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Discussione: Vai col gender!

  1. #251
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Donna lombarda, addio o arrivederci? | L'Indipendenza Nuova

    Efficiente, diligente, rapida, sbrigativa. Infaticabile. Memoria implacabile. Severa ma più con se stessa che con gli altri, Rispettatissima e stimatissima. In famiglia la vera organizzatrice e responsabile educativa e finanziaria. Ma anche fuori, in qualunque posto di lavoro la donna lombarda eccelle, senza fronzoli ma sempre presente, rapida ed efficace verso l’obiettivo.Porta da secoli con disinvoltura quello che il pensiero moderno dominante definisce un giogo e cioè l’accettazione non polemica delle necessità inesorabili della vita familiare e sociale.
    Necessità a cui l’uomo e la donna si sottomettevano in modo diverso, complementare.
    Se è bella non esagera nell’uso delle armi “bioniche” e quando lo fa il risultato è stridente. Tiene, di solito, un profilo non troppo alto e folgorante anche se conosce tutti i modi e i trucchi che agiscono sull’immagine. Una esondante Valeria Marini o una statuaria Monica Bellucci non potrebbero mai essere donne lombarde che non amano (per ora?) iper nudismi e iper visibilità statuarie.
    La sintonia col mondo era ed è fondamentale per la donna lombarda sensibilissima al giudizio “della gente” e delle altre donne.
    Anche nella vita parrocchiale delle nostre zone, a differenza di quella politico amministrativa comunale affidata generalmente ai maschi, la donna lombarda ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Il capo supremo è il prete ma lui sa, e tutti possono vedere, che le truppe principali sono le donne.
    La sessualità o meglio la libidine era governata generalmente dalla donna con tranquillo distacco.
    Se il neonato piange bisogna allattarlo, se l’uomo di casa freme bisogna accontentarlo. La libidine maschile era gestita con questo atteggiamento … maternalistico. Nel vecchio mondo la libidine era stata incatenata con le due catene del matrimonio e della prostituzione. E li viaggiava. Oggi ..?
    E il bravo ometto lombardo aveva imparato a stare al gioco a cui partecipava volentieri lavorando senza tregua. Quante volte, osservando le coppie qui al nord, mi sono detto che vedevo un quadro simile a quello dei millenari Maria e Giuseppe: la donna in piena attività creativa e costruttiva, assecondata dall’uomo buono, spontaneamente sottomesso al grandioso e gravoso obiettivo della moglie-madre.
    In questo circolo organizzativo sta forse il segreto profondo della mitezza del maschio lombardo e comunque della sua disponibilità anche alla lotta totale solo se si sente spalleggiato dalla super donna.
    Ma un giorno non lontano le dissero …..che stava soffocando la propria di libidine e se stessa.
    Quando hanno cominciato a circolare messaggi sulla liberazione della donna dall’oppressione maschile la donna lombarda non capiva. Sentiva perplessa le esclamazioni disperate di una Mia Martini contro gli uomini che non cambiano, o le esortazioni alla “impudicizia” di altre come Loredana Bertè o Gianna Nannini. Ma le ascoltava e le ascolta con distacco. Non si sentiva, e credo non si senta, proiettata in quelle direzioni. Non si sentiva sottomessa al maschio, perchè non lo era.

