata del Vaticano sulla questione del “negazionismo”, rispetto alla ben più dignitosa presa di posizione del 2007 di Civiltà Cattolica, non ha certo contribuito al formarsi di un clima favorevole alla libertà di parola e di espressione.[14]

    Tutto ciò fa pensare a René Guènon e alla famosa teoria massonica degli états d’esprit.[15]

    In ogni caso è bene ribadire che la presente iniziativa giudiziaria ha le caratteristiche di una scorciatoia (rispetto all’impostazione della legge 85 del 2006) e che la sottesa assimilazione di un metodo storiografico (il revisionismo) a un’ideologia (il razzismo) è speciosa e senza fondamento, se si esamina la questione in modo sereno e senza paraocchi ideologici.

    Conclusione

    Resta l’impressione che la “Israel lobby” sia potente, molto potente, ma non onnipotente (almeno: non ancora). Riesce a trovare audience con una certa facilità in certi settori della magistratura e del giornalismo ma non riesce ancora a sfondare in Parlamento: anche Alessandro Ruben, noto giudeo-massone del B’nai B’rith non ha ancora presentato la ventilata legge-mordacchia contro internet, nonostante le ripetute sollecitazioni. Forse perché su un tema trasversale come la libertà di coscienza e di parola, in Parlamento, esistono settori non irrilevanti di partiti come Lega e Forza Italia che non vedono di buon occhio la prevaricazione dell’articolo 21 della Costituzione. Da questo punto di vista, il governo Berlusconi (nonostante la presenza al suo interno di forze illiberali come i sionisti della disciolta Alleanza Nazionale) non sembra più “fascista” dei suoi oppositori del PD.



    NOTE

    [1] http://www.thule-toscana.com/
    [2] http://guide.supereva.it/diritto/int.../05/42468.shtm
    [3] http://www.governo.it/Presidenza/USR...GGE_240206.pdf
    [4] http://espresso.repubblica.it/dettag...onista/2078829
    [5] http://www.repubblica.it/2007/01/sez...-mastella.html
    [6] La sottolineatura in grassetto è mia.
    [7] Sulle differenze tra il disegno di legge Mastella e la legge 85 del 2006 si veda la puntuale analisi del prof. Claudio Moffa: http://21e33.blogspot.com/2007/09/un...-indietro.html
    [8] http://www.repubblica.it/2006/12/sez...oah/shoah.html
    [9] Vedi l’intervista concessa al giornalista RAI Massimiliano Giaquinto: http://www.radio.rai.it/radio1/invia...2008_11_22.ram
    [10] http://emanuelefiano.it/home/index.p...=127&Itemid=30
    [11] http://moked.it/blog/2009/03/30/paci...tare-un-reato/
    [12] http://www.stormfront.org/forum/showthread.php?t=589842
    [13] http://complottismo.blogspot.com/200...e-toscana.html
    [14] Confronta le dichiarazioni di Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede (http://www.repubblica.it/2009/01/sez...shoah.html?rss ) con quanto sostenuto dalla rivista dei gesuiti nel quaderno 3769: http://www.gazzettadisondrio.it/1118...erno_3769.html
    [15] http://santaruina.splinder.com/post/19825645/Etat+d

  3. #33
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  4. #34
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    Predefinito Riferimento: Revisionismo

    Dear thinkers



    1. Please be advised that owing to continued legal work preparation I shall again be in Melbourne for a while conferencing with our legal expert David Perkins - whose grasp of the legal issues involved in this 14-year battle is comforting to me. My responding to various email issues will thus be limited.



    2. Anyone who thinks that I have given up my beliefs, principles, opinions, etc, about the issues that have moved me can rest assurred there has not been a giving up, a re-canting of any sort. Mel Fowler- mel.fo@verizon.net – clearly recognised that, which was good, and Ardeshir Mehta’s - ardeshir@mac.com- insights on free expression comforted.



    3. As His Honour Justice Lander stated in court it was not his job to find whether the Holocaust happened or not but just whether there was a breach of the orders.



