Infetta 10 uomini con l'Hiv per vendicarsi con la comunità gay
"Ho l'HIV, LOL, Ooops!", scriveva alle sue vittime dopo il rapporto sessuale: è attesa la sentenza per un parrucchiere scozzese di 27 anni
Anita Sciarra
Dopo aver scoperto la malattia, avrebbe deliberatamente infettato con l'Hiv 10 uomini conosciuti sull'app di incontri Grindr, per vendicarsi contro la comunità gay. Daryll Rowe, parrucchiere scozzese di 27 anni, secondo le autorità, aveva intenzione di infettare quanti più uomini possibili nell'area di Brighton e poi nella zona di Northumberland, attraverso il sesso non protetto.
L'untore ha raggiunto il suo obiettivo con 5 uomini, mentre altri 5 sarebbero riusciti a salvarsi: per tutti e 10 i casi, Rowe è stato comunque giudicato colpevole. A tutti, il parrucchiere ha inviato un messaggio di scherno, dopo il rapporto sessuale: "Ho l'HIV, LOL, Ooops!".
Uno degli uomini colpiti ha raccontato alla BBC quanto la diagnosi l'abbia sorpreso e atterrito, visto che entrambi i suoi genitori sono morti a causa dell'HIV: "Sono sempre stato così attento. Ho sempre insistito nell'indossare e far indossare il preservativo. Ma Rowe lo ha rotto. Mi ha detto: 'L'ho fatto, ce l'hai anche tu', ridendomi in faccia. C'era della crudeltà nella sua voce, è stato orribile da sentire. È stata una violenza, posso solo descriverla come la sensazione di essere violentato, non fisicamente, ma mentalmente".
Infetta 10 uomini con l'Hiv per vendicarsi con la comunità gay
Sbaglia il gender dello studente, sospeso dalla scuola
Caterina Giojelli
Joshua Sutcliffe, 27 anni, è un insegnante di matematica alla Cherwell School, una scuola secondaria statale nell’Oxfordshire, in Inghilterra. O meglio, era: al momento è stato infatti sospeso dalle sue mansioni per aver approvato il lavoro di un gruppo di studenti con un «Ben fatto, ragazze!». Che c’è di male? C’è che in questo gruppo di ragazze è presente anche un transgender, una ragazza cioè che si identifica con un ragazzo e che subito s’infuria correggendo l’insegnante. Sutcliffe si scusa, dice che è stato un incidente, del resto è sempre stato attento a riferirsi a lei/lui col nome proprio maschile che aveva adottato, pur non avendo mai ricevuto istruzioni formali in questo senso.
Sembrava finita così; invece, il giorno seguente a una riunione di genitori, Sutcliffe viene convocato dal preside, interdetto dall’insegnamento e gli viene comunicato che è stata aperta un’indagine sul suo comportamento in attesa di un’udienza disciplinare. L’insegnante è incredulo e prova a difendersi spiegando ancora una volta che non c’è stato nulla di intenzionale e che si è corretto subito. Tuttavia, non trova un errore così «irragionevole chiamare “ragazza” una persona che è nata tale». Apriti cielo: da quando ha iniziato ad insegnare Sutcliffe ha infatti cercato sempre di bilanciare le sue convinzioni, in contrasto con la “fluidità di genere”, «con la mia responsabilità, di insegnante e di cristiano, di trattare ciascun alunno con rispetto e dignità. Non ho mai cercato di imporre le mie convinzioni agli altri, cerco solo di vivere seriamente il vangelo della pace».
Invece è stato processato per “misgendering”: l’accusa è che abbia violato le politiche sull’uguaglianza facendo riferimento all’allievo per nome per evitare di usare i pronomi maschili “he” and “him”. Un peccato aberrante anche per i media: «Torneremo allo show e torneremo al 2017 anziché alla Gran Bretagna medievale», così il presentatore televisivo Phillip Schofield ha terminato un’intervista all’insegnante trovando «ripugnanti» le sue convinzioni.