    Si, ammettiamolo, la moda ha inciso ovunque. L’avventurismo sessuale ed emotivo hanno fatto breccia. La triste (ma fasulla) storia di Marinella, un’altra delle a mio parere demoniache canzoni di De Andrè, ha commosso e spinto (assieme a mille altri input convergenti) a desiderare l’avventura amorosa anche là dove sembrava impossibile. Il bisogno di misurarsi con il frutto, prima proibito ed oggi reclamizzato, dell’ estasi e della seduzione amorosa liberate dai doveri, dalle responsabilità e dalle paure è diventato potente. La satisfation libera, pronta e total hanno ormai occupato di forza il centro della scena. La grandiosità della donna madre e moglie è stata scalfita, forse spezzata.
    Così le relazioni uomo donna si sono complicate e la disfatta della famiglia è grande.
    Ma il risultato non è ancora il cambiamento della tavola dei valori e delle priorità, che restano, seppure contortamente, i figli (quando ci sono), il benessere dignitoso, la stima e il rispetto del mondo.
    E questa contraddizione tra la natura storica profonda della donna lombarda e la prevalente moda esistenziale genera gravi lacerazioni. La donna lombarda vuole essere in sintonia con l’ambiente circostante, anzi spesso lo considera il punto di partenza e di arrivo del proprio esistere. E proprio ciò le crea molti problemi oggi, dato che il modello femminile promosso dai media è in contrasto con le sue tradizionali abitudini e qualità. Non si capisce più, o non ancora, cosa voglia il “mondo” e quale rapporto ci sia tra il mondo mediatico onnipresente e le relazioni base della vita quotidiana.
    La donna stravagante, polemica, sfrontata, iper-reattiva, seduttiva, futile, non abita facilmente nel tabernacolo della donna lombarda. Però c’è entrata. E adesso lì il gelo e l’arsura si alternano.
    E l’ometto non sa più cosa fare e ne combina di tutti i colori. Basta guardare i massimi livelli politici degli ultimi 25 anni, Berlusconi, Bossi, Calderoli, Formigoni, Maroni, Salvini, ma anche in basso è il caos.
    Entrambi, donna e uomo, stanno cercando. Speriamo si trovi presto un nuovo equilibrio.

  2. #252
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    La statua di Ratzinger nella diocesi anti gender
    L’agenzia Adista del 15 ottobre ha dato notizia dell’erezione di una statua a Benedetto XVI a Sulmona. Il bronzo in grandezza naturale sta alle spalle della cattedrale e tutto il resoconto informa che la cosa è stata fortemente voluta dal vescovo Angelo Spina. Informa anche che pochissima gente è venuta all’inaugurazione. La statua doveva celebrare la visita di quel Papa il 4 luglio 2010 e ancora si viene informati che, pure in quel giorno, c’era pochissima gente.
    Ci informa anche dello sdegno dell’Uaar de L’Aquila (di cui non si fa fatica a immaginare la consistenza numerica), perché «una città intera non può essere rappresentata dalla sola religione cattolica». Infatti, com’è noto, a Sulmona spesseggiano i buddhisti, gli shintoisti, i musulmani delle due osservanze (sciiti e sunniti), gli animisti banthu, i sikh e perfino i giaininisti che spazzano le strade.