    4. My moral dilemma has been the problem of wending my way through the Order maze, and I did state in court that I found these orders to be absurd but nevertheless tried to stear my way through them, and as His Honour found, I did not do that successfully. For that I will be punished – a fine cannot be imposed because I have no assets; a community order seemed unrealistic to the judge – I wonder why? There is only the other alternative, a custodial sentence perhaps suspended. Whatever the form of punishment, free expression will be muted in my case until we clarify the issues further at a higher level in the judicial process.



    5. This whole exercise is also a learning exercise for all legal persons involved in this process, for example, Mr Margo, counsel for Jeremy Jones, did not understand the dialectic that postulates it is possible to tell the truth and obey the law. For him it was the Talmudic-Marxist dialectic of either telling the truth or obeying the law, which leads to the ‘I was only following orders‘ mindset. More of that later.

    6. The fight for free expression, and other things, goes on at a number of different levels in the world – have a view of Horst Mahler’s stance at http://www.rense.com/general85/horst.htm

    7. And now the item below, which is an example of a primitive unhealthy mindset seeking revenge for that which never happened! It’s amazing how few individuals there are who are actually prepared to stick their necks out for what they believe is worth fighting for – the comfort zone ensnares many individuals. Then again, there are those who financially make this fight possible – and I thank those individuals who dare risk losing their comfort zone for a cause that in the end gives meaning to life, which is the battle of the wills and the battle of developing our personal world view of things. Have a view of our front page where a picture explains the absurdities of holding on to a generation-gap view of society prevailing in the western democratic consumer-driven world – http://www.adelaideinstitute.org

    Cheers

    Fredrick Töben

  5. #35
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    Hanno sequetrato il sito: www.thule-toscana.com -
    era un sito che pubblicava notizie revisioniste
    scritti di Mattogno - verità sull'olocausto e altro sulle verità storiche e politiche -
    ma adesso si possono consultare i blog:

    http://olo-dogma.myblog.it/
    http://gentearia.splinder.com/

    per saperne di più scrivi a: gentearia@libero.it

  6. #36
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  7. #37
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    http://www.lefigaro.fr/flash-actu/20...-septembre.php.

    Dieudonné: procès le 22 septembre

    AFP
    05/05/2009

    L'humoriste Dieudonné comparaîtra le 22 septembre devant le tribunal correctionnel de Paris pour "injures raciales" après avoir remis sur la scène du Zénith le 26 décembre "le prix de l'infréquentabilité" à l'historien révisionniste Robert Faurisson.

    Cette date a été fixée aujourd'hui par les magistrats de la 17e chambre correctionnelle à l'occasion d'une audience de renvoi.

    Le parquet de Paris avait ouvert une enquête préliminaire le 29 décembre, confiée aux policiers de la Brigade de répression de la délinquance contre la personne (BRDP), après que l'humoriste eut accueilli sur la scène du Zénith à Paris M. Faurisson.
    Une personne déguisée en déporté juif avait à cette occasion remis à l'historien le "prix de l'infréquentabilité et de l'insolence".

    Robert Faurisson, plusieurs fois condamné pour négationnisme, fait l'objet d'une nouvelle enquête judiciaire pour avoir qualifié l'Holocauste de "religion officielle" qui "continue d'abuser des millions de gens par des procédés grossiers".
    Cette nouvelle provocation de l'humoriste avait suscité un tollé du monde politique et associatif.

    Dieudonné M'Bala M'Bala est au centre de l'actualité depuis dimanche, après l'annonce par l'Elysée qu'elle étudiait l'interdiction des listes "anti-sionistes" que l'humoriste veut présenter aux Européennes.