Sutcliffe non ha potuto affermare altro se non che «il modo aggressivo in cui l’ideologia transgender viene imposta sta sminuendo la mia libertà di credo e di coscienza così come quella di chiunque in questo paese ritenga che il genere venga assegnato alla nascita». Dopo la società post-religiosa e post-razziale l’Inghilterra sembra candidarsi infatti a fare da apripista alla società post-sessuale: attualmente ogni settimana circa cinquanta fra bambini e bambine dai 4 agli 11 anni alle prese con un’identità sessuale ancora “indefinita” vengono portati dai loro genitori nei centri specializzati in terapia-gender del Regno Unito, dove è possibile bloccare artificialmente la pubertà (arrestare il ciclo mestruale o la maturità del seme) per consentire loro un ulteriore “periodo di riflessione”. Negli ultimi sei mesi sono stati oltre 1.300 i bambini messi in stand by sessuale e si prevede un raddoppio della cifra per il prossimo anno.
Sutcliffe insegna matematica, quella disciplina per cui 2+2 fa sempre 4, tranne in Inghilterra, dove non conta più il risultato ma l’azzeramento di ogni buonsenso.
Inghilterra, sospeso per "misgendering" | Tempi.it
Ddl "omofobia": l'appoggio di Maroni, il silenzio della Chiesa
Sconfitta in Parlamento, la legge sull’“omofobia” (Ddl Scalfarotto presentato alla Camera nel 2013), la prima e la più necessaria a rendere la follia del gender una dittatura vera e propria, sta passando tramite una strategia molto più raffinata, attraverso cui i politici riescono a nascondere più facilmente il loro doppiogiochismo.
Il 15 novembre scorso, infatti, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano (Pd), sulla scia di quanto già avvenuto in Umbria, ha presentato un disegno di legge approvato dalla sua giunta che dovrà passare al vaglio del consiglio, ammettendo pubblicamente che il tentativo è quello di raggirare il “no” parlamentare e di forzare la mano in un ambito che non è di sua competenza: “Le Regioni sono uno dei modi attraverso i quali si può spingere anche il Parlamento a legiferare in alcune materie su cui le Regioni non hanno competenza”.
Emiliano però ha svelato anche un altro fatto affermando che “consegnerò il Ddl al governatore della Lombardia, anche perché me lo ha chiesto il segretario nazionale di Arcigay, Gabriele Piazzoni”. Ma come mai fra tutte le Regioni, Emiliano chiama in causa proprio la Lombardia che si era presentata come il baluardo italiano della famiglia, contro l’ideologia gender? Oltre al valore simbolico (la Lombardia non è l'Umbria o la Puglia), il perché lo ha spiegato Maroni stesso che ha prontamente risposto via Twitter: “Caro Emiliano, accetto la tua proposta. Sono pronto a incontrarti (anche a Bari) per discutere con te di come contrastare l'omofobia”.
Peccato che il Ddl regionale pugliese sia di una gravità assoluta visto che all’articolo 3 prevede la rieducazione di insegnanti e personale scolastico e dei ragazzi che dovranno essere obbligatoriamente formati “in materia di contrasto degli stereotipi di genere e di prevenzione del bullismo motivato dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”. E sappiamo bene cosa si insegna nelle scuole con la scusa del bullismo e grazie alle linee guida della Fedeli che promuovono il gender. Mentre l’articolo 8 del disegno di legge spiega addirittura che il Corecom controllerà i contenuti della programmazione pubblicitaria, televisiva e radiofonica “eventualmente discriminatori rispetto alla pari dignità riconosciuta ai diversi orientamenti sessuali, all’identità di genere o a una condizione intersessuale della persona”.
Ddl "omofobia": l'appoggio di Maroni, il silenzio della Chiesa - La Nuova Bussola Quotidiana
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