    Suggeriamo alla sindaca (new style sardo) di invitare i rispettivi leader così da commemorare in bronzo anche la loro visita: chi entra in Sulmona verrà accolto da una foresta di statue bronzee in grandezza naturale e la città potrà entrare nel Guinness, con notevoli ricadute turistiche. La stessa agenzia, inoltre, ci fa sapere che la legge vieterebbe le statue di persone viventi (giriamo la notizia al paese natale di Manuela Arcuri, ndr.) e che detta legge è stata furbescamente aggirata appigliandosi alla storica visita papale: il monumento è solo un souvenir dell’evento, mica una glorificazione di Ratzinger.
    Infine, la medesima agenzia ha ritenuto di dover riportare le parole di don Raffaele Garofalo, che non è un prete di Sulmona, bensì di Pacentro, comune dell’aquilano. E solo le sue. Naturalmente, dette parole erano in stile col resto del report: «La realizzazione della statua a Ratzinger non è stata ritenuta prioritaria, dalla maggioranza dei cittadini, rispetto ai tanti bisogni della società civile e religiosa della città».
    Un prete di Pacentro sì che sa cosa pensano gli abitanti di Sulmona, mica il vescovo. Ancora: «La visita del papa emerito infatti è stata abbondantemente “testimoniata” con l’immagine di Ratzinger posta nella lunetta della facciata della cattedrale, accanto a quella di Celestino V». Una lunetta, come tutti sanno, è molto più «abbondante» di una statua in grandezza naturale. Lunetta, poi, velenosa: gli unici due papi dimissionari insieme. Ma non solo la lunetta: «Nell’abside del tempio troneggia inoltre un dipinto con le figure di Benedetto XVI e di mons. Spina, ad imitazione del più tradizionale costume rinascimentale degli alti prelati». Troneggia.
    Ma non è finita: «In via di allestimento è inoltre un museo degli oggetti e paramenti papali usati e indossati da Benedetto XVI, che si spera sfugga ad ogni tentazione idolatrica». Tentazione idolatrica? Ma non aveva detto che i sulmonesi avevano snobbato Ratzinger per due volte? Boh. Ed ecco il gran finale: «Quanto ai “frutti spirituali” di tali spettacoli spetterà a Dio esprimere il suo giudizio imparziale, ma è certo che la Fede evangelica percorre strade diverse da manifestazioni appariscenti che Cristo condannava nelle cerimonie dei Farisei».
    Ipse dixit, cioè don Garofalo da Pacentro, che stigmatizza «una iniziativa arbitraria, utile, forse, a soddisfare mire strumentali, certamente estranea ad un concetto di autentica spiritualità». Capito, Michelangelo e Raffaello? Ma non sarà –…a pensar male…- che il vescovo di Sulmona è attualmente nel mirino per le sue affermazioni anti-gender? Sul sito «La Fede Quotidiana», infatti, sono apparse queste sue parole: «Oggi il mondo è impregnato da una ideologia che spaccia per diritti quelli che in realtà sono arbitrio. La stessa politica in Italia ne ha dato prova correndo per approvare la legge sulle unioni civili che certamente non erano la priorità, ma sono figlie di potenti e ricche lobby. Io non discuto i diritti individuali, ma non è possibile accostare come è stato fatto, la famiglia naturale composta da uomo e donna aperti alla vita con altri tipi di unione. Spiacevolmente anche la stampa e i media spesso danno una pessima informazione, orientata a far credere che tutto sia lecito e permesso nel nome di una falsa libertà».
    La statua di Ratzinger nella diocesi anti gender