  8. #38
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    Predefinito Riferimento: Revisionismo

    Le origini di sinistra del negazionismo dell’Olocausto: in margine al caso Williamson
    “La via del negazionismo? Prima a sinistra”
    di Massimo Introvigne (il Domenicale, anno 8, numero 18, 2 maggio 2009, pp. 6-7)



    Prendiamo, a mo’ di esempio, le dichiarazioni del vescovo “lefebvriano” mons. Richard Williamson, che tanti problemi hanno causato alla Santa Sede. La questione avrebbe potuto indurre qualcuno a riconsiderare la storia del cosiddetto “negazionismo dell’Olocausto. Ma non è stato così. Questa storia è stata data per scontata, e all’opinione pubblica” è stato lasciato credere che si tratterebbe di un fenomeno sempre e soltanto “di destra” o “fascista”, così che cattolici a loro volta “di destra” o “fascisti” graviterebbero quasi naturalmente verso il negazionismo. È una versione che sembra credibile. Ma non è vera. Se ci si riferisce al filone principale del negazionismo – quello di lingua francese, trascurando per il momento le storie parallele che riguardano la Gran Bretagna, il Canada o gli Stati Uniti (e che sono a loro volta influenzate da quanto è successo in Francia) – si potrebbe dire che è quasi vero il contrario.

    Il negazionismo si compone di tre elementi. Nega che il regime nazional-socialista abbia avuto intenzione di sterminare gli ebrei. Nega l’esistenza delle camere a gas. E riduce il numero di ebrei uccisi nei campi di concentramento a proporzioni così basse da sfiorare talora lo zero. Benché il negazionismo preferisca farsi chiamare con il nome più rispettabile di “revisionismo”, sostanzialmente questo appellativo è inesatto. Se ci sono storici rispettabili i quali sostengono che questo o quel particolare sulla storia dell’Olocausto sia da rivedere, o che le ricostruzioni dei campi di sterminio da parte del “turismo della memoria” – soprattutto il più antico – non siano sempre state attendibili, il negazionismo è una posizione molto più drastica in cui di rispettabile e di storico rimane ben poco. Dal punto di vista della sociologia il negazionismo fa parte del rejected knowledge, cioè di quelle opinioni che la storia accademica ha scartato ma che affascinano ancora i teorici del complotto, per cui gli storici “ufficiali” sono sempre e necessariamente complici del Potere con la P maiuscola. Le varie forme di rejected knowledge si frequentano e si richiamano. Molti (non tutti, evidentemente) fra coloro che negano che gli attentati dell’11 settembre 2001 siano opera di fondamentalisti islamici e li attribuiscono ai servizi americani o a quelli israeliani – la forma più diffusa di teorie del complotto e di adesione a un rejected knowledge del nostro tempo – talora sono o diventano anche negazionisti dell’Olocausto. L’itinerario del vescovo Williamson, che può essere seguito attraverso le sue dichiarazioni e qualche rivistina di area, è stato precisamente di questo tipo. Frequentando un certo tipo di negazionisti dell’11 settembre e aderendo alle loro tesi Williamson a poco a poco è diventato anche un negazionista dell’Olocausto.

    Tra i primi sostenitori del negazionismo dell’Olocausto ci sono certamente autori che si dichiarano fascisti come Maurice Bardèche (1907-1998), il cognato del poeta Robert Brasillach (1909-1945), giustiziato in Francia dopo la Seconda guerra mondiale come collaborazionista. Brasillach non era solo il cognato di Bardèche: era il suo idolo. La protesta contro l’esecuzione di Brasillach diventa in Bardèche protesta contro tutte le epurazioni e contro il processo di Norimberga, a suo dire fondato su documenti falsi. Da un certo punto di vista i testi su Norimberga di Bardèche sono i primi scritti negazionisti, ma sfogliando la collezione del suo giornale Défense de l'Occident si scopre che gli articoli negazionisti per i primi anni rimangono isolati e occasionali. Il negazionismo “di protesta” di Bardèche sarebbe rimasto isolato e privo di argomenti se non fosse sceso in campo un personaggio di ben altro calibro negazionista, Paul Rassinier (1906-1967).

