Non sai nemmeno se il suo desiderio sia vivere nella sofferenza continua e senza speranza.
Quando ti opponi all'aborto cerchi di imporre i tuoi dogmi, la tua morale, i tuoi principi.
Non puoi sapere se questi verranno condivisi dal nascituro.
Ma quello che ne subirà le conseguenze è lui, non tu.
Quello che soffrirà sulla propria pelle per le tue scelte è lui, non tu.
Sia da abortista che da anti abortista impongo le mie scelte.
Posso farlo in buona fede e ritenerle giuste.
Ma in entrambi i casi comportano delle responsabilità.
Costringerlo ad una vita da disadattato o da freak è davvero il meglio che posso offrire a mio figlio?
Mi sarà grato per tale vita ce ho potuto offrirgli o mi detesterà per avergliela imposta?
Sei disposto ad affermare che dopo dieci o vent'anni steso su un letto ed in preda ad atroci dolori interni e ad altrettanti dolori esterni dovuti alle piaghe cutanee saresti egualmente grato della vita che ti è stata offerta?
Sei assolutamente certo che, in tale frangente, non desidereresti almeno una volta al giorno, quando i dolori si fanno insostenibili, quando gli anti dolorifici non hanno più effetto, quando vedi coloro che ti circondano disperati ed esasperati per le tue sofferenze e la loro impotenza nel lenirle, quando sei immerso tra le suppurazioni delle tue piaghe ed i tuoi stessi escrementi che nessuno si decide a ripulire, quando pensi al giorno prima ed a quello prima ancora così uguale a quello che stai vivendo ed a tutti quelli che seguiranno, che l'incubo che vivi abbia fine o che non fosse mai sorto?
Rifletti bene pima di rispondere, è una responsabilità anche questa.





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