  3. #253
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Erezione, sul ... mona.
    Bah!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #254
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    «Gay non si nasce», bufera su scienziati onesti
    di Tommaso Scandroglio
    Lawrence S. Mayer è docente di statistica e biostatistica presso l’Università dell’Arizona. Paul R. McHugh è professore di psichiatria e scienze comportamentali alla Johns Hopkins University School of Medicine. Insieme hanno vergato un articolo scientifico pubblicato sull’ultimo numero di The New Atlantis dal titolo “Sessualità e genere. Risultati di carattere biologico, psicologico e sociale”.
    Gli autori, dopo accurata revisione di differenti studi, dichiarano che "le prove scientifiche non supportano la tesi che l'orientamento sessuale è una proprietà innata e biologicamente fissata nell'essere umano (l'idea che gli individui sono 'nati così')". In merito alla cosiddetta identità di genere la musica non cambia: “gli studi scientifici non supportano l'ipotesi che l'identità di genere sia una proprietà innata e umana fissa e indipendente dal sesso biologico, cioè che una persona è ‘un uomo intrappolato nel corpo di una donna’ o ‘una donna è intrappolata nel corpo di un uomo’, come se ci fosse un errore nel suo corpo e nei suoi genitali”.
    Nè ci sarebbero cause neurobiologiche alla base del transessualismo. Le cause dovrebbero essere rinvenute non tanto nella genetica bensì nei fattori ambientali. Ad esempio il duo Mayer-McHugh fa sapere che le persone omosessuali hanno subito violenze sessuali con una frequenza doppia o tripla rispetto alle persone eterosessuali.
    Riguardo poi all’asserita immutabilità dell’orientamento sessuale l’articolo tiene a precisare che l’80% dei maschi adolescenti che accusa un orientamento omosessuale lo abbandona nell’età adulta. Lo stesso dicasi per le disforie di genere anche manifestate in età infantile: dopo poco tempo queste scompaiono.
    Un’altra sezione dell’articolo riguarda la salute mentale delle persone omosessuali e di quelle transessuali. "I membri della popolazione non-eterosessuale – si legge nello studio - sono 1,5 volte più a rischio di disturbi d'ansia rispetto ai membri della popolazione eterosessuale, così come hanno circa il doppio di rischio di depressione: è poi 1,5 volte più alto il rischio di abuso di sostanze e quasi 2,5 volte più alto rischio di suicidio". In merito a quest’ultimo aspetto i transgender corrono il rischio di suicidarsi con un tasso del 41%, quando la media nella popolazione americana è meno del 5%. Gli autori tengono a precisare che questi numeri non tendono comunque a diminuire in quegli ambienti fortemente inclusivi. Tanto per ricordare che la cosiddetta “omofobia interiorizzata” pare spesso solo una scusa.
    L’articolo ha fatto imbufalire molti. Non c’è da stupirsi. Tanto più che entrambi gli autori, seppur in modo diverso, provengono dalla Johns Hopkins University, l’università che ha dato i natali accademici al dott. John Money, pioniere delle ricerche sulla cosiddetta “identità di genere”, neologismo da lui stesso inventato per sdoganare la transessualità e l’omosessualità. E così 670 persone hanno firmato una petizione per chiedere al dipartimento di medicina della Johns Hopkins di sconfessare l’articolo. Tra i firmatari abbiamo 264 ex alunni, 200 studenti, 30 docenti, e 100 altre persone tra impiegati e collaboratori dell’università.
    E mentre Mayer e McHugh mettono a repentaglio la loro carriera ribadendo ciò che molti studi scientifici ormai da tempo asseriscono, cioè che l’omosessualità e la transessualità non sono congenite e che queste persone hanno seri problemi di salute, ecco che, dall’altra parte dell’Oceano, il canale televisivo inglese BBC regala posti di lavoro ai gay, imponendo quote LGBT nei propri programmi e nel suo organico.
    Charlotte Moore, direttrice per i contenuti della BBC, ha dichiarato: “Il futuro della BBC dipende dal rimanere rilevanti per tutti i nostri contribuenti e dal riflettere la moderna Gran Bretagna in modo autentico. Il pubblico rimarrà sintonizzato se percepisce che le loro vite e le loro aspirazioni vengono riflesse in Tv”. Detto fatto. Entro il 2020 la BBC si è impegnata a raggiungere una quota minima sindacale di gay e trans sia tra coloro che stanno davanti alla telecamera sia tra chi sta dietro. Parimenti per altre categorie ritenute “socialmente fragili” quali le minoranze etniche, i disabili e le donne (50% di presenza minima). In merito alle persone omosessuali, ci troviamo di fronte sicuramente ad una sovra-rappresentanza, dato che le persone omosessuali sono circa l’1-2% della popolazione. Quindi al bando il principio meritocratico: meglio un omosessuale inetto che un bravo etero ma fuori quota.
    Altro che quote latte o quote rosa, queste sono quote arcobaleno volute addirittura dal governo inglese, il quale ha tirato le orecchie ai vertici della BBC: 8% è poco, dobbiamo arrivare al 10% altrimenti scattano sanzioni pecuniarie. Manco si parlasse del PIL. John Whittingdale, segretario di Stato per la cultura, ha infatti dichiarato che l’emittente dovrà arrivare “entro il 2020 al 15% dei ruoli di leadership per le minoranze etniche, al 10% per gli LGBT e all’8% per i disabili”. Non solo la sicurezza del posto fisso, ma pure di livello dirigenziale.
    Insomma se sei gay hai una marcia in più nel mondo del lavoro e se non lo sei magari ti viene pure la tentazione di cambiar “parrocchia”, spernacchiando il mostro della disoccupazione che ormai sbranerà solo maschi bianchi, eterosessuali e con famiglia naturale a carico. Se poi sei nera, lesbica e con una certa percentuale di invalidità stai pur certa che un posto alla BBC non te lo potrà negare nessuno.
    La quota minima di omosessualità ricorda tanto le percentuali minime che troviamo indicate nei prodotti alimentari. Ad esempio per dirsi aranciata un liquido zuccheroso deve avere almeno il 12% di arance. E così per dirsi democratica ed inclusiva una società, un’azienda e forse un giorno anche un’intera nazione dovranno avere almeno un decimo di omosessuali al loro interno. Al di sotto si fa discriminazione.
    «Gay non si nasce», bufera su scienziati onesti