    Dopo avere aderito giovanissimo al Partito Comunista Francese ed esserne stato escluso nel 1932, Rassinier era diventato segretario della federazione di Belfort del Partito Socialista Francese. Di tendenze anarco-pacifiste al momento dell’occupazione tedesca fonda con altri il movimento clandestino Libération Nord. Arrestato dalla Gestapo, è torturato e deportato a Buchenwald. Tornerà a casa, ma ferito e invalido. Nel 1946 è eletto deputato socialista alla seconda Assemblea Costituente. Battuto alle successive elezioni politiche prende la strada del pacifismo integrale e dell’anarchismo sociale rappresentata dalla rivista Défense de l’homme del dirigente anarchico Louis Lecoin (1888-1971), amico di Rassinier fin dall’anteguerra. Da allora l’ex deportato svolge le sue attività nell’ambito della Federazione Anarchica. L’ambiente è litigioso: gli anarchici discutono su questioni di leadership e anche di denaro, che portano negli anni 1960 a diverse scissioni. Rassinier lascia la Federazione Anarchica per aderire a uno degli scismi, l’Alleanza Operaia Anarchica, e collabora anche con un’altra formazione scismatica, i Gruppi Anarchici di Azione Rivoluzionaria (di tendenza cosiddetta “nera e rossa”, anarco-comunista), continuando nello stesso tempo a militare nell’Unione dei Pacifisti alla cui origine si trova Lecoin.

    Solo negli ultimi tre anni di vita le polemiche sul negazionismo dell’Olocausto costringeranno Rassinier a dimettersi dall’Unione dei Pacifisti. Ma fino alla morte manterrà cordiali rapporti con spezzoni del movimento anarchico i quali ricorderanno alla sua scomparsa il militante del pacifismo integrale e della lotta anarchica contro l’ordine sociale e contro la religione (la militanza atea è un’altra costante dell’intera vita dell’ex deportato).

    Rassinier – che può dunque vantare di essere stato egli stesso deportato – dà al negazionismo le sue credenziali politiche e un insieme di argomenti (fra cui quello della non esistenza delle camere a gas) fondamentali per gli sviluppi futuri. Ma, al di là degli argomenti, quali sono le idee di Rassinier? Il tema principale di tutta la sua attività politica è il pacifismo assoluto di matrice anarchica, per cui qualunque pace è preferibile a qualunque guerra. La denuncia del nazismo come male assoluto tramite la descrizione dell’Olocausto, secondo Rassinier, rischia di essere fatale a questo tipo di pacifismo. Molti, infatti, si convinceranno che esiste almeno una guerra giusta, quella capace di far cessare crimini orribili come quelli perpetrati dai nazisti nei campi di sterminio. Per negare radicalmente l’idea di guerra giusta occorre – pensa Rassinier – negare il carattere unico, terribile, assoluto dei crimini nazisti, dunque negare l’Olocausto e le camere a gas. Gli argomenti tecnici in Rassinier – e lo stesso ritorno nel suo pensiero di un antisemitismo “sociale”, che vede nell’ebreo il capitalista per eccellenza riprendendo una vecchia tradizione della sinistra francese – sono sempre funzionali a un singolo tema di fondo, che è quello pacifista.

    Beninteso, una certa estrema destra ha ripubblicato e ripubblica Rassinier con genuino entusiasmo, spesso senza conoscerne la storia e i motivi. Ma i suoi, gli anarco-pacifisti, non si sono sbagliati e non l’hanno mai veramente abbandonato, nonostante lo scandalo pubblico del negazionismo nella seconda metà degli anni 1960 fosse così forte da costringere a caute prese di distanze. Tuttavia Rassinier è morto nel 1967 mentre la sua bibbia del negazionismo, La menzogna di Ulisse, è del 1950; e le polemiche su questo libro non hanno impedito all’ex deportato di rimanere un dirigente importante di organizzazioni anarchiche e pacifiste almeno ancora per un buon decennio.

