
Originariamente Scritto da
cireno
Mussolini ha spesso dimostrato la confusione ideologica della sua creatura dichiarando che il fascismo aveva le sue radici nell'hegelismo. Una stupidaggine vera e propria. Che il sistema hegeliano fosse in generale incompatibile con qualsiasi filosofia che potesse essere descritta come mito è una cosa troppo ovvia, almeno per chi ha letto Hegel, da non avere bisogno di spiegazioni.
L'hegelismo pretendeva di essere una logica della storia e la sua dialettica voleva dimostrare che ogni sviluppo storico è necessario e razionale. Hegel aveva fornito l'argomento classico contro la credenza che la Storia può essere controllata e influenzata dagli eroi e da ciò che Alfredo Rocco, ministro della Giustizia del governo fascista, chiamava "l'intuito di poche grandi menti". Da questo punto di vista il discendente moderno dell'hegelismo è certamente il materialismo dialettico di Marx. Ma il fascismo doveva figurare come nemico del marxismo così come anche del parlamentarismo liberale, per cui a un certo momento, confusione docet, Mussolini cercò, con un tentativo maldestro, di utilizzare Hegel contro Marx, richiamandosi alla parte dove Hegel si dichiara nazionalista, contro la società aperta di Marx.
A un certo momento della sua storia però, Mussolini, resosi conto della confusione che aveva, con l'aiuto di Rocco, lui stesso creato cercando di dare delle basi filosofiche al fascismo, affidò a Giovanni Gentile il compito di creare una filosofia fascista, cosa che il filosofo, di matrice hegeliana fra l'altro, fece, senza peraltro grande successo. Dalla creazione dei Gentile uscì però un motto che fece molto comodo a Mussolini un motto che fu perfino insegnato nelle scuole e, se non ricordo male, anche scritto sui muri delle case:
Tutto per lo Stato, nulla contro lo Stato, nulla fuori dallo Stato.
Dato che Mussolini era da solo al governo fu facile identificare il potere dello Stato con quello fascista.
I risultati sono sotto gli occhi di chi li vuole vedere senza tenere le palpebre abbassate