    Blitz di Forza Nuova: manichini impiccati contro le "nozze gay"
    Marrazzo: "Devono andare in galera"
    Lucio Di Marzo
    "I militanti di Forza Nuova hanno effettuato un blitz nei pressi dell'hotel Ergife, dove nel fine settimana si terrà il Gaywedding, la kermesse dedicata alle unioni civili".
    Così il movimento politico annuncia su Facebook un blitz compiuto questa notte, quando sono stati impiccati due manichini ed è stato affisso uno striscione che recitava "State uccidendo la famiglia".
    Sui social network Forza Nuova scrive che si sta "facendo passare a livello sociale un concetto mostruoso, ossia che la famiglia possa essere anche omosessuale". E aggiunge: "Il nostro messaggio è chiaro: esiste una sola famiglia ed è quella naturale, formata da madre padre e figli".
    Netta la condanna di Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay center, che risponde: "Un solo commento merita il blitz di Forza Nuova nei pressi dell'Hotel Ergife dove si sta per aprire la manifestazione Gay Wedding. Forza Nuova in galera".
    Blitz di Forza Nuova: manichini impiccati contro le "nozze gay" - IlGiornale.it



  5. #255
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Ricordo, nella milano di albertini, dei manichini di bambini impiccati considerati opera d'arte.

    I politically correct approvavano.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #256
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Ricordo un partito, ed il suo sindacato, che divorava i preti, odiava i gay e non avrebbe mai concesso spazio ad estranei prima dei propri operai...
    Forse l'ho sognato.
    Anzi. Sicuramente l'ho sognato.
    Perchè nella realtà vedo che i suoi seguaci oggi legano come nessun altro coi preti, votano, ubbidendo come automi felix, per i gay e per gli estranei che rubano loro case, lavoro e servizi.
    E sono pure d'accordo per andarli a prendere a frotte.
    Persino sapendo che quelli violenteranno le loro donne, le loro figlie, le loro madri.
    Felici.
    Ecco cosa sono.
    Felici!
    Di appartenere a quel meraviglioso mondo
    Verniciato esternamente di rosso.
    Dentro di merda.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #257
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    No alla torta pro unioni gay. Pasticceria condannata ancora
    Secondo il giudice il cliente, attivista per i diritti omosessuali, è stato discriminato
    Lucio Di Marzo
    È arrivata oggi la conferma della condanna per una pasticceria di Belfast, la Ashers baking company, che già lo scorso anno era stata ritenuta colpevole per essersi rifiutata di produrre una torta con un messaggio a favore delle nozze gay.
    "Sostieni il matrimonio gay", avrebbe dovuto recitare quel dolce, che la pasticceria si era però rifiutata di confenzionare, portando a casa una condanna in primo grado. Una vicenda che in Irlanda del Nord aveva avuto una eco notevole, unica tra le aree del Regno Unito dove le unioni omosessuali non erano ancora legali.
    L'ordinazione di Gareth Lee, un attivista omosessuale, era stata rifiutata e la questione era stata portata di fronte a un giudice, che ora ha di nuovo dato ragione al cliente. "Quest'ordine è in contrasto con i nostri convincimenti e con quanto viene insegnato dalla Bibbia", si era difeso allora Daniel McArthur, manager della pasticceria.
    Nel frattempo l'Irlanda del Nord ha legalizzato le nozze tra persone dello stesso sesso e il tribunale d'Appello sostenuto che è stato violata la legge britannica sui diritti umani e che il cliente che voleva una torta per un evento a favore delle unioni gay è stato vittima di discriminazione.
    No alla torta pro unioni gay. Pasticceria condannata ancora - IlGiornale.it