    Il 1967 è l’anno della morte di Rassinier. È anche l’anno in cui Pierre Guillaume con un nucleo importante di amici abbandona Potere Operaio, che era stato fondato in Francia dal filosofo Jean-François Lyotard (1924-1998) nel 1963, dunque prima della nascita dell’omonima organizzazione italiana. Potere Operaio preferisce parlare di espulsione, ma in realtà Guillaume e i suoi se ne vanno prima di essere espulsi, e portano con loro un numero consistente di membri. Il gruppo di Guillaume prende il nome dalla libreria che gestisce, che era stata aperta nel 1965: La Vieille Taupe, “La Vecchia Talpa”, metafora della Rivoluzione che scava sottoterra per anni prima di venire alla superficie usata già da Karl Marx (1818-1883). Comunisti anti-sovietici, i seguaci del gruppo della Vecchia Talpa oscillano fra il situazionismo e il riferimento a Rosa Luxemburg (1871-1919). Separati da Potere Operaio, Guillaume e i suoi amici scoprono Amadeo Bordiga (1889-1970), il fondatore del Partito Comunista Italiano divenuto un marxista eretico e un critico comunista dell’antifascismo, che ritiene un inganno creato dal capitale per attirare i comunisti in alleanze innaturali e distoglierli dalla lotta contro lo Stato capitalista, che è sempre lo stesso nelle sue vesti democratica, fascista e anche stalinista. Lo stalinismo per Bordiga è infatti un capitalismo di Stato, un ennesimo travestimento del dominio del capitale, e anche la critica trotzskista dello stalinismo, in quanto non supera l’antifascismo, è insufficiente.

    Guillaume diventa uno dei leader del maggio 1968: secondo la storica Valérie Igounet, è forse il più importante leader “militare” del maggio parigino. Contemporaneamente, La Vecchia Talpa si ritrova nel pieno delle lotte intestine che dilaniano da sempre il bordighismo francese e internazionale, e scopre che la critica dell’antifascismo di Bordiga per molti ha come parte integrante una critica di quanto la storia afferma in merito all’Olocausto. Dal 1960 negli ambienti bordighisti gira un opuscolo, Auschwitz o il grande alibi, pubblicato anonimamente e da alcuni attribuito allo stesso Bordiga il quale, se non lo ha scritto, lo ha almeno approvato e – per quanto si sa – non lo ha mai criticato. A rigore non si tratta di un testo negazionista: denuncia l’uso di Auschwitz e dei campi di sterminio da parte dell’antifascismo per sostenere che le democrazie occidentali e lo stalinismo sovietico sono eticamente superiori al nazismo (mentre non lo sono), e afferma che gli ebrei furono deportati in quanto membri di una classe, la piccola borghesia, non più utile al capitalismo e non capace di difendersi perché divisa in se stessa. Il capitalismo – di cui il nazismo era uno dei mandatari – secondo l’opuscolo cercò in tutti i modi di evitare lo sterminio, economicamente inutile, degli ebrei (per esempio – si afferma – cercando di “venderli” ad altri Paesi), ma alla fine molti di loro furono effettivamente uccisi non in quanto ebrei, ma in quanto “scarti del processo capitalista di produzione”.

    L’opuscolo contiene evidenti contraddizioni, le quali spiegano perché Guillaume – dopo avere scoperto quasi per caso Rassinier – lo legga con entusiasmo e, mantenendo l’architettura concettuale del testo bordighista su Auschwitz, ne cambi gli elementi di fatto: non solo il nazismo ha cercato di evitare lo sterminio degli ebrei, in realtà non lo ha mai compiuto, e si tratta dell’ennesima invenzione della propaganda antifascista il cui carattere perverso Bordiga aveva da tempo compreso. Non tutti i bordighisti, e neppure tutti i fondatori della Vecchia Talpa, sono d’accordo, ma parte qui un itinerario che dagli anni 1970, e fino a oggi, porterà La Vecchia Talpa di Guillaume a diventare il principale centro europeo del negazionismo dell’Olocausto. Nel 1978 il gruppo della Vecchia Talpa (di cui peraltro si dovrebbero distinguere successive incarnazioni, in cui i protagonisti cambiano anche se restano il nome e il ruolo centrale di Guillaume) incontra Robert Faurisson, un docente universitario di letteratura di Lione che si è appassionato al negazionismo ed è diventato l’erede intellettuale di Rassinier. Faurisson è sempre stato molto reticente sulle sue idee politiche, non invece su quelle religiose e sulla sua militanza nell’Unione degli Atei. Comunque sia, alla fine degli anni 1970 accetta con gioia il sostegno della Vecchia Talpa, che inserisce le sue tesi in uno schema bordighista, così come più tardi non avrà reticenze ad accettare l’aiuto di ambienti neo-nazisti e nel dicembre 2006 sarà a Teheran ospite del presidente iraniano Ahmadinejad.

