



Ne Sì ne No,in questo paese ci vorrebbe una bella dittatura per un paio di anni,un'uomo solo al comando.




In quei paesi la costituzione è vista per quello che è: una serie di leggi un po' più importanti di quelle normali, che devono essere FUNZIONALI al buon andamento dello stato.
In Italia invece, per colpa dei sinistri (che l'hanno scritta) la costituzione è considerata grosso modo come il Vangelo per i cattolici, o il Corano per i musulmani. Quindi, se i Padri Costituenti hanno detto una cosa, e Renzi (o Berlusconi, o chicchessia ne dice un'altra), Renzi sbaglia perché solo i sacri Padri Costituenti erano ispirati dal Giusto e dalla Verità.
Per i sinistri è una questione di sopravvivenza. Dopo aver fallito su tutta la linea, la salvaguardia della costituzione è l'unica cosa che li tiene in vita. Posso dire "però la costituzione...". Quando finalmente si porrà rimedio anche a ciò il sinistrismo italiano sarà definitivamente cestinato.
La plebaglia spesso sbaglia


Ma non può essere che questo Gustavo Coglioneski sia prematuramente arteriosclerotico? Voglio dire, un mio amico ha dovuto mettere gli occhiali a 35 anni. L'ottico gli ha detto che è un baby-presbite. Niente di grave, tanto prima o poi ci arriviamo tutti. Magari quel pensionato d'oro è diventato arteriosclerotico prima della media.
La plebaglia spesso sbaglia






E, aggiungo: ci avete raccontato per mesi che servivano le preferenze perché con le liste bloccate i capi partito mettono il loro cavallo in Parlamento (una roba che non sta in piedi, ma ok). Ora che la maggioranza con questa legge sarà composta per il 70% da gente eletta con le preferenze, ci raccontate che saranno tutti pronti a farsi pisciare in bocca se il capo partito glielo ordinerà. O ci prendevate per il culo prima, o adesso.


Le ragioni del NO "for dummies".
1. Diranno che “gli italiani” aspettano queste riforme da vent’anni (o trenta, o anche settanta, secondo l’estro)
Noi diciamo che da quando è stata approvata la Costituzione – democrazia e lavoro – c’è chi non l’ha mai accettata e, non avendola accettata, ha cercato in ogni modo, lecito e illecito, di cambiarla per imporre una qualche forma di regime autoritario. Chi ha un poco di memoria, ricorda i nomi Randolfo Pacciardi, Edgardo Sogno, Luigi Cavallo, Giovanni Di Lorenzo, Junio Valerio Borghese, Licio Gelli, per non parlare di quella corrente antidemocratica nascosta che di tanto in tanto fa sentire la sua presenza nella politica italiana. A costoro devono affiancarsi, senza confonderli, coloro che negli anni hanno cercato di modificare la Costituzione spostandone il baricentro a favore del governo o del leader: commissioni bicamerali varie, “saggi” diLorenzago, “saggi” del presidente, eccetera. È vero: vi sono tanti che da tanti anni aspettano e pensano che questa sia finalmente “la volta buona”. Ma questi non sono certo “gli italiani”, i quali del resto, nella maggioranza che si è espressa nel referendum di dieci anni fa, hanno respinto col referendum un analogo tentativo, iltentativo che, più di tutti gli altri sembrava vicino al raggiungimento dello scopo. A coloro che vogliono parlare “per gli italiani”, diciamo: parlate per voi.


Le ragioni del NO "for dummies":
2. Diranno che “ce lo chiede l’Europa”
(…) Diteci che cosa rappresenta l’Europa di oggi se non principalmente il tentativo di garantire equilibri economico-finanziari del Continente per venire incontro alla “fiducia degli investitori” e a proteggerli dalle scosse che vengono dal mercato mondiale. A questo fine, l’Europa ha bisogno d’istituzioni statali che eseguano con disciplina i Diktat ch’essa emana, come quello indirizzato il 5 agosto 2011 al “caro primo ministro”, contenente un vero e proprio programma di governo ultra-liberista, in materia economico-sociale, associato all’invito di darsi istituzioni decidenti per eseguirlo in conformità. Dite: “Ce lo chiede l’Europa” e tacete della famosa lettera Draghi-Trichet, parallela ad analoghi documenti provenienti da “analisti” di banche d’affari internazionali, che chiede riforme istituzionali limitative degli spazi di partecipazione democratica, esecutivi forti e parlamenti deboli, in perfetta consonanza con ciò che significano le “riforme” in corso nel nostro Paese. (…) A chi dice: ce lo chiede l’Europa, poniamo a nostra volta la domanda: qual è l’Europa alla quale volete dare risposte?