    Caso Kaydance: donna scappa dalla moglie per raggiungere il padre biologico
    Immaginate due donne gay che si conoscono attraverso una chat, si sposano, e successivamente decidono di avere un figlio. Dopo aver fatto ricorso alla tecnica dell’inseminazione artificiale però, la più giovane delle due scappa con il padre biologico per tutelare il benessere della figlia di due anni. No, non stiamo raccontando la trama di un romanzo di una nuova Jane Austen, ma la notizia di una coppia di donne che sta facendo il giro del mondo, dividendo l’opinione pubblica.
    Stando a quanto riportato dal Times, la più giovane della coppia e madre biologica della bambina, Lauren Etchells, avrebbe ritenuto opportuno fuggire dal Canada per raggiungere il padre naturale della bambina (con il quale avrebbe una relazione) in quanto, il contesto in cui viveva non le avrebbe garantito un’infanzia “priva di turbamenti psicologici”. Di Lauren, infatti, si sarebbero perse le tracce lo scorso 8 maggio quando, insieme al padre, avrebbe preso un volo per Londra per allontanare la figlia dalla moglie. Attraverso una lettera indirizzata alla testata anglosassone la donna ha affermato che la figlia Kaydance starebbe meglio con lei piuttosto che nella trappola del politicamente corretto e della burocrazia. Di tutta risposta l’ex coniuge, la signora Brown, avrebbe lanciato un appello attraverso i media canadesi, sottolineando di quanto fosse egoista il comportamento di Lauren e che, negandole la possibilità di festeggiare il secondo compleanno, le starebbe facendo passare “una vita in fuga”.
    Intanto, mentre gli investigatori canadesi in collaborazione con l’Interpol cercano di individuare la “fuggitiva” Lauren, l’ex coniuge ha creato la pagina Facebook “Where in the World is Kaydance?” in cui chiede disperatamente aiuto al popolo del web per ricevere informazioni che possano aiutarla a ritrovare la bambina. Insomma, sarebbe un ottimo racconto per gli amanti degli intrighi tipici dei migliori romanzi rosa se non fosse per la triste realtà che purtroppo sta vivendo la bambina, ancora una volta, la storia si sta inevitabilmente ripercuotendo sulla vita di un minore.
    Caso Kaydance: donna scappa dalla moglie per raggiungere il padre biologico | IL PRIMATO NAZIONALE

  8. #258
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Un ragazzo come “ragazza” copertina

    Un ragazzo come ?ragazza? copertina | L'Osservatorio sul Gender de LaNuovaBQ

    24/10/2016
    Lui ha 17 anni è di New York e si chiama James Charles (nella foto). E’ conosciutissimo in rete – 700mila follower – come make up artist. In buona sostanza James si fa riprendere mentre prova sul suo viso trucchi femminili. Lo scopo è insegnare alle donne come truccarsi.
    CoverGirl, un’azienda che produce prodotti di cosmesi, ha deciso di usare James come volto immagine del proprio brand. Scelta assai curiosa: usare un ragazzo per pubblicizzare prodotti dedicati per lo più a donne. Un altro segnale che l’identità di genere è sempre più fluida.



    NEL SITO C'è ANCHE LA FOTO cliccando sul link.

    Il sito comunque è pro gender. Per loro i cambiamenti sono le cose che fanno e dicono. I personalismi imperano.

  9. #259
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    anch'io ogni tanto mi sento un po' così...

  10. #260
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    anch'io ogni tanto mi sento un po' così...
    Scia che ti passa.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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