    Sempre nel 1978 la Libreria delle donne, storica libreria femminista parigina, è assalita da un commando di otto donne mascherate armate di rasoi e spranghe di ferro. Le responsabili dell’aggressione non saranno mai identificate, ma a Lione compaiono manifesti che inneggiano all’assalto. Sono firmati dagli amici di una rivista, La Guerre sociale, pubblicata dal 1977 come prosecuzione di King Kong International, da un gruppo di militanti post-sessantottini legati all’Organizzazione dei giovani lavoratori rivoluzionari. Secondo i manifesti l’opposizione fra femministe e maschilisti è un nuovo trucco del capitalismo – esattamente come l’opposizione fra fascisti e antifascisti – per nascondere ai lavoratori la verità secondo cui esiste un unico vero antagonismo, quello fra capitale e lavoro. Se nel 1978 aveva difeso le protagoniste dell’attentato di Parigi, nel 1979 La Guerre sociale difende Faurisson, sotto processo a Lione, diffondendo un opuscolo dal titolo Chi è l’ebreo?, il cui titolo fa allusione al fatto che il vero “ebreo”, nel senso di soggetto discriminato e perseguitato, sarebbe il professore negazionista. La Guerre sociale inizia a collaborare con la Vecchia Talpa, ma le due posizioni non sono identiche. Nel gruppo della rivista è più chiara l’idea di riportare il negazionismo alla matrice e alle posizioni ideologiche di Rassinier. Ne seguiranno interminabili dispute teoriche fra Guillaume, il gruppo de La Guerre sociale e dissidenti che fonderanno una rivista concorrente, La Banquise, al cui centro stanno tesi di un teorico del cosiddetto comunismo di sinistra, Gilles Dauvé. Si tratta però per anni di scontri tra varianti del negazionismo, anche se alcuni dei protagonisti della controversia finiranno per prenderne le distanze nel corso degli anni 1980. Tra questi ci sarà Gabriel Cohn-Bendit, fratello del leader del maggio francese Daniel Cohn-Bendit e teorico dell’educazione alternativa, il cui impegno negazionista – per quanto di breve durata (1979-1980) – gli sarà spesso rimproverato nel corso della successiva carriera culturale e politica. Seguire le dispute dottrinali sull’esatta interpretazione di Marx e di Bordiga è molto faticoso. Resta tuttavia il dato secondo cui in molti Paesi i bordighisti giocano un ruolo importante nel far conoscere il negazionismo dell’Olocausto: così in Italia, con le attività delle edizioni bordighiste (che oggi preferiscono definirsi post-bordighiste) Graphos di Genova, traduttrici di molti classici del negazionismo.

    Alla fine degli anni 1980, anche a causa di queste dispute interminabili, La Vecchia Talpa sembra in crisi, ma in compenso un articolo del 1987 di una delle figure storiche del mondo anarchico francese, Maurice Joyeux (1901-1991), apparso sull’organo ufficiale della Federazione Anarchica Le Monde libertaire, commemora Rassinier a vent’anni dalla morte e ne rivendica l’opera come pienamente appartenente alla tradizione degli anarchici. Quanto alla Vecchia Talpa, si rilancia in grande stile negli anni 1990 grazie a un apporto imprevisto. Uno dei protagonisti più importanti sul piano culturale del 1968 francese e del marxismo dissidente, il filosofo Roger Garaudy, convertito all’islam, va a trovare nel 1995 Pierre Guillaume e gli propone di pubblicare in modo discreto, in una tiratura limitata, I miti fondatori della politica israeliana, un testo in cui il filosofo sostiene che il mito dell’Olocausto è stato inventato dagli ebrei per giustificare l’esistenza di Israele e le ingiustizie commesse verso i palestinesi. Per quanto discreta, la pubblicazione fa scandalo e porta a un processo e alla condanna di Garaudy. Ma si tratta di un colpo mediatico di grande effetto che fa conoscere il negazionismo, grazie anche al fatto che una figura popolare come l’abbé Pierre (Henri Grouès, 1912-2007), il “prete dei poveri” fondatore del Movimento Emmaus, si presenta a testimoniare in favore dell’integrità dell’amico Garaudy, pur dichiarando di non condividerne il negazionismo. Nasce qui una terza fase dell’opera di Guillaume e della stessa storia del negazionismo. Se l’invenzione dell’Olocausto era stata attribuita al capitalismo per giustificare dapprima la guerra e quindi la repressione delle lotte operaie e studentesche attirando le sinistre parlamentari con il mito dell’unità antifascista, ora il dito è puntato sullo Stato d’Israele, e il negazionismo è esportato in modo massiccio nei Paesi musulmani, dove trova sostenitori e finanziatori in nome della lotta contro il sionismo e per i palestinesi. Oggi sono l’Iran di Ahmadinejad e il fondamentalismo islamico i maggiori appoggi su cui può contare il negazionismo.

    Ripetiamolo ancora una volta: nessuno intende negare che militanti che a vario titolo possono essere definiti “di estrema destra” abbiano accolto con entusiasmo e diffuso le tesi negazioniste. Tuttavia la linea principale, il “nucleo duro” del negazionismo che va da Rassinier alla pluridecennale attività della Vecchia Talpa sfociando nell’antisionismo negazionista filo-iraniano e filo-palestiniese di oggi fa parte piuttosto della storia di una certa sinistra anarchica, insurrezionalista e “comunista di sinistra”.

    E i cattolici tradizionalisti legati alla Fraternità San Pio X di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991)? Cercando con grande attenzione si trova qualche episodio più o meno isolato. Nel 1978 salta in aria l’automobile di François Duprat (1940-1978), un giovane militante che da trotzskista è diventato fascista e stretto collaboratore di Maurice Bardèche, mantenendo un forte impegno anti-israeliano e di sostegno all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Fondatore di un’Unione per la liberazione della Palestina, la sua morte – mai chiarita – è facilmente attribuita ai servizi israeliani, anche se l’inchiesta suggerirà che Duprat aveva qualche rapporto anche con i servizi francesi e forse con quelli sovietici. Duprat interessa alla nostra storia perché, dopo un periodo di silenzio, aveva rilanciato in grande stile sulle pubblicazioni di Bardèche il negazionismo, esercitando sul punto un’influenza sull’amico Jean-Marie Le Pen (che non ha mai rinnegato Duprat e continua a rendergli commossi omaggi). Il funerale di Duprat è celebrato con grande concorso di folla a Saint-Nicolas-du-Chardonnet da don François Ducaud-Bourget (1897-1984), amico di monsignor Lefebvre che nel 1977 aveva “occupato” la chiesa parigina per celebrarvi la Messa tradizionale. Per scrupolo di completezza questo episodio – insieme alla difesa, in nome più della libertà di espressione che di una vera condivisione d’idee, di negazionisti condannati dai giudici francesi da parte di questa o quella personalità o rivista vicina alla Fraternità San Pio X nel corso degli anni 1980 e 1990 – non può mancare di essere citato. Ma è necessario sottolinearne anche il carattere isolato. Monsignor Lefebvre non ha mai mostrato simpatie per il negazionismo e del resto suo padre René (1879-1944) era stato esponente di spicco della resistenza anti-nazista ed era morto a seguito delle percosse ricevute nel campo di concentramento di Sonnenburg.

    Un qualche cambiamento si è verificato nel 2001. Il negazionismo dell’11 settembre – un vento che ha percorso molte destre, così come molte sinistre – ha aperto anche nella Fraternità San Pio X la porta alla pubblicazione di articoli e al contatto con personaggi che sono negazionisti anche dell’Olocausto (il che, ribadiamolo ancora una volta a rischio di ripeterci, è una caratteristica presente in alcuni ma non in tutti i negazionisti dell’11 settembre). Questa tendenza ha finito per coinvolgere anche uno dei vescovi della Fraternità, appunto monsignor Williamson. L’accorato invito di Benedetto XVI a sorvegliare con più attenzione la presenza di queste derive in futuro può valere, forse, anche come invito a studiare seriamente la storia e le radici del negazionismo dell’Olocausto.

  9. #39
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    Predefinito Riferimento: Revisionismo

    Publications de Robert Faurisson en langue française (mai 2009)

    Ces publications peuvent se commander aux
    Éditions Akribeia, 45/3, Route de Vourles, 69320 Saint Genis Laval (France)
    règlement par carte bancaire, chèque, virement, mandat ou en espèces. A l’exception des quatre dernières, lesdites publications peuvent également se commander sur le site http://www.akribeia.fr



    Littérature

    A-t-on lu Rimbaud ? (1961, 3e édition 1991), 20 € (+ 5 € de port)

    A-t-on lu Lautréamont ? (1972), 9,50 € (+ 5 € de port)

    [La Clé des Chimères et Autres Chimères de Nerval (1977), (épuisé)]

    Mon révisionnisme littéraire, CD et livret (2003), 15 € (+ 5 € de port)



    Histoire

    Textes de R. Faurisson dans : Serge Thion, Vérité historique ou vérité politique ? Le dossier de l’affaire Faurisson / La question des chambres à gaz ; contient, en particulier, une étude du Journal d’Anne Frank (1980), 23 € (+ 5 € de port)

    Mémoire en défense contre ceux qui m’accusent de falsifier l’histoire (1980), 30 € (+ 5 € de port)

    Réponse à Pierre Vidal-Naquet (1982), 14 € (+ 5 € de port)

    Épilogue judiciaire de l’affaire Faurisson (signé « Jessie Aitken ») (1983), 4 € (+ 3 € de port)

    Le Révisionnisme de Pie XII (2002, 2e édition revue et corrigée, 2009), 10 € (+ 5 € de port)

    Réponse à Jean-Claude Pressac (1994, 3e édition 2005), 13 € (+ 5 € de port)

    Écrits révisionnistes 1974-1998, 4 vol., 50 € (1999 ; en 2004, 2e édition, revue et corrigée) (+ 10 € de port). Le cinquième volume (1999-2004) vient de sortir en mars 2009. L’ensemble des cinq volumes, soit plus de 2500 pages, coûte 80 € (+ 10 € de port)

    Études révisionnistes, volume 5, 2008. Cet ouvrage de près de 600 pages contient, en son début, 230 pages de « Textes de Robert Faurisson (2004-2007) », 35 € (+ 5 € de port)

    En confidence

    En confidence / Entretien avec l’Inconnue, 10 € (+ 5 € de port). Daté de décembre 2007, cet entretien paraît ici, en avril 2009, sous la forme d’un élégant opuscule de 78 pages à diffuser autour de soi. L’Inconnue révélera son nom ultérieurement.

    N. B. : Cette liste ne comprend pas des préfaces, études ou articles parus dans différentes revues littéraires ou historiques ; elle ne comprend pas non plus des CD ou des DVD en rapport avec le révisionnisme historique.



    L’auteur ne perçoit rien sur la vente de ses publications.

  10. #40
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    Predefinito Riferimento: Revisionismo

    Citazione Originariamente Scritto da Harm Wulf Visualizza Messaggio
    la Procura di Arezzo ha infatti oscurato nei giorni scorsi il sito “Thule Toscana”
    non si potrebbe semplicemente aprire questi siti in web hosts stranieri? L'Argentina per esempio.

